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Io, adultera, senza pentimento e richiesta di perdono

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Adultera. Per un’azione simile in un altro Stato potrei soccombere sotto i colpi di pietre taglienti. Potrebbero mettermi in carcere, punirmi in ogni modo possibile. Potrei crepare per mano di un marito, un padre, un fidanzato, feriti nell’onore, perché quel che ho commesso è considerato un peccato capitale e io così dovrò pentirmi ed espiare.

Io no, non ti chiedo scusa. Non ho fatto niente di male. Ma non dicevi che eri laico? Sputavi sulla religione e i suoi comandamenti, però continui a considerarmi una tua proprietà. Dici che fa troppo male. Ma cosa, esattamente? Non lo capisco, perché per me, lo giuro, non è proprio lo stesso. Se scopi con un’altra non ho problemi. È sesso e non un giuramento per la vita. Se io e te ci vogliamo bene, viviamo insieme e tutto è okay, perché il sesso con un altro per te è un problema? Lo sai anche tu che non c’è più la passione di una volta. Il nostro sentimento è cambiato, è maturo, migliore, e io non voglio perderti, è con te che voglio vivere la mia vita.

Eppure hai tanta voglia di punirmi, non come si potrebbe immaginare in un film anni ’60 o nella cultura del machista medio. Non mi mutilerai la faccia con un potente acido. Non punterai un’arma per farmi male. Non mi ucciderai ma hai voglia di cancellarmi ugualmente dai tuoi ricordi e dal tuo presente. Allora devo stare sola, per scopare con chi voglio. È questa la condanna per chi non crede nel sacro valore della fedeltà. Ma fedeltà a chi? Io sono mia, non sono tua. Non sarò mai di nessun altro. Che cazzo di storia è quella che parla di fedeltà e ferite e morte. Devo restare sola o insieme a te senza godere. Dovrò fare la martire e giurare che mai più, mai più succederà, è stato un attimo, un momento, ero ubriaca, che ne so, forse drogata, ah no, ecco la mia scusa preferita, mi ha stuprata, il bastardo, e no, mi spiace, non l’ho visto in faccia, era straniero, forse rumeno, magari un arcangelo che mi ingravidata o chi lo sa. Così l’onore è a posto e tu, forse, riesci a fartene una ragione. Perché faresti di tutto pur di non ascoltare la verità. Perciò ci sono quelle che inventano balle su balle, per non assumersi la responsabilità di una scelta. Perché il sesso arriva in un momento. A volte ti travolge, non ci stai a pensare e si, lo so che può ferire, ma cosa devo fare?

Tu non mi attrai più sessualmente, non mi ecciti e io ho bisogno di passione, di sesso come lo facevo un tempo e non sto paragonando te a nessun altro perché ti amo e voglio stare con te ma voglio scopare anche con qualcun altro. Non tutti i giorni. Qualche volta. Perché per te è impensabile questa idea? Perché vuoi rinunciare a me per questa stronzata del possesso?

Allora tu mi dici che potresti fare lo stesso e io dico vai, cerca qualcuna che ti piaccia e scopa. Per tutto il resto qui ci sono io. Allora lo racconto all’amica e quella mi guarda male come se avessi sputato su un neonato. Mi dice che è una brutta cosa quella che ho suggerito al mio compagno, come se le altre fossero sfogatoi, allora tanto vale che lo mandi a puttane. E io mi rendo conto che certe donne sono talmente inclini a imprigionarsi nelle dicerie moraliste delle nonne da censurare anche quelle alle quali fino a ieri parlavano di cazzi dritti nella fica o in bocca.

Non ho mica detto che deve cercarne una per stuprarla. Ce ne sarà una che vorrà farlo consensualmente. Perché il problema non si pone se io “uso” un uomo estraneo per il mio piacere? Allora lei mi dice che è squallido, si sentirebbe sporca, e non capisco. La pulizia corrisponde ad una sorta di verginità morale? Un giuramento scritto in cui accetto di non scopare più anche se ne ho voglia? Ma quando separeremo il sesso con la volontà e il desiderio di stare insieme? Perché mai devo sacrificare i miei desideri per essere fedele al verbo di mia nonna?

