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Non voglio restare con mia figlia. Voglio scappare da questa galera!

Immagine di Eric Drooker http://www.drooker.com/index.html
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Non mi masturbo dal momento in cui è nata. Sono passati 10 mesi e ancora la mia libido è pari a zero. Volevo questa figlia, con tutte le mie forze, e ora non so cosa darei per mollarla a qualcuno e andare via. Ero un’ingenua, lo capisco, perché non pensavo alle conseguenze. Seguivo l’idea romantica che si ha della maternità. Nessuno di quelli che esaltano quel ruolo ti dice come realmente stanno le cose.

Rinunce, sacrifici, limiti a ogni tua abitudine. Non puoi uscire, leggere, andare al cesso, lavarti i capelli, dormire, mangiare, scopare, senza considerare che ogni cosa che fai te la guadagni nei momenti liberi, immaginando che la tua vita sia piena di minuscole fessure, tu devi individuarle e poi farle coincidere con i tuoi bisogni. Poi capita che la lettura viene prevaricata da sonno e stanchezza. Il sesso viene uno schifo perché sembra soltanto uno sfogo fisiologico, come una cagata frettolosa che ti lascia il culo sporco e puzzolente. I tuoi capelli continueranno ad essere trascurati e alla fine prendi un paio di forbici e li tagli perché altrimenti non riusciresti più neppure a pettinarli.

Mai fare un figlio se non c’è qualcuno che ti dà una mano. Invece io sono arrivata in questa città, bella, piena di opportunità, e tutto quel che ho trovato è un uomo che ha voluto accasarsi presto, un po’ più grande di me, con un bel mutuo sulle spalle, una casa, un buon lavoro, e quel che gli mancava era un bel figlio, me lo disse al nostro terzo incontro. Avrei dovuto pensare al fatto che in realtà gli serviva un utero disponibile. Geni che gli avrebbero fornito una buona discendenza. E come se non fosse successo niente, nonostante sappia che qui mi sento completamente sola, senza uno straccio d’amica, una parente, qualcuno che mi voglia davvero bene, lui già parla di un fratellino.

È meglio farli e crescerli insieme, credimi, mi dice lui, e io ho una gran voglia di urlargli in faccia che si trovasse un’altra idiota per raddrizzare il suo presepe monco. Vorrei dirgli che mentre lui è al lavoro io ogni tanto piango, inspiegabilmente, e quando torna lui non s’accorge neppure del mio stato d’animo. È bravo, certo, mi aiuta a fare la cena, apparecchia, fa le sue cose, tiene la bambina e se la gode per un po’ di tempo, poi ogni tanto esce e ogni tanto chiede a me se voglio uscire. Ma dove vado? Con questo umore poi. Ho accolto il suo invito una sera e lui mi ha dato il numero di una sua amica con la quale avrei potuto approfondire la conoscenza. Gentile, certo, per carità, ma io e lei siamo completamente diverse. Allora gli ho detto di no e sono andata al cinema, da sola.

Quello che sento è che lui ama fare il padre ma gli serve la balia diurna e non so più neppure se mi abbia mai amata. Oggi mi ha chiamato per chiedermi come sta la piccola e poi, di sbieco, mi ha detto che è un po’ preoccupato per me. Dice che sa che dopo il parto si può essere depresse, ma io non credo di essere tale e non andrò da uno psichiatra per normalizzare i miei pensieri. È che non era quello che volevo. Sono pentita, mi sento in trappola e guardo quella creatura un po’ con odio o con amore, ché non è sempre tutto bianco o nero, e non vedo alcuna via d’uscita. So che qualunque scelta che farò sarà come strapparmi un pezzo di pelle per lasciarla lì. Come accede, credo, a ogni metamorfosi, con le possibili mutazioni che vengono fuori dopo che hai perso la vecchia pelle e l’hai sostituita con la nuova.

Vorrei davvero che ci fosse la possibilità di lasciare questa vita come si lascia un vecchio abito smesso. Andare avanti e non pensarci più. Cosa direbbero i miei se io lasciassi la bambina al mio compagno? Padre, madre e sono quelli che auspicavano per me una gravidanza e che io fossi “sistemata” (per le feste!) giusto per soddisfare il loro desiderio di avere dei nipotini. Sicché immagino che se io mollassi il mio compagno loro farebbero di tutto per accaparrarsi la bambina a costo di mettermi in mezzo a battaglie sulla custodia che io non voglio fare. Come potrei dire ai miei che in ogni caso lasciarla a lui sarebbe la mia scelta? Già sento mia madre mandarmi stramaledizioni “che madre sei”, “come puoi abbandonarla così”, “lei piangerà senza sua madre” e via di questo passo.

Ci sono adulti che si sostituiscono ai bisogni dei figli e li reinterpretano secondo visioni proiettive. Mia madre lo faceva anche quando io ero piccola. Lei sentiva freddo e copriva me. Lei aveva fame e mi dava da mangiare. Anche volendo non le lascerei educare mia figlia per nessuna ragione al mondo. Allora penso ad uno sbocco possibile e una sera di queste vorrei parlarne con il mio compagno. Gli dirò che non voglio altri figli. In realtà non volevo neppure quella che ho fatto. Gli dirò che ho partorito, per lui, e ora gli ho dato una discendenza. Se vuole il figlio maschio dovrà cercare qualcun’altra. Io con i figli ho chiuso.

Immagino la sua espressione un po’ sconvolta, di chi neppure capisce, perché secondo lui io qui ho tutto. Un buon compagno, una splendida bambina, una casa, da mangiare, e cosa potrei desiderare di più? Se gli dicessi che vorrei passare il tempo in spiaggia a leggere, senza pensare a niente, mi direbbe che sono superficiale. Se gli dicessi che ho voglia di fare sesso, e non con lui, mi direbbe, forse, che sono una troia. Lo direbbe con i suoi modi affettati, ma in ogni caso sempre zoccola per lui sarei. Allora temo che aspettarsi da lui comprensione sia una cosa inutile. Lui lo prenderebbe come un dispetto perché oserei scombinargli i piani.

