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Bisessualità, amori queer, logiche binarie e diffidenze

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Sono Fiorella e voglio raccontarti la mia esperienza a proposito di bisessualità. A dir la verità non sono poi così sicura che c’entri qualcosa, perché io non mi sento racchiusa in nessuna categoria, inclusa quella dei bisex. Potrei avere storie con uomini, donne, transgender, non mi pongo limiti e non ne ho mai avuti, in effetti. Ho avuto storie con uomini che amavano me e poi hanno amato altri uomini. Ho incontrato donne che si dichiaravano lesbiche e che pensavano fosse opportuno per me dichiararmi tale. La mia storia è questa:

ho sempre avuto una forte attrazione per gli uomini, di questo sono certa. Ho avuto storie anche con un paio di uomini dichiaratamente bisessuali. Qualche anno fa, invece, ho conosciuto una donna, lesbica, e ho perso la testa per lei. Mi sono innamorata e l’ho desiderata con tutte le mie forze. Le ho spiegato che non la reputavo soltanto un’amica e che provavo qualcosa di più e lei mi ha detto qualcosa come “prendi tempo, fatti delle domande e analizza la tua nuova condizione”. Così mi ha allontanata, come se io dovessi, prima di tutto, affermare la mia conversione. Il punto è che io non mi sento in una “nuova condizione”.

Cosa c’è di nuovo nell’innamorarsi? Mi era già successo e probabilmente mi capiterà ancora. Io non ci trovo davvero nulla di diverso, non mi piacciono le mitologie sull’amore saffico, giudicato diverso da quello etero. Non mi piace questa manìa di incasellare, distinguere, a meno che non sia una tua precisa esigenza, quella di identificarti in un gruppo, un modello, un tuo punto di riferimento. Ma io non ne ho bisogno. Sto già bene così e comincia a starmi stretta l’imposizione altrui di dentificazione in un unico schema.

Tutti i ragazzi strettamente gay con cui mi sono trovata a parlare di quel che mi succede mi chiedono “come la vivi?”. Testuali parole: “come la vivo”. Perché dovrei vivere in modo diverso il fatto di amare una donna o un uomo o quello che mi pare? Un’altra ragazza, anche lei lesbica, conosciuta solo dopo il mio innamoramento per quella ragazza, si è stupita moltissimo quando ha saputo che avevo avuto relazioni lunghe e costruttive con alcuni uomini. Mi ha guardata perplessa e mi ha chiesto: “scusa… ma tu… non eri lesbica?

E io a pensare, ma no che non sono lesbica, e non sono neppure etero. Voglio e posso essere quello che mi pare senza per forza tesserarmi a uno dei due club. Giuro che vivo questa cosa con malessere, perché la mia non è una sbandata momentanea, so quello che sento e so anche che se dovesse ricapitarmi di essere attratta da una donna quella mi guarderà con diffidenza, perché in un certo senso hanno una profonda avversione verso quelle a cui è piaciuto un pene. Alcune si dicono tanto sicure di se’ e poi, in realtà, nutrono profonde insicurezze, come se pensassero di non possedere tutto quel che serve per fare innamorare una donna. Come se si sentissero disorientate, fuori gioco, estromesse dal campo d’azione sessuata di una donna, per via del fatto che ha gravitato nella stessa area un pene.

C’è anche il fatto che questa maniera di viversi i sentimenti e le relazioni in realtà ricalca molto quella delle coppie etero. Monogamia, possesso, scene di gelosia preventiva e retrodatata, insicurezze. Com’è possibile che proprio tu che hai esplorato a fondo la tua sessualità al punto da capire quel che vuoi per il futuro, infine non riesci a reinventarti una maniera differente di stare insieme? Perché è necessario scimmiottare le coppie etero per stare bene? Ben inteso, io non giudico e tu puoi fare quello che vuoi. Puoi essere chi vuoi e puoi sognare matrimoni, figli, famiglie monogame o rapporti poliamorosi. Ma se viene guardata con scetticismo una persona che ha amato un uomo e poi ama una donna, mi lascia pensare che non si riesce a mollare la logica binaria. Tutto quello che si fa è togliere di mezzo un genere e sostituirlo con un altro.

Ecco: io non sono donna, uomo, gay, lesbica, trans e non nutro interesse, necessariamente, solo per una di queste categorie. Io sono solo io e merito un po’ di spazio tra tutt* voi. O no?

Ps: è un’altra storia di bisessualità, amore queer, quel che volete voi. Ricavata da due racconti di vita reale di due persone che pressappoco mi hanno scritto le stesse cose. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale. Se volete raccontarmi/ci le vostre storie, per dare spazio ad altri dubbi, invitare alla discussione, prendervi uno spazio per una narrazione priva di imposizioni normative, scrivete a abbattoimuri@grrlz.net o contattatemi/ci sulla pagina facebook Abbatto i Muri.

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9 pensieri su “Bisessualità, amori queer, logiche binarie e diffidenze”

  1. Be’,io non lo so perché abbiamo bisogno di essere “incasellati”.Fatto sta che la mia storia è questa:lesbica convinta e orgogliosa sin dall’adolescenza.Ho lottato e subito lo sdegno della mia famiglia bigotta e ho fatto tanti coming out con chiunque.Ho vissuto storie con donne che ringrazio la vita di avermi fatto incontrare.Poi ho iniziato a frequentare un uomo.Ho conosciuto un modo di fare l’amore meraviglioso,gli ho voluto bene,ma ho cominciato a martellarmi con la paura di dover di nuovo affrontare un coming out al contrario;con la rabbia di doverla dare vinta alla mia famiglia(mia madre avrebbe gridato al miracolo!).Mi sono sentita colpevole davanti alle mie “lesboamiche” che mi prendevano in giro (“tu sei lesbica!ti sei ammattita!”).La mia storia etero è finita per motivi diversi da pippe mentali sulla sessualità.Ora vi leggo e mi sento meno sola.Ecco perché forse abbiamo bisogno di classificarci.Intanto continuo ad adeguare la mia sessualità dichiarata ai diversi gruppi di persone della mia vita.Sì,ma perché?E che insensata fatica.

  2. Io non sono un oggetto per il godimento del pene, . Io sono un soggetto. e sono prepotente come un uomo. Rivoglio i miei soldi e la mia macchina. Vergogna. Guarda che comportamento di merda. Sparatevi.

  3. Cara Fiorella, mi dispiace per il rifiuto che hai subito da parte di quella donna di cui ti sei innamorata. Però, se lei pretendeva una tua “conversione forzata”, di qualunque genere fosse… penso anche che tu sia stata fortunata. Non c’è niente di peggio che legarsi a una persona che rielabora le proprie fragilità attaccandosi al dogmatismo. Anche perché lo impone a chi le sta vicino, contagiandole così sia le proprie fragilità che i propri irrigidimenti: entrambe cose da cui non può venir bene.

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