La groupie della casa occupata che la dava a tutti

IggyCyrindaDavidLisa

Compagna A:

Vedi, quella è una groupie dei compagni della casa occupata. Cerca un modo per fare parte del gruppo e si infila in tutti i letti disponibili. Si scopa tizio, poi si scopa caio. Poi fa la carina con me solo perché sono la ragazza fissa del leader. Tra me e lei c’è molta differenza. Io non ho bisogno di farmi i compagni per starci dentro. Non è giusto. Potrebbe trovare una motivazione politica, invece non ce l’ha. Però una volta gliele ho cantate: ma chi credi di essere, tu, che vai in giro per la casa mezza nuda e fai la stronza anche col mio ragazzo? Se noi compagne dovremmo essere più aperte? Ma l’apertura c’è, per le cose politiche. Io sono una che fa battaglie antifasciste, antisessiste, ma quella, scusa se te lo dico, anche se non mi piace usare ‘sta parola, è proprio troia.

Si, si, certo che probabilmente avrebbe bisogno di un’amica. Ma perché devo essere proprio io? Quelle come lei non le sopporto. Sono zoccole che mettono in cattiva luce le compagne serie come me. E bada che non è affatto un giudizio sessista, ma lei rovina la categoria. Peccato che gli altri non hanno intenzione di cacciarla, perché durante una riunione io ho sollevato il problema, che per me è politico, ma gli altri mi guardavano come se non fosse un tema necessario. Che fastidio ti dà? Mi disse uno. E l’altro mi sfotteva dicendo che volevo essere l’unica primadonna del gruppo. Non è così. Io non sono affatto competitiva ma lei, sul serio, non la sopporto.

Agli altri piace, ovviamente, perché se la portano a letto. È sempre con le cosce aperte, quella gran troia, e non è vero che io sono incattivita nei suoi confronti. Io dico solo la verità.

Compagna B:

Sono arrivata nella casa perché ho avuto un brutto litigio con mia madre. Uno mi ha offerto ospitalità. Era un mio amico delle superiori. Lì ho conosciuto gli altri, ho tentato di darmi un ruolo, per non essere di peso. Cercavo di rimettere in ordine ma ho trovato una compagna che abitava lì da tanto tempo e aveva il suo modo di rassettare e fare le cose. Non le andava bene come cucinavo, come lavavo i piatti, come pulivo e rimettevo a posto. Una volta attaccò un pippone su come stendere i panni senza invadere il loro spazio. Avevo solo messo un paio di slip ad asciugare su un piccolo stendino che stava dove c’era il cesso. Che modo è, mi disse, di mostrare le mutande. Ma non hai pudore? E ad un certo punto chiesi al mio amico se quella non potesse reggermi per qualche motivo in particolare. Secondo me era gelosa, le avevo rubato il palcoscenico e il ruolo di matrona che si era ritagliato.

Faceva tanto la femminista ma alla fine l’unico modo che aveva trovato per ricavarsi un ruolo era quello di tiranneggiare la zona della cucina, fare le pulci a tutti sulle pulizie e fare l’agnello sacrificale quando qualcuno lasciava le cose in giro e lei diceva di non avere altra scelta che sistemare. Per carità, è possibile che quell’equilibrio sia venuto fuori perché i compagni non è che siano esattamente dei campioni di autonomia. Alcuni si, ma qualcun altro invece no. Lei ha avuto gioco facile a rendersi indispensabile in quel coniugio poligamico e platonico col gruppo. Di quel che lei faceva nel suo privato non mi fregava un cazzo. Poteva scopare con chiunque o stare in astinenza per un secolo. Quello che non capisco è il perché lei stia a sindacare su quel che faccio io, come se in fondo rivendicasse un’esclusiva e un diritto proprietario su tutti.

È vero che ho dormito e fatto sesso con un paio del gruppo. Ma che male c’è? I compagni non mi hanno mai trattata male per questo. È capitato, e non c’era l’ombra di un giudizio moralista nelle loro occhiate. Invece lei ne ha fatto una questione di principio. Ha detto agli altri che dovrebbero cacciarmi via, perché sarei lesiva per la stabilità, l’equilibrio e l’unità del gruppo. Una volta l’ho sentita parlare col suo ragazzo e diceva qualcosa tipo “o lei o me”, ed è così che la poneva certe volte. Mi faceva mobbing ogni momento e non riusciva neanche per un attimo a guardarmi con un po’ di comprensione. Se lei si comportava così, era ovvio che io dovevo allacciare rapporti con i compagni, maschi, della casa. Che altro avrei dovuto fare? Li aiutavo per l’attivismo politico. Con qualcuno ho fatto sesso. Uscivamo. Mi cercavano e mi volevano anche bene.

Compagna A:

Sono passati mesi e quella ancora non se ne va. È rovinata la stabilità del gruppo. Per colpa sua litighiamo spesso. E pensa tu che ha anche fatto finta di volermi essere amica. Tutta gentile e gne gne gne, piagnona e stronza a più non posso. Ho detto agli altri, o lei o me. Non ho più voglia di discutere. Io non voglio stare sotto il suo stesso tetto e sono una delle occupanti dello spazio. Eravamo in tre, le donne, poi le altre due sono andate via e sono rimasta solo io e i compagni. Ma io avrei accettato che si inserisse la ragazza stabile di qualcuno, ma così no. Una che non sai mai con quale cazzo in bocca la trovi, non la posso sopportare.

