Annunci

Violenze, ubriachezze e responsabilità collettive

A proposito di assunzione di alcolici e varie conseguenze che riguardano uomini e donne. Ieri, nel corso di una discussione che parlava di ubriachezza e violenze, è emerso un altro aspetto, che io vi riferisco, sperando di non semplificare troppo, a partire da chi afferma che non si capisce perché mai se un uomo e una donna sono ubriachi, l’uno e l’altra, si considerano in modo diverso. Lei potenzialmente vittima e lui potenzialmente carnefice.

Approfondire questa discussione è complicato perché si corre sempre il rischio di prestare il fianco a chi dice che te la sei cercata. Però qui non temiamo di andare a fondo delle complessità e dunque provo a dare voce a questi dubbi senza opporre pregiudizi e inutili irrigidimenti identitari.

C’è una ragazza che racconta come la perdita di se’, da ubriachi, riguardi anche donne di cui lei parla accennando ad episodi duranti i quali l’ubriaca si è buttata addosso al tizio o ha vissuto la prima esperienza omosessuale, oppure ha guidato ubriaca o ha mollato l’amica nei guai o si è depositata in un punto X fuori dal pub in cui stava e lì l’hanno trovata persa nei suoi sogni. La perdita di se’ equivale ad essere molto vulnerabili e questo, generalmente, vale per chiunque, allora perché si immagina che la donna possa subire più danni rispetto a un uomo?

Qualcun@ afferma che un uomo ubriaco ha certo la responsabilità di aver alzato il gomito ma si contesta il fatto che l’ubriachezza comunque non cambi le persone perché in realtà, dicono, se sei ubriaco perdi i freni inibitori e se incontri una ragazza altrettanto ubriaca con la quale lì per lì vivi un’esperienza sessuale è possibile che il giorno dopo lei si svegli e si senta stuprata e a te, culturalmente, non è permesso sentirti ugualmente abusato. Il verso secondo cui viene vista la faccenda è che per un uomo sarebbe ovvio, naturale, scontato, dare il consenso. E’ lui che ne approfitta. Lui decide. Lui approccia e lui violenta.

Ora, per quanto appunto io abbia un po’ di dubbi nel vedere la questione seguendo questo filo di ragionamento, nonostante mi sia chiaro il fatto che addebitare le targhe di vittime e carnefici secondo il sesso sia di per se’ sessista, provo a rifletterci su, ascoltando queste obiezioni e a parlarne, senza moralismi, ma a partire da me.

Un’esperienza, vissuta anni fa, mi fece diventare parecchio prudente nelle mie uscite. Eravamo in due. Nessun pregiudizio o nessun problema nel vivere esperienze sessuali. Il punto è che la mia amica ad un certo punto svenne perché aveva bevuto davvero troppo. Il tizio con cui si accompagnava la stuprò dietro un divano di una discoteca. E dico “stuprò” perché lui era sobrio, rispetto a lei, al punto tale che, dopo aver finito, per quanto sapesse che lei lo considerava perfino un buon amico, venne a chiamare me che ballavo ed ero ignara di tutto e mi disse che era necessario portare lei al pronto soccorso. Andammo insieme e lei fu salvata dal coma etilico per un pelo. Le trovarono le mutandine strappate, tracce evidenti di un rapporto sessuale e quando si svegliò non ricordava assolutamente nulla. Fui io a dirle quello che era successo e vidi la vergogna, nei suoi occhi, nonostante le dicessi che non me ne fregava un cazzo e che volevo solo sapere se lei stava bene. Non denunciò, perché era difficile dimostrare quello che lei aveva vissuto. Era ubriaca, si era appartata con lui, che altro si poteva aspettare se non un rapporto sessuale? La faccenda passò, nel senso che lei, per fortuna, essendo una donna molto forte e intelligente, andò avanti e non si fece fermare da quello che le era successo.

