Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Chissenefrega del Ruby Ter (e basta, però!)

Non si rassegnano. La Repubblica, pur di dare addosso a Berlusconi, giusto per non scrivere che è stato assolto, dà fiato ai moralismi dei vescovi. Si scrive che si ripartirà con un Ruby Ter. Nel frattempo Ruby sarà diventata nonna e dall’alto della sua posizione riderà di tutto il casino che è successo in Italia. Si continua a invadere la privacy di tante donne con intercettazioni mirate a scoprire chissà cosa. Ma a parte la questione giudiziaria, sulla quale altri, meglio di me, sapranno dire, io vorrei riflettere sul dato culturale che deriva da tutta questa faccenda.

Da uno a dieci, quanto vi ha stufato tutta questa storia? A me 3.062, tanto per dare un numero. Secondo me è la vicenda che ha segnato, con chiarezza, la nuova linea politica democristiana del Pd. Con quelle donne che organizzarono maxi manifestazioni lamentose sulla maniera in cui questo peccatore avea trattato cotante femmine. Con le piddine che inaugurarono la stagione dell’antiberlusconismo spacciato per antisessismo. Per demolire una parte politica il Pd ha messo in gioco la costruzione culturale del mostro, un po’ come ha fatto con il M5S. Pieno supporto alla ex moglie del cavaliere che parlava come una donna degli anni ’50, indignata per le abitudini sporche del marito e tutta dedita alla cura dei figlioli.

Si indagò nelle mutande di tante donne, delle quali si scoprì un dato assolutamente nuovo e sconvolgente: ci sono donne che dicono si a cose che le piddine non farebbero. Ma la consensualità non vale per alcune perché, se fai cose spiacevoli, per le altre pare che tu sia lì a contrapporti alla santa, la ex moglie, in qualità di zoccola. Una pioggia di stereotipi sessisti ci ha invaso. La dicotomia santa/puttana a tutte le ore in Tv e nei quotidiani. Si legittimò il libero sfogo contro donne poco serie. Gli si affibbiò un nome che era un eufemismo per dire zoccole. Però sappiamo quanto sono politically correct quelli di una certa ala del centro sinistra. Allora le chiamarono Olgettine.

Poi presero a disprezzare pubblicamente le donne che venivano candidate ed erano vicine all’ex presidente del consiglio. Tutte, sicuramente, secondo il pensiero di personcine a modo della parte nostra, gliel’avevano data, la disponibilità alla candidatura. La storia finì con querele vinte dalle ministre. Chi aveva fatto slut shaming sulle donne vicine a Berlusconi, non content@, prese a condurre l’attività del sussurro sessista e gossipparo.

Quel che mi lasciava interdetta qualche anno fa e continua a stupirmi ancora adesso è come si possa scambiare questa pioggia di insulti moralisti per femminismo. Non ci si rende conto del fatto che si sia imbastito un processo la cui traccia vincente, mediaticamente parlando, era il giudizio morale che gli italiani facevano circolare sull’imputato. Si è processato un uomo, per questa particolare accusa, per via del fatto che – si dice – gli piacesse scopare. Un premier non scopa, capito come? Non solo: si è anche preteso che le donne attorno a lui apparissero redente, sante, pronte ad espiare per aver vissuto, forse, serate condite di capi in pelle e frustini. Quei comportamenti sono stati targati come sbagliati e indovinate un po’? Fornire questo alibi a una quantità enorme di misogini ha lo stesso effetto che potrebbe avere quando si convince il mondo intero che date le tue abitudini, la minigonna e la tua vivace sessualità, se ti stuprano te la sei cercata. Se la sono cercata, perciò meritavano gli insulti.

E lungi da me giustificare politicamente qualcuno del quale non ho mai condiviso nulla, giacché io mi sarei opposta alle decisioni e ai provvedimenti assunti e non mi sarei sicuramente interessata alla sua vita privata, ma la pretestuosità di certe accuse a volte mi ha costretto, purtroppo, a dargli ragione. L’accanimento per metterlo fuori gioco è stato enorme e i suoi avversari si sono serviti di qualunque arma disponibile per rovinare la sua immagine pubblica e delegittimarlo. Il suo nome è infangato. Appare come un vecchio satiro in pensione. La vecchiaia lo ha scovato e non c’è lifting che tenga a dimostrare la sua ruspante virilità. Gli avversari si divertono a mostrarne i difetti fisici, e siamo al body shaming, sicché essi sono soddisfatti di far circolare immagini che ritraggono il suo decadimento. Sono lì a fissare le crepe sulla pelle, a paparazzarlo per ogni grammo di carne che espone e poi dicono che quello strano è lui.

