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Io non voglio figli e mi basto così

Questo utero sovversivo partorirà solo se lo voglio

Questo utero sovversivo partorirà solo se lo voglio!

Non voglio figlio. Uno, mezzo, un quarto, niente. E ogni volta che mi chiedono a che punto sta la mia esigenza di figliare mi vengono le nausee. Non quelle mattutine. Mi dicono che non faccio figli perché sono precaria. Non li farei neppure se avessi soldi. Non mi interessa mettere al mondo un figlio, avere qualcuno sul quale riversare le mie aspettative e aspirazioni. Forse anche le mie frustrazioni. Non mi interessa.

Dicevano che era un periodo. Poi sarebbe passato. Invece sono arrivata ai trenta, poi ai quaranta, e non ho mai avuto voglia, neanche per sbaglio, di generare un discendente. Non mi sento mancante di qualcosa. Non ho un vuoto nella mia vita. Non mi sento irrealizzata come “donna”. Non ho neanche uno dei milioni di sintomi che alcune donne, cariche di amor materno, avrebbero voluto riconoscere sulla mia pelle, come se fosse una grave malattia invece che il normale desiderio di una persona che la pensa in modo differente.

Non sento il bisogno di compensare il mio istinto materno prendendomi cura di qualcuno. Ho un compagno che è completamente autonomo. Lo assisto, qualche volta, se ha la febbre, se non ce la fa a stare in piedi per prepararsi da mangiare, e lui fa lo stesso con me. Poi però le nostre vite scorrono l’una indipendente dall’altra.

Non è un cazzo di mistero e neppure un gioco a premi. Inutile osservarmi per svelare l’arcano. A me non piacciono i bambini. Non ho alcuna voglia di applaudirli quando cominciano a prodursi in sensazionali pose umane. Non mi interessa parlarci, cullarli, sentire il loro odore che pare faccia svenire di piacere più d’una donna che a suo dire non snifferebbe altro da mattina a sera.

Ai bimbi, se mi va di comunicar qualcosa, faccio le linguacce. Mi viene il mal di mare a includerli nella mia libera vita. Fanno disordine, dovrei programmare i miei interessi in rapporto a loro, e poi, mi dicono, però ne vale la pena perché: vuoi mettere l’affetto di un figlio? Ma quale affetto, dico io, se la maggior parte dei figli che conosco non cagano i genitori e li sfanculano frequentemente. Investire su un figlio non è più come una volta. Non ti arerà il terreno, non puoi lasciargli l’impresa di famiglia e non ti accudirà quando sei anziana.

Un figlio, in questo momento, vale quanto un vuoto a perdere. Andrà via, non ti considererà e dopo averti spolpato di tutta l’energia e le risorse continuerà a farsi le sue cose e non avrà la minima considerazione di te. Io non ho tempo per un figlio. Voglio lavorare, vivere, scopare, andare al cinema, a teatro, viaggiare, fare tutto quello che non potrei fare se avessi il carico di un figlio sulle spalle.

Se sono una donna arida? E chi lo dice? Avete mai considerato che esistono donne madri aridissime? Ho capito che vi piace vedermi in posa madonnesca col pargolo sul ventre e io che lo guardo incantata, ma sarei tanto più lieta se mi immaginaste in cose che mi fanno felice. Perché mai le sante sono tutte martiri? Perché i modelli di donne devono ricordare sempre grandi sacrifici e pianti e strazio e tragedie? Mai che ci fosse una santa allegra, che ride a squarciagola, che fotte e lotta per la sua gran vita.

Infatti donne così venivano chiamate streghe. C’è sempre stata una gran sfiducia nei confronti di quelle che non dimostrano di avere senso materno. Non partorisci? Allora sei squalificata.

Fui lì lì per rimanere incinta un giorno che lui venne senza preservativo. Fu una cazzata e utilizzai la formula che veniva usata all’epoca. Non c’era la pillola del giorno dopo ma il medico ti dava – aumma aumma – un farmaco contro l’endometriosi da prendere entro le 36 ore. 2 pillole ogni 12 ore per un totale di sei confetti che non consentivano lo sponsalizio tra lo spermatozoo e l’ovulo. Non era detto che avrebbe funzionato e infatti penso che alla fine mi ero preoccupata per niente.

