Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, Pensieri Liberi, R-Esistenze

Quel che odio dell’Otto Marzo

544063_472210932846072_1209452963_n

Ieri, sulla pagina facebook di Abbatto i Muri, ponevo il seguente quesito:

“Quale parte della retorica mediatica dell’otto marzo odiate di più? Inizio io: odio che le donne vengano ancora descritte in quanto vittime, tutte sante e gli uomini tutti brutti e cattivi, a meno che non ci mostrino la tartaruga in pancia durante uno spogliarello. Odio che si festeggi la mamma che c’è in voi e non la persona che può rivendicare tutt’altro. Odio che si parli ancora solo e soltanto di donne quando noi sappiamo di essere parte di un tutto che lotta per gli stessi obiettivi: reddito, casa, lavoro, fine della precarietà, autodeterminazione, rispetto per le singole scelte e antisessismo, antirazzismo, antifascismo…. e voi? che ne pensate?”

Le risposte sono state tante e provo così a sintetizzarle.

Qualcun@ odia “le radical chic che usano la donna per fare campagna elettorale. Le finte intellettuali delle scarpette rosse e le immagini di donne con volti tumefatti che gireranno nei social”. C’è chi odia “che si festeggi la donna come essere che ha bisogno sempre e comunque a prescindere di protezione.”

Qualcun@ odia “che veniamo descritte sempre come esseri diversi che non parlano mai di sesso perché non sta bene che una donna ne parli e odio il fatto che si parli di noi come persone che aspettano solo di essere salvate.”

C’è chi odia “il fatto che nel festeggiare la categoria donna si debba, di fatto, essere vagina-munite. Quante persone che subiscono le conseguenze di un comune problema, eterosessismo, eteronormativismo, patriarcato, non sono donne? Ecco, mi sta sul cazzo che per festeggiare le vagina-munite si escludano tante altre persone. Non è la mia vagina che parla per me. Non sono una categoria.”

Poi un’altra odia “Il fatto che non si parli mai delle donne che odiano le donne, ovvero quella parte del genere umano, femminile, che contribuisce o ha contribuito a perpetrare quella determinata cultura, hanno inveito, hanno odiato le donne come le hanno odiate tutti quelli che hanno fatto sì che questa data oggi fosse ricordata per quella che è. Insomma perché parlare di una data, dedicata a tutte le donne quando alcune di loro, in passato e nel presente sono state le prime a ricoprire certi ruoli e a portare avanti i pregiudizi e morali che ancora oggi combattiamo? Siamo sicuri che sia la festa di “tutte le donne”? A prescindere? In base a cosa? Al solo sesso biologico? Ma anche no, ecco perché come te detesto tutta la retorica che c’è dietro, appunto: nè vittima nè colpevole. Ma persona, ognuna diversa dall’altra. Ci sono uomini che hanno combattuto il sessismo e donne che hanno contribuito a fortificarlo, per esempio. Perché questo si combatte e visto che parliamo di persone sarebbe bello parlare di una data che ricordi le battaglie contro il sessismo tutto, a prescindere da chi lo veicola. No una “festa della donna”.”

Lei odia “immagini come queste e il pensiero paternalistico (oltre che populista) ad esse collegato. E odio il fatto che sono anche tante le donne a condividere immagini/pensieri simili.”

11054494_1006316402730138_2461472775767073933_n

“perché le donne hanno da essere martiri tutte, poiché chi non lo è va chiamata ‘gallina’. E questo si che è antisessismo.”

C’è chi odia “che si parli ancora di uomini e donne e non di persone e che esista una festa come l’otto marzo, il giorno della memoria, la festa della liberazione.
Tutte ricorrenze a ricordo della violenza e prevaricazione dell’essere umano sull’essere umano.”

O ancora, lei odia “soprattutto la gente che condivide status e meme sul tema: “festa della donna e non della zoccola”, e la gente che dice cazzate (troppe se ne vedono, impossibile riassumerle qui sopra) sul festeggiare la donna.”

Lei odia “le mimose che puzzano di cimitero, i falsi gesti compiacenti in genere.”

Qualcuna odia quel che ha detto la De Gregorio.

Un’altra odia “La pomposità delle iniziative come quella di stamattina (ieri ndb) con Mattarella. Hai voglia a premiare donne, ma stringi stringi, le donne nel nostro paese sono uno strumento. Tra quote rosa e programmi politici, la questione si affronta tanto ma male e per me bisognerebbe cominciare a rivedere un attimo i programmi scolastici.”

E ancora, lei scrive “…l’8 marzo, deve e può essere una giornata di lotta.”

L’altra invece odia “tutta la retorica, le frasi fatte dei commentatori di turno, l’immagine stereotipata delle donne, tutte uguali, tutte mamme, come se donna significasse usare il proprio utero per mettere al mondo un figlio, l’apparente libertà costretta invece dalle convenzioni sociali.”

