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Accusato, arrestato, assolto: non ho mai fatto stalking alla mia ex!

Sono un ex detenuto. Per la maggior parte ero ai domiciliari in attesa del processo. La carcerazione preventiva è ingiusta, disumana, perché se alla fine tu sei assolto nessuno ti risarcisce di niente. Sono stato accusato per stalking. Avrei stalkerizzato la mia ex. C’era stato un periodo di lascia e prendi. Lei mi chiamava, io la chiamavo, ogni tanto scopavamo di nascosto per non far sapere a tutti che eravamo amanti clandestini. Un giorno mi chiamò per dirmi che non dovevamo più vederci. Le dissi okay, non c’è problema. Non l’ho più cercata. Dopo qualche mese – e io ero a fare altre cose e me l’ero già scordata – vedo arrivare due militari che mi arrestano, poi passo qualche giorno dentro e infine mi hanno riportato a casa.

Non potevo avere alcun contatto. Niente di niente. Non potevo uscire se non per vedere quelli che mi sorvegliavano e per andare a interrogatori e processi. Non potevo andare a lavorare, zero socializzazione, nessuno poteva venirmi a trovare. In quel periodo ingrassai parecchio perché passavo il tempo a cucinare e mangiare. Non facevo altro. Avrei voluto leggere ma se mi fermavo un attimo in silenzio, in testa mi ronzavano strani pensieri. Io non trovavo spiegazioni.

Non è passato giorno che io non ripassassi a memoria tutti i momenti trascorsi con lei. Quando è successo di averla forzata a uscire con me? Quand’è che l’ho chiamata incorrendo nella sua ira? Io non capivo. E anche adesso, devo dire, non capisco molto. Le fasi del processo mi sono sembrate kafkiane. Non ero neppure certo che parlassero di me. In genere alle udienze veniva il suo avvocato. Lei ne faceva a meno perché aveva addirittura paura di me. Non le avevo mai fatto violenza, neanche un buffetto sulla guancia, niente. Non le ho mai fatto la posta sotto casa perché era lei che mi diceva di farmi trovare due strade più giù affinchè non mi vedesse suo padre.

Per qualche giorno ebbi anche il timore che lei volesse accusarmi anche di stupro, ché se negava di avermi parlato e visto per sua scelta, avrebbe potuto benissimo raccontare altre fandonie. D’altronde era la sua parola contro la mia, e tutto mi diceva che avrebbero creduto a lei. La cosa più difficile per me è stata trattenermi dal chiamarla, e a quel punto farle la posta, per chiederle che cazzo fosse successo. Perché mi hai denunciato? Che t’è girato in testa? Avevamo detto basta e per me era basta. Perciò di cosa parli?

Non so se avete presente come i rapporti tra accusato e accusatrice rasentano il paradosso. Ma se ti ho fatto qualcosa che non ti è piaciuto che motivo c’era di denunciarmi? E per cosa? Mi è così venuto in mente che per qualcuno, forse, l’accusa di stalking potrebbe corrispondere ad un peccato reale solo dopo che l’accusato sia stato denunciato. Prima della denuncia non mi sarebbe mai passato in mente di pensare così tanto a lei, provare a chiederle spiegazioni, immaginare di poter porre rimedio, ma poi rimedio a cosa? Io non avevo fatto niente e nel frattempo perdevo il mio lavoro.

Le mie giornate a casa, con la barba lunga, una fase depressiva che non mi ha mollato per mesi e nel frattempo scorrevano davanti a me tante parole, per me prive di significato. Era curioso come io non potessi, per la maggior parte, dimostrare gli incontri clandestini che c’erano stati tra noi. Non avevo più alcuni dei suoi messaggi che mi invitavano, ne restavano pochi, e non avevo conservato neppure quello che le avevo scritto io. Ma che ne sapevo del fatto che devi tenere traccia della tua vita perché un giorno potresti trovarti a dover dimostrare l’ovvio?

L’avvocato mi diceva che sono stato un idiota. Avrei dovuto salvare tutto, bisogna salvare tutto e archiviare, perché se io l’ho vista il giorno prima e il giorno dopo lei amoreggia via sms, così io posso dimostrare che quel che ho fatto non doveva essere propriamente un crimine.

Ho speso tanti soldi, ho coltivato un odio profondo e poi la quiete perché ero diventato strafottente. Ma si, dicevo, tanto tutta la mia vita è andata in malora, anche se non ho capito il perché. Sono stato depresso. Ho preso venti chili. Ho perso gli amici, i conoscenti, i miei punti di riferimento. Tanta gente mi guardava come un mostro e quello sguardo non sono stato in grado di cancellarlo neppure dopo la sentenza.

