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All’adulterio preferisco il sesso senza una relazione

L'alternativa alla scarpetta di vetro.

L’alternativa alla scarpetta di vetro.

La mia storia di adulterio finisce nel preciso momento in cui ho tentato di metterlo in atto. Avevo conosciuto un tizio. Mi pareva d’essere fatta di finestre e buchi che manco il colosseo, in attesa che lui li riempisse col suo magistrale movimento pelvico. Mi ha fatta sognare con un morso sul labbro pieno di promesse. C’eravamo io, lui, in un angolo di un locale in cui ero andata con un paio di amiche. Il mio compagno stava a casa a viversi i suoi interessi. Da tempo non mi capitava una cosa così, e dire che in quel modo avevo conosciuto tanti uomini. Qualcuno, alla fine, me l’ero anche scopato, perché mi piaceva essere abbordata, presa, sbattuta da qualche parte, e non mi sentivo affatto in colpa per questo. Li giudicavo momenti di passione, come se la serata, a quel punto, avesse assunto un senso.

Detta così immagino che non faccia una bella impressione. Ma ero libera, sessualmente attiva, prendevo le giuste precauzioni, portavo sempre un preservativo appresso e scopavo con quelli che mi attraevano e non tanto per fare. Era l’incontro seduttivo che mi piaceva tanto. La maniera in cui qualcuno riusciva ad attirare la mia attenzione. Lo sguardo, il tocco, o semplicemente un paio di parole. Amavo l’intimità e la sensualità di un incontro di pelle, quando incontri qualcuno e il suo alito, l’odore, tutto ti ricorda che il tempo successivo sarà il tempo in cui persegui il tuo piacere.

Quante mani ha visto il mio seno dentro il cesso di un locale. Quante lingue hanno accarezzato il mio collo. Quante dita si sono intrufolate dentro le mie mutandine provocandomi splendidi orgasmi. Quanti peni ho preso in mano, in bocca, in vagina e quante volte, invece, mi sono fermata ai baci, ché già solo quelli mi eccitavano parecchio e talvolta l’eccitazione era talmente intensa che io e lui venivamo solo strofinando i corpi, l’uno all’altro, attraverso i vestiti. A volte succedeva che il mio incontro notturno lo portavo a casa. Ripassavamo la lezione per ore fino al mattino e c’era chi poi spariva o richiamava. C’erano quelli dai quali mi aspettavo una chiamata e quelli che se mi chiamavano negavo loro una risposta.

E’ stata così, per qualche anno, la mia vita sessuale, e il mio compagno attuale così l’ho conosciuto. Fui trascinata verso la stabilità relazionale, credo, più dalla sua volontà di andare avanti che dalle mie stesse intenzioni. Lui c’era sempre, giorno dopo giorno, e adoravo i suoi baci, le carezze, l’intesa che assumeva una nuova e piacevole familiarità. Così il nostro rapporto è diventato altro e a volte, non lo nego, ho sognato la rudezza di un incontro sconcio con qualcuno che poi non avrei mai più rivisto. Il mio adulterio finì nel momento stesso in cui lo avevo iniziato perché dopo quel morso sulle labbra, il desiderio, il pensiero di lasciarmi consumare da quella passione, ho pensato al mio compagno. Meraviglioso e straordinario compagno, che riponeva tanta fiducia in me e più di una volta mi aveva detto che per quanto lui fosse una persona molto aperta non avrebbe potuto sopportare di pensarmi con un altro.

Sapeva delle mie avventure precedenti. Mi conosceva bene e sapeva che ero una pentola in continua ebollizione, calda, passionale, priva di pudore e disponibile a darmi e dare piacere in qualunque modo. Gli piacevo anche per questo, ma quel che lui reputava un vantaggio per se’ sapeva anche che costituiva un rischio per la nostra relazione. Nel momento stesso in cui lui non mi avrebbe più soddisfatta io avrei fatto sesso con un altro. Lui, questo, lo sapeva.

Stavo quasi per scopare con quest’uomo eccitante e dal respiro profumato. Ero pronta ad alzare la gonna e farmi incastrare tra il suo corpo e un muro. Pronta a eccitarlo sussurrando parole invitanti. Però pensai al mio compagno. Non ero in grado di mentirgli. Quelle come me, da quel che so, per quanto ci chiamino puttane, troie, zoccole, in realtà siamo estremamente sincere, proprio perché viviamo la sessualità senza tabù. Non abbiamo bisogno di nasconderci, anzi, io rivendicavo la mia libertà e le mie scelte.