E lei odia “le cose ‘a misura di donna’ perchè a me non l’ha chiesto proprio nessuna di quelle che “contano” quale sia la mia misura.
Deduco che
A) Non sono una donna
B) in realtà non gliene frega nulla”

Qualcun@ dice che odia “quell* che mi vogliono far credere che l’otto marzo sia inutile. Forse come data che prevede una celebrazione una tantum in pompa magna per farci tutt* content* inultile lo è davvero. Ma non mi si venga a dire che lottare è inutile. Oh no! Tante cose ancora da cambiare. Insieme. E con tutti i muri possibili da buttare giù. Ma per favore: non ci si stanchi di dire “libertà” e “autonomia” e “decido io” e”fuori lo stato, fuori la chiesa dalla mia vita!”.Non ci si stanchi. Mai. Per favore. La retorica la si rispedisca al mittente. Va bene. Che quella non ci sfama né il corpo né lo spirito. Ma la lotta, il pensiero, la vicinanza: questa è roba che ci fa forti. Non lasciamo che ci portino via questo. Zero cinismo. Speranza trasversale. Zero paura. Vi abbraccio. Tutt*. Con pugno teso e ottime intenzioni militanti.”

E ancora un’altra lei scrive che odia “che si parli delle donne come esseri votate al martirio…donne che devono sacrificarsi…fragili e bisognose di essere guidate e protette.”

E voi, cosa odiate di questa giornata? 🙂

Leggi anche:

L’otto marzo, è l’occasione per manifestare le mie differenze – mio post su Il Fatto Quotidiano

Un otto marzo dedicato a tutt* – un mio post su La27esimaOra

L’otto marzo celebro la mia forza

6 pensieri su “Quel che odio dell’Otto Marzo”

  1. Io sinceramente odio il fatto che si debba festeggiare obbligatoriamente con un regalo, un dolce, un pasticcino che LUI deve fare a LEI. Quella convenzione obbligatoria di regalare la mimosa, di presentare un profumo, di darle i soldi per uscire quella sera.
    Io ho fatto una torta con le mie mani e la regalo a LUI, oggi, come simbolo del rispetto reciproco che ci accomuna da tanti anni.
    Unconventional women.

  2. Non odio l’otto marzo, però mi pare di sentire sempre le solite cose ogni anno, quindi forse devo dedurre che odio “laggente” 🙂
    Non so bene cosa possa significare essere donna, ma non trovo mai spiegazioni soddisfacenti nei tanti messaggi che si rincorrono durante queste giornate.
    Però non parlerei di odio, non mi disturbano alla fin fine, o almeno non più di altre iniziative ugualmente para…. .

  3. odio le donne che aspettano l’otto marzo per uscire, vedersi e farsi vedere, come se la nostra visibilità dovesse esprimersi solo una volta all’anno

  4. Io odio quelli/e che odiano, e da quattro giorni non faccio che pensare a quanto sia stato bello il mio 8 marzo, in compagnia di donne fantastiche e dei loro mariti. E mi chiedo: “ma tutte queste persone che soffrono l’ineluttabilità di dover palesare la loro insofferenza per l’8 marzo… ma non tengono niente ‘e cche ffa’?”.
    Insomma, io sono fortunata; perché, più che avere tante cose, ho avuto la determinazione e le possibilità ambientali per conquistarmele; ma non è che ciò sia vero per tutte le donne intorno a me e nel mondo. Certo, spesso non è vero nemmeno per gli uomini. Certo, un giorno non è sufficiente ad emancipare una condizione sociale. Certo, andare a vedere uno spogliarello o ubriacarsi non è vera emancipazione. Tutto vero; però è vero anche che le ricorrenze servono a tante cose, una fra tutte a concentrare l’attenzione di una moltitudine di persone su uno stesso concetto. Però è vero anche gli spogliarelli maschili erano una moda che piano piano va scemando, e che un po’ è la risposta a quelli femminili cui molti uomini assistono senza bisogno di una ricorrenza… “e che, per voler dimostrare di essere migliore di (o alla pari) di un maschio devi fare tutto quello che fa lui, comprese le cose brutte?” (so che qualcuno in una conversazione reale mi avrebbe rivolto questa domanda). Ebbene, la risposta è SI’. Anzi, è SI’ PORCAVACCA! Ci vuole, ci vuole tutto,sono tutte fasi, e resta il fatto che la particolare intelligenza della maggior parte delle donne che vivono su questo pianeta, sta facendo diventare le “festicciole” una cosa ridicola e che scomparirà presto, e sta dando sempre di più a questa giornata un significato importante e profondo; quando ero bambina la festa si esauriva in un mazzetto di mimose; oggi facciamo i flashmob. Dateci un po’ di tempo e l’8 Marzo sarà tutti i giorni; ma prima, però, io fetseggio questo.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.