Non so. Mi sento, adesso, come una prigioniera che nel tempo in cui non passano i secondini scavano un tunnel per poi poter evadere. Però non sono forte a sufficienza. Temo che il mio rimarrà solo un sogno. E nel frattempo mangio, un po’ sono ingrassata, e questo non mi aiuta. Prendo la bambina, la metto sul suo seggiolone. È l’ora della pappa. Le dico sorridendo che mi sento morire. Lei ride, non capisce, per fortuna. Mi sento morire e ho bisogno di respirare. Prima o poi me ne vado. Prima o poi.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.

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50 pensieri su “Non voglio restare con mia figlia. Voglio scappare da questa galera!”

  1. Succede. Anch’io mi masturbo molto meno da quando ho dei figli. Non c’è proprio il minimo dubbio che dei figli piccoli influiscano negativamente sulla vita sessuale delle persone. Di solito si sa da prima, anche perchè è molto riportato in letteratura. Ma oggettivamente è vero che non si può tanto sapere quale sarà la propria reazione alla diminuzione della vita sessuale.
    Per il resto, un suggerimento pratico è di cercare di trovare amiche fra le altre mamme, frequentando corsi di qualsiasicosa insieme a tua figlia. A volte funziona.

    1. Ti capisco, crescere un figlio è difficilissimo e nessuno te lo dice.
      Io, cm te, non volevo figli, non tanto xke non mi piacciono i bambini ma xke comportano tante responsabilità a cui io forse non sono adatta, ma mi sono lasciata convivere da mia madre mio marito, l’idea che forse un giorno mi sarei pentita…
      Amo mio figlio con tutto il cuore ma ci sn giorni in cui proprio non ce la faccio.
      Tutti i bambini sn faticosi ma il mio lo è ancora di più, è capriccioso e testardo , iperattivo, soffre di stitichezza, dorme poco e male e per giunta ha una malattia genetica che comporta attenzioni costanti (per fortuna non incide sulla sua intelligenza né sul fisico). Sono stanca, ho pensato di abbandonarlo?(sì quando era appena nato, mi dicevo lo allatto finché è piccolo e ha tutti questi problemi e poi me ne vado…), non mi sentivo capace di fare la mamma, non di un bambino così difficile…
      Ma lo amo troppo, l’ho partorito io, amo sentirmi chiamare mammina…
      Per amore si sopporta tutto…ora ha 3 anni…Spero sempre che crescendo migliorerà il suo carattere… spero…ma i cattivi pensieri non ci sono più…sopporto a testa bassa e , a volte, piango nella mia solitudine

  2. Visto che l’educazione non le è servita prima, né la formazione scolastica dopo, ora un bravo psichiatra potrebbe aiutare. Io quando leggo ‘ste cose resto davvero senza parole: ma crescere pare davvero essere difficile per queste sempreadolescenti?

    Aho, tutto dovuto eh…

    1. Solo perché una persona non vuole essere madre o si è pentita di avere avuto figli non vuol dire che sia una eterna adolescente. Quando io leggo persone che dopo aver letto una cosa così scrivono cose banali e stupide, rimango senza parole. E’ avvilente. Sei talmente radicato nella cultura del cresci/sposati/fai figli ecc che non riesci neanche a vedere che ci può essere altro. Evidentemente non a tutti sta bene lo schema imposto. Non credo tu abbia il diritto di dare giudizi (tanto meno scherzare su cose come la depressione e la psicanalisi). Lei magari dal suo disagio interiore esce, tu dalla tua cattiveria non credo!

      1. Ma quale cattiveria? Questa persona è evidentemente in uno stato di disagio psicologico. Lei rifugge lo psichiatra come se fosse la peste; bisognerebbe capire che lo psichiatra non è per i pazzi, non ti fa il lavaggio del cervello, non ti stravolge il modo di pensare. Ti prende per mano e ti aiuta a uscire dall’angolo buio in cui ti sei rannicchiat*, dal tunnel in cui ti sei pers*, dal pozzo in cui sei cadut*. Ti guida e ti fa star meglio.
        Dire “non ci voglio andare perché normalizza i miei pensieri” è, francamente, una gran stupidaggine. Quando si sta male si ha il dovere, principalmente verso se stessi ma anche verso chi ci sta intorno e ci vuole bene, di impegnarsi a guarire.
        All’inizio del post la persona ha detto che voleva a tutti i costi, questa figlia, non che non voleva diventare madre.
        Ora, può benissimo essere la depressione post partum a parlare, ma sembra di vedere chi si prende un animale e dopo un po’ si stufa e lo vuole lasciare, vendere o abbandonare.
        Anche no, eh?

        1. A parole è sempre facile…. hai fatto un discorso lungo e giusto sulla psichiatria e poi finisci con la più sempliciotta delle analisi. È egoista, come se avesse preso un animale…. È una persona che vive disagio, so che è dura accettare per lo stampo tradizional cattolico della nostra società, quello che dice, ma ci vuole RISPETTO!

          1. Ma che c’entra la cultura di stampo cattolico? Io non sono cattolica, e no, non ritengo affatto che la conclusione sia semplicistica.
            Se apro un discorso dicendo “desideravo questa cosa più di ogni altra” e poi in corso d’opera cambio idea non sempre posso farlo. Lo puoi fare con un vestito, una macchina, una casa, un* fidanzato pure.
            Un figlio o un animale no.
            Conosco anche persone che hanno adottato un figlio – quindi ci hanno pensato su bene, in teoria, no? Con tutto il casino che serve per un’adozione! – e poi lo hanno maltrattato fino a che non se ne è andato di casa. E queste persone le conosco direttamente e conosco il figlio in questione e so cosa ha passato.
            So anche cos’è la depressione. Ho premesso “posto che queste parole non arrivino dalla depressione”, caso molto probabile. Spero che la donna che ha raccontato la sua storia trovi il coraggio e la forza di accettare che ha un problema psicologico e lo affronti.
            Ci sono scelte su cui non si può tornare indietro. Mettere al mondo dei figli è una di queste, c’è poco da discutere.