Quando dissi all’uomo che mi aveva, forse, quasi, messo incinta, che ero sollevata dalla notizia che erano arrivate le mestruazioni mi guardò come se si sentisse rifiutato. Non vuoi un figlio mio? Allora non mi vuoi. Perché questo è l’assioma alcune volte. Ce n’è voluto per convincerlo che anche per lui un figlio sarebbe stato un disastro. Probabilmente però il suo desiderio era diverso dal mio. Dopo appena un anno sposò un’altra tizia che era incinta e che gli avrebbe dato ben tre figli.

Per dire, nessuno fa agli uomini una testa così se dicono di non volere figli. È naturale. Vengono considerati bambinoni che non vogliono assumersi mai le proprie responsabilità. Vengono dipinti come idioti e peter pan che vagheranno in eterno solo alla ricerca di qualche figa. Non si dice che un uomo che non è padre è arido, egoista perché pensa alla carriera. Non si dice che non è normale e che gli manca qualcosa. Non gli si affibbia qualche termine sessista equivalente a “nullipara” o “sterile”. La scelta di non inseminare nessuna non credo sia neppure contemplata. L’uomo comunque insemina potenzialmente ogni volta ma a lui non è concesso avere istinto paterno.

Ci sono uomini che con i bambini non vogliono avere alcuna relazione. Non hanno eredità da lasciargli. Alcuni sono diventati fin troppo legati ad una ecologia della riproduzione per cui pensano che nella terra siamo in troppi e poi sono precari, anche loro, con una adolescenza prolungata, e amano progettare senza spingersi oltre le proprie possibilità.

Parlavo tempo fa con un amico che diceva che non ha neppure le risorse per viversi una storia serena con una compagna, figurati cosa vorrebbe dire fare un figlio. La verità è che per quanto alcuni insistano nell’inocularci amor materno alla fine un po’ di verità, nella diversità, sta venendo a galla. Non tutte amano essere madri. Io odierei svegliarmi la notte per un bimbo e non ho la pazienza sufficiente per farlo crescere con mille trucchi. Il fatto che il mio corpo sia in grado di generare un figlio non significa perciò che io voglia diventare mamma.

Potrei farne uno, forse, ma dovrei pensarci parecchio, soltanto se me lo chiedesse una coppia di amici gay. Solo in quel caso, penso, potrei considerare un figlio come un dono da consegnare a persone che mi piacciono. Potrei, ma ora forse è tardi. Perciò amen.

Ho 43 anni e non sono madre. Sono una persona pienamente realizzata e ho ancora voglia di scoprire mondi nuovi. In primavera parto per uno dei miei meravigliosi viaggi. Sto fuori un mese. Chissà se un giorno, quando scoprirò un mondo nel quale mi sento veramente a casa, non avrò voglia di fermarmi. Chissà.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. 

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Comments

  1. Non volere figli lo trovo naturale quanto desiderarli. L’unica cosa che contesto all’articolo è l’incipit. Se una donna sceglie di diventare mamma (sì, può essere una scelta fatta con gioia e non per plagio sociale ed esistono anche queste donne), non lo fa necessariamente per riversare sui propri figli aspettative e aspirazioni. Anche questo è un luogo comune. Per il resto, l’articolo è, secondo me, molto interessante.

    • Condivido appieno questa risposta (e il commento all’articolo). Io sono in attesa di un bimbo e ho 39 anni, non lo vedo come un posto dove riversare le mie frustrazioni o aspettative, lo vedo per ora come un’ulteriore esperienza nella mia vita. Ho scelto di farlo perchè lo desideravo, se non fossi riuscita a rimanere incinta non ne avrei fatto un dramma da irrealizzazione però. Non mi son mai sentita incompleta per non averne ancora avuti, di figli, né ora mi sento “finalmente realizzata” perchè “faccio il mio dovere” (come sembra effettivamente per molte). L’articolo comunque l’ho trovato anche io molto interessante, e giusto, in un mondo che in un modo o l’altro vuole colpevolizzare sempre tutte (sì, soprattutto le donne) per qualsiasi loro scelta. Se fanno figli o non li fanno, se si sacrificano per loro o se non lo fanno abbastanza, se lavorano o non lavorano, se vogliono far carriera o se non gli frega niente del lavoro, se si immolano per amore, o se trattano gli uomini alla pari, o da superiori. … e la lista è lunga, purtroppo. Bisogna imparare ad andare avanti, e fondamentalmente fregarsene di quello che gli altri si aspettano.