Gran brutta storia, dice lei. E se ti lascia? Poi resti sola. Le donne pagano queste voglie con la solitudine. E io penso agli uomini che pagano ugualmente perché ci sono donne che non vedono l’ora di poter buttare i mariti fuori casa non appena ne hanno l’occasione. Dicono di essere diverse, migliori, e poi coltivano la stessa mentalità del possesso che poi è quella della quale si lamentano quando qualcuno le marchia a fuoco con la sigla di un padrone. Anzi, ci sono quelle che sono diffidenti e anche violente nei confronti delle donne sessualmente libere perché metterebbero a rischio il loro ménage.

Ascolto lui che dice: devi scegliere, lo so che hai ragione tu ma non ce la faccio, se vuoi stare con me non puoi andare a letto con un altro. Ci soffro troppo, è irrazionale. E io lo vedo irrigidirsi, freddo, lo sguardo pieno di dolore e penso che mai avrei voluto fargli così male. Io non ti voglio ferire ma tu non puoi comunque ricattarmi in questo modo. E’ come se mi dicessi che per farti stare bene devo staccarmi un braccio, rinunciare ad una gamba. Mi stai dicendo che non mi ami per quel che sono ma solo se seguo quelle norme nelle quali dicevi di non credere neanche tu.

Quella persona che vuole fare sesso sono sempre io, è una parte di me e mi sembrerebbe ignobile non dirtelo o edulcorare la faccenda dicendoti che sono posseduta, da esorcizzare, perché anche queste erano le scuse che usavano le donne d’un tempo per sopravvivere alla cultura del possesso. Io sono questa e se resti con me tu non perdi alcun valore. È tuo padre o tuo nonno che ti hanno riempito la testa di cose che non sono vere ma se tu resti con me non hai perso proprio niente. Noi siamo complici, solidali, siamo profondamente legati, amici, amanti, un tempo appassionati e oggi molto meno, ma io è con te che voglio dormire e risvegliarmi al mattino. Se ho un problema voglio correre da te e trovarti a braccia aperte. Se tu hai un problema io, per te, ci sarò sempre. Ma perché mai devo rinunciare al sesso che è un bisogno, un desiderio, un breve momento di tutta la mia complessissima vita?

Allora per restare con te dovrei mentirti? E già ti vedo che prepari un borsone per andare altrove e sei triste, come lo sono io, e vorrei dirti che mi mancherai da morire, non riuscirò a stare bene senza di te e non so se devo scendere a compromessi con me stessa o se essere sincera fino in fondo. Abbracciami, gli dico, e lui chiude gli occhi e dice che ha in testa le immagini di me che scopo con un altro e non riesce neppure a respirare, gli manca l’aria al solo pensiero. Non posso. Non ce la faccio. Scusami. Così va via.

