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Io, lei e l’altro: il fallimento di una relazione aperta!

poliamoreQuando mi disse che voleva avere una storia con me io fui contento. Avevo per lei una specie di venerazione e mi sentivo bene solo al pensiero di poter stare con lei. Voleva una relazione aperta, anzi, mi avvisava del fatto che stava già con un altro e l’altro era informato su tutto quanto. Non so come l’ha vissuta lui ma quel che so è che all’inizio io non ebbi problemi. Lei stava con me come se si trattasse di una relazione esclusiva, poi iniziò l’alternarsi degli appuntamenti. Cominciai a soffrire senza rendermene conto. Mi feriva il fatto che lei stesse anche con un altro. Dapprincipio non dissi nulla perché avevo paura di perderla. D’altronde era stata chiarissima in proposito. Non potevo certo imputarle la mancanza di sincerità. Poi mi scoprii a sorvegliarla. Le sere in cui non ci vedevamo spiavo la sua pagina facebook, cercavo un segno che potesse voler dire che senza me, per lei, non era la stessa cosa. Invece la vedevo serena, allegra, lei e lui chiacchieravano normalmente e qualche volta flirtavano visibilmente davanti a tutti. Così decisi che non avrei guardato mai più nulla. Faceva troppo male e serviva che io non pensassi. Dovevo godere dei momenti trascorsi insieme e poi basta.

Quando mi veniva a trovare facevo con lei il sesso più fantastico di questa terra. Volevo fosse soddisfatta, esausta, felice e che mi rimpiangesse quando non sarebbe stata con me. Sentivo che tra noi c’era una enorme complicità e le chiesi se era possibile vederci un po’ più spesso. Mi disse no e chiese, senza mezzi termini, se per caso io non fossi geloso di quell’altro. Dissi che lo ero, un pochino, ma nulla di importante. Stavo benissimo. Allora poi una sera ci trovammo insieme ad una festa e lei si avvicinò a lui, poi lo trascinò vicino a me. Ci toccava, voleva essere toccata. L’altro sembrava non badarci ma io ero abbastanza intimidito dal confronto. È colpa mia, pensai, e per lo più restai a guardare, consumandomi di gelosia. Poi mi baciò, io ricambiai. Tornammo a casa tutti assieme. Sarebbe stata quella la conclusione della nostra serata. Io, lei e l’altro, nello stesso letto, a farla godere, mimetizzandoci tra le lenzuola, senza confondere la pelle con altra pelle, lasciando intatte le nostre individualità, affinché non fossimo considerati interscambiabili. Notai le abitudini sessuali che loro condividevano e pensai che se non fossi stato così legato a lei, se non ne fossi innamorato, probabilmente avrei vissuto quell’esperienza in modo molto diverso. Invece fu una sofferenza.

tb82vw6Le diedi piacere come potevo, restavo in disparte quando l’altro assumeva il controllo, e mi chiedevo come fosse possibile riuscire a gestire un rapporto a tre in modo disarmonico. Era ovvio che io non mi muovevo al loro ritmo, non riuscivo ad inserirmi in una composizione armoniosa e piacevole per tutti. Evitavo soprattutto di entrare in contatto con l’altro che a mio modo di vedere era bisessuale. Non gli sarebbe dispiaciuto toccarmi e scambiare effusioni con me. Per me non era lo stesso. Ero bloccato, non perché io fossi chiuso a qualunque esperienza. Avrei potuto provare, senza dubbio, ma alla fine prevalse il mio bisogno di fuggire. Che cosa ci faccio qui, continuavo a chiedermi, e indossai i miei pantaloni e la maglietta e fuggii via.

Il giorno dopo la chiamai per dirle che non mi andava più bene quella storia. Ero disposto a stare con lei ma in modo esclusivo. Sicuramente non volevo fare sesso a tre e lei reagì in modo diverso da quel che mi aspettavo. Rispettosissima delle mie intenzioni, mi disse che aveva capito che non ero propriamente a mio agio, ma non era suo compito soccorrermi perché l’unico soccorso che avrebbe potuto fornire era l’esclusività di una relazione che invece lei non voleva vivere in modo esclusivo. Stava a me decidere e io decisi, rammaricandomi del fatto di non aver potuto fare sesso con lei almeno un’ultima volta.

10af57b9941bfdd46079d0a7badb73c4È stata l’unica esperienza “aperta”, se così posso chiamarla, che ho tentato di vivere. Pensandoci bene, mi chiedo se non fosse stato meglio non sapere nulla. Lasciarle vivere la sua scelta senza però esserne necessariamente complice. Lo so che qui da noi, per cultura, un uomo che sceglie di non sapere se la propria compagna scopa con un altro, viene giudicato malissimo. Se pensiamo che ancora oggi si usa lo stigma del “cornuto” per dire che un uomo che accetta una relazione aperta comunque non è abbastanza uomo. Come se essere uomo significasse adempiere al dovere di sparare alla propria compagna in caso di “tradimento”. Ma se il mio limite è costituito dal non saper gestire quella ferita, se non riesco ancora a elaborarla, non potrei scegliere, consensualmente, consapevolmente, di stare con una donna senza essere puntualmente informato di tutto quel che fa quando non sta con me?