Compagna B:

Alla fine mi ha fatto terra bruciata attorno. Lei, la ragazza del leader, e anche lui si è lasciato coinvolgere in questo conflitto irrisolto. Cominciò un processo fatto alle mie spalle, poi fecero perfino una riunione in cui potevano entrare anche quelli che non avevano occupato dalla prima ora, perché in genere c’era una gerarchia precisa, erano loro a decidere su tutto. Mi processarono con scuse idiote. Dove dormi, come cammini, dove lasci le cose, quanto contribuisci alla spesa, la mia scarsa partecipazione alle attività politiche, la scarsa moralità sessuale. Non fosse che dicevano di essere compagni avrei pensato a gente dell’epoca vittoriana. Votarono per cacciarmi via. D’altronde ero un’ospite, dicevano, e quindi anche il mio amico e quelli che fino a qualche giorno prima dicevano di stare dalla mia parte mi abbandonarono e appoggiarono la “mozione” della compagna A. Raccolsi le mie poche cose e me ne andai, con una idea chiara in testa: certe compagne sono delle stronze che non ti dico. Bastava dirmi che le stavo sulle ovaie. Invece è riuscita a farmi cacciare con “una motivazione politica”. Ipocrita. Bacchettona. Sessista.

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Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata. 

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Comments

  1. Dan_ziger says:

    Compagna A è la sosia di una che conosco….una di quelle bacchettone fasciste dentro con la bella mascherina del bella ciao…Una di quella che vede il fascismo SOLO dietro alcuni simboli noti ma non lo riconosce in atteggiamenti lampanti.
    che poi detto francamente di politica non ne capisce na sega….
    bell’articolo!!

  2. A me stanno sul cazzo sia le ragazze che fanno politica solo perchè sono le ragazze dei leader sia quelle che vanno a troieggiare in giro, che poverine di solito, brutto da dire, gli va di fare solo questo, forse perchè è molto più comodo e facile? Lo dico essendo una che vive in occupazione e tante ce ne sono così..e di solito ai maschietti questi due tipi di femminucce piacciono proprio un sacco!

    • neocronopio says:

      A me sembrano entrambe esempi perfetti di sessismo introiettato. La compagna A è la femmina alfa del gruppo, posizione sancita dalla sua unione con il maschio dominante: “il leader” (che razza di occupazione di compagni è con una gerarchizzazione tribale del genere?). La compagna B è la nuova arrivata che cerca di farsi spazio a colpi di vagina. Del reale apporto di pensiero e di attività che le due dànno al gruppo si leggono qui solo poche tracce molto poco affidabili.
      È la stessa dinamica precisa che si vede in infiniti gruppi, collettivi, brigate, circoli, squadre, troupe, ambienti di lavoro e spazi di lotta. Ed è anche la dinamica tipica di molti branchi animali. Non sembra neanche una storia, ma più un paradigma. Entrambe costruiscono la propria posizione usando quello che da sempre le donne sono state obbligate a credere sia l’unico potere che hanno: il sesso. Si dànno e offrono la propria definizione di sé in base ai maschi con cui vanno a letto.
      Il patriarcato è vivo e lotta in mezzo a noi

      • franciszka says:

        Beh anche l’affermazione “farsi spazio a colpi di vagina” è quanto di più maschilista si possa dire. E poi il commento sopra ” mi stanno sul cazzo quelle che vanno solo a troieggiare in giro”… Concetti del genere sono la base del patriarcato. Ancora a dividere forse non tra Sante e Puttane, ma di certo fra “femministe brave” e ” puttane cattive, non libere di costumi bensì asservite ai turpi desideri maschili”, non degne di essere definite compagne né tantomeno femministe. La prima cosa gravissima è che la maggior parte di quest* nuov* moralist* sono donne, cosa che questo blog racconta e denuncia da tanto; la seconda è che sono meno riconoscibili, sempre più mascherati dietro una facciata che ostenta aperura mentale e rispetto verso tutti. Ma non capiscono che queste divisioni vanno solo a vantaggio del padrone e che ogni volta in cui cercheranno di impedire una libertà ad altre donne – sia questa quella di avere molte relazioni diverse, quella di mettere una minigonna oppure di indossare il velo non importa – stanno solo stringendo, ancora più strette, le proprie stesse catene.

  3. Francesca says:

    Le tipe come compagna A mi sono sempre state maledettamente sulle ovaie. Ostentano un atteggiamento da superfemminsite/superintelligenti/chelorovoglionobeneatutti e poi alla prima occasione si rivelano le più sessiste-razziste-ipocrite-stronze-false/bugiarde e di una cattiveria infinita.

  4. Sarebbe più interessante se entrambi i personaggi avessero veramente il loro punto di vista. Invece è palesemente solo il punto di vista di B anche quando parla A. Così di A sappiamo solo che è bigotta, invidiosa, rompiballe e sessista, mentre B è simpatica, dolce e disponibile, fa sesso ogni tanto perché si sa godere la vita e tutti le danno addosso senza ragione, perché A è incredibilmente brava a manipolarli.

    • si, è vero, è B che mi ha raccontato la storia e che espone la questione. io racconto sempre dal punto di vista di chi mi propone le storie. è una parzialità dichiarata, senza dubbio. 🙂

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