Da lì in poi per me fu chiaro che se si usciva insieme non bisognava perdersi di vista e che almeno uno o una del gruppo di amici e amiche, tutti fidati, avrebbero dovuto vegliare sulla salute psicofisica degli altri. Così io guadagnai in esperienza, in riservatezza. Mi avvicinavo all’amica intenta a pomiciare chiedendo se fosse tutto ok. Chiedevo all’amic@ di raccattarmi nel caso in cui la mia attenzione vacillasse. Chi era alla guida doveva restare sobri@ e c’era sempre qualcun@ che, alla fine della serata, restava sufficientemente lucid@ per tenere la testa dell’altr@ mentre vomitava o per trascinarl@ a casa, fino a metterl@ a letto e spogliarl@, se non riusciva a farlo da sol@. Ci prendevamo cura l’un@ dell’altr@ e questo equivaleva a sganciarci da una logica repressiva e securitaria per organizzare una sorta di preventiva autodifesa autogestita intesa in termini di responsabilità collettiva.

Nessun intervento paternalista, mai, perché se capitava che un amico provava a “salvarci” da qualunque cosa gli si diceva che eravamo in grado di salvarci da sole, e tutto ciò comunque accadeva quando eravamo già un po’ più che maggiorenni.

Ragazzi e ragazze di un’età diversa sono in grado di organizzarsi in questo modo? Hanno chiaro il fatto che guidare ubriachi significa suicidarsi e che perdere la cognizione di tempi, luoghi e spazi non è esattamente quel che si dice “divertimento”? E qui si rischia di fare la moralista della situazione, ma lungi da me a dire agli altri come devono divertirsi. So quel che basta di serate, uscite, sballo, e so anche di fiducia, dell’affidarsi, del fatto di non perdersi d’occhio perché ci vuole un attimo per trasformare una serata di divertimento in un delirio.

Allora provo a seguire la linea di ragionamento che mi proponevano. E’ vero che se due persone, ubriache, fanno sesso senza esserne perfettamente consapevoli poi, quando non è chiaro dove stia la violenza e dove il consenso, su di lei pesa uno stigma maggiore che a lui. Lei sarà la zoccola che si è fatta scopare e lui quello che ha guadagnato un’altra tacca sul petto. Questo potrebbe spingere la ragazza a vergognarsene e a negare quello che ha vissuto. In tutti i casi se capita questo significa che il problema è la sessuofobia e il sessismo che comunque riguarda il ruolo – casto e illibato – che devono interpretare le donne.Voglio dire che questo non deresponsabilizza gli uomini, specialmente se sono gli uomini, assieme alle donne, veicolare giudizi e stigmi sessisti sulle donne, sui loro desideri e sulla loro libertà nelle scelte sessuali.

E’ anche vero – però – che non è detto che tutti gli uomini siano così e a me viene in mente di ragazzi che hanno dovuto respingere ragazze che gli si gettavano addosso, perché ubriache, e usavano questo alibi per farsi riaccompagnare a casa. Più di una volta mi è successo che un amico mi chiedesse di fargli compagnia mentre portava in casa qualcuna perché si sentiva molto imbarazzato e voleva evitare ulteriori ambiguità. Una ragazza che conoscevo era cotta di un amico comune e per quanto sapesse che lui era innamorato di un’altra non perdeva occasione di buttarglisi addosso fingendo svenimenti e nascondendosi dietro l’alibi dell’ubriachezza. Mi chiedo adesso: è vero che il mio amico reggeva molto bene l’alcool, ma se non l’avesse retto così bene? Se non fosse stato in grado di respingerla? Non si sarebbe sentito usato? E chi gli avrebbe dato fiducia nel caso in cui lui avesse detto di essere stato abusato?

Strano pensarlo, certo, per chi ritiene che lo stupro possa avvenire solo se hai uno strumento per penetrare, ma gli abusi sono fatti anche di orgasmi involontari, che dalla Corte vengono giudicati come segnali di consenso, per quanto in realtà alcune volte non lo siano affatto. Là sotto abbiamo muscoli che si dilatano, si ergono, e sono incontrollati.