Sono riuscito a dimostrare la mia innocenza, con quel poco che avevo, le tracce telefoniche, qualche messaggio, un paio di mail, alcuni testimoni e non so che altro ha fatto il mio avvocato. Sono stato assolto in primo grado e in appello. Poi lei ha lasciato perdere perché ha dovuto pagare le spese processuali. Avrei potuto denunciarla per calunnia ma volevo solo che finisse e non avevo più alcuna voglia di sentire il suo nome, di saperla parte della mia vita, nel bene o nel male.

Ho vissuto per tanto tempo con la paura di finire in carcere. Ho avuto crisi di panico, ho dovuto prendere farmaci per tenere a bada l’ansia. Ho avuto incubi quasi tutte le notti, anche se con i miei facevo lo spaccone e tentavo di rassicurarli. Ero socialmente morto. Una volta tornato in libertà ho dovuto inventarmi tante cose. Quel che sopportavo meno erano alcuni parenti che avevano preso a cuore la questione e pretendevano di far durare quella guerra anche più di me. Quella battaglia mi aveva rubato la vita ma aveva forse dato un senso a quella di altri. Mio fratello curava le mie pubbliche relazioni, mia madre rassicurava il vicinato, mio padre mi trattava come se fossi un condannato a morte che lui stava tentando di salvare dal cappio. Ho chiesto a tutti di non farne una questione personale e di non diffondere opinioni, insulti, offese. Odiavo far parte della caciara che si realizza nei social network. Non volevo essere il protagonista di un cazzo di reality show.

Il mio nome era stato sbattuto in prima pagina, ero il mostro. Della mia assoluzione non parlò nessuno. Ho perso, anzi, mi sono stati rubati molti, troppi, anni di vita. Potete credermi o non credermi, perché ormai non me ne frega niente. Non ci tengo alla vostra approvazione. Vorrei solo parlare a chi, sta vivendo o ha già vissuto una esperienza simile alla mia: so che è difficile, ma liberatevi dal rancore. Si vive male con l’odio nel cuore e nella testa. Diventa la vostra galera mentale dalla quale è più difficile scappare. Provate a superare tutto e poi partite per un lungo viaggio. E soprattutto non giustificate mai chi ha veramente fatto del male a una persona. Non è la mia cattiva esperienza che mi farà pensare che la violenza sulle donne non esiste.

Esiste. Però c’è chi approfitta delle tante campagne auto-assolutorie, valide per tutto un genere, per rovinare la vita di qualcuno senza poi dover assumersene neppure le conseguenze. C’è questo aspetto di cui tenere conto così come ci sono quelli che mentono per non beccarsi il carcere e voi non sapete se io sono come loro.

Posso raccontarvi la fine della mia storia: sono andato all’estero, mi sono sposato, ho un figlio, piccolo. Sto bene. Ogni tanto, però, guardo mia moglie, la osservo mentre dorme, e penso che non si può mai essere sicuri di quel che una persona pensa o fa. E non basta comportarsi bene per aspettarsi sempre cose buone, la mia vicenda me lo ha dimostrato. Non serve neppure pensare che l’altra sia una cattivissima persona. Chissà che diamine le è passato per la mente o cosa le è successo. Guardo mia moglie, oggi, e penso che se domani dovesse accadere di sentir dire da lei cose terribili non ne sarò più sorpreso. Non lo sarò, e forse questo mi consentirà di amarla restando con i piedi per terra. Forse.

Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Ogni riferimento a cose, datti e persone è puramente casuale.

3 pensieri su “Accusato, arrestato, assolto: non ho mai fatto stalking alla mia ex!”

  1. Eh, già, spesso ci scordiamo che il rovello sta nella specie, nella seconda natura umana; non nel genere… Il paradigma della vittima che nel caso specifico forniva magari un’identità, un pretesto sociale a chissà quale desiderio di riscatto. Purtroppo, prevedendo una parte di carnefice da far impersonare a qualcuno, anche suo malgrado. Rovesciando tutto, assurdo gioco delle parti, stalking allo specchio. Approfittando di questo bisogno pubblico, di questo desiderio latente di vittime e carnefici, rintuzzato da giornaletti e affini, da facili Catoni e giudici di strada.
    Grazie, come sempre, perché in queste storie controcorrente, senza nulla togliere alle vittime vere, ci ricordi l’oscura complessità che si annida nel nostro agire. E l’attenzione che ci vuole per non trovarsi in mezzo al coro.

  2. Ciao,
    Purtroppo sto vivendo una situazione simile alla tua. Sto perdendo le speranze, credo che ormai viviamo nel delirio del femminicidio e che difficilmente il giudice mi darà ragione. Ma ancora continuo a credere che ci sia uno straccio di giustizia in questo paese.

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