L’amica ora mi dice: e cosa ti è rimasto dopo tutto quanto? Ti sei giocato un uomo d’oro per una scopata. Lo vedi che sei un’idiota? Superficiale? Donne e uomini sono fatti in modo diverso. Se vuoi stare con loro devi sapere che è così. E io la guardo e penso che non è possibile. Che gran stronzata sta dicendo. Mi sembra un’aliena e allora spezzo una lancia in favore di me stessa e dico che deve andare via. Fuori da casa mia. Fuori dalla mia vita. Perché di questi stereotipi sessisti ne ho abbastanza e perché se devo trovare qualche responsabile per la cultura che ha formato il mio compagno a ricevere sofferenza dal mancato possesso del mio corpo, allora comincerò da lei. Io e lui non siamo naturalmente diversi. Gli uomini non sono possessivi per natura, altrimenti dovremmo giustificare gli omicidi, i crimini orribili che in nome della cultura del possesso vengono commessi. Invece io ho fiducia nel genere maschile e non penso affatto che loro uccidano su mia provocazione e che io debba rinunciare a fare quello che voglio per tenerli buoni. Non è così che va la storia. Io e lui siamo uguali, il punto è che qualcuno ha deciso che dovevamo crescere in modo diverso. Allora vaffanculo a chi mi ha intrappolata in questa prigione. Vaffanculo a chi ha a cuore la monogamia o non si aspetta che le donne siano sessuate anche dopo che hanno smesso di dormire assieme ai mariti decennali. Vaffanculo a chi tormenta le donne affinché assegnino la proprietà dei propri corpi ad altri. A chi pensa che dovremmo chiedere perdono affinché un patriarca magnanimo risparmi la nostra vita. A chi pensa che un corpo adultero debba essere spogliato, torturato, punito, perfino dalle proprie simili tanto ligie agli ordini dei loro padri. E vaffanculo anche a te, amica mia, perché in un modo o nell’altro anche tu mi hai chiamata troia e perché sono convinta che di me non hai capito un cazzo. E allora resto sola o lascio aperta la mia porta. Entra chi sa che non può accomodarsi in eterno. E il resto è storia.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata. 

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Comments

  1. Leggere questo tuo (bellissimo) pezzo mi ha fatta pensare a una condizione che sto vivendo adesso e che mi è venuta voglia di condividere qui, perché questo articolo mi ha aiutata a dare un nome alla voglia pura e semplice di fisicità di cui si parla. Non sono sposata, non sono fidanzata, eppure quelle stesse remore le impongo a me stessa senza apparente ragione.

    Il mio problema (?) è che ho voglia di fare sesso e di pomiciare (che parola imbarazzante, ridicola. Ho voglia di strusciarmi e toccare e palpare e leccare) un ragazzo con cui non condivido nessun’altra attrazione che non sia quella fisica. So che lo vogliamo entrambi, non lo ammetto fino in fondo per questa mia insicurezza che sto cercando di smontare un pezzetto alla volta, ma lo so. Lo so da come ci guardiamo gli occhi e la bocca, principalmente.

    Eppure, anche noi, siamo intrappolati in queste stupide convenzioni per cui fatichiamo a guardarci in faccia e a dirci semplicemente: “Ti va se ci usiamo un po’ a vicenda? Se facciamo quel sesso che, ammettiamolo, sento potrebbe essere fantastico, e basta?”.

    Non ho voglia di uscire con lui e di frequentarlo e sento che questa constatazione è condivisa. Eppure, ci siamo scambiati i numeri di cellulare e ci siamo trovati pure per un caffè, perché sembra tanto incivile scoparsi e basta senza provare a coccolarsi un po’, a fingere di essere interessati anche al cervello dell’altro, alla sua storia, ai suoi pregi e alle sue debolezze, e di qui e di là e che palle. Ci incrociamo in treno tutte le mattine e tanto ci è bastato per capire che lui è un tifoso di calcio troppo esagitato e un tipo un po’ troppo supponente per i miei gusti, e io una che legge troppi libri e guarda troppe serie tv per i suoi. A dirla tutta, probabilmente ci troviamo poco interessanti e poco simpatici a vicenda. Eppure ci guardiamo, sappiamo quel che vogliamo e non troviamo il modo per dircelo.

    Così, rischio di perdermi uno scopamico, si dice così no?, per la noia di doverci poi fare conversazione al mattino, quando ho voglia soltanto di guardarmi le notizie del giorno e starmene per conto mio come un orso, o di doverci andare a pranzo perché lavoriamo pure vicini. Ogni tanto alzo gli occhi dal pc e ci penso, a come siamo finiti in questa situazione tanto semplice e banale quanto apparentemente inaggirabile, per cui bisogna coprire un nostro bisogno puro e potente con un mantello di integrità e amore sentimentale. A cosa impedisce a noi, che pure siamo “giovani” e in teoria dovremmo essere molto più disinibiti dei nostri genitori, di far saltare queste convenienze e prenderci tranquillamente e consensualmente quel che vogliamo. E di tanto in tanto prendo in mano il telefono con l’idea di scrivergli una qualunque cosa ci faccia cadere la maschera, un “Allora, non si fosse capito, verrei volentieri a letto con te. Che ne dici?” e poi lo rimetto giù e mi sento scema. A non scrivere, intendo.