Posso scegliere di proteggermi e non rinunciare a stare con qualcuno che mi piace o devo necessariamente accettare l’inclinazione alla monogamia? Avete avuto esperienze simili? Come avete risolto, se lo avete fatto? Sono io ad essere sbagliato o devo accettare questa parte di me e vivermela senza pensare di aver rinunciato a nulla?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. 

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11 pensieri su “Io, lei e l’altro: il fallimento di una relazione aperta!”

  1. Non vedo nulla di male nel voler essere monogami, non è necessariamente un giudizio o una presa di posizione contro la libertà di sperimentare altrui.

  2. Io una volta sono stato con una che era fidanzata lui sapeva di me, é stato imbarazzante non lo ripeterei più

  3. Non capisco il problema. Uno era monogamo e l’altro no. Uno pensava di poterla far diventare esclusivamente sua, l’altro no. Non si può pensare che si è sbagliati per una posizione non chiarita con se stessi e neppure penso che vi siano manuali capaci di dare simili risposte.
    Quante uomini o donne hanno avuto famiglie, procreato figli e poi si sono accorti di essere attratte dall’altro sesso.
    Quante persone vivono realtà sessuali plurime nella piena normalità di una vita.
    Non credo che questo blog possa aiutarti, sarebbe un altra cosa.

  4. boh, per me hai fatto bene. hai vissuto il tuo sentimento fino in fondo, fino a che hai retto, prendendoti carico degli stati d’animo successivi. non penso ci fosse un atteggiamento più giusto o uno più sbagliato in assoluto, hai fatto quello che volevi far senza paura delle conseguenze, cioè del malessere che la cosa ti avrebbe portato, cosa che penso avessi previsto.

    a me qualche anno fa era successa una roba simile, non proprio uguale, (tipo che l’altro, che era diciamo quello ufficiale, non sapeva nulla, ma lei con me era stata chiarissima nel dirmi che vedeva entrambi), e anch’io ho deciso di (tentare di) reggere una situazione dalla quale sapevo che sarei uscito malconcio.

    non so, credo che con certe pensone, con le quali siamo in buona misura incompatibili, si riesca però a vivere dei periodi e dei momenti intensissimi, ai quali sarebbe un gran peccato rinunciare, e se riusciamo a non aver paura delle conseguenze (anche perché il più delle volte non siamo poi fatti di cristallo), e soprattutto se evitiamo di smaroanarci in seguito su cosa sarebbe potuto andare diversamente, dove ho sbagliato, in cosa SONO sbagliato, etc, è una bella cosa.

  5. PS, condivido anche il discorso sul “diritto di NON sapere”. Anche per me in certi casi essere ignari fa bene alla salute.

  6. Io ho avuto un harem maschile per 6-7 mesi. Poi mi sono innamorata di uno di loro ed ora desidero stare solo con lui. Mi sa che sono sentimentalmente monogama! >_>

  7. Il sapere o non sapere è una cosa estremamente personale. Come tale è anche l’inclinazione, e la decisione di una persona di avere o meno una relazione monogama. Trovo che non ci sia nulla di sbagliato ne in un caso o nell’altro, sempre che le parti coinvolte siano consapevoli, adulte e consenzienti. Io personalmente, sono monogama. Se sono innamorata di qualcuno, non riesco a pensare di dividerlo con qualcun’altro. E non mi sento bigotta o altro: è il mio modo di essere. Non ho assolutamente nulla contro chi decide di avere una relazione aperta, e allo stesso tempo mi aspetto di ricevere rispetto per la mia scelta di vita. Una cosa non è necessariamente una presa di posizione contro l’altra. Per cui mi rivolgo alla persona che parla nel post, tu hai voluto sperimentare e ciò è sacrosanto. Hai fatto un’esperienza, vi hai preso il buono che c’era ma a un certo punto hai capito che non è ciò che fa per te. La ragazza, a quanto leggo, è stata assolutamente corretta nei tuoi confronti; ti ha da subito chiarito che tu non eri l’unico per lei, e al tuo rifiuto di continuare l’ha accettato senza importi nulla. Non sei sbagliato e non c’è nulla da risolvere perché hai già risolto tu, dicendo che una relazione a tre non è quello che vuoi. Mi sembra nelle ultime tue righe, di leggere un filo di vergogna, come a dire “E’ giusto che io non sia così aperto e moderno per questo tipo di relazione?”. Non c’è nulla di cui sentirsi in errore. Hai semplicemente un modo diverso di vivere una storia, e l’hai scoperto facendo questa esperienza, cosa che credimi, non tutti gli uomini avrebbero fatto. Questo non fa di te uno di quegli uomini che “sparano alla propria donna in caso di tradimento”. Stai sereno.