          2. Ma rispetto Per cosa? se è malata, che si curi. Sennò, che cresca, dannazione! Ma chi ha mai detto che fare figli è facile? E piantatela con questa storia del “cresci, sposati, fai figli”. Non è assolutamente obbligatorio farli. Ma se coscientemente li fai, è obbligatorio prendersene cura. Stop.

  3. parli di un marito che non ti ama e forse non ti ha mai amata, ma non dici se tu hai mai amato tuo marito

    parli di una bambina desiderata e adesso sei sovrastata dai sacrifici e le responsabilità

    boh, sono interdetta… leggo tanta rabbia verso un mondo che avrebbe dovuto avvertirti che era difficile (ok la mistica della maternità, ma che un frugoletto ti monopolizza la vita lo sanno tutti) e poca autocritica

    qui più che uno psicologo serve una signora delle pulizie e una babysitter ogni tanto, per ritagliarti un po’ di spazio, che ci vuole ed è sacrosanto

  4. E’ normale desiderare di andarsene. Io lo faccio ancora adesso che le mie figlie hanno 7 e 10 anni. Il periodo in cui non puoi farti nemmeno la doccia lo passano tutte le mamme che non hanno un aiuto. La soluzione è: prendi del tempo per te. Andare al cinema da sola non è niente male. Corri, cammina, fai nuoto. Fai qualcosa per sfogarti. Il sesso torna, anche meglio. Quello che cambia quando si ha un figlio è che sei responsabile di un’altra vita ed è quello che fa scattare il senso di colpa se ogni tanto si pensa a sé. La tua storia d’amore, che tale non sembra, la puoi tranquillamente cassare. Cassare un figlio è molto più difficile. Lascia passare un po’ di tempo e manda tua figlia ad un nido, in maniera di conoscere altre mamme. Coraggio, non sei la prima né l’ultima a vedere la maternità come una gabbia. A volte lo è. Ma è un’occasione della vita e non bisogna perderla.

  5. Io sono padre di un bambino di 2 anni e spesso mi ritrovo a pensare cose simili, ovviamente al contrario… credo che il problema sia che bisogna scegliere bene con chi si fanno i figli. Gli voglio un gran bene, ma a volte mi pento di averlo fatto, e credo non ci sia niente di male a dirlo (magari non al bambino ovviamente), basta con questi dogmi che i bambini sono la cosa più bella che si può avere nella vita. Soprattutto se per averli devi dare in cambio TUTTO. Da quando c’è lui la cosa più divertente che faccio è lavorare, per fortuna il mio lavoro mi piace… sesso zero, una moglie tossica di maternità, che ormai è totalmente ed esclusivamente concentrata sul suo ruolo di mamma. E la cosa peggiore è che mi sto rassegnando a questa vita, perfettamente in linea con gli standard da catena di montaggio “nasci, studia, lavora, fai figli, goditi qualche anno di pensione e muori”. Guai a chi esce da questo schema! Non va bene per la società… Di lasciarli non ne ho voglia perchè è quello che ho fatto mio padre. Almeno non per ora…

    Tieni duro, sicuramente piano piano ti affezionerai sempre di più a tua figlia… e magari puoi trovare un lavoro, stare tutto il giorno con un bambino piccolo è alienante…

    In bocca al lupo

    1. datti e dalle tempo e poi guarda nel primo anno è normale non avere tempo per altro come madri .. non si ha tempo per la doccia, come leggi . poi magari hai pure gli ormoni che non ti aiutano .. ruolo di un compagno è proprio quello di tirar fuori l’anima di amante della propria moglie sepolta sotto quella di madre in quel momento oberata dalle esigenze di una creatura prima neonata e poi ancora piccolissima . Tuo figlio va al nido? dà spazi mentali ai genitori per ritrovare gli altri lati di sé .. cmq solitamente quando arrivano a tre quattro anni ci si normalizza .. però se tua moglie sente che tu pretendi da lei attenzioni è chiaro che non ti risponda .. ne dà già troppe . non è lei che deve aver cura dei tuoi desideri ma tu di quelli di lei .. e in questo modo te la ritrovi più come vorresti. Nel primo anno soprattutto ci sono condizionamenti biologici forti .. anche ormonali come detto .. poi c’è magari che una nn si sente più in forma etc .. e qui ognuno nella coppia deve fare la sua parte .. la donna occuparsi di più del bambino perché nei primi mesi ci sono cose che sono solo di lei, salvo allattamento artificiale, l’uomo del resto non è che deve solo lavorare per mantenere la famiglia, ma ricordare alla sua compagna che è anche altro oltre che madre .. e ricordarlo non perché ne ha bisogno lui (anche se è ovvio che abbia voluto stare con una donna, non con una madre) ma perché è a lei che fa bene ricordarselo .. è un ars maieutica anche questa ..
      Poi su questo quadro direi generale si innestano i propri precedenti .. se una persona è più o meno sensuale, che senso dà all’essere genitore, che modelli di riferimento ha (magari molto impegnativi) e poi quelli di coppia .. quanto vi piacete davvero .. se vi piacete davvero allontanarsi con un po’ di impegno ci si fa ad evitarlo .. Non imputarle di essere troppo madre, anche fosse vero non fai che confermarla nel ruolo e farla sentire incompresa .. è una strategia perdente .. falla sentire ancora donna .. ancora tutto il resto che sai che le appartiene perché lo hai conosciuto prima in lei: te ne sarà grata.

