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A cosa serve l’infantilizzazione di una adolescente?

tresca

La notizia è quella di una relazione – che il Gazzettino di Mantova chiama “tresca” –  tra una alunna di 14 anni e un insegnante di 46. Trentadue anni di differenza lasciano pensare ad un adulto che convince una ragazzina a stare con lui. Il tizio non viene comunque accusato di violenza sessuale, perché ci sono una miriade di messaggini e file che dimostrerebbero che lei non era “costretta” a fare niente. Dunque i rapporti sessuali avvenivano in maniera consensuale. L’imputazione a carico dell’insegnante è di “atti sessuali con minorenne, prevista dall’articolo 609 quater del codice penale, relativa alla persona a cui il minorenne è affidato «per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia…»“. La pena per questo reato è di cinque anni, circa.

In tutto ciò, quel che sembra parecchio strano, è il fatto che “tutti parlano di lei ma lei non parla mai” – ovvero, come dice Annarella, emerge “la completa assenza di “agency” attribuita alla ragazza e l’infantilizzazione che ne viene fatta“.

Due sono le modalità di trattare la notizia. Una è cinicamente morbosa, immagina già la minorenne in pose seduttive e ammiccanti come una lolita sensuale, l’altra, invece, sull’Huffington Post, infantilizza la ragazza includendo all’articolo che ne parla una foto di una bambina con un orsacchiotto in mano. Sbagliate entrambe le modalità comunicative e tutto mi lascia pensare, soprattutto nel secondo caso, che si stia perseguendo l’estremizzazione della vittimizzazione delle ragazze la cui età del consenso alcun* vorrebbero elevare. Questo succede negli Stati Uniti, dove l’impronta giustizialista persegue per violenza sessuale chiunque vada a letto con una minore di 18 anni. Andare a letto con una sedicenne, da quelle parti, è a volte un crimine. Tutto ciò dipende, appunto, dall’eccesso di tutela nei confronti delle ragazze, al punto tale da ignorare la loro scelta. Se sono minorenni o sono descritte da zoccole o da bambine innocenti e pure.

In questo caso si parla di un insegnante che usa il proprio ascendente per stare con una minorenne, ed è una questione a parte, seria, grave, che non dovrebbe mai accadere, ma se non si trattasse di un insegnante, se lui invece che 46 anni avesse, che so, trenta anni, sarebbe considerato stupro? Non vado più in là con i ricordi ma sono certa di conoscere ragazze che a tredici o 14 anni, già “formate”, alte, con tette e fianchi, scarpe con i tacchi e anche trucco, a volte, stavano con ragazzi di 18, 20, 25 anni. Alle adolescenti, da quel che so, piacciono poco i coetanei. E’ risaputo. Anch’io posso annoverare relazioni con ventenni, a 14/15 anni, e penso che altre potranno dire lo stesso. A quell’età non eravamo insensibili al sesso. Eravamo curiose, esploravamo, eravamo partecipi e dirette a individuare i nostri desideri. Perciò, prescindendo dal fatto che in questo caso secondo le notizie si tratti di un abuso, siamo sicure di voler supportare comunque l’infantilizzazione delle ragazze? Possibile che per riconoscere un abuso si debba infantilizzare e mostrare come asessuate le ragazze? Saranno mai considerate capaci di intendere e volere? Potranno vivere storie d’amore o, come avviene negli Stati Uniti, vivranno il paradosso di poter guidare un’auto a 16 anni ma di non poter stare con un adulto se ne hanno voglia? Potranno vedere legittimata la propria sessualità o se la vedranno negare perché comunque non saranno mai considerate capaci di intendere e volere? Le adolescenti hanno diritto a una sessualità autonoma o no?

Ditemi, che ne pensate?

5 pensieri su “A cosa serve l’infantilizzazione di una adolescente?”

  1. Insegnante a parte, l’ho sempre trovato un paradosso assurdo. Ricordo un malcapitato amico all’epoca ventitreenne che, denunciato dalla madre della quindicenne fidanzata, si ritrovò ad affrontare tutte le spiacevoli conseguenze. In qualunque modo ragiono sulla vicenda, non sono mai riuscita a capire dove fosse l’abuso.

  2. Io, a sedici anni, stavo con un uomo di trenta. Dopo venti anni sono ancora con lui (ma non è questo il punto, evidentemente). Facevo sesso in maniera protetta, responsabile, consapevole e consensuale. Qui, però, parliamo appunto di una relazione in cui (forse, e ripeto forse) entra in ballo l’esercizio di un potere, o di un’autorità, da parte di un adulto nei confronti di un’adolescente che è una sua allieva. Dovrebbe essere data a lei la parola per capire i suoi sentimenti, le sue scelte, il suo grado di libertà e parità nel rapporto.

  3. Dal punto di vista legale però la questione è chiarissima. Può piacere o non piacere, ma in Italia c’è – IMHO per fortuna!- una legge sull’età del consenso. La trovate qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Et%C3%A0_del_consenso Quindi per la legge italiana un/un’ insegnante che ha un rapporto con un* minorenne commette reato. L’insegnante per correttezza e per evitare un doppio ruolo (educativo + affettivo) poteva cambiare classe. O sbaglio?

  4. Sempre avuti, anche da minorenne/liceale uomini maggiorenni o molto più grandi di me. Mai avuto problemi: non sono mai stata ricattata per avere sesso emotivamente, hanno sempre rispettato i miei tempi, mi hanno permesso di conoscere il mio corpo e mai una volta ho rischiato di contrarre malattie o gravidanze indesiderate. Ho 26 anni, negli ultimi 12 anni no ho avuto molti partner perché le mie storie sono durate molto. Solo una volta mi è capitato di stare con un coetaneo e non è stata proprio la relazione più serena. Ogni caso va valutato apparte . Ci possono essere uomini adulti che ricattano e costringono delle ragazze più giovani e in altri casi in cui è tutto consensuale e spontaneo. Non è la differenza d Eta a creare l abuso…ma un uomo di merda. E un uomo di merda rimane tale indipendentemente dall’eta della donna con cui si rapporta!

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