    Grazie per tutti i tuoi contributi e per gli spazi che ci concedi, mi aiutano spesso a ragionare su questioni come questa che paiono banali, e rivelano invece ostacoli radicati e ostinati, pratiche tanto più difficili da riconoscere perché cementate dall’abitudine, dalla ripetizione, dalla loro moltiplicazione. Buona serata, continua così!

  2. Non giudico l’adulterio in sé, ma a mio parere questa persona usa le argomentazioni femministe per avere la botte piena e la moglie ubriaca: non vuole sentirsi una proprietà di colui che definisce il suo compagno di vita, ma nonostante questo vuole che lui sia comunque lì per lei, la capisca e accetti le sue istanze senza colpo ferire. Non sarà chiedere troppo? Lei vuole sentirsi libera e tuttavia giudica retrogrado il suo uomo senza dare alcuno spazio all’autodeterminazione di lui. Vorrebbe insinuare che il suo compagno, pur essendo un brav’uomo, è indottrinato dalla retorica maschilista perché non accetta una relazione aperta. Non vuole sentirsi prigioniera ma vorrebbe costringere un’altra persona, che per giunta dice di amare, ad uno stile di vita che non desidera, quale che sia la ragione. Questo non è limitare la libertà altrui? Non è una forma di violenza?
    Questa testimonianza non è una rivendicazione femminista, mi sembra piuttosto autoindulgenza. Nessuno impedisce a questa donna di vivere la sessualità come più le piace, ma secondo me dovrebbe cercare di soddisfarla con chi condivide il suo pensiero e lasciare libero il suo compagno di fare altrettanto con un’altra persona.

    • sono abbastanza d’accordo. e soprattutto sono a disagio di fronte ad una modalità relazionale del tipo “questo è un dato di fatto e tu puoi solo adeguarti o andartene”, da qualsiasi parte provenga (anche quando, come in questo caso, la sostanza del ragionamento mi trova tutto sommato concorde). non sarebbe molto più sano, libertario e antisessista cercare di affrontare le cose assieme, lavorandoci prima, andando per tentativi, sostenendosi a vicenda e perchè no anche mediando? non dico mica che sia facile e molte volte non funziona, ma quel che mi colpisce di questa storia è che mi pare che i protagonisti nemmeno ci provino…

  3. Ho letto d’un fiato. E il fiato poi mi è mancato. (Certe immagini le ho sentite così terribilmente mie: l’idea di privazione fortissima, come fosse un braccio, una gamba…). Perché anche io non riesco a pensare alla situazione descritta se non in termini personali, di esperienza (non riesco ad ampliare lo sguardo). Oggi mi pare che la coppia sia come il capitalismo: hanno voglia a cercare di convincerci che sia il migliore dei sistemi possibili… non è così. Non funziona e fa danni per moltissim* (non voglio essere tranchant, per qualcun* sarà una meraviglia, ma la mia è semplice costatazione: guardiamoci intorno…). Il racconto mi ha fatto fare un balzo indietro e mi ha restituita a quel senso di claustrofobia a cui avevo educato me stessa in anni e anni di esercizio infaticabile (l’amore si costruisce, mi dicevo, e intanto distruggevo/dimenticavo la parte migliore di me). Ho sempre dichiarato (anche quando la coppia era – convintamente – il mio orizzonte socio-emozionale di riferimento) che l’esclusività del rapporto è una convenzione che semplifica le cose, che non c’è nulla di naturale nell’essere monogam* (o almeno non per me, anche se non necessariamente in relazione al sesso, penso all’amore in generale). La mia ex era ben al di sotto della soglia di tolleranza e apertura mentale espressa dal compagno di chi racconta quassù. L’idea di possesso era ben estesa e celebrata come cosa buona santa giusta. Anche solo esprimere il concetto di cui sopra (monogamia-NON-unica-scelta) scatenava tempeste che non volevo né sapevo gestire. Per cui muta e allineata (per scelta). Fingere la gelosia. Provare a spiegare che per me l’amore non è una torta, che se ne dai una fetta ad altr* stai togliendo qualcosa a chi ti sta vicin*. No. Non si poteva. E anche ora: mica facile dire robe così senza essere presa per matta. Ad oggi non ho risposte. So solo che non è possibile pensare di affrontare queste tematiche senza farsi un po’ male e fare del male (sigh!). Grazie del contributo meraviglioso (come sempre).