  6. Ma qui si tratta delle basi…quello che ci vedo io è una bassissima autocoscienza. Ci conosciamo? Li conosciamo i nostri limiti? Siamo in grado di capire davvero cosa e chi siamo? Se una risposta a questa domanda non ce l’hai, di sicuro non puoi assumerti la responsabilità di altri esseri umani. Bambini e adulti compresi.. Aldilà degli schemi, credo che si viva accontentandosi e costruendo sulle persone con cui ci si relaziona una marea di castelli che reggono solo nella propria mente….e poi nella realtà dei fatti, ti ritrovi in una prigione,perchè,semplicemente, non era vero niente! Ma siamo fatti anche di percorsi, di scelte, di vissuti. E sinceramente non so se me la sentirei di includere in ciò che vorrei eliminare,la bimba che ho partorito.Nei fatti della gente non metto bocca, ma lei stessa dice che sarebbe in ogni caso come strapparsi un pezzo di pelle. E perchè strapparsi proprio quel pezzo, una volta che c’è, che hai deciso di metterlo al mondo? Perchè ricordiamo che l’aborto esiste non a caso…. Non credo che il problema vivo sia questa bambina,ma lo stile di vita che la sua nascita ha comportato. Esistono un sacco di genitori che darebbero organi vitali per ritornare sui propri errori. Se si può evitare di commetterli, crescendo un pochino, perchè non farlo? E per crescere non intendo omologarsi allo schema casa famiglia marito. Significa capire cosa si vuole e farlo con quello che forse si potrebbe vedere come il proprio piccolo capolavoro…. Non ha bisogno di uno psichiatra, questa donna, per rimanere magari ferma ed ebete fatta di psicofarmaci. Ha bisogno solo di capire che direzione dare alla propria vita,capire che non è stata una maledizione ma la sua volontà a creare tutto ciò, e la stessa volontà può portarla altrove.

    1. Per favore, non diciamo idiozie sugli psicofarmaci. Gli psicofarmaci NON rendono ebeti le persone, non le lobotomizzano, non le rendono incapaci di pensare.
      Secondo te a che serve la psicoterapia, se non ad aiutarti a capire che direzione dare alla tua vita quando ti senti perso? E no, amici e parenti non bastano.
      Basta con la demonizzazione della psichiatria, per Diana!

      1. Contro la falsa scienza della psichiatria ora e sempre. Ennesimo strumento di controllo,tra i più vili e meschini. Certo che si, gli psicofarmaci rendono ebeti le persone,le lobotomizzano e le rendono incapaci di pensare. Lo scrivo e lo sottoscrivo.
        Ho troppa fiducia nell’essere umano per pensare che non sia in grado di dare un senso alla propria vita, guarda un pò, si vive apposta!

          1. sinceramente, per esperienza personale, penso che a volte gli psicofarmaci siano necessari, anzi a volte sono risolutivi. E’ inutile condannarli così genericamente e ideologicamente. Provate a trovarvi in situazioni dove non sapete dove sbattere la testa e poi mi saprete dire. Un utilizzo di farmaci oculato in un sistema in cui si affrontano i problemi in altro modo non sarebbe niente di così terribile. E’ il sistema nel suo insieme da mettere in discussione invece.

            1. Pienamente d’accordo, gilda! Io pure sono in cura e prendo dei farmaci, ma non mi hanno né lobotomizzata né privata della mia coscienza e lucidità o stronzate simili.

              1. per esperienza personale mi sento vicina alla posizione di Eleonora, almeno in parte. Non credo che la psichiatria e l’utilizzo di psicofarmaci siano da demonizzare, ma ritengo siano in assoluto l’ultima spiaggia, una sconfitta. Certo che in casi di malattie gravi c’è poco da fare, ma se si tratta di “semplici” periodi bui o personalità problematiche, penso sia molto meglio (e più difficile) fare una sana autocritica e affrontare se stessi in primis. Il sistema malato e contorto, il patriarcato opprimente vengono dopo (anche se è un dato di fatto che il sistema andrebbe messo in discussione). Complice una personalità dai tratti paranoidi alimentata dall’uso massivo di skunk e lsd, un mio famigliare ha avuto un episodio di crisi delirante, è stato ricoverato e messo in cura con antipsicotici, antidepressivi, ansolitici, per DUE anni, più ovviamente psicoterapia freudiana. Certo, ha smesso di credere che il mondo intero complottasse contro la sua persona, ma in compenso direi che l’espressione di Eleonora calza a pennello, era lobotomizzato, non era più lui. Le sue emozioni erano come spente, era apatico e, parole sue, non riusciva a pensare in maniera coerente. Tanto da chiudersi in casa, ingrassare 30 kg, pensare al suicidio. Scusate se è poco. Caso strano, da quando ha smesso di prenderli e vedere lo psicanalista e ha tirato fuori le palle e ha messo in discussione se stesso, chi era e cosa voleva. In questo modo ha ripreso in mano la sua vita ed è molto più forte di prima, e credo sia l’unica cosa sensata da fare per la ragazza del post!

                1. quando pensi che il mondo complotti contro di te, hai allucinazioni e pensieri deliranti e non ce la fai ad uscirne da sol*, perchè non sempre ci si fa (e spesso non ci si rende conto neache di star male) e sprofondi sempre più in un buco nero, i farmaci (usati e non abusati) ti possono rimettere in condizione di riprenderti in mano la vita. . quando parlavo di sistema , non intendevo in generale patriarcato/capitalismo eccetera, ma in particolare il sistema della psichiatria , centri di igiene mentale, annessi e connessi, che spesso appunto tende a ritenerti normale quando sei dentro certi canoni.
                  ma la sofferenza è un’altra cosa, non hai bisogno di curarti perchè sei “strano”, ma perchè soffri tremendamente, e se un farmaco ti può aiutare a uscirne, demonizzarlo non mi sembra produttivo.
                  poi molto dipende dai casi particolari, con chi capiti, come reagisci te, chi ti sta accanto.
                  Forse sarà perchè ormai non riesco più a vedere tutto bianco tutto nero,

                2. ” ma se si tratta di “semplici” periodi bui o personalità problematiche, penso sia molto meglio (e più difficile) fare una sana autocritica e affrontare se stessi in primis.” già questa frase denota ignoranza verso cosa sia un percorso psicoterapeutico. In così poche parole un bel mucchio di luoghi comuni. Che andare da un professionista sia meno difficile dove sta scritto? I demoni da affrontare sono gli stessi sia che si chieda aiuto sia che si scelga di non farlo. Purtroppo quel che succede spesso (non vale per tutti, ovviamente) è che da soli si giri in tondo, perché non si hanno in sé gli strumenti per vedere le cose da una prospettiva diversa. E poi mi chiedo con quale presunzione si possa definire una sconfitta il chiedere aiuto? Ma come fate a sapere cosa passa un’altra persona? Come potete conoscere il suo inferno e decidere che può fare da sola e se chiede aiuto è un fallimento? Ci vuole veramente l’indole del padreterno per giudicare a questa maniera.