L’altra cosa che, sempre dal punto di vista culturale, mi ha massacrato le ovaie, è stato il fatto che si è dato spago ad un populismo vicino alle masse, servendogli il mostro da linciare, e la massa più propriamente oggetto del regalo era composta da donne orgogliose di lavare le scale nei condomini invece che vendersi in nome di una posizione di prestigio. Meglio lavapiatti che puttana, era lo stigma puttanofobo portato avanti. Nacque il femminismo, per così dire, che vedeva in prima linea donne benestanti alla guida di precarie e povere criste anestetizzate dall’induzione all’odio per quelle gran zoccole. Le zoccole aveano il brutto difetto di essersi fatte strada, secondo il punto di vista delle stigmatrici, attraverso l’uso del corpo. Perciò ci furono ricche signore, da apprezzare in quanto donne, che sono state elette o legittimate solo perché avevano parlato male dell’ex premier e avevano detto due o tre parole in nome delle donne che mai e poi mai gliel’avrebbero data. Tenete a mente che si arrivò, perfino, a definire femminista, una ex democristiana come la Bindi.

Il donnismo, come lo chiamo io, fu devastante per il femminismo italiano, perché fagocitò due o tre parole d’ordine e le mise al servizio della propria ansia morale di aggiustamento della sessualità dei maschi. Il partito delle disgraziate che orgogliosamente si fanno un culo enorme per campare, e che giammai darebbero via la fica per un posto migliore, popolò, all’improvviso, anche le pagine dei social network e da lì in poi fu una guerra aperta. Ricordo che dovetti lottare per ottenere garanzia che non mi rompessero le scatole per il nick FikaSicula. Poi presi a ragionare, comprendendo, che bisognava tutelarci tutte. Accadeva il fatto che con la scusa di moralizzare la vita di alcune precise persone si stava rendendo difficile la vita a tutte noi.

Quel movimento di idee e azioni moraliste ci ha riportato a trent’anni indietro, almeno, con l’aggravante che contribuì ad una specie di revisionismo che favorì la nascita di “femministe”, che dicevano di essere tali, in quanto donne, ma che si dichiaravano anche contro l’aborto, per la famiglia tradizionale, contro le unioni gay, e via di questo passo. Era tutto un citare la maternità, la moglitudine, la bellezza di veder coperto un culo appeso per far pubblicità a qualcosa, e in men che non si dica, questa massa di signore imbizzarite, in ronda costante, pronte a censurare, mettere alla gogna e linciare chiunque, arrivarono da noi, le femministe libertarie, a dirci che erano loro le vere femministe e noi invece no.

Potrei dirvene ancora ma mi fermo qui. Una sola raccomandazione. Il guadagno che certe testate mediatiche hanno fatto sulla nostra pelle, in nome delle donne, per le donne, e cose così, è stato tanto. Non fate che vi utilizzino ancora. Non ci serve la raccolta firme di un giornale online per dirci antisessiste. Serve scandire con chiarezza le nostre rivendicazioni. E dunque, in questo momento, a me di Ruby Ter non frega un cazzo. Mi frega della precarietà irrisolta, della povertà, del fatto che la differenza di classe rende tante persone, me compresa, svantaggiate. Mi frega dei diritti che non ci vengono garantiti, da quello stesso Pd che parla tanto di Donne e poi si vede rappresentato, per esempio, in parlamento europeo da persone che votano un emendamento dei conservatori che lascia i diritti riproduttivi, sessuali, il diritto d’aborto accessibile e sicuro, ai confini e lontano dal nostro Stato.

A me interessa che le donne non debbano morire in giro per aborto clandestino solo perché si favorisce l’obiezione di coscienza e si impedisce la contraccezione d’emergenza e l’aborto. Mi interessa che si smetta di discriminare le persone diverse da noi, per etnia, cultura, religione, perché di cacce alle streghe ce ne sono state a sufficienza. Mi secca che si legittimi l’islamofobia usando a pretesto la difesa delle donne. Mi secca che si impedisca alle persone gay, lesbiche, trans, di vivere senza subire odio, insulti e discriminazioni. Mi interessa che non si ammicchi, in un modo o nell’altro, al Vaticano per qualunque provvedimento che riguardi la libertà di scelta, la sessualità e il nostro corpo. Mi seccano tante cose e tante sono le rivendicazioni che vorrei porre. Di tutto il resto, please, smettete di parlare, o quantomeno sappiate che tutto quel che dite o fate è non in mio nome. Not in my name. Okay?

Leggi anche:

Contro il femminismo moralista: intro del libro!

3 pensieri riguardo “Chissenefrega del Ruby Ter (e basta, però!)”

  1. Sono indecisa su quanto mi ha stufato, è peggio del processo Moro, non finirà mai, fra 37 anni andranno a fare i rilievi a scansione laser sul lettone che Putin ha regalato a Berlu, per vedere se è rimasta qualche traccia che ci illumini sulla vicenda.

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