#Parma: come usare le donne per criminalizzare spazi autogestiti e antifascisti

UPDATE: il riesame ha accolto la richiesta di arresto per tre delle persone accusate che dovrebbero essere destinate ai domiciliari. Si attendono ulteriori aggiornamenti:

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Parma. Un’accusa di stupro di gruppo che risale al 2010. Colpevoli sarebbero cinque ragazzi che frequentavano uno stabile, in Via Testi, utilizzato da tante associazioni cittadine, tra cui la Raf, all’epoca dei fatti, e non un centro sociale, come titolano erroneamente gli articoli di stampa. Non c’è stata denuncia ma una soffiata anonima. I media, soprattutto quelli di destra – tutti a dar fiato a titolisti che coinvolgono, in un colpo solo, centri sociali e tutta la rete antifascista – scrivono di una “soffiata anonima”, che a me non pare un modo eccezionale di dare il via ad una inchiesta che dovrebbe riguardare, in prima persona, la ragazza, non come oggetto di indagini ma come soggetto di quel che la riguarda.

Ad ogni modo poi si parla di ulteriori approfondimenti, non so se conclusivi di rilievi probanti o meno, e di ricostruzioni che avrebbero spinto la procura a chiedere l’arresto dei cinque, rifiutato dal Gip con relativa attesa del responso del riesame.

La notizia viene urlata, appunto, da diversi media e, si vocifera, da gruppi locali di destra, che approfitterebbero della circostanza per dare una cattiva immagine degli spazi autogestiti e di alcuni precisi gruppi militanti dissenzienti che, secondo quel che dicono i compagni parmigiani, sarebbero oggetto di una campagna denigratoria che dura da un bel po’. Senza trarre alcuna conclusione, rispettando la durata dell’inchiesta, compagni e compagne della rete antifascista e delle varie realtà di Parma ricordano l’attivismo svolto in direzione di un rispetto dei generi, contro la violenza sulle donne, contro il sessismo, uniti alla consapevolezza del fatto che tali argomenti, e la vittimizzazione di una donna, vengono usati per richiamare l’urgenza di politiche securitarie che autorizzano un maggiore controllo, o per buttare fango, con estreme generalizzazioni, sui migranti o, per l’appunto, su categorie umane nei confronti dei quali vengono schierati tutti gli eserciti che usano la lotta contro la violenza di genere come ulteriore dispositivo di potere.

La faccenda comunque impone a tutti di interrogarsi sull’agibilità politica degli spazi per le donne. Bisogna ripensare, dicono, a quel che succede mentre alcune compagne – di GeneRiot – chiedono che i cinque, per quanto ancora non condannati da nessuno, dovranno essere allontanati da qualunque spazio fino a conclusione dell’iter giudiziario. Inoltre scrivono “Quello che ci preme sottolineare è che nessuna delle persone coinvolte nelle indagini ha mai avuto a che fare con noi e i nostri spazi sociali e politici, quegli stessi spazi in cui è nato ed è attivo anche il collettivo di genere GeneRiot, espressione delle lotte che quotidianamente vengono portate avanti contro qualsiasi forma di discriminazione e violenza di genere.

Io non so ovviamente quel che succede a Parma ma in senso femminista chiedo:

– dato che lo stupro di gruppo può essere oggetto di denuncia d’ufficio, come è stata trattata la ragazza? Come testimone reticente? Come vittima non collaborativa? Come complice, giacché non ha denunciato? Cioè: se non è la presunta vittima a denunciare il fatto, come si regolano le forze dell’ordine nei suoi confronti? E’ stata preservata da mortificazioni e umiliazioni?

Mi pongo queste domande perché in primo luogo mi preoccupo del fatto che non sia stata sovradeterminata la volontà della donna.

Attendendo ulteriori notizie e dando disponibilità e spazio a chi vuole portare avanti un dibattito approfondito su questa situazione, segnalo:

– un comunicato di Parma Antifascista

– un comunicato delle compagne di GeneRiot Corpi in Rivolta

– un comunicato di Art Lab Occupato, Casa Cantoniera Autogestita, Rete Diritti in Casa

Concludo: chi intende usare le donne come strumento di criminalizzazione di aree politiche che fanno massa critica in quel territorio sappia che la cosa non passerà inosservata. Le donne non sono sceme e non staranno lì a riverire le ronde fasciste invocando il loro aiuto…

UPDATE: mi scrive Laura “questa notizia è stata ripetutamente e reiteratamente proposta come “risposta” (?) alla denuncia pubblica esposta da un ragazzo picchiato a Trento da militanti fascisti… come usare un crimine come schermo per giustificare un altro crimine, in maniera molto corale, in una visione appiattita che vede i centri sociali come focolai di criminalità. dalla pagina di Sel che riporta la denuncia di pestaggio (con il comunicato, risoluto ma calmo, della vittima) le risposte contrarie riportano quasi tutte l’episodio dello “stupro di Parma”.

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Comments

  1. Mai stato a Parma.

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