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In nome della Madonna, prima madre surrogata sulla terra

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In questi giorni in tanti sembrerebbero preoccupati della sorte di bambini strappati via dalle braccia delle madri, c’è un Aldo Busi che immagina queste donne affrante e tutte vittime, mutilate dall’assenza di quel che venne fuori dal loro ventre. Tra un commento aulico e pietoso e una ulteriore forma di commiserazione, come dice benissimo Chiara Lalli in un suo pezzo su Wired, si sono dimenticati un po’ tutti di chiedere un parere a quelle che, per l’appunto, chiamano madri surrogate.

Togliendo di mezzo la faccenda della donna che resta legata a doppio filo a tutto quel che esce fuori dal proprio utero, diciamo che la visione romantica della maternità, frutto di paternalismo nostalgico di mammelle e cordoni ombelicali, taglia via dalla nostra memoria pezzi di storia ricorrenti. Allora sono andata a cercare un paio di persone che conosco per chiedere a loro come funziona con questi “figli della chimica” (cit. chissà se Alan Sorrenti vorrà farci una canzone).

La prima donna ha avuto un figlio grazie alla fecondazione eterologa. Lei e il marito non potevano eppure desideravano un figlio. Si sono beccati un botto di rimbrotti moralisti da quelli che, a partire dall’integralista cattolico all’ultimo Aldo Busi fulminato sulla via di Damasco, dicevano che se non puoi allora non devi. Sei un’egoista. La natura t’ha fatta sterile e dunque sono cazzi tuoi. Invece noi possiamo, non vedi? Mettiti il cuore in pace e basta così.

D’altro canto bisognerebbe dire la stessa cosa anche a chi fa interventi al cuore o trapianti di fegato o qualunque altra operazione e cura che innaturalmente ti tengono in vita. In questo c’è una fottutissima contraddizione. Com’è che per Eluana Englaro avete avuto così tanta indisponibilità a far seguire il corso della natura, lasciando che si spegnesse invece che dover subire un accanimento terapeutico? Perché addirittura si è deciso che tra le terapie obbligatorie ci sarebbero le flebo di liquidi e sostanze nutritive perché quel corpo cadaverico dovrà vivere per secoli in nome dei pro/life? Perché tenete in vita un corpo (morto) di una donna per praticare il parto post mortem? Forse che un figlio nato da una donna cadavere è meglio di un figlio nato da una madre “surrogata”?

Dunque, fosse per la natura, metà delle persone che oggi si sperticano in applausi per le decisioni di chi dice che non si possono fare figli in altro modo che non sia con una penetrazione in seno ad un rapporto etero, sarebbero già morte. Invece non lo sono e come vedete io non sono affatto indignata per questo. E’ giusto usare la medicina, la scienza per migliorare la nostra vita. Eutanasia a parte, che dovrebbe riguardare sempre e solo l’autodeterminazione delle persone, poi è giusto che il tuo cuore riparta grazie ad un mezzo meccanico.

Dopo aver attraversato le vie dell’inferno infine, lei quasi sterile e illo sterile, ebbero un “figlio sintetico”, diversamente dai capi in tessuto naturale di D & G. Gli vogliono un gran bene, cresce perfettamente e crescerebbe uguale se fosse in una famiglia omogenitoriale.

L’altra donna con la quale ho parlato aveva avuto già due figli, invece la sorella niente. Abitano a 3000 km di distanza e alla fine lei ha prestato il suo utero per fare un figlio, con il seme del compagno della sorella, e consegnarlo all’altra coppia. Il figlio sa di questa cosa e tutti vivono felici e contenti. A questo proposito vorrei ricordare la lunga tradizione di madri che hanno donato figli a zie, fratelli, sorelle, o che li hanno lasciati alla cura dei nonni, perché non è detto che la beddamatresantissima sia distrutta da quella separazione e perché la questione è proprio più complessa.

L’ultima donna con la quale ho parlato mi ha comunque detto che sapeva di una persona che aveva fatto esattamente quel che aveva fatto lei. Sorella di un ragazzo gay, che vive all’estero con un uomo. Lei ha donato l’ovulo, mischiato con il seme del cognato e così ha partorito un figlio per quella coppia. Dico di più: a quanto pare c’è da tanto tempo un mercato clandestino a supporto di queste richieste che spesso vengono soddisfatte in seno alla parentela o tra amici. Solitamente ci sono amici di una lesbica o amiche di un gay, e così si sono scambiati gameti, liquidi, e hanno soddisfatto il desiderio di avere un figlio.

Per chi parla del fatto che sarebbe egoistico fare un figlio solo per soddisfare un proprio desiderio, vorrei chiedere a quale diktat rispondono allora le coppie etero che si riproducono. Non soddisfano il proprio desiderio? Forse che chiedono ai bambini se hanno voglia di nascere oppure no? Non è per se stessi, o è per la patria, che lo fanno? O altrimenti perchè quel desiderio sarebbe altruistico e quell’altro egoistico?

Allora diciamo solo che c’è una società profondamente omofoba ma anche mammista che veicola una retorica di comodo e una mistica del materno da fare paura, quando noi sappiamo invece che le donne non sempre vogliono figli, e se vogliono abortire sapete quanto sono gravi gli ostacoli. Non sempre li vogliono tenere o li vogliono crescere e di quel distacco sembrerebbero rammaricarsi molto di più gli uomini, paternalisti, che hanno in mente ancora il volto della Madonna, tra l’altro anch’essa, si può dire, madre surrogata.

Ecco, se avete altre esperienze da raccontare scrivete pure a abbattoimuri@grrlz.net

—>>>segnalo, sempre su Wired, un altro pezzo che racconta l’esperienza di una madre surrogata.

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5 pensieri su “In nome della Madonna, prima madre surrogata sulla terra”

  1. Eluana andava tenuta in vita perchè ancora in grado “tecnicamente” di avere figli… ragionamento sempre sulla stessa linea (il)logoca!

    1. e tu che ne sai. 🙂
      quelle donne che hanno avuto cura di figli da donare ad altri in ogni caso sono state pagate, per quel che riguardava le cure sanitarie, attenzioni di ogni tipo, perfino viaggi.

      1. Mah, è sempre la stessa storia…non lo so, certo. Sono donatrice di organi nel senso che lo sarò forse quando sarò morta. Se i miei figli avessero bisogno di un rene, credo che lo offrirei di volata, se dovessi venderlo perchè non ho altro modo di procurarmi reddito e io o miei figli rischiamo la fame mi sentirei oggetto della più nera violenza, e se potessi sicuramente sceglierei prima di rapinare una banca o di commettere qualche altra azione “illegale”. La gravidanza è un’altra cosa, certo, credo che farne un’altra senza poi dovermi occupare di un altro bambino forse lo troverei perfino divertente. Ma non ho proprio la minima idea di come mi sentirei poi a separarmi da quel bambino ( davvero), e magari se sapessi che va a gente di cui mi fiso e non semplicemente a gente che ha più soldi di me sarebbe Una cosa sola so: che qualunque lavoro, qualunque vendita di servizi, sarebbe molto meglio che avvenissero in una società seriamente egualitaria, in cui tutti possano avere accesso a un reddito e in cui i lavori pesanti e umilianti eventualmente necessari ( dalla miniera alla pulitura dei cessi) siano divisi fra tutti. Utopia, certo. Nel frattempo, cercare di definire invendibili una serie di cose per me è semplicemente uno stratagemma per sottrarle allo sfruttamento capitalistico. Poi lo so che non serve a molto, ci vuole la rivoluzione.

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