  4. roseandbutterflies says:

    Una volta avevo una ragazza, ma ero malata di possesso.
    Il problema era mio non suo. Qui giustifichiamo le insicurezze personali con una cultura millenaria, invece di capire che il problema a volte è anche molto personale oltre che sociale, io continuo nella rabbia a consigliare una bella visita dallo psicologo.

    Ah, sono una ragazza anche io, e vengo spesso definita come ‘molto femminile’, quindi direi che qui c’è una falla nel ragionamento.

    Attenzione: questa è una critica più alla presunta amica che dice che donne e uomini sono diversi e “se ci vuoi stare assieme lo devi accettare”, più che una critica alla protagonista di questa storia. Su lei non mi posso pronunciare, devo ancora capire come vanno davvero le relazioni.

    • Non capisco cosa c’entra lo psicologo con la voglia e il bisogno di una relazione monogama.
      Se il tuo non é un giudizio, non so proprio cosa lo possa essere!!

  5. Personalmente, trovo sacrosanto tutto quanto si fa per realizzare bisogni e aspirazioni “umane”. Ciò che invece non capisco, è il bisogno di avere l’accordo di tutti (l’accordo, dico, non il rispetto: quindi sacrosanto anche il vaffanculo all’amica)…Il partner, appunto, non è nostro e non è noi, e starei attenta ad incollare alla sua sensibilità, forzatamente, il marchio del sistema patriarcale. Credo che i bisogni e i valori siano sempre condizionati, direttamente o per reazione, ma non lo siano quasi mai del tutto…Insomma, questo “lui” può prediligere una relazione “esclusiva a due” senza per questo essere possessivo, senza che diventi un sintomo? La lei della storia gli dice: “Vai anche tu con un’altra”: io non lo trovo moralmente riprovevole, come invito, ma insensato. Evidentemente lui non vuole, e perché dev’essere per forza un non-desiderio imposto? La mia libertà di fare o non fare qualcosa, in coppia, non la rivendico secondo un malposto senso di uguaglianza per cui “lui può fare lo stesso”: la rivendico in quanto tale e corrispondente ai miei bisogni. Che, a me sembra ovvio, non corrispondono a quelli del mio compagno…anche perché non credo esistano desideri “giusti”, o oggettivamente, a priori più autentici e meno condizionati di altri. Cosa potrebbe importare a ciascuno di noi di una “libertà” che per noi è vuota e insensata? Credo che il riconoscimento e la pratica di libertà reciproche stia proprio in questo esercizio: vedersi “di eguale valore” nella propria diversità. E se la diveristà di bisogni e desideri dell’altro entra del tutto in contrasto con noi, la strada migliore non penso possa essere quella di negargli legittimità come solo prodotto della società, ma di prenderne atto. Questo lo vedo come un processo mai finito, sempre aperto e provvisorio – e senza nessun automatismo di principio. Insomma, se l’aver bisogno di un partner sessuale presente, e cercarlo anche fuori dalla coppia, non è il prodotto di chissà che deviazione dalla norma, egualmente non credo si possa appiccicare ad un sentimento e desiderio di “chiusura della coppia” l’etichetta di prodotto della norma.