Allora torno alle obiezioni e dico, la responsabilità personale vale per tutt*: vale per chi potenzialmente commetterà un abuso e per chi potrebbe subirlo. Non diamo per scontato nulla, né che lei sarà sempre vittima e né che lui sarà sempre carnefice: ma tra le due persone, a prescindere dal loro sesso, se un@ dei due ragionava più dell’altr@, è possibile stabilire una graduatoria di responsabilità? Convenite sul fatto che chi è più sobri@ debba accollarsi più responsabilità di chi lo è meno? Perché altrimenti non ci capiamo.

Chi non è sobri@ non può godere di attenuanti nel caso in cui guida male, investe qualcuno, fa del male ad altri, nuoce ad una o più vittime. Non a caso la guida in stato di ebbrezza ti costa sanzioni pesanti. Lo stato di obnubilamento non è un’attenuante. D’altro canto se sei ubriac@ e vivi in modo passivo delle cattive esperienze non vedo margini di corresponsabilità. La corresponsabilità, forse, può esserci nel caso in cui due persone stanno esattamente allo stesso livello di rincoglionimento o sobrietà. Siete d’accordo su questo o no?

Ma se una persona ubriaca accoltella un’altra persona egualmente ubriaca, la vittima è quella che accoltella o che è accoltellata? Per me non ci sono dubbi in proposito. E per voi?

Leggi anche:

Annunci

Comments

  1. Ti racconto una mia esperienza, avevo 13 anni ed stavo assieme ad un ragazzo di 14 anni. La relazione stava prendendo connotati davvero insopportabili era geloso possessivo parlava di matrimonio, io lo desideravo ma ero ancora una ragazzina e non c’era in lui nessuna leggerezza di avvrontare una storia tipica degli adolecenti e lo lasciai. Questa esperienza mi fece riflettere, fu come un opportunità per me di mettermi difronte a dei miei difetti. Prima di quella relazione sono sempre stata io l’appiccicosa quella che sonava matrimoni, erano tutti sfugenti sti ragazzini, presi a giocare a calcetto e a schifare le femmine.. e grazie a questo ragazzo opprimente, ho visto quanto potsse essere “violento” anche un modo di amare lagnoso ed insistente. Ma lui non accettò il rifiuto e si comportò come se il fatto di lasciarlo lo avesse etichettato come m. non voluta e fece circolare delle voci dicendo che quando io ero distratta lui metteva il pene fuori e me lo appoggiava sulla spalla. Era un po’ che erto vittima di risatine e chiacchiericci che non capivo… quando finalmente giunse alle mie orecchie cosa c’era di divertente mi feci una grassa e sonora risata, la cosa mi fece un effetto davvero strano; perché mai avrei dovuto essere io quella offesa se questo ragazzino pensava di oltragiarmi apoggiando il suo sesso nudo sopra la mia spalla? Si sentiva forse di essere cacca ed io oro colato che mi delegittimava con il suo soo tocco? Andai da lui e davanti a tutti dissi ehy bello tu, il tuo corpo, tutto competo non siete stati mai schifati, non puoi offenderi o infierire se mi tocchi con te stesso perche che ti volessi mi pareva ovvio o no? E’ il tuo carattere di merda castrante che ho mollato, e ci ho provato a reggerti dio se l’ho fatto, ma io non ti voglio cambiare, ma non ti degradare così, ma come puoi essere così deficente di credere che il tuo corpo, ogni parte del tuo corpo, per me se mi tocca possa essere fonte di vergogna? SIAMO STATI INSIEME IDIOTA!! Ti prego escine!

    Dopo anni siamo riusciti pure a fare pace totalmente ed a scusarci delle reciproche cretinate.
    Non c’entra nulla con la sbronza perche in effetti se un ex pensa che il suo membro suia pupu e la mia spalla di donna oro colato, basta dire, smplicemente raccontare che mi ha toccata violata, non c’è nemmeno bisogno che sia vera e tutti gli altri idioti, convinti di ciò manderanno avanti “la vergognaaaaa che ti sporca per sempreeee”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: