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Bambin* e bullismo: come si reagisce alla violenza senza fare violenza?

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Ricevo questa storia e, al solito, la condivido con voi. Questa donna chiede consigli, suggerimenti, ha bisogno di discuterne con voi. Avete delle risposte? Esperienze già superate da condividere? Intanto vi auguro una buona lettura!

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Mi succede questo.

Succede che ho una figlia di 4 anni, che frequenta l’asilo. Succede che è in leggero sovrappeso. Facciamo controlli semestrali dalla pediatra, per monitorare eventuali squilibri metabolici, e in casa proponiamo un’alimentazione sana e consapevole. Ma soprattutto spensierata.

Succede che due compagne di asilo di mia figlia comincino a chiamarla “cicciona”.

Succede che mia figlia ci rida sopra, lo racconti al fratellino e lui le spieghi cosa vuol dire.

Succede che allora capisce che la stanno insultando.

Succede che quando la salutano di nuovo “ciao, cicciona”, lei molli un pugno in pancia ad una ed un morso sulla guancia all’altra.

Succede che non avrebbe dovuto farlo. Succede che io, la madre, tenti di spiegarle che ad un’offesa non si risponde con la violenza. Che l’aggressione fisica è una resa.

Succede che una parte di me esulti per la sua reazione. La parte di me che non dimentica la mortificazione e l’avvilimento dei piccoli, mostruosi, atti di bullismo subiti da piccola.

Sono cresciuta in una quartiere di case popolari, alla periferia estrema di una città senza troppa bellezza. Figlia di una famiglia di insegnanti, piccolo borghese, brava gente.

Ero magrissima, bruttina.

I calci nei coglioni ai ragazzini che tentavano di abbassarmi le mutande ho imparato a darli a otto anni.

Al bimbetto che mi voleva strizzare i capezzoli ho fracassato il manubrio della bicicletta a sassate.

Ad un altro, che ogni giorno sull’autobus mi mimava una sega, gli ho rotto gli occhiali con una pallonata dritta in faccia.

Ma non ero forte, non mi sentivo potente.

Ero tanto fragile che a quindici anni mi sono sverginata da sola con il manico di una spazzola.

Poi, la prima volta, sono andata con uno che senza troppe storie me l’ha ficcato dentro e ha spinto 3-4 volte. Ma almeno ero certa che lui avrebbe raccontato alle mie amiche che era vero che non ero più vergine e che qualcuno, quindi, mi aveva desiderato.

Ero bella, sfrontata e desiderabile come loro. Sì, come no, al prezzo di un’ imene lacerato con un pezzo di legno, chiusa nel bagno di casa.

Succede che vengo richiamata dalla Dirigente scolastica per il comportamento aggressivo di mia figlia. Succede che mia figlia chiede scusa e succede che io e lei pretendiamo le scuse delle bambine. Succede che le scuse non mi bastano, che le scuse non servono a nulla.

Succede che telefono alle madri delle bambine e chiedo loro un incontro per poterci confrontare insieme, alleate, senza colpevolizzazioni o presunzioni o idioti risentimenti, su come accompagnare le nostre figlie ad una socializzazione leale, armoniosa e rispettosa dei bisogni e delle identità di tutti.

Succede che l’offesa, l’insulto “cicciona”, passi in secondo piano. Cose da bambini, che sarà mai, datti una calmata. Insegna l’educazione a tua figlia piuttosto. Succede che sbraito, letteralmente. Succede che abbaio al telefono ma sono ululati che si perdono all’infinito nel silenzio del bosco. Nel silenzio ottuso di queste donne troppo ben ammaestrate a difendere i figli oltre ogni ragionevole interrogativo.

Succede che, indagando indagando, scopro che queste bambine dicono a mia figlia che lei non è una femmina perché ha i capelli tagliati cortissimi e veste solo in tuta. E spero che qui almeno non debba precisare che non le impongo nulla. Che i capelli li vuole corti perché odia lo shampoo ed ancora più il phon. Che, andando quasi ogni giorno in piscina, per lei è più comodo così. I vestiti da indossare li sceglie da sola. E, siccome per salire sullo scivolo all’incontrario una tuta è decisamente più comoda di una gonnellina con i collant, lei non ci pensa manco due secondi.

Succede che mia figlia mi abbia chiesto ultimamente di mettere dei vestitini. Succede che l’abbia prontamente assecondata. Succede che suo fratello mi dica che sono giorni che la sorellina, all’asilo, se ne sta in disparte e non gioca sulle giostrine. Succede che lei ammette che con le calze e le gonne si sente impacciata. Succede che rimettiamo la tuta. Per sua fortuna. Succede che un velo di tristezza le adombri il viso.

Succede che chiedo un incontro alle maestre (Italia, scuola pubblica) e proponga loro di affrontare in classe temi legati ai modelli estetici e al sessismo. Succede che le educatrici strabuzzino gli occhi. No, no, dicono, non fa parte del programma. E poi non capirebbero, sono troppo piccoli. Troppo piccoli un cazzo. A chiamare un coetaneo “ciccione” ci arrivano, eccome. Respiro, a lungo e profondamente. Propongo loro di acquistare a mie spese dei libri illustrati da leggere e commentare con la classe. No, niet, nisba. Gioco la carta dello spettacolo teatrale per l’infanzia che affronta il tema del bullismo e della diversità. Niente da fare. Le famiglie non spenderebbero soldi per questo.

Succede che torno a casa esausta e incazzata e non smetto di parlare con i miei figli. Gli racconto tutto. Gli parlo di me. Gli parlo di violenza, estetica, morali. Con un linguaggio adeguato. E capiscono, capiscono eccome. Dico a mia figlia che il suo corpo è perfetto. E le dico pure che deve imparare a difendersi senza picchiare. Mamma, come si fa? – interviene mio figlio. Sì, appunto, come si fa?

Succede quello che succede tra bambine di quattro anni. Porca puttana, hanno solo quattro anni. Cosa succederà a mia figlia e a queste due bambine alle scuole elementari, durante la pubertà e l’adolescenza? Quanta merda si dovranno mangiare?

Mamma, come si fa a reagire alla violenza senza esercitare altra violenza? Amore, non lo so. Voi lo sapete?

E ancora chiedo: come si fa a crescere una bambina oggi?

SuperChicche7-vi

6 pensieri su “Bambin* e bullismo: come si reagisce alla violenza senza fare violenza?”

  1. La frase chiave:
    “Nel silenzio ottuso di queste donne troppo ben ammaestrate a difendere i figli oltre ogni ragionevole interrogativo.”

    Io non ho mai risposto con la violenza, e non è ugualmente servito a niente. Ma i tuoi due bambini sono fortunati ad avere una madre che racconta loro le cose come stanno, e che pensa che “sono piccoli, non capiscono” sia una delle più enormi cazzate appioppate ai bambini.

    1. Infatti, che si risponda con violenza o con la non-violenza la questione non si risolve. Non si risolve perché chi viene “abusato” è in minoranza, in genere un capro espiatorio all’interno di un gruppo. L’unica via di uscita è cambiare aria… Altri potrebbero invece impegnarsi a cercare di cambiare il mondo, e non mi riferisco sempre ai soliti che hanno pagato sulla propria pelle gli abusi e che ora grandi ne capiscono il dramma. Non chiedo neanche che a farlo sia chi ha il rimorso di averli compiuti, gli abusi. Lo chiedo, lo chiediamo, a coloro che sono stati a guardare senza far nulla. Visto che avete avuto una vita più felice, darsi da fare ora sarebbe una bella cosa. Magari andate in paradiso.. lol

  2. Se nella tua città esiste una scuola Montessori, portaci i tuoi figli… E, altrimenti, preparati a battagliare.
    In bocca al lupo!

  3. da piccola mi dicevano di difendermi e io non ci riuscivo perche’ avevo paura.

    da grandicella ho cominciato a rispondere ma non sempre funzionava.

    tua figlia ha la mia stima anche se volendo bisognerebbe pestare pure i genitori…la violenza e’ sbagliata? ed e’ giusto che questa bimba continui a subire? purtroppo non sempre funzionano i “smettila” e i “piantala” anche detti dagli adulti.

    Una denuncia ai genitori non e’ possibile?

  4. Prova ancora con i genitori e con le insegnanti non fermarti, cerca un qualsiasi spiraglio in qualcuno dei genitori. Nel far questo cerca di parlare con altri che non sono coinvolti con tua figlia, magari uno alla volta, sai in gruppo si reagisce in modo diverso, facendo gruppo appunto. Sopratutto non cedere alla violenza di chichessia, un pò di lavoro oggi ti ripagherà domani e tua figlia ti ringrazierà. Da come scrivi sei una mamma tenace, non ti arrendi facilmente.
    Potresti anche invitare a fare i compiti insieme una delle bambine che la deride a casa tua, e provare a ragionarci sopra, prendendola molto lontano.
    In un caso sono riuscito a risolvere un caso di bullismo, mettendomi io come genitore insieme con i due duellanti, abbiamo fatto una lunga chiaccherata di altro e poi sono andato al fulcro del problema. E’ stato un successo, ora sono amici per la pelle.
    In bocca al lupo!

  5. “E allora mi chiedo: come si fa a crescere una bambina oggi?”
    E’ la domanda che mi pongo tutti i giorni, avendone 2. Per il momento sono ancora molto piccole e non ho avuto modo di affrontare problematiche che mi abbiano messo alla prova pratica su questo terreno, ma so che è solo questione di tempo.
    Non ho consigli per questa mamma, ma ammiro la scelta di cercare il confronto con i genitori delle altre bambine, di chiedere il supporto degli educatori/educatrici, proponendo loro esperienze che agevolerebbero un’educazione più rispettosa. Purtroppo non trovare riscontro in queste persone non aiuta di certo a spiegare ai bambini e alle bambine come si affrontano i problemi senza usare la violenza e io nemmeno – io che da ragazzina ho menato, per difendere me stessa e le mie compagne più bersagliate di me e che un po’ ci ho goduto per questi atti di forza – saprò come spiegare alle mie figlie come fare ad affrontare questo mondo senza usare la violenza.
    Un abbraccio solidale a questa mamma.

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