      • Ecco è questo che non mi piace di questo articolo…cercando di difendere una scelta di vita(assolutamente condivisibile) si cerca di sminuire e demonizzare un’altra scelta (altrettanto condivisibile)…fa così paura pensare a un mondo in cui ci sono donne che fanno figli per dare la possibilità ad un altro essere di vivere felice la sua esistenza, privandosi di qualcosa per il proprio figlio rimanendo comunque soddisfatte e nello stesso tempo dove ce ne sono altre che non fanno questa scelta ma per questo non si sentono meno “donne” vivendo la loro vita in un modo diverso ma altrettanto appagante?! Perchè per difendere ( e perchè mai ne sentite il bisogno?) la propria vita si deve sempre giudicare quella degli altri?!

  2. “Perché mai le sante sono tutte martiri? Perché i modelli di donne devono ricordare sempre grandi sacrifici e pianti e strazio e tragedie? Mai che ci fosse una santa allegra, che ride a squarciagola, che fotte e lotta per la sua gran vita.”
    Cazzo, questa frase è TUTTO.
    Grazie a questo blog per un altro, bellissimo, post.

    • Alabaster says:

      Veramente, riguardo a questo io vorrei dire che non ci sono neanche santi (maschi) allegri. L’immagine tradizionale dei santi sofferenti e penitenti è una questione religiosa, non di genere… Non vediamo sessismo dappertutto, per favore :/
      Per il resto è un bel post, concordo 😀

      • Ci sono anche santi che magari non sono allegri ma almeno non si sono martirizzati: la maggior parte sono papi, vescovi, filosofi del cristianesimo, gente che s’è fatta la sua vita nella fede cristiana senza sacrificarla su una graticola, senza vedersi estirpare gli occhi o chissà quale altra macabra procedura che conduca alla morte.
        Ci sono anche delle donne, comunque: penso a Caterina da Siena, su cui ho visto per puro caso un documentario qualche tempo fa: non si è martirizzata ed è morta di morte naturale dopo aver frantumato le gonadi a tutti gli ecclesiastici che le sono capitati a tiro, papa compreso. Probabilmente non era una persona allegra neppure lei, ma è riuscita a fare di testa propria… ANCHE opponendosi al volere della sua famiglia di farla sposare e procreare. Lei si sentiva realizzata pregando (de gustibus), digiunando (di nuovo, de gustibus 😀 ), aiutando i sofferenti e appunto scartavetrando i testicoli a papi e vescovi affinché facessero come voleva lei, ma non si sarebbe sentita realizzata nel partorire: esattamente come la persona che ha scritto questo post 🙂

  3. Volere un figlio in quest’epoca,con la situazione attuale, la mentalità attuale….
    Metterei al mondo qualcuno che se è sveglio almeno quanto me soffrirebbe per una vita intera.

  4. Mi sono innamorato di te 🙂

  5. Se la pensi così fai bene a non volere un figlio. Saresti una madre terribile!!!

    • E chi l’ha detto? Forse sarebbe una madre meglio di molte altre. Ma eprchè davvero pensate che le madri siano tutte stupende?? o giusto ieri ho sentito parlare di una che fece tre figli: i primi due li seguiva, il terzo, forse nato inaspettatamente, mollato a sè stesso. Mai accompagnato a scuola (e lui si inventava qualsiasi scusa per avere chi lo accompagnasse povero), lasciato a sè stesso anche a prepararsi la colazione (la madre per lui non muoveva un dito) e semmai utilizzato per qualche commissione etc. Questa è una, poi è pieno di emerite stronze il mondo. Non mi venissero a dire che le mamme sono tutte buone e belle. Una donna ha il sacrosanto diritto di non avere figli, di non volerne senza essere giudicata. Com’è che gli uomini non vengono mai giudicati e le donne invece si? è ora di finirla con sta storia che la donna non madre sia una poco di buono un’egoista o un po’ meno donna delle altre. Ma per favore!