    • Io personalmente non condivido questo bisogno, a me la mia relazione monogama va benissimo così com’è, ma posso provare a capire il tuo modo di sentire diverso dal mio.
      Quello che però non capisco è perché avresti voluto imporre al tuo compagno una relazione aperta che evidentemente non è per lui!
      Ci sono molte persone che condividono il tuo modo di sentire e di avere una relazione, ma a quanto pare lui non è tra queste, e comunque non mi pare che ne abbiate parlato prima (giusto?), quindi il tuo andare a letto con un altro è un tradimento nel senso divtradimento della fiducia, secondo me, perché non avete ridefinito i termini della relazione prima e quindi lui credo si aspettasse la tua fedeltà. Così ho capito leggendo. Non capisco perché non potevi dirglielo prima, che la monogamia non è per te. Non c’è niente di male, ma non significa che a lui debba andar bene!
      Così come tu hai diritto a vivere le relazioni come vuoi e come ti senti di fare, ce l’ha anche lui. E a prescindere dalla cultura del possesso di cui parli, ammesso che sia questo il motivo (perché mi sembra un modo per delegittimare il suo modo di sentire), lui non se la sente, non vuole, non ce l. a fa a vivere una relazione aperta.
      E magari è semplicemente fatto così, non c’entrano suo padre o suo nonno o chi per loro.
      Personalmente se il mio compagno facesse una cosa del genere anch’io mi sentirei tradita, ma appunto nella fiducia, perché è come dire che fino a ieri, finché lo eccitavo abbastanza, la relazione monogama gli andava bene, e poi quando non gli sembra ci sia abbastanza passione, improvvisamente, e senza neanche parlarne prima, vuole scopare con altri.
      Tu vorresti lui come compagno e amico e la possibilità di trombare con altri, ma questo non significa che se a lui non va bene, anche se magari vorrebbe poterci provare, è contaminato dal maschilismo. Ci sono anche persone a cui piace trombare con la stessa persona, e meritano la stessa legittimazione che meriti tu.

    • Hai espresso quello che volevo dire molto meglio di me!