                  1. sn d’accordo Gilda, in particolare in campi delicati come la salute mentale vedere tutto bianco o nero è da stupidi, scegliere come affrontare il problema dipende da decine di fattori diversi. Per il mio famigliare, visti i risultati, evidentemente la strada da intraprendere era un altra, magari per un altra persona e un altro problema sarebbe stata quella giusta. Ghiro, nel post ho parlato di psicofarmaci e psichiatria, non di psicanalisi, sono dure cose ben diverse. E si, continuo ad affermare che, salvo casi di patologie gravissime, “aiutarsi” con delle bombe di serotonina non è mai una grande idea. Io non sn mai stata in terapia, ma grazie al mio lavoro (sono un educatrice) ho avuto modo di fare uno stage, tra gli altri, in un C.S.M e ho potuto osservare obiettivamente gli effetti della psichiatria sul paziente a lungo termine. Ricordo in particolare, ed è questo che mi ha spinta a rispondere al post, una donna di circa 60 anni che a seguito di una depressione post partum avvenuta 35 anni prima era lì al suo appuntamento mensile a ritirare la sua terapia antidepressiva. Questo perchè è molto più facile, quando una persona ha un problema come un maternità auto imposta e un compagno imbecille, etichettarla come depressa e spedirla a “cercare aiuto”.

                    1. 1) Uno psichiatra può prescrivere farmaci ma può anche esercitare la psicoterapia. E’ abilitato per entrambi i tipi di intervento.
                      2) La psicoanalisi è una cosa diversa dalla psicoterapia.
                      Al resto non rispondo perché già dai due punti sopra continua a essere evidente la confusione sul tema.
                      Con tutta questa confusione e ignoranza, continuo a dire, come si fanno a sparare sentenze come “salvo casi di patologie gravissime, “aiutarsi” con delle bombe di serotonina non è mai una grande idea”? Forse un poco di cautela non guasterebbe.

                    2. 1 e ci mancherebbe pure che ti prescriva i farmaci e basta! non penso che, ad esempio, per aiutare chi ha una distimia grave basti rimbambire il paziente a suon di pilloline, vorrei ben vedere!
                      2 e io che ho detto? la psicanalisi è ben diversa dalla psichiatria, così come dalla psicoterapia. Forse nel caso della ragazza la psicanalisi potrebbe aiutare, ma di sicuro non sei tu ne io a sapere al posto suo di cosa ha bisogno. Forse solo di riorganizzare la sua vita.
                      3 io non sparo sentenze, il fatto che gli psicofarmaci creino dipendenza e infiniti altri problemi è un fatto, non una mia supposizione. Leggiti i bugiardini, se hai voglia.

        1. A distanza di anni vorrei dire la mia. Non ho letto tutti i commenti che son troppi ma per esperienza dico ciò:
          1) gli psicofarmaci non creano dipendenza ne danno senso di ebetismo, anzi, solo i tranquillanti creano sonnolenza, infatti sono tranquillanti per quello si usano slitamente per dormire. lo so per certo io ho fatto farmacoterapia, tutta un’altra vita, prima si che ero ebete, paura della mia stessa ombra, piangevo sempre….
          2)Anche io ho avuto paura della maternità, è uno stato colpisce un terzo delle donne, lo chiamano il blues della maternità, sicuramente colpisce donne con bassa autostima e paura di non farcela, non c’entra niente l’adolescenzialità (nel mio caso: anzi) ma è una bassa percezione della propria capacità di essere responsabile e di fare le cose nel modo giusto, nonchè la mancanza di approvazione dal contesto circostante.
          3) non sai cosa vuol dire avere un figlio finchè non ci e l’hai: è 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana, ti vedi ingabbiato in un’ossessione senza fine.
          4) il blues della maternità è in ascesa nel tempo moderno perchè le famiglie sono diventate nucleari mentre in nautura gli esseri umani dovrebbero vivere in clan e le donne assistere in gruppo ai piccoli così che la fatica di essere madre trovi delle pause, oggi questo è quasi impossibile se non puoi permetterti una babysitter poi ti sembra impossibile poter vivere.
          5) tutto questo dura solo il primo anno, o un anno e mezzo, fino a quando il bambino comincia ad essere comunicativo e creare un legame affettivo con la mamma, e non essere più in continuo pericolo di vita.

  7. ti parlo da persona a persona, eppure sono psicologa. la psichiatria è un passo esagerato e non sono d’accordo. la situazione che descrivi mi da l’idea di tanta confusione, parli di cose molto positive, il tuo compagno c’è per quanto tu non lo voglia vedere. si accorge di te per quanto tu non ti accorgi di lui. nei commenti ho letto consigli di trovare amiche, babysitter, massaie. tutto vero, tutto importante. ma credo che la cosa che è più importante è che tu trova un luogo in cui tu possa mettere in ordine questa confusione e parlare con una psicanalista (donna secondo me è meglio per questo caso in particolare) ti aiuterebbe. parli di tua madre quandocome una donna punitiva. “non ti capirebbe, ti riproverebbe solo”. quello che stai facendo tu con tua figlia. la rimproveri di essere nata eppure non capisci che lei ha bisogno che sua madre, tu, la comprenda. non ti servono farmaci, ma uno spazio tuo e sopratutto capire come prendertelo. non sei la prima a trovarti in difficoltà per quello che descrivi, non sarai lìultima ma fuggire come dici che vuoi fare sarebbe una scelta sbagliata.
    pensi che lei non ti capisca quando sorridi e le dici che vuoi morire? sbagli. ti capisce beassimo. si chiama doppio legame, un’informazione in cui ciò che dici e ciò che senti non combaciano e non fare l’errore di pensare che dato che non parla ancora non capisce. capisce. te lo prometto!