Avevo mille volte mandato a fare in culo amiche o amici che erano sempre prodighi di buoni consigli che finivano, chissà perché, comunque con un invito alla castità, a cercare l’ammmmore vero, a tenere le cosce chiuse finché non avessi incontrato “quello giusto”. E a quell’invito io rispondevo sempre che per trovare il cazzo giusto dovevo valutare ogni forma, dimensione, angolatura d’entrata e d’uscita e capacità oscillatoria, ondulatoria, e via di questo passo. Perciò non sarei stata in grado di pentirgli e allora dissi no. Mi scusai per avergliela fatta odorare senza dargliela e mandai in bianco il tizio sensuale che avrei voluto incontrare intimamente quella sera. Un paio di giorni dopo portai il mio compagno ad un concerto, ci ritrovammo dentro il cesso a scopare come matti e lui fu molto felice di aver corrisposto quel mio desiderio.

Sembrerò moralista, forse, e non giudico chi fa diversamente e neppure mi considero un’eroina, ma ho pensato che non avrei mai voluto fare del male al mio compagno, non volevo ferirlo per una cosa che sarebbe durata un solo momento. Probabilmente c’entra molto, comunque, la formazione che ho ricevuto, il senso di colpa, per quanto io sia parecchio disinibita, non mi avrebbe abbandonata e non credo di avere alcuna alternativa alla monogamia.

Perciò posso dire che ho quasi tradito il mio compagno ma non l’ho fatto. Se mi sembra di aver perso qualcosa? Non so. Mi pare di aver perso vitalità e capacità di soddisfare i miei desideri. Come se avessi rinchiuso dentro uno scrigno una parte di me giurando di tirarla fuori solo quando sarò di nuovo sola. Il fatto è, adesso, che: se io mi sento mancante di qualcosa e questo non fa per nulla bene alla mia relazione, quanto tempo trascorrerà prima che io lo lasci per ricominciare la mia vecchia vita?

Parlandone con un’amica lei mi diceva che sono un po’ superficiale, mi pentirò sicuramente e comunque una scopata transitoria non vale una lunga relazione. Ma io non voglio un matrimonio e non sono così certa neppure di aver voluto questo rapporto così stretto. Per esempio: cominciare a organizzarci per vivere ciascuno in una casa diversa, dite che sarebbe male?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Ogni riferimento a cose, fatti e persone, è puramente casuale.

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Comments

  1. jackie brown says:

    Sai, quello che hai provato si chiama empatia, non dipende dalla formazione ricevuta né dal senso di colpa, è un comportamento naturale, ce l’hanno anche altri animali.

  2. una riflessione che sento molto mia, è soprattutto quella del penultimo paragrafo, che riassumo così, quanto fa bene la castità alla relazione che ho in piedi e per la quale rinuncio ad altre storie? in altre parole, se io reprimo questo mio lato che ha voglia di farsi storie passeggere, in nome di una relazione più stabile con una persona che non le tollererebbe, (a meno di farlo di nascosto, ma questo non va a me, diciamo), quanto questo può mettere in discussione e mandare in crisi la relazione stessa?

    mi sono molto ritrovato in questo, specialmente perché all’inizio della relazione “più stabile” la cosa era forzatamente aperta, per motivi anche logistici, e le storie passeggere che succedevano tutto facevano tranne che mettere in discussione la relazione stabile, anzi era proprio bello. Dopo, per una serie di motivi, una tutto questo non è stato possibile, e le prime insofferenze nei confronti della “stabile” sono iniziate.

    ecco, mi chiedo, ha senso far finire una bella relazione (perché l’insofferenza è un gran brutto sintomo) in nome di una “fedeltà”, o di una “trasparenza” che da una parte o dall’altra non si è in grado di sostenere?

    • jackie brown says:

      scusami se mi permetto, ma mi sembra che ci sia un equivoco di fondo nelle tue riflessioni. Non penso che le persone agiscano in nome della fedeltà, della trasparenza o della castità, ma nei loro interessi. Poi in genere chiamano i loro interessi con termini come fedeltà, trasparenza e castità, ma questo è un altro discorso. Il punto è stare bene. Tu stai bene in una relazione monogama? Io ho una relazione monogama, e non perché credo nella fedeltà o nella monogamia, ma perché al momento mi interessa una sola persona. Nel momento in cui i miei interessi dovessero cambiare e dovessero mettere in crisi questa relazione che mi fa stare bene, dovrò soppesare i pro e i contro. Ma in ogni caso lo farò in relazione ai miei interessi, non in nome della monogamia. Se per inseguire le mie voglie perdo una persona alla quale tengo, ci guadagno o ci perdo? Per te è più importante stare con la persona che frequenti o le tue voglie? Penso che dovresti capire questo di te, così come dovrebbe farlo la persona che ha scritto il post. Capirlo per te e per chi frequenti.