      • Mi spiace ma l’apparenza inganna, se andassimo a vedere come stanno davvero le cose mi sa scopriremmo come madri veramente degne di esserlo ce ne sono poche, madri che davvero sono in grado di esserlo ce n’è meno di quanto vogliono farci credere. Un mondo ipocrita e pieno di maschere il nostro e tranquilli che anche le portatrici di “amore materno” molto spesso indossano splendide maschere in pubblico che costano aimè moltissimo a quei poveri figli.

    • Madri terribili sono anche donne che i figli li hanno. Ne ho conosciuta una così immatura da non saper badare nemmeno a se stessa, figuriamoci al suo bambino. Una volta, quando era ancora piccolo, lo lasciò solo sul terrazzo della casa al mare, al quarto piano, per andare in camera a messaggiare con il telefonino. Il bimbo si stava arrampicando sulla ringhiera per affacciarsi. Per fortuna il padre del bimbo è uscito in tempo.

  6. La cattiva madre è quella che fa un figlio perché non sopporta il marito e quindi vorrebbe un amico/a sul quale riversare tutto l’ amore che non vuole dare al marito.
    La cattiva madre è quella che fa un figlio perché così si sente realizzata ( e il compagno quindi era e restarà un soprammobile? )
    La cattiva madre è quella che fa un figlio perché vuole un giocattolo con cui giocare.
    La cattiva madre è quella che fa un figlio nonostante non abbia un lavoro, né lei né il suo compagno.
    La cattiva madre è quella che fa un figlio perché è convinta che un bambino non si progetta, ma il viaggio di nozze sì.

    Un bambino non è un giocattolo.
    L’ egoista non è colui o colei che non fa figli, ma chi li fa senza un minimo senso di responsabilità e ponderatezza del proprio, ma soprattutto del futuro del proprio bambino.

    • Applausi!

    • Pura verità! Peccato che al mondo faccia comodo avallare un’idea differente di egoismo. ..

    • Quoto gli applausi!
      Quante coppie fanno figli per cercare di riparare una relazione/matrimonio? Quante vogliono un figlio “perchè la loro migliore amica è rimasta incinta”? Quante perchè bisognose di attenzioni?
      Lode alle mamme (e ai papà) che decidono di fare figli perchè hanno amore da donare, un puro istinto genitoriale e valori da insegnare, ma mi chiedo quanti siano veramente…

  7. lievitidellanima says:

    Ho 35 anni e a fasi alterne ho avuto o no propensione a riprodurmi. Gran parte del mio entusiasmo in questo senso si è bloccato quando è nata mia nipote ( sua madre, mia sorella, ha un deficit cognitivo comportamentale: quindi una situazione non proprio leggera). Tutto l’amore che avevo da dare ad una futura generazione se l’è preso lei.
    Con mio marito abbiamo discusso la questione “figli sì, figli no”: quando era intenzionato lui, non lo ero io e viceversa. Poco meno di un anno fa, dopo esserci autoconvinti che magari in un futuro ci saremmo pentiti delle nostre decisioni altalenanti, abbiamo intrapreso il discorso “ricerca di una gravidanza”, ma sono sorti dei problemi di salute che momentanemente ci hanno fermati. Ma per noi il discorso era quasi “lo faciamo perchè è ora” non tanto “lo facciamo perchè non desideriamo altro”: l’inequivocabile frutto di un condizionamento sociale.
    A me piacciono i bambini, ma non ho l’ossessione per la maternità. Se non dovessimo avere questo figlio a me cambierebbe poco, perchè mi sento felice ed appagata lo stesso.
    Quello che mi fa rabbia sono le facce compassionevoli di molti, che con frasi subdole e melense cercano di consolarti, neanche avessi un cancro terminale…
    E, come spesso succede a chi è nella mia condizione, le persone più crudeli sono altre donne. Magari madri. Magari solo madri e niente più.
    Perchè di cretine in grado di sbandierare la loro maternità in mancanza di altro il mondo è pieno. Poi dicono la solidarietà femminile: ma dove? Quanti mi hanno detto “ma dovevi pensarci prima, adesso non sei più giovanissima” : che alla mia età fossi già con un piede nella fossa di certo non lo immaginavo…
    Queste decerebrate totali, solo per aver aperto le gambe, come più o meno tutte sappiamo fare, pensano di avere quel quid, quella verità assoluta che nessuna donna “nullipara” può afferrare. Ammantandosi di quel candore da madonna rinascimentale, sottolineando una volta sì e l’altra pure che la maternità blablabla: monotematiche a dir poco.
    Io adoro quelle madri che nonostante siano delle genitrici presenti, rimangono fedeli a se stesse: perchè hanno una marcia in più e qualcosa di vero da insegnare ai propri figli.
    Insomma venivo discriminata perchè non volevo figli, vengo discriminata perchè per adesso non posso averne e chissà se ne avrò mai. E i dubbi di volerne o meno ce li ho tutt’ora. Quindi discriminata per una cosa che forse neanche voglio.
    E tanta voglia di mandare tutti a quel paese: perchè giudichiamo in continuazione altre culture per la condizione della donna e da noi le cose simili, ricoperte solo da tanta ipocrisia.