  8. Vorrei tanto abbracciare questa donna e dirle di fare ciò che desidera e allo stesso tempo vorrei dirle che se tenesse duro ancora un po potrebbe essere felice nella maternità.
    Sono una madre felice di tre figli, e quante volte mi sono sentita in trappola tra felicità e piccole depressioni, tra cambiamenti e fatiche.
    Ora sono felice. Chissà domani?
    In bocca al lupo…

  9. “Mai fare un figlio se non c’è qualcuno che ti dà una mano”? Io direi, piuttosto, non fare un figlio se non lo desideri davvero. Perché, mi dispiace per lei, ma mi dispiace ancora di più per la bambina. Un’altra infelice, ché non c’è nulla di peggio che essere un figlio indesiderato. Non so se la scelta è stata frutto di superficialità, ma sicuramente sono poche le domande che ci facciamo per conoscerci meglio e sapere cosa davvero vogliamo per la nostra vita. Non c’è nulla di male nel non desiderare un figlio, ma farlo e accorgersene dopo è, comunque, grave.

  10. io purtoppo,a 51 anni,mi sento ancora così,anzi piu’ è passato il tempo,piu’ mi sono sentita in galera,un marito che non ti ascolta,sono 8 anni che non facciamo una vacanza ,neanche due giorni,no ,perchè LUI deve lavorare, c’è sempre un problemac’è sempre qualcosa per cui vale la pena rinunciare a stare un pò con sua moglie, Ma lo saprà che si è sposato e che io sono sua moglie e non la sua badante e la badante di sua madre e la badante di suo figlio,,ma a lui non importa proprio niente :lavoro,lavoro e ancora lavoro,mi ha fatto vivere la sua vita,le sue ambizioni,e se a volte mi arrabbio ,mi dice di smettere di rompere i coglioni,che mi lamento sempre e che sarebbe bene che io guardassi chi sta peggio di noi.E io mi chiedo:chi sta peggio di noi? Ma il suo egoismo,disinteressamento, stacanovismo,tutto mi è piombato addosso coome un macigno e mi sento cosi sola e non trovo via di uscita.SOLO un anno fà DESIDERAVO che tornasse a casa dal lavoro per fare qualcosa con lui ,anche semplicemente andare a comprare qualcosa per la casa, o qualcosa per lui.ORA INVECE STO MEGLIO QUANDO NON C’E’. ATTENZIONE HO DETTO “MEGLIO”, non bene, perchè io bene non starò piu’ .Poi… . un figlio cresciuto con amore,per il quale ti sei annullata per 18 anni, che ti si rivolta rabbioso,sputandoti in faccia senza alcuna riconoscenza,tutto il bene che gli hai dato e fatto in tutti questi lunghi anni,che ti dice che hai sbagliato perchè lui non te lo aveva chiesto “questo tutto”,che ho sbagliato a non picchiarlo,perchè ho sempre cercato di parlare con lui ,fargli capire gli errori ma senza violenza senza botte come facevano i nostri genitori con noi e,credo che quelli della mia generazione capiscano meglio cosa voglio dire, i ragazzi di oggi sono stati cresciuti con tutto a portata di mano,noi no,e ho cercato di non far patire a mio figlio ciò che ho patito io da giovane.Un figlio al quale ho insegnato cosa è bene e cosa è male , a stare lontano da cose pericolose , da amici sbagliati. NON E’ SERVITO A NULLA, tutto ciò di piu’ sbagliato che c’era ,lui c’e andato dritto dritto,E questo è stato il risultato: che ho cresciuto una serpe velenosa che ora pare non mi sopporti piu’ solo perchè esisto.Quando la sera vado a dormire ( si fa per dire perchè nella mente c’è un turbinio continuo di dolore e distruzione e si fatica anche a dormire) mi sento una fallita come madre ,come moglie,…E LA RABBIA PIU GRANDE E’ DI ESSERE STATA DEFRAUDATA DEI MIEI 21 ANNI di matrimonio,che potevano essere i piu’ belli,ma che si sono rivelati solo una gran delusione…… .vorrei solo chiudere gli occhi e non svegliarmi piu’

    1. tuo figlio per caso andrà all’università? meglio se fuori sede? beh siccome mancherebbe molto poco .. resisti un po’ e poi molla .. molla davvero .. il marito .. hai 51 ani 3 e mezzo più di me, non siamo decrepite .. tuo figlio è in un’eta difficile e forse non sopporta il vederti sacrificata . e allora si prende libertà che tu ti non ti sei presa .. è una ipotesi .. oppure non ti vede rispettata e fa altrettanto .. oppur echissà cosa .. prendete distanze .. distanze positive però .. lui a realizzarsi altrove .. supportato, amato come certo tu sai fare .. con il tempo capirà .. tu riprenditi la tua vita .. anche per non fare niente ma almeno non avere chi ti chiede qualcosa cui ti senti in dovere di rispondere

      1. Con mio grande stupore,quasi senza volere ho letto…non mi aspettavo che qualcuno mi rispondesse…Quando ho scritto,non ricordo nemmeno quando,l’ho fatto così d’impulso,per bisogno,per sfogo …di getto senza pensare,solo colma di frustrazione.Ed ora èccomi qui a rispondere quasi con le lacrime che scendono fino a cadermi sulle cosce,perchè mai mi sarei aspettata che qualcuno mi ascoltasse.NO ,mio figlio ha deciso che dopo le superiori non avrebbe continuato gli studi,con mio grande rammarico,ma non perchè la sua formazione culturale si sarebbe interrotta,no,ma solo perchè sarei stata costretta a vederlo tutti i giorni e a subire le sue angherie,come una violenza psicologica e per di piu’ senza il supporto di quello che dovrebbe essere mio marito,( che ricorda di esserlo solo quando ne ha bisogno per tutte le questioni di lavoro ,di casa, di sua mamma,perchè LUI non c’è mai )Non mi rendo neanche piu’ conto dove comincia o finisce la mia ragione o dove comincia e finisce quella degli altri.E’ facile dire “molla tutto” quando quando per 21 anni” questo” èstato il mio” tutto”.IL mio sbaglio piu’ grande è stato quello di annullare tutto all’infuori di loro due.Non ho amicizie,non posso nemmeno raccontare nulla,perchè come mi è già stato detto “E’ SOLO COLPA MIA” e la cosa che mi fa piu’ male è che è la verità.Avrei bisogno di un amico,solo per parlare,per avere un pò di calore,di comprensione…..essere ascoltata.Mi vergogno quasi a dirlo ma vorrei un uomo che mi facesse ridere e che mi regalasse un pò di spensieratezza….non fraintendermi….sono una persona leale e fedele,se ti dicessi che non sono mai uscita in 20 anni una sola sera forse non mi crederesti,ma è proprio così.Solo un paio di mesi fà mi sono decisa a uscire con una vecchia amica di scuola per mangiare una pizza insieme…..e scrvendo mi rendo conto di che tristezza è tutto ciò

