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Meglio farsi la sega al mattino dopo

886d6957c29d3524e6785152e4b26244Dormivo. All’improvviso sento la mano sulla patta dei pantaloni. Strofina fino a sentir gonfiare il pene. Non ho ben chiaro quello che sta accadendo. Poi abbassa i miei pantaloni, si gira, inarca la schiena, porge i glutei e mi usa per una penetrazione. Si muove piano, preme e strofina, la mia erezione la soddisfa. Sento che si tocca e con l’altra mano tiene il mio bacino attaccato a lei. Provo anch’io a usare le mani ma finisco per compiere movimenti involontari. Sono ancora rincoglionito. Sento che geme e il mio respiro accompagna il suo.

Si muove ancora, la sua pelle è bollente e io sto quasi per venire. Mi dice di no, fermati, ancora un po’, ti prego. Non ce la faccio, le sussurro, ma la accontento. Mordo il suo collo, le sposto i capelli e cerco la sua bocca, la lingua. Mi aggrappo al suo seno. Lei allontana la schiena e si piega in avanti per avvicinare di più il culo. Come se volesse diventare parte di me. Afferra la mia coscia, mi vuole dentro, ancora di più. Più rapida, si muove, viene e allora vengo anch’io, dopo di lei, fuori da lei, perché non so se ha preso la pillola oppure no. Poi si allontana, corre in bagno ad asciugarsi. E io resto lì, con un sorriso sciocco sulla faccia, e vorrei dirle che non me l’aspettavo, vorrei abbracciarla, ma ho capito che non era quello che voleva.

Torna al suo posto, provo ad allungare la mano ma lei mi dice “dormi, su, buonanotte” ed è una parola riaddormentarsi dopo che mi hai svegliato perché avevi voglia di sesso. Non mi sorprende, non ho problemi ad accettarlo, ma mi è sembrato strano, tutto qui. Quando il giorno dopo ci ritroviamo a chiacchierare, insieme con gli altri ospiti della casa, lei fa finta di niente. Agisce come sempre. Parla con tutti e mi tratta come mi trattava prima. Un amichevole tono colloquiale e una gentilezza riservata a chiunque. Non mi era mai passato per la mente di stare con lei. Quel giorno, però, la osservai come se la vedessi per la prima volta.

C’era un’altra notte prima della fine del week end e non vedevo l’ora di godere del suo profumo, sentire il suo calore, il suo respiro. Dormiamo di nuovo insieme, stanotte? E lei dice che probabilmente si trasferisce nella stanza di un altro amico comune, perché da me faceva freddo. Non pretendevo mica l’esclusiva e capisco che lei, imbarazzata, voglia evitare di ritrovarsi a non dover spiegare perché la sera prima lo voleva e quella dopo invece no. Però mi sento espropriato di qualcosa. Mi è piaciuto, è stato eccitantissimo, ancora oggi quando penso a quella notte godo toccandomi. Ma io non ho scelto nulla. Me la sono ritrovata lì, col suo desiderio, sapendo che io o chiunque altro, a soddisfarla, sarebbe stato uguale. Non voleva decisamente me. Voleva un pene e il mio era lì disponibile.

Mi sono ritrovato a pensare a lei con l’altro amico, a vivere la medesima esperienza. Le sue voglie notturne, l’abilità di eccitarlo anche nel sonno. Lui dietro di lei. Lui sopra di lei o viceversa. Non so. Ero quasi geloso o semplicemente invidioso. Da quel momento in poi per ogni incontro si stabiliva tra me e lei un clima di attesa. Una tensione strana. Io tentavo di percepire qualcosa, di intercettare un suo sguardo e lei che, decisamente, se ne fregava. Non c’è nulla che possa rendere un uomo dipendente tanto quanto l’imprinting sessuale. Se lei avesse mostrato di attendere una mia telefonata, un mio gesto, forse non l’avrei proprio cagata, ma quel suo atteggiamento mi rendeva totalmente dipendente. Io la desideravo ancora, la volevo e non riuscivo a capire come fare a sedurla, se ricreare le stesse circostanze oppure no per stare assieme a lei. A volte pensavo a me stesso come un coglione adorante che lei avrebbe potuto considerare un patetico idiota. Uno di quelli che basta che gli fai un pompino e per te farebbero qualunque cosa. Io, però, mi ero sempre vantato di non essere così. Pensavo di essere autonomo e di non correre il rischio di veder minata la mia sicurezza.

