Italiana, studentessa, 27 anni. Vivo per conto mio, da qualche tempo faccio la webcam girl. Mi sono iscritta al sito, ho cominciato a chattare con uomini che vogliono vedermi nuda, mi spoglio e in cambio ricevo dei regali. Poi ho pensato che non fosse sufficiente per campare, ho scartato l’idea di fare la commessa, la cameriera, la badante e ho messo un annuncio per fare la prostituta. Ora vendo servizi sessuali e non ho alcuna tutela legale. Non c’è modo di chiedere una regolarizzazione. Devo essere prudente perché se scoprono quello che faccio arrestano il mio padrone di casa per favoreggiamento, anche se lui non sa proprio nulla e io sono molto discreta. Ho conosciuto altre, soprattutto se straniere, che per non avere problemi si affidano a qualcuno che affitta per loro conto. Ovviamente il tizio vuole una percentuale. Se la legge fosse diversa non ci sarebbe alcuna percentuale da dare a nessuno. Sarebbero tutti soldi nostri, senza dubbio.
Mi vesto normalmente, non serve che io dia nell’occhio, e apparentemente conduco una vita regolare. Gli uomini che chiedono di me sono quasi sempre persone dalle seconde vite, bravi ragazzi, bravi padri di famiglia, bravi mariti, bravi e basta. Il più delle volte vogliono poter scopare senza che io faccia troppe domande. Sono stanchi, hanno poca voglia di socializzare. C’è invece chi desidera farsi ascoltare. Monologhi lunghissimi e io ascolto consegnando carezze, di tanto in tanto. Ma non è dei miei alti e bassi che voglio raccontarvi. E’ la mia vita. L’ho scelta così. E se non paghi il mio affitto, non mi nutri, non mi offri prospettive di alcun genere tu non puoi giudicarmi né negarmi la possibilità di fare il lavoro che preferisco.
Quello che volevo raccontare riguarda un finto cliente che mi contattò per un servizio apparentemente senza sorprese. Poi, invece, si rivelò uno di quei giornalisti stronzi che pur di ottennere uno scoop non hanno alcuno scrupolo a piazzare la tua foto in copertina, in culo alla violazione della privacy, purché loro riescano a ottenere tanti Like e molti accessi sui siti. Mi disse che mi avrebbe pagato comunque, ma voleva intervistarmi. Mi rifiutai di essere presa