  11. Ce poco da fare e evindente che non aveva cognizione di cosa stava facendo e accadendo…e certo che va aiutata….ed e lampante che e lei non ama il suo compagno, comunque piangersi a dosso non risolve e non parlarne e ancor peggio..

  12. aiuto……ho iniziato a bere per sopportare mio marito…..bevendo mi da l’impressione di vedere tutto meno pesante. Non da ubriacarmi….ma quel poco da non essere più appesantita dalla lucidità….perdonate lo sfogo

  13. Cara sconosciuta ti capisco fino a un certo punto. Probabilmente tutto nasce dal fatto che quest’uomo tu non l’hai mai amato e per questo tutto ti viene più pesante. Non capisco perché tu ci abbia fatto una figlia, ma capita di fare degli errori. Ora, il primo anno è difficile e molto faticoso, ma dopo, quando tua figlia comincerà a parlare, a comunicare il suo amore per te… credimi l’amerai alla follia. Tienitela stretta, molla tutto il resto, ma tieniti stretta lei… Vedrai… Io ho una bimba di quasi tre anni che adoro… eppure quando sono rimasta incinta quasi non la volevo, e anche dopo, durante il primo anno… sì certo le ero attaccata, ma soffrivo molto nel vedere ridotti i miei spazi di autonomia… Bisogna solo organizzarsi e cercare di ritagliarsi spazi di solitudine. Tanto per cominciare, tu lavori? Se lavori puoi permetterti di lasciare tuo marito e prenderti una babysitter o lasciare la bimba al nido… già questo è un gran passo avanti. E poi tra un paio d’anni le cose cambieranno di colpo e tua figlia la vedrai come il dono più grande che potessi ricevere… Se poi da grandi si ribellano e ti rifiutano, bè… fa parte della crescita. Tutti siamo stati ribelli e insofferenti da ragazzi! I figli non sono nostri e a un certo punto sceglieranno la loro strada. Per questo è importante riuscire a mantenere una vita piena e indipendente dai figli. Magari con accanto un uomo che amiamo davvero.

  14. nel senso di: per essere madri ci vuole molto fegato e nervi saldi e un ambiente molto molto cooperativo, cosa che non sempre si puo’ avere. é cosi’ necessario mettere al mondo un bambino per “essere madri”? un bambino piccolo, soprattutto fino ai due anni é una prova del nove, un esame continuo che mette a dura prova i nervi, la qualitá delle relazioni e la forza della madre. non tutte ne escono sane come prima. sinceramente se proprio volete sfogare la smania di prendervi cura di un piccolo essere, optate per piccoli mammiferi, o un bambino piú grande in affidamento. lo vedo ogni giorno, anche nel lavoro che faccio: mettere al mondo un figlio e crescerlo non é roba da tutti

  15. Comprensione per tutto quello che hai scritto ma una cosa mi appare terribile: il paragone del sesso! Nella mia vita non facile la sessualità è stata importante, meno importante, abitudinaria, assente. ma mai disgustosa come nella tua descrizione. Mi dispiace…

  16. Allibito non solo dal testo, ma da tutti i commenti comprensivi. Sarebbe bello conoscere l’età di questa donna, perchè comprensivi si potrebbe essere se fosse appena o nemmeno maggiorenne. Ed anche in quel caso, comunque, non poi così tanto.
    Perchè a quanto pare nessuno l’ha costretta ad avere una bambina. E le conseguenze di un parto…cristo, davvero qualcuno non le sa? E’ difficile senza ombra di dubbio, mettere i bisogni di un esserino incapace di fare qualsiasi cosa per conto proprio è dura. Ma cazzo, lo sai. Mai avuto un’amica incinta, mai letto un libro o visto un film con situazioni simili, o anche solo parlato coi tuoi genitori di quando nascesti? Dio santo. Non è un cane, non puoi prenderlo e giocarci e poi pentirti ed abbandonarlo. Già con un cane è qualcosa di terribile, con una persona poi, non parliamone nemmeno. Arrivare a dubitare che l’uomo che t’ha sposato ti ami solo perchè non gli passa nemmeno per la testa che la persona che ama consideri una figlia solo come un peso è assurdo. Molto più probabilmente sei tu a non averlo mai amato, e rendersene conto solo adesso è quasi ridicolo, se solo ci fosse qualcosa da ridere. E tutte le storie che leggo sulla società, sull’obbligo di far figli e sui ruoli prestabiliti e blablabla…stronzate! Non ci si ritrova in situazioni come questa senza essersi chiusi gli occhi e tappati le orecchie, senza aver fatto finta di niente per la poca voglia o la paura di discutere e cambiare quando era il momento. Non è la società cattiva e stronza e che mette catene, siete voi pigri.

    Ma, comunque, una madre del genere farebbe più che bene ad abbandonare la figlia. Soprattutto finchè è così piccola, in modo che il padre possa rifarsi una vita, che sia da solo o con una compagna che magari sarà una madre migliore. Esser cresciuti da chi non ti vuole, e ti rinfaccerà ad ogni piè sospinto delle occasioni perse per colpa tua, non è piacevole. Meglio nessuna madre che una pessima persona.