    • Povere donnette non sono state in grado di crearsi una posizione, un interesse, di mostrare a loro stesse che hanno delle capacità che non siano il solo “sfornare” prole e devono farlo pesare a chi con coraggio si è messa alla prova e ha capito come può fare molto di più che “usare” semplicemente il proprio utero, chi ha sfidato le convenzioni sociali che vedono la donna come un forno “sforna pargoli” e supportate da queste ultime cercano di farti pesare il tuo coraggio. Fidati non è compassione la loro, è rabbia e invidia, molte di loro si scambierebbero con te per non doversi sorbire ogni giorno pianti e lamentele per esempio.
      Abbi tu compassione di loro, guardale nella loro miseria e ricorda che quando Sarai madre se mai vorrai esserlo perché lo hai scelto tu e nessun altro sarai certamente 1000 volte meglio come genitore di loro, prima di tutto perché quel figlio che farai sarà un vero dono di vita e non un oggetto messo lì per provare a te stessa che vali qualcosa.

    • Quanto mi ritrovo in questo articolo e nei vostri commenti !
      Ho 35 anni e molte mie coetanee hanno già avuto figli o stanno per farlo (entrate, appunto, in “modalità madonna rinascimentale”).
      Io onestamente amo viaggiare, avere piena libertà di ritmi e movimento, e avere uno o più figli mi sarebbe enormemente d’ostacolo, soprattutto perché temo che butterei all’aria tutto quello che ho creato e conquistato nel mio lavoro, che è anche la mia passione.
      Credo che avere figli sia un’esperienza bellissima per chi vuole dedicarcisi completamente, ma per ora non ho sentito quell’impulso irresistibile a figliare, e al contempo detesto il dogma donna = madre.
      Penso che potrei essere una buona madre, ma non significa che DEBBA farlo.
      Di fondo è una scelta “obbligata” che ci viene imposta dalla società, dai miei genitori che vogliono essere nonni “perché i loro coetanei lo sono già”, e vogliono il pargolo da esibire al parco, e in primis da un dna egoistico che non ho nessun obbligo di assecondare (tanto più che l’idea di partorire non mi attira minimamente), e che, se anche mi pentissi più avanti, ci sono già milioni di bambini adottabili senza complicare un pianeta già pericolosamente sovrappopolato.
      Il mondo poi è talmente malmesso, economicamente, a livello ambientale ecc, che, se cerco di proiettarmi nel futuro di un mio ipotetico figlio, non ho molta fiducia sulla realtà in cui si troverebbe a vivere.
      Mi sembra anche che i ragazzini di oggi nascano e crescano immersi fin troppo nella tecnologia, e che siano parecchio snaturati nei rapporti sociali, ormai vissuti sui social media o sempre tramite smartphone, cui vivono perennemente attaccati (altro che cordone ombelicale!).
      (Boh, il mio compagno ne vorrebbe, ma sai che comodo… poi il grosso del lavoro tocca a me!)