Qualche tempo dopo feci in modo da organizzare un altro fine settimana insieme e sistemai tutti per poter trovare lei a dormire nella mia stanza. E in effetti c’era. Si spogliò senza pathos. Parlammo del più e del meno. Riuscii a strapparle una risata e poi mi diede la buonanotte. Provai a dormire anch’io ma la mia testa era altrove. Aspettai che lei si muovesse, mi usasse, e dato che alle 4 del mattino ancora non accennava a fare nulla, provai ad avvicinarmi io, come un ragazzino in gita scolastica con la compagna di classe. Avvicinai una mano, poi tentai un abbraccio, poggiai il mio bacino al suo, provai a farle sentire quanto era duro, eretto, a momenti impietrito, ero eccitato solo al pensiero e dopo due strofinatine stavo quasi per eiaculare. Tentai di infilarle la mano sotto la maglietta, per sentire la sua pelle, scivolare sull’addome e poi sull’inguine. Provai a toccarla, beccai la sua clitoride e lei non si muoveva ancora.

Il suo respiro era regolare, si era mossa solo per scostarsi dal mio braccio. Non quello che le massaggiava la clitoride, ma l’altro che avevo tentato di infilarle sotto al collo. È che la volevo stringere tutta quanta e non riuscivo a pensare ad altro che a questo. Toccandola mi resi conto che dopo un po’, addormentata o meno, lei si era eccitata, non si muoveva ma cominciò a respirare forte. Allora la toccai come se fossi il dio del sesso. Volevo darle piacere e poi prenderne un po’ anche per me. Con una mano premette forte sulla mia. Più veloce, dovevo essere più veloce. E io divento il superman del titillamento. Cinque minuti, dieci, a momenti mi piglia un crampo al tunnel carpale. Le chiedo se vuole che la lecchi. Sono disposto. Voglio leccarla tutta. Non dice niente. Mi intrufolo tra le lenzuola. Giro l’amica a pancia in su. Non ho bisogno di spogliarla perché dorme con una maglietta e un paio di slip.

Sposto la mutandina e la lecco senza darle tregua. Il suo respiro diventa di nuovo regolare. Si è riaddormentata. Chiedo supporto alle mie dita magiche. Anulare e medio a stuzzicarla durante il cunnilingus. Comincio a pensare che se anche le facessi esplodere della dinamite, dentro, lei non si sveglierebbe. Poi invece reagisce. Mi richiama all’ordine. Forse la leccata le dà fastidio. Vuole che torni su e che riprenda a toccarla come prima. Difficile capire esattamente quel che vuole perché si esprime per mugugni. Un mmmhhh vuol dire molla. Un mhmhmh vuol dire bravo, ci sei. La sento sveglia. Sveglissima. Spinge la testa indietro e mi colpisce al naso. Trattengo un lamento. Non posso smettere adesso perché dopo che l’ho stuzzicata così tanto, se la lasciò a metà mi uccide. Mi avvicino ancora di più a lei, tentando di bloccarla, più che altro per evitare un’altra testata. Infine urla, ed è venuta. Ora dovrebbe essere il mio turno. E su, dai, fai quel giochetto dello strofinio col culo? Vieni qua, bella mia, fammiti afferrare qualcosa. Invece niente. Io resto con il pene eretto, lei si riaddormenta come se niente fosse. Neanche un grazie, niente di niente.

Sono combattuto. Mi riservo di masturbarmi in loco. Fisso la mia mano sulla chiappa dell’amica, con l’altra ondeggiò in su e in giù. Mi sento un coglione perché penso che non era così che avrei voluto concludere la nottata. Invece, nel bel mezzo del silenzio, in una casa dove un decibel in più significava sputtanamento pubblico, lei dice “ma che cazzo stai facendo?”. Mi si gela il sangue. Avrei voluto dirle, faccio appunto il cazzo che mi pare. Tu mi hai lasciata a mezzo e io devo finire. Poi penso che non era lei ad aver iniziato. Avevo fatto tutto io e, se anche l’avevo fatta venire, non significa che potevo aspettarmi lo stesso. Mi esce fuori un “niente, scusa”. E sono lì, paralizzato, con una mano al cazzo e l’altra mano, ridicolmente, appoggiata al suo culo. Con nonchalance faccio battere in ritirata quest’ultima e poi rimetto il pene, colmo di vergogna, nelle mutande.