  6. Visto che mi hai mandata in culo, in quanto persona che ha a cuore la monogamia, trovo giusto dirti il mio punto di vista.
    Cercherò di non giudicare, diversamente da come hai fatto tu, in modo che il mio commento possa essere pubblicato.
    L’amore non é uguale per tutti, questa é una cosa che so, così come so che non tutti vivono e intendono le relazioni allo stesso modo.
    Queste sono cose che so. Sono cose che accetto. Sono anche cose che non capisco.
    Mi dispiace, ma proprio non ci arrivo. Va oltre me. É un mio limite.
    Per me il sesso e l’amore vanno di pari passo. Non posso e non voglio farci nulla. Proverei disgusto a fare sesso con qualcuno che non amo. Proverei disgusto nei confronti dell’atto in sé e anche nei confronti di me stessa.
    Questo non significa che tu o chiunque altra non possiate farlo. Il corpo é vostro ed é giusto che lo gestiate con la vostra sensibilità e i vostri valori…che però non sono i miei, ed é giusto che, al di là delle vostre preferenze, che non mi riguardano, io possa gestire il mio corpo come preferisco.
    La stessa cosa vale per le relazioni.
    Per me l’unica relazione possibile é la relazione monogama.
    Non voglio insegnare nulla a nessuno, perché non potrei, ma per me é così. Non riesco a immaginare come ci possa essere amore in una relazione non assolutamente monogama. Per me non é amore…ma, appunto, non lo é per me. Se qualcun altro lo considera amore é giustamente libero di comportarsi come vuole. Se mai mi chiederà un parere io glielo darò sinceramente, ma in caso contrario non ho alcun motivo di puntare il dito contro le relazioni altrui.
    Il tuo diritto di vivere la relazione che vuoi purtroppo si scontra con il diritto del tuo ex di vivere la relazione che vuole.
    Io, parlando di me, voglio una relazione monogama. Punto. Viverla é un mio sacrosanto diritto e nessuno (e ripeto, NESSUNO) ha il diritto di sindacare su questo. Nemmeno il mio partner!!
    Io sono questa. Sono così!! Prendere o lasciare!!
    Mi vuoi? Allora avrai solo me!! Non mi vuoi? Benissimo!! Buona vita!! Ma non metterti con me con l’obiettivo di cambiarmi!! Se per me la monogamia é prioritaria, tu devi assolutamente rispettare la mia scelta e o amarmi per come sono o trovare un’altra persona!!
    Fortunatamente non mi sono ancora trovata nella situazione del tuo ex, e dico fortunatamente, perché sinceramente mi avrebbe distrutta!!
    Io sono così e non sono né più sbagliata né più giusta di te!!
    Ma io ora mi (ti) domando, se tu non volevi rinunciare alla parte di te che vuole fare sesso con altri, perché pretendevi che lui rinunciasse alla propria visione di relazione?
    Tu volevi tutto. Volevi che lui ti accettasse al cento per cento anche se lui non voleva e volevi che lui fosse come lo volevi tu.
    Le persone non sono cose. Non possiamo manipolarle o costringerle ad accettare cose che non vogliono.
    Tu gli hai detto che per avere ancora te doveva per forza accettare che andassi a letto con altri. Non é anche questo un ricatto?
    Io amo il mio fidanzato da morire. Lui é tutto (davvero tutto) per me. Ma io sono monogama. Lui la pensa come me e quindi il problema non si pone, ma se cambiasse idea?
    Lo lascerei. Senza dubbio.
    Con lacrime…da morire. Ma preferirei rimanere da sola, anche per sempre, piuttosto che pensare di dover vivere tutta la vita accanto ad un uomo che fa sesso con altre persone oltre che con me. Non é possessività. É la mia visione dell’amore. Amore per gli altri e amore per me stessa. E PRETENDO che venga rispettata da chiunque voglia avere a che fare con me in qualunque modo possibile.
    Io ti accetto e ti rispetto nella tua diversità da me. Per me puoi continuare a fare ciò che vuoi e a vivere come vuoi, finché non entri nel mio letto.
    Perché non é così anche per te?
    Se per voi (per te e per chi la pensa come te) l’amore non comprende né la fedelta sentimentale e/o sessuale né il rispetto per la volontà e i bisogni altrui, allora (e lo chiedo con sincero interesse) cosa é per voi l’amore?

  7. Anche io ho fatto battaglie di questo genere, in passato, con uomini che non capivano. Adesso non capisco io perché in questo momento non ho esigenze di fare sesso con altri. Io credo che si tratti, in gran parte, di parlarne prima, e tanto, di dirsi che non sempre la passione sarà alta e con ogni probabilità ci piacerà qualcun altro, almeno fisicamente. Senza la pretesa di imporre nessun modello agli altri, né quello della monogamia, né quello della coppia aperta. Arrivare a un accordo, prosaico quanto è prosaico l’amore che immaginiamo romantico. Se era “non andare con altri”, per favore, non mi fare l’eroe/l’eroina, a sfidare le “convenzioni” su cui ti adagiavi finché ti è andata bene. Le donne lapidate lasciale riposare tranquille almeno adesso, non usarle per giustificare il tuo desiderio di avere accanto un compagno o una compagna la cui fiducia hai tradito, senza il fegato o di trovarti qualcun altro o di ammettere che eravate rimasti in un modo e che improvvisamente non ti conviene più e che lui/lei ha il diritto di non essere d’accordo senza sentirsi chiamare maschilista e retrogrado. Fare di testa propria è fantastico, le coppie aperte che sono contente così, che campassero cent’anni. Fare quello che vuoi senza tener conto di ciò che hai promesso, che tu sia uomo o donna, e scomodare femminismo, paesi islamici, e perfino un vaffanculo finale che ci mancava solo la “k” per diventare roba da bimbeminkia, mi pare un po’ disperato.

  8. ornella rota says:

    Completamente vero, e credo che ognuna lo sappia. Il fatto e’ che manca il coraggio intellettuale di ammetterlo

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