  8. noto che questo blog pubblica spesso articoli intorno alla scelta di non avere figli, me ne compiaccio molto prima di tutto perché ho fatto la stessa scelta e poi perché – insieme a Nicoletta Nesler – ne abbiamo fatto un web documentario visibile solo in rete intitolato Lunàdigas.
    Questa è una parola della lingua sarda usata dai pastori per definire le pecore che non vogliono figliare; il webdoc.lunadigas.com contiene molto materiale insieme a tante testimonianze sulla scelta di non aver figli e mi piacerebbe condividerlo con chiunque sia interessato all’argomento.
    Per eventuali commenti segnalo la pagina Fb Lunàdigas: il Webdoc oppure blog.lunadigas.com
    aggiungo complimenti e saluti

    • Childfree Italia says:

      Vi ho messo il mi piace alla pagina Facebook, venite a trovarci sulla nostra, se vi va, noi siamo Childfree Italia!! 🙂

  9. Childfree Italia says:

    Gran bell’articolo, l’ho condiviso sulla mia pagina Facebook, “Childfree Italia”!!!
    La penso come te su tutta la linea!!!! 😉

  10. so che arrivo tardi a commentare.
    ho 25 anni e mi sembra di leggere una lettera scritta dalla me del futuro.
    grazie per le parole, per le immagini e per la lucida razionalità.

  11. Articolo fantastico…Io non sono peró cosí sicura di non volerne.Vorrei essere certa di poter vivere anche questa esperienza a modo mio come ho vissuto tutte le altre..

  12. Bellissimo articolo, mi sento meno sola…quando dico che non voglio figli spesso vengo guardata storta. ..che poi in realtà non so se ne voglio….ma ho 34anni finiti e insomma, proprio di primo pelo non sono…e se poi arrivò,a oltre 40e me pento ?non vorrei farli giusto x la paura di un pentimento successivo o solo perché son circondata da gente che Procrea .. dovrebbero essere sentita come scekta,
    Perché è una delle poche che sarà x sempre..

  13. Che sollievo leggere questa meravigliosa testimonianza..
    Sono un uomo che ha scelto di non voler essere schiavo di figli che, alla fine, ad altro non servono che a condizionare per sempre l’esistenza.
    Il prezzo di questa scelta è l’essere inadeguato e quindi scartato dalla quasi totalità delle donne, orientate a cercare in un uomo solo un donatore di seme e null’altro.
    Il prezzo è una solitudine ingiusta e l’impossibilità di donare amore ad una compagna e ricevere il suo..
    Il prezzo è essere trattato da diverso, degenere, immaturo…
    Quanto assurdo bigottismo, quanti pregiudizi idioti..
    Non so chi sei ma ti adoro… e ti ringrazio. Spero ti clonino.. migliaia di volte…
    Questo mi porterebbe una speranza…
    Un abbraccio…

  14. Ciao a tutte,
    io avrei una domanda da fare.

    Sono una 36enne felice di non avere figli e per ora il desiderio non si vede nemmeno col binocolo. I bambini, scusate se son un po’ cruda, mi sono totalmente indifferenti.
    del fatto che mi chiedano in cntinuazione quando mi ‘accasero” e quando avro’ figli, ecc…ormai non ci faccio piu’ caso, generalmente rispondo non ho intenzione di farli..qualcosa in contrario? e smettono di parlare.

    il problema e’ mia madre, che al contrario ha la convinzione che avere una famiglia e dei figli (possibilmente tanti) e’ l’unico modo per essere felici. Non mi da tregua e piu’ passano gli anni e piu’ diventa esasperante, fino al punto che ora me lo chiede ad ogni telefonata, e il che significa tutti I giorni.

    Non serve a niente parlare, lei non lo accetta. piange, si tormenta, mi invia foto di bambini, mi obbliga a vedere bambini o a parlare al telefono con bambini nella speranza che l’istinto materno miracolosamente si materializzi in me.

    Quindi la domanda e’ questa….come hanno reagito I vostri genitori? nessuna di voi ha il mio stesso problema?

    Grazie..M.

