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#Evinrude: la seconda maternità, con l’amore che si inceppa!

5.

“Lei non gli vuole bene”.

Scherza pure, metti in discussione l’amore di una mamma per il proprio figlio. L’amore, per definizione, è un quadro in chiaroscuro. L’amore ha luci, l’amore ha ombre. Talvolta così nere che il sole, no, non lo intravedi più. Come in una eclissi perenne.

Le tue parole, dette ai nostri amici forse scherzando (non c’è nulla da scherzare, in ogni caso), sono una lama tagliente. Fingo di non averle sentite mentre la cameriera serve l’antipasto. Intercetto per un secondo che dura una vita lo sguardo glaciale della ragazza davanti a me. Accenno un sorriso maligno e butto giù.

L’amore non è scontato, mai. Nemmeno quando quel bambino lo hai desiderato fino a martoriarti, nemmeno quando l’hai tenuto tra le viscere per mesi, quando l’hai partorito. L’amore incontra variabili che non avevi messo in conto, sconta un percorso accidentale a volte. E fatica a prendere forma, a diventare pieno, a farsi costante e imprescindibile. Lo si impara, forse. Ma non viene da sé, come accendere un interruttore. L’amore deve farsi largo tra le pieghe della vita, superare sofferenze accumulate, dolori solo in parte sopiti. Accomodarsi su divani comodi, senza pieghe. Su tessuti di seta, lisci e stirati.

Quando arriva in salotti disordinati, in stanze polverose e senz’aria, si inceppa. Ed è lì che è iniziata questa mia seconda maternità. Un paradosso che ogni mattina, quando apro gli occhi, mi trovo tra le mani. Una pena da scontare, mi pare a volte. Un piccolissimo barlume di gioia, altre. In chiaroscuro.

 

—>>> Qui gli altri capitoli de Il diario di Evinrude, che descrive il disagio e la solitudine di una madre.

 

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