di Flavia Bennet
Giovedì, di sfuggita vedo un articolo del corriere con un titolo agghiacciante “Fa abortire fidanzata con farmaco acquistato online: lei rischia morte”.
La prima cosa che ho pensato è perché criminalizzare il fidanzato e dargli dell’assassino? E anche l’equazione minorenne/vittima non mi piace per niente. Magari l’avevano deciso insieme… o magari alla ragazza è sembrata una soluzione semplice.
A freddo riapro il link “Secondo quanto ricostruito, la ragazzina e il 20enne hanno acquistato su Internet un farmaco usato per procurare aborti.”
Allora non avevo tutti i torti. Non c’è stata costrizione, sicuramente paura, leggerezza, ignoranza, disinformazione, incoscienza… ma solo perché lui ha 3 anni di più non me la sento di addossargli tutta la responsabilità (anche penale) della situazione.
Piuttosto la domanda che mi pongo è: perché una ragazza di 17 anni accetta il rischio di mettere a repentaglio la sua vita per abortire? Poi mi guardo intorno e la risposta è fin troppo semplice: farmacisti che negano la pillola del giorno dopo, percentuale di ginecologi obiettori da rendere l’operazione un terno al lotto (non so a Genova, ma qui nel Lazio mi pare che siamo arrivati al 90%, e questo mi fa paura), pillola dei 3 giorni sdoganata nel resto del mondo ma qui praticamente impantanata nell’iter legale (e ho seri dubbi che potremo usufruirne presto).
E allora provo immaginare questa ragazza spaventata, che cerca una soluzione con l’unica persona di cui si fida e a cui può raccontare la situazione, e quel veleno illegale e pericoloso che sembra una scappatoia semplice: niente trafila, niente dottori, niente autorizzazioni… sono responsabili due ragazzi incoscienti o lo Stato che mette ostacoli su ostacoli all’aborto? E allora la mente va ad un passato che sembrava finalmente sepolto e dimenticato: le mammane, i ferri da calza, le emorragie e le infenzioni e tutto quello che può rendere davvero drammatica e traumatizzante un’esperienza così delicata.
Che, al di là della retorica, è un’esperienza strettamente personale che non tutte vivono allo stesso modo (e qui mi baso sulle esperienze delle amiche e delle conoscenti): c’è chi rimpiange e chi se ci ripensa ancora ringrazia per aver potuto scegliere. Ma come vogliono incastrarci solo entro il modello unico di maternità, ovviamente c’è anche il modello unico della “reduce”: sofferente, depressa, talmente addolorata da “non riuscire ad ammettere l’errore nemmeno con se stessa” (e questa l’ho letta davvero nel blog delle simpatiche sentinelle che auspicano il ritorno al Medioevo).
Così si delegittima la voce di chi, avendo scelto consapevolmente e liberamente di non mettere al mondo un figlio, è tranquilla e in pace con se stessa, si isolano i coraggiosi medici che mettendo a rischio fama e carriera e offrono questo servizio, si infiltrano i “sostenitori della vita” nelle strutture per evitare alla povere donne e ragazze questo “trauma”.
Ma a questi nessuno addosserà mai la responsabilità di un malore di una ragazza causato da pillole abortive illegali. Nessuno.
Nota: Domani, 10 marzo, il Parlamento Europeo si esprimerà sulla risoluzione Tarabella, che parla di diritti sessuali, riproduttivi e di un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto. L’ultima volta che il Parlamento Europeo ha votato una proposta simile, la risoluzione Estrela, un pezzo del Pd, la parte renziana, Silvia Costa, David Sassoli, e altr*, si è astenuta rendendo impossibile la sua approvazione.

Io però ho letto (non so se è vero sottolineo) da più parti che era all’ottavo mese. Quindi la critica è stata sui tempi. All’ottavo è un pò inquietante….sempre se è vero.
sei sicura? io non l’ho letta questa cosa. hai una fonte?
Leggendo la notizia su altri giornali, questa cosa non mi risulta. Sul giornale leggo che poco tempo fà in Slovacchia era successa una cosa simile ad una ragazza al settimo mese di gravidanza.
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/genova-fa-abortire-fidanzata-farmaco-comprato-su-internet-1101433.html
Il Messaggero riporta le parole del legale del ragazzo: “Secondo l’avvocato Claudio Velasco, che assiste legalmente il giovane, i due intendevano genericamente risolvere il problema del ritardo del ciclo mestruale senza avere certezza del fatto che la ragazza fosse incinta e hanno fatto ricorso a un farmaco di cui non conoscevano gli effetti e le conseguenze.”
http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/genova_pillola_aborto/notizie/1218333.shtml
ahh Lizzie brava! Esatto io ho letto la notizia dei ragazzi della Slovacchia. Qui forse si parla di quelli di Genova allora. Scusate io ste notizie le prendo sempre con le pinze perchè ci fanno i ricamini per ottenere più clik. Allora quella della slovacchia era al 7/8 mese. L’ho letto da piu parti. Quelli di Genova non lo so ma dopo cerco.
No l’ho scritto piu volte che non sono sicura che fosse vero. Sono sicura di averlo letto ma non sono sicura che fosse reale come informazione. La fonte non ce l’ho almomento dovrei cercarla. Dopo se la trovo la posto.
Rieccomi quì. Giusto per chiarezza visto che ho sollevato io la domanda. Ho ricercato l’ articolo. Per quanto riguarda la news sui ragazzi di Genova non specificano il mese. Però lei è minorenne quindi in automatico scatta la denuncia. Mi escono però le news sui ragazzi slovacchi. Quelle su cui mi ero confusa io appunto. Caso uguale ma lei all’ottavo mese (per intenderci è la news dove a quanto raccontano dopo aver preso il farmaco postano pure il selfie). I link li ha postati la ragazza sopra penso sia inutile ripostarli.
Saluti a tutti 🙂
L’ha ribloggato su mettere radici..