  15. io trovo ridicolo comme si dipingano sempre le donne senza figli come “brillanti” “dalla vita piena” “sempre in viaggio” “sempre a divertirsi nel weekend” io ho 35 anni e faccio la vita da anziana da secoli, nonostante questo non desidero avere figli perché trovo il genere umano meschino e corrotto (scusate il termine un po’ da prete) e non voglio contribuire al suo accrescimento, anzi, spero che la Terra torni all’autogestione. Basta con questa storia delle “vite piene” NONOSTANTE l’assenza dei figli, quante persone con figli ci sono che sono persone insulse e vuote? tantissime, non è un figlio a renderti una persona migliore o una persona dalla vita “piena”

    • Concordo !!
      Sarò ben io a decidere cosa mi fa sentire felice e realizzata, e non necessariamente è uno o più bambini. C’è chi sente un gran desiderio di maternità/paternità e chi si realizza nel lavoro o in altri ambiti, e non ha davvero senso criticare o sminuire l’una o l’altra cosa, sono scelte troppo personali che nessuno ha il diritto di giudicare.
      Credo che la maggior parte delle persone che fa figli “perché bisogna”, non capiscano neanche quanto questo dogma ci sia stato inculcato. E spesso si rivelano genitori pessimi.

  16. Un figlio, in questo momento, vale quanto un vuoto a perdere. Andrà via, non ti considererà e dopo averti spolpato di tutta l’energia e le risorse continuerà a farsi le sue cose e non avrà la minima considerazione di te

    Condivido moltissimo questa osservazione e non capisco davvero come il cavallo di battaglia da intrortamento per convincerti a figliare sia quasi sempre: “Chi ti accudirà quando sarai vecchio??” Ma davvero questa gente crede che i figli saranno i loro badanti nel futuro? Poveri illusi….. dovrebbero farsi un giro in qualche casa di riposo.

    • Ma soprattutto: perché partire dal presupposto che i figli arrivino sani, belli, forti? Nel caso in cui vi fossero problemi (dico anche caratteriali, che non si diagnosticano con la amnio) come ci dovrebbe comportare? Diventare genitore è una missione, non è sempre una gioia. È un sacrificio che dura minimo 20 anni da quando il figlio o la figlia vengono al mondo. Ci vuole equilibrio soprattutto con se stessi e io credo che davvero la minoranza delle donne l’abbia raggiunto al momento della decisione di procreare. Ho anche io amiche, colleghe e conoscenti che arrivate alla fatidica soglia dei 35 hanno in fretta e furia scelto di diventare mamme. Come dire, se non lo faccio adesso, mai più. E magari sono precarissime, o senza lavoro del tutto, col povero compagno di turno che si fa carico di tutto. Sono felice di non essere in quelle situazioni, quello che onestamente mi diverte è l’atteggiamento quasi di superiorità di tali soggetti nei confronti di chi madre non lo è diventata, e nonostante questo è serena, si fa la sua vita e non rosica per nulla, come piacerebbe pensare a loro.

  17. Lallibellula says:

    La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza. Pier Paolo Pasolini

  18. Ho paura di non essere capace di fare la mamma, ho paura di avere un crollo emotivo, ho paura di perdere la sicurezza in me stessa conquistata tanto faticosamente, ho paura di dover violentare la mia personalità, ho paura di diventare un’altra persona, ho paura che possa non piacermi la persona che diventerei, ho paura di rovinarmi la carriera, ho paura che un figlio sia un onere economico eccessivo, ho paura di perdere la libertà, ho paura di ritrovarmi intrappolata in un ruolo in cui mi riconosco, ho paura di beccarmi un esaurimento nervoso o una depressione post partum, ho paura di rivivere l’infanzia e l’adolescenza (periodi che per me sono stati tutt’altro che felici). A 20 anni non mi sopportavo, a 35 mi piaccio e mi piace la mia vita. Non penso ci sia niente di sbagliato in me, anzi credo che la consapevolezza dei miei dubbi mi renda una persona più matura, più responsabile e più equilibrata di molte madri che mettono al mondo figli senza pensare e poi non sanno come crescerli. In Italia 7 bambini su 10 non sanno nemmeno cosa sia l’educazione… Un motivo ci sarà.

