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Amanda Knox: la strega che per vincere si è trasformata in santa

amandaAmanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati assolti. Senza dimenticare Meredith e lasciando che di questioni tribunalizie discutano quelli che ne sanno più di me, mi piacerebbe condividere una riflessione che ho in mente da diverso tempo. A parte tutti i ricami che i media su questa storia hanno fatto, soldi a palate per trasmissioni televisive e media che ci hanno intrattenuti con commenti vari, l’immancabile plastico della scena del delitto e le interpretazioni di criminologi e psichiatri di passaggio, quel che vorrei osservare è la maniera in cui è stata trattata Amanda.

Fin dall’inizio i media fecero circolare immagini di una ragazza bella, spigliata, con varie foto condivise sui social network e tra queste potevi trovarne alcune in cui era sorridente, divertita, perfino sexy. Poi iniziò il gossip e le chiacchiere di quelli che l’avevano conosciuta, forse per averla vista qualche volta a seguire le lezioni di scrittura creativa o perché le avevano venduto un chilo di pane. Tutti sembravano conoscerla fin nei minimi dettagli e da lì alla ricucitura dell’abito della bella e dannata il passo fu breve. Veniva descritta come bugiarda, superficiale, faccia d’angelo, sciocca, cinica, senza scrupoli, una strega che non andava d’accordo con Meredith, perché  ”Amanda flirtava con gli uomini e Meredith non la vedeva di buon occhio. Erano agli antipodi come carattere. Meredith era calma, dolce e timida. Amanda estroversa ed esibizionista“.

009Foxyknoxy_468x516Sostanzialmente Amanda, agli occhi dell’opinione pubblica, diventa l’assatanata di sesso, più o meno zoccola, disponibile a fare cose sconce, perfino un’orgia imposta con consumo di sostanze stupefacenti. Invece Meredith viene descritta come santa, quella che certamente non aveva nulla a che fare con le storie di Amanda. L’opinione pubblica si divide perciò tra chi sostiene la santa e chi la puttana. L’immagine di Amanda è compromessa, ed è tutto merito della mentalità bacchettona che esiste in giro. Qualcuno dice perfino che la difesa di Sollecito potrà essere più efficace se prenderà le distanze da lei, perché dopo l’uomo nero, lo straniero, è lei che, in effetti, vogliono portare al rogo.

Immagino che le stesse opinioni, in qualche modo, siano state diffuse negli Stati Uniti e a Seattle, città della Knox. Gli americani forse sono più bravi a gestire questo genere di cose e a capire come usare la comunicazione per uscirne meglio. Ebbe inizio la crociata difensiva dei familiari, la madre disperata, la sorella, il padre. Credo che qualcuno ebbe l’idea di una raccolta fondi per le spese legali, poi si mise in moto la potente macchina della solidarietà. Amanda era in carcere e le era stata sottratta energia, spigliatezza, ogni ombra di sensualità. Diventava sempre più una donna con il volto segnato dal dolore, di lei veniva raccontato ogni momento, morbosamente si spiavano i percorsi da lei attraversati. Montagne di inchiostro furono consumate per commentare il suo sorriso nell’aula di tribunale, e se piangeva si diceva che era finta, e se rideva si diceva che era sicuramente un’assassina senza scrupoli, e se era semplicemente zitta a non fare niente comunque si trovava qualcosa da ridire.

amanda dueLa sua intera vita passata al setaccio, e per fortuna, non so se per estro o perché qualcun@ l’ha ben consigliata, infine, la famiglia Knox, secondo me, capì che quell’enorme tsunami comunicativo che stava spazzando via ogni cellula di Amanda andava cavalcata. Si munirono di surf e riuscirono, in parte, a capovolgere la cosa a suo vantaggio. Il libro, il film, sito, blog, twitter, social di ogni tipo, foto di vita normale rese pubbliche e che rappresentavano Amanda al limite dello sciattume, come una ragazza semplice, che voleva solo continuare a studiare e amava il suo ragazzo, quello che l’aspettava a Seattle.

Quando le fu possibile andare via dall’Italia, forse anche grazie alle pressioni che dagli Stati Uniti vennero in suo favore, concluse gli studi, concesse interviste in programmi televisivi molto noti, seguì il percorso della scrittura e diventò una giornalista che ora lavora per una testata locale. La sua vita ancora in sospeso, con il terrore di dover scontare molti anni in galera, consumando ogni opportunità. I movimenti del suo corpo cambiati. Dalla ragazza ingenua, sorridente, al punto da essere scambiata per una cinica e perversa criminale, passò al ruolo della donna affranta, più lacrime, mani al petto, dimessa, abiti semplici e il look che fa tanto ragazza della porta accanto.

amanda-knox-300Praticamente per vincere la sua battaglia, dal punto di vista mediatico, Amanda si è dovuta trasformare in quello che il pubblico voleva. Una martire, santa, il cui destino avrebbe potuto essere terribile, e lì ha influito, credo, anche l’arroganza coloniale di chi ha pensato che non solo i nostri sistemi di indagine di questi crimini fossero anacronistici, ma anche le prigioni, sono state descritte quasi come fossero antri dell’inferno. Sicuramente fanno schifo, per ragioni di sovraffollamento e perché la galera fa schifo in ogni caso, ma non credo facciano più schifo di quelle statunitensi.

Amanda ha vinto perché si è dovuta lavare via di dosso lo stigma da orgiastica e tossica creatura della notte che aveva perfino corrotto un ragazzo di buona famiglia, innamorato e, per l’opinione pubblica, forse un po’ meno colpevole di quanto non sia mai stata considerata lei. Insomma, è finita, e io mi auguro soltanto che Amanda torni a vestire con quello che le pare, a truccarsi, conciarsi, mostrarsi come vuole. Spero che la relazione stabile che viene presentata a scudo della brava ragazza con un uomo accanto, mano sempre in spalla, che crede in lei, sia una sua bella scelta e non il frutto di una strategia comunicativa.

Spero semplicemente che lei sappia che qualunque cosa farà, la strega non sarà bruciata, l’inquisizione mediatica è stata sconfitta, e la sua vicenda, se ancora non avessimo chiaro come funziona, in special modo quando sotto accusa ci sono donne e uomini le cui immagini sui social non rappresentano l’idea di santi, casti e puri (da ricordare anche la ridicola questione sollevata attorno alla foto di Sollecito imbacuccato con carta igienica per vestirsi da mummia), dimostra che è fondamentale quel che fai vedere di te e non quello che sei realmente. Nel caso di Amanda, fondamentale è stato vederla piegata, sottomessa al volere di tutori e istituzioni, disperata, a chiedere pietà a chi avrebbe solo voluto linciarla. La sua vita come un reality, in cui qualcuno votava per vederla impiccata e altri per salvarla. E ora è salva. Grazie, grazie a tutti per il sostegno, così come lei ripete. Il resto alla prossima puntata.

—>>>Cito un brano tratto dal Corriere: “Chi è oggi, davvero, Amanda? Capelli corti, ingrassata, occhiali fuori moda, dimostra ben più dei suoi 27 anni. Certamente non è più la «bella con lo sguardo assassino» che ha alimentato per anni le cronache. È cambiata lei? È stata la strategia imposta dalla Gagerty Marriott, l’agenzia specializzata in «crisis management» assunta dai Knox per gestire l’immagine di Amanda e i rapporti con i media in questi anni terribili e, per lei, ancora pieni di insidie?

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Ps: il termine “strega”, sia nel titolo così come nel post, ha un significato positivo, ribelle, femminista. 

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