  3. Condivido, ma non è una mera analisi di costi-benefici che ti risolve la questione. cioè, non è così semplice. il fatto di come sto io dipende dalla quotidianità, ma dipende anche da come mi figuro una vita differente, così da volerla modificare, e questo succederà sempre, non basta stare bene per non desiderare di cambiare. almeno per me.

    la questione la volevo semplicemente aprire, anche perché non credo ci sia una soluzione. si può scegliere di essere corretti fino in fondo, e perdere la persona, che magari non accetterebbe neanche una dichiarazione del tipo “non è mai successo nulla ma vorrei un rapporto in cui è prevista la possibilità che succeda” (non sto a specificare “per entrambi”, ovviamente lo do per scontato), oppure si sceglie di gestirsi le cose in modo personale (i.e. di nascosto) e a quel punto non ti comporti bene e rendi l’altro impossibilitato a fare una scelta consapevole, oppure, come fanno quasi tutti quelli con cui ho parlato e che conducono una felice monogamia, rinunci a un lato di te (di solito la sessualità pura) che giudichi meno importante della stabilità emotiva (familiare, etc).

    insomma, da qualche parte ci “rimetti” sempre, da qui la tragicità dell’assenza di soluzione, ma forse va bene così. c’est la vie.

    • jackie brown says:

      si, è complicato, però via, non così tragico. Poi può essere che in futuro ci saranno più persone che vorranno quello che vuoi tu. In fondo anche la monogamia di oggi non è come quella di ieri.

  4. scusate, era una risposta a jackiebrown, ho postato male…

  5. Ho quasi 23 anni e sono vergine. So di essere parecchio carina e non faticherei assolutamente a trovare qualcuno con cui sperimentare, anzi, solo che sono praticamente l’esatto contrario di questa testimonianza.
    E provo un po’ d’invidia.
    Provo invidia perché io quando entro in un locale, o esco in strada, o incontro un ragazzo, li trovo tutti brutti, sgraziati, e se sono attraenti, lo sono solo oggettivamente ma non mi dicono nulla. Quando trovo ragazzi che mi attraggono non mi faccio problemi a fare il primo passo, ma lì mi blocco, perché se raramente provo attrazione, ancora più raramente sono capaci di eccitarmi. Non sono bloccata in tutto e per tutto: ho un sacco di fantasie, la mia vita sessuale solitaria è molto intensa e a volte ho come il sospetto che in fondo quella a due non sarebbe poi migliore. È come se il mio cervello macinasse costantemente e mi distraesse durante i baci, mi portasse via tutto.
    Di questo passo non so come andrà a finire, però voglio dirti una cosa: partendo dalla mia posizione sarebbe FACILISSIMO sentirmi superiore a te, che scrivi questa cosa. Sarebbe facilissimo dire che IO sono migliore di TE perché magari sono selettiva, o perché (mio malgrado) sono vergine e tutto il resto. Ma… purtroppo per me (sì, purtroppo: almeno avrei questa soddisfazione) no, non lo penso. Sono troppo sincera con me stessa, e al tempo stesso non provo un centesimo di disprezzo, neanche quello che magari potrebbe venirmi naturale a causa della mia formazione cattolica – anche se ora sono atea. Io penso davvero che ognuna col suo corpo fa ciò che vuole e no, non penso che avresti dovuto reprimerti, o tenere chiuse le cosce, o aspettare l’amore.
    Io non aspetto l’amore. Io non lo faccio per questioni morali. Io sono fatta diversamente. Forse sono solo diversa, o forse sono un po’ sbagliata e ho un blocco. Be’, tu non lo hai, e dovresti vivere come più ti piace.
    Quanto al tradimento… be’, com’è ovvio, approvo la fedeltà finché si ha un partner, e se lo si deve tradire, tanto vale lasciarlo. Ma a questo ci sei già arrivata da sola. Immagino che il rovescio della medaglia di questa cosa che ti invidio tanto, la spensieratezza sessuale, sia questo tuo problema.
    Più che altro, comunque ti vadano le cose, non penso che la risposta sia adeguarti a uno schema o ad uno stereotipo che non ti appartiene. Magari un giorno sentirai che è bene sposarsi e fare famiglia, o magari no. Bisogna fare ciò che ci si sente o si muore dentro.

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