  19. Io non voglio figli e non ne ho mai voluti. Ho 25 anni, sono ancora giovane ma vedo una marea di mie amiche che stanno avendo figli, sfornandone come fossero panini.
    Io personalmente mi sento ancora una bambina; giovanissima e piena di cose da scoprire.
    Solo quest’ estate ho fatto il mio primo viaggio all’estero perché ho avuto così tanti problemi famigliari da dovermi precludere un sacco di cose.
    Il mio ragazzo non vuole figli come me e ne sono felice.
    Il solo sentirli piangere mi dona fastidio e mi sento in imbarazzo per loro quando cercano di attirare la tua attenzione in modi stupidi, non ci trovo niente di “carino” o “tenero” in un bambino che continua a dire “MAMMA GUARDA! SO FARE QUESTO! HO UNA BARBIE! HO UN ACTION MAN! HO MANGIATO TUTTA LA PASTA!” Non me ne frega niente, il pensiero che formulo nella mente è “Cosa vuoi un premio?”.
    Sono crudele vero? Lo so, l’istinto materno non è nelle mie vene.
    Ma conosco donne che tornano a casa da lavoro e non rispettano il sonno del figlio perché vogliono passarci del tempo insieme, come fosse un giocattolo.
    Donne che lo riempiono di giocattoli o lo mettono davanti alla televisione in stand-by perché loro devono parlare con le amiche o avere la loro vita.
    Donne che vogliono andare in disco e quindi il piccolo deve stare con i nonni perché loro sono ancora giovani.
    Non capisco a sto punto che senso ha fare un bambino: se non sei disposto a donargli tutto te stesso, tanto vale non farlo. Perché è un essere vivente, non un oggetto.
    A sto punto ti compravi un gatto, e nemmeno lui merita di essere amato in base ai tuoi capricci.
    Una mia amica ha detto che tratto meglio io suo figlio di tutte le sue amiche madri, chissà che forse l’istinto materno ed il rispetto per una persona, piccola o grande che sia, vengono ancora considerate due cose distinte.

  20. O cavolo quanta verità, ,,io ho 35anni e sono circondata da amiche che hanno partorito o stanno x farlo…e io, tuttora, non sento affatto il desiderio…e la gente mi chiede quando lo farò, che ormai.sono lì lì x il giro d boa. Purtroppo a me sto desiderio materno mai è scattato,vedo solo vincoli e privazioni. Non giudico chi fa figli, ma davvero io.mi sento male all’idea.

  21. Mi rendo conto di arrivare tardi a commentare, ma leggo questo articolo solo adesso in quanto, da pochi giorni, ho scoperto di essere incinta. Ho 29 anni e non ne ho mai desiderati di miei. Sono la classica ragazza che ama il proprio nipotino, ma che è ben felice di tornarsene a casa propria la sera. E’ capitato, come un fulmine a ciel sereno. Non lo credevo possibile, ma è proprio vero che l’unico contraccettivo realmente sicuro è l’astinenza. Sarà un caso su un milione, e guardacaso capita a te. Assurda la vita.
    Qualsiasi scelta io prenda, non sarà facile. Come vorrei avere la sfera di cristallo. Sapere che se sarò madre riuscirò ad essere una persona energica, senza paturnie, divertente. Che riuscirò a ritagliarmi i miei spazi, a non essere una di quelle invasate apprensive che vivono solo per i figli. Come vorrei sapere, se decidessi di non tenerlo, che tra 5 o 10 anni non me ne pentirò. Vorrei tanto sapere qual’è la cosa giusta da fare. Se deciderò di non tenerlo, però, non vorrò essere come le tante che hanno commentato qui, e come chi ha scritto l’articolo stesso, donne che vedono le madri come esseri condannati ad una dannazione eterna di pannolini, pianti e preoccupazioni mentre loro fanno la bella vita. Questo volersi elevare un gradino sopra, degradando chi, per scelta o meno, diventa genitore, lo trovo altrettanto insano.

  22. Ho 65 anni non ho figli e non li ho mai desiderati! averli o non averli … questo è il problema! BO?.. in realtà questa domanda non mi ha mai coinvolta. Solo una cosa mi ha sempre dato noia: il destino biologico… aggiungo che oggi in menopausa finalmente senza i condizionamenti ormonali la mia testa e la mia vita sono decisamente migliorati..Penso agli uomini poverini.. che per tutta la vita sono succubi del testosterone!

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