  8. Alla fine mi pare che tu abbia fatto un’ottima scelta. Uno deve essere fedele a sé stesso. Altrimenti non ha nessun senso nessun discorso sulle libertà sessuali, contro la genderizzazione, per i diritti GLBT etc. E in questo senso approvo con entusiasmo la scelta di chi gestisce il blog di pubblicare in maniera così delicata e rispettosa la tua storia. Poi vabbeh “le corna”, dai, le portiamo tutti più o meno consciamente. Alla fine sono d’accordo con quell’altra che diceva “meglio non avere relazioni fisse, che essere adulteri”, mica per lo stigma (quello sticazzi), per rispetto dell’altro. Dai zì tranquillo sei stato un grande e il mare è pieno de pesci, troverai la persona che vuole le stesse cose tue. Grazie al blog e a te per questa storia.

  9. la tua scelta è stata una scelta, in questa sfera non credo esista il giusto o sbagliato. Bisogna vedere se è davvero quella che volevi fare o se legata al retaggio culturale .
    Quello che in effetti non è stato corretto, a mio avviso, è stato l’atteggiamento di lei. Perché non è stata chiara e non ti ha avvisato? Poteva proporti un gioco erotico, una condivisione complice, non una sorpresa e farti cadere in una rete. Mi dispiace, penso che la tua amazzone ti abbia usato per un gioco con il suo compagno.
    Grazie per aver condiviso
    Sofia

  10. Ciao… Questo articolo mi ha toccato nel profondo. Vivo una situazione simile da 6 mesi. L’uomo in questione viaggia moltissimo per lavoro, e si è avvicinato a me (donna, non ragazza) affascinato dalle mie fragilità riguardo ad una precedente relazione traumatica. Ma è iniziato tutto per gioco, per caso. Quando opponevo resistenza ha insistito, e alla fine ha avuto la mia fiducia. Da una banale serata di sesso siamo passati a frequentazioni regolari, più o meno ogni due settimane, e parlavamo tantissimo oltre al sesso, di persona e su whatsapp (abita in un altra città). Mi ha raccontato che in passato il suo matrimonio è fallito a causa della gelosia folle di sua moglie, ed è chiaro che ne ha sofferto a dismisura. Deve averla amata moltissimo, gli si legge negli occhi. Ma è stato allora che mi ha confessato di trovarsi da un anno in una relazione aperta con un altra donna. Con cui convive, oltretutto. Mi ha detto solo che ci sta molto bene insieme, e che lei è molto molto ricca. Il mio dolore è stato immenso. L’unica cosa che mi ha detto su questa relazione è che entrambi non si raccontano nulla delle rispettive fughe, ma che io non dovevo, e non potevo, innamorarmi di lui. Cosa che invece è stata. Cosa che lui ha ben visto e capito persino prima che lo accettassi io, ma sicuramente ha sottovalutato. Ha insistito per rivedermi, ed io ho accettato. E siamo andati avanti, al punto che ora è lui che dimostra cedimenti sentimentali, anche se a voce non li ammette, nei suoi gesti dal vivo vedo e sento qualcosa di diverso, di molto più dolce, molto più coinvolto. E si è spaventato. Chiuso in sé stesso, colto dai dubbi. Sicuramente anche afflitto dal senso di colpa perché sa che mi sta facendo del male. Riconosce che tra noi c’è qualcosa di molto forte, non lo nega pur cercando di controllarlo, ma ovviamente gli impegni con la sua compagna ufficiale vengono sempre al primo posto. A me dedica briciole e questo mi pesa.
    Essendo io di natura dolce e appassionata, paradossalmente sia fragile che forte, e soprattutto motivata a tentare qualunque cosa per amore, sono stata sincera su tutto. Gli ho aperto totalmente il mio cuore ed espresso tutto. Non sono gelosa dell’altra, lo ammetto, non ho desiderio di possesso, ma lo amo proprio perché lui è così, brillante, geniale, profondo e malinconico. Io sono più che altro infelice di essere la seconda scelta. Di essere trascurata e meritare così poco tempo assieme. Io dopotutto non gli chiedo nulla, lo lascio libero davvero, e a differenza della sua compagna reggo il peso della verità. Con pazienza sto aspettando che riesca a far chiarezza dentro se stesso, perché forzare un indole libera come la sua significherebbe perderlo, ma è tutto così complicato che l’angoscia mi tiene perennemente sotto scacco.
    A detta di tutti dovrei lasciar perdere. E probabilmente hanno ragione. Ma se vi dico che non voglio potete capirmi?
    Non so quali siano le regole che lui e questa compagna hanno stabilito, ma spero sempre che lui possa in qualche modo capire che vale la pena infrangerle per me.
    Da un lato ha l’amore (me) in cui non crede più a causa del suo passato doloroso; dall’altra la stabilità (lei) e chissà quanti altri pregi oltre a quello economico.
    Cosa sceglierà? È possibile trovare un equilibrio in tutto questo?

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