  17. Io so cosa vuol dire. Ho un figlio di 6 anni che è la mia ragione di vita, ma quando è nato quasi quasi non lo volevo più. Perchè? Perchè non ero come si dice in gerco psicologico “risolta” non ero capace di prendermi cura di me stessa e non pensavo di poterlo fare per un bambino, pensavo di non meritare il ruolo di madre che è la persona più importante nella vita di un essere umano, io che sono una nullità. – Non ho soddisfatto abbastanza i miei bisogni per provvedere a quelli di qualcun altro.- Ora sono costretta a fare i sacrifici che chi non ha figli ipotizza di dover fare ma non si rende davvero conto perchè non è davvero costretto, se non gli dai da mangiare lui morirà! La sua vita dipende da te! – Ti senti con una spada puntata al petto. Non credi di potercela fare. Qualcuno lo porti via per favore! Liberatemi da questa responsabilità così pressante e inevitabile! Tutto il giorno non faccio altro che pensare che c’è il bambino, deve mangiare il bambino, devo cambiare il bambino, devo cullare il bambino..o oddio è un’ossessione impazzirò! – Ma se tieni duro, anche con l’aiuto di farmaci rilassanti (che non sono una droga che altera la personalità come fanno vedere in certi film sciocchi ) quando il bambino non sarà più a rischio di morte se per una volta salta il pasto, verso l’ano e mezzo, quando per la prima volta alza le braccia verso di te perchè vuole essere preso in braccio, quando ti offre il suo biscotto sorridendo e poi se lo mette in bocca ridendo di più, ti chiedi: come facevo prima senza?

  18. Che storia.. Per caso l ho letta e devo dire che mi sono molto rivista. Anch io mi son sentita cosi, poi un giorno mi son decisa di lasciare il padre di mia figlia e di tornare alle origini. Beh che dire: decidere di andare a vivere coi nonni é stata la salvezza per me e per la mia bambina. La casa é piccola ma si respira amore. Ringrazio il cielo d aver vivi e sani i miei genitori, la convivenza non é una favola, presenta lacune ma va sempre meglio di prima. Chissà oggi, come stara la protagonista di qst vicenda, chissà come sara cambiata e come si saranno sviluppate le cose, mi piacerebbe sentirla. Un abbraccio a tutte le mamme e ai loro bambini. Coraggio ed entusiasmo, abbracciatevi e piangete, litigate e fate la pace, cosi si cresce insieme e cresce l amore. Ely

  19. Ciao….. Ho letto questo post mentre per un momento ho pensato di lasciare tutto, compreso mio figlio che amo tantissimo. Ma al sol pensiero di lasciarlo mi sento morire perché lo amo per davvero ma conosco e so l’infinita stanchezza che si ha con un figlio piccolo, forse un po’ prepotente ma è una piccola creatura che si affaccia alla vita e che deve essere amata.
    Il risentimento c’è, ma nn è nei suoi confronti, è stancante e sfiancante occuparsi 24h sul 24 di lui, alzarsi e correre sempre tutto il giorno, un secondo per fare pipì, mangiare e occuparsi di casa mentre lui ha poca pazienza, ma nn è colpa sua, sono stata io a metterlo al mondo e mi pento perché non ho riflettuto abbastanza, volevo un figlio ma forse l’ho fatto troppo presto e con l’uomo sbagliato. L’uomo che è più grande, con casa e un lavoro stabile e pure il cane. Sarebbe un quadretto bellissimo ma non sono felice e vorrei andarmene. Prendere mio figlio e andare via lontano ma sono senza lavoro e mi preoccupo per la mia creatura. E intanto piango e in trappola mi ci sento, ma non è colpa di mio figlio.

  20. Come capisco questa donna… Io di figli ne ho 3 e fino ad adesso è andata anche abbastanza bene, ma in questo preciso momento vorrei tanto mollare tutto e tutti e scappare il piu lontano possibile…

    1. Ada,da come leggo,la tua situazione è molto ma molto diversa….Tu sei stata sempre una mamma di sicuro esemplare è innamorata dei tuoi figli ma ora,solo ora,sei un po’ stanca e ti viene di scappare…e va bene,questi piccoli sfoghi o pensieri sono normali se magari ti senti un po’ giù,ma dire che si odiano i figli,ed altre espressioni….è molto ma molto diverso.

  21. La solitudine nei matrimoni. Mia moglie si accosta a me, se la prego, una volta ogni tre mesi, quando va bene. Vuol dire che mi rifiuta per 361 giorni su 365. Ogni anno così, da quando si dedica (a mie spese, naturalmente) solo all’Università. Il disastro era cominciato proprio con la nascita di nostra figlia, nove anni fa. Era il suo sogno. Poi, quando ha visto come era duro ha cominciato a massacrarmi. Fino alla attuale “soluzione finale” che prevede: niente sesso, neanche a parlarne (che volgarità! mi meraviglio di te!), mai alzare lo sguardo da telefonino, tablet, computer, kindle, e un unico argomento a colazione pranzo cena: i suoi studi, esami, professori, colleghe ragazzine. Io lavoro. Faccio da bancomat per le richieste senza fine sue e di nostra figlia, cresciuta con lei passeggiando la domenica nei centri commerciali. Stanotte, di nuovo, ho dovuto contrastare l’idea, che ritorna, di spararmi un colpo. Non riuscivo a dormire. L’idea dello squallore che seguirebbe alla separazione mi stravolge. Dividersi le cose, decidere a chi va la casa (è tutto frutto del mio lavoro, lei non ha contribuito con un centesimo), veder soffrire mia figlia bambina, affrontare i rimpianti e la solitudine. La paura mi blocca. Ondate di rabbia vanno e vengono. A momenti riesco a sentirmi felice perché mi sento “utile” per loro. Prendo paroxetina la mattina e molti caffé. Cammino, provo a coltivare i miei interessi. Lavoro.
    Prego, ma non sempre mi riesce. A momenti mi sembra insopportabile. A momenti mi dico che l’ho voluto io e che devo farcela, nonostante tutto e proprio perché è difficile. A momenti mi sento un povero cretino, a momenti un piccolo eroe sconosciuto.

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