Lo raccontai a un amico, dopo aver appurato che lei non aveva battuto ciglio neanche per questo secondo episodio. Tutto normale, come prima. L’amico disse che oramai le donne sono così, vogliono l’uomo usa e getta. E io dissi, maddechè? Che vuol dire che sono così? Prima com’erano? Represse, forse, ma non penso fossero diverse da così. È difficile prendere atto di questa nuova realtà, senza sentirsi feriti nell’orgoglio virile, ma tutto sommato, è meglio così, no? L’amico disse no e tirò fuori un pippone sessista che non vi dico. Rinunciai a parlarne con qualcuno, avrei finito comunque per difenderla e io volevo solo affrontare questa, per me, nuova complessità. Niente intellettualismi, per carità, ma la mia conclusione fu pressoché questa: se lei ti vuole, allora ti fa finire; se non è lei che inizia, ti molla a metà; in quest’ultimo caso, mai continuare a farti una sega nei pressi dell’amica. Meglio fartela il giorno dopo. Da solo. Molto meglio, la mattina dopo.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. 

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10 pensieri riguardo “Meglio farsi la sega al mattino dopo”

  1. “Se lei ti vuole, allora ti fa finire; se non è lei che inizia, ti molla a metà”… Beh, non c’è molta reciprocità… A parti invertite suonerebbe davvero male, no? Comunque, mi sfugge perché le desse così noia la sega, mano sulla sua chiappa a parte…

  2. Sto provando ad immaginarmi la scena a sessi invertiti.
    Un uomo che è finito a dormire nello stesso letto di una donna durante il weekend (senza che ciò abbia, fino al momento del risveglio notturno, alcuna implicazione sessuale), a un certo punto allunga le mani sulla sua compagna di sonno, che è ancora addormentata, le strofina la vulva fino a sentirla bagnare (che non è necessariamente indice di eccitazione né tantomeno di consenso, specie se una persona sta dormendo… non che un’erezione lo sia), poi, senza aspettare che l’altra dica qualcosa (è mezza addormentata, probabilmente sta ancora cercando di capire in che punto dell’universo si trova), le cala le mutande e la penetra. Secondo me profuma di stupro: non c’è stato alcun tentativo di chiedere consenso, anzi, non c’è stata probabilmente nemmeno l’intenzione di farlo. Certo, non si tratta del classico stupro da “ti trascino dietro un cespuglio, ti immobilizzo, ti strappo i vestiti e ti penetro a sangue”, ma cosa cambia? Alla lei della mia inversione o il lui della lettera non è mai stato chiesto se davvero avesse voglia di scopare. E, sì, ho invertito le parti perché per la maggior parte delle persone è più semplice visualizzare come stupro qualcosa che un uomo fa a una donna, ma è vero anche il contrario: è sessismo anche dare per scontato che un uomo etero debba per forza voler penetrare qualunque donna gliela faccia annusare.
    Quindi “aveva voglia di trombare, che male c’è?” è un’osservazione superficiale. La voglia di trombare si esprime svegliando del tutto una persona con la quale non c’è nessun tipo di “consenso prestabilito” e chiedendole se sia d’accordo PRIMA di iniziare a cacciarle le mani delle mutande. Di qualunque sesso e orientamento sessuale siano i partecipanti all’evento.
    Anche quello che ha fatto lui in seguito, tendendo una trappola alla tipa e mettendole le mani addosso mentre dormiva è altrettanto scorretto: non è perché lei ha voluto fare sesso con lui una volta, allora debba per forza desiderarlo di nuovo in seguito, anche se nel frattempo avesse richiesto a ogni singolo uomo che incontrava di penetrarla. Non sussiste alcun obbligo, e pensare il contrario (“me l’ha data una volta ergo deve darmela ancora; è una zoccola, la dà a tutti quindi deve darla anche a me”) è ridicolo e sbagliato.
    Ma vediamo anche il secondo episodio a parti invertite, tralasciando per un momento il discorso del consenso dato che nessuno qui sembra ahimè curarsene: se un uomo si fosse lasciato toccare, segare e succhiare fino all’orgasmo e poi si fosse rifiutato di contraccambiare, come minimo si sarebbe stato etichettato come stronzo sessista che sfrutta le donne per prendersi il proprio piacere senza curarsi del loro.
    In definitiva questa lettera è un fulgido esempio di come NON comportarsi nel caso di relazioni sessuali casuali… non c’è NESSUNO che si comporti nel modo giusto! Allungare le mani addosso a una persona in un momento di vulnerabilità come il sonno e approfittare della confusione della fase di risveglio è vile e sbagliato.
    (e attenzione, non critico nè la ragazza per desiderare di fare sesso con chi le pare, nè il ragazzo per desiderare di fare di nuovo sesso con lei. Quello che critico sono le modalità di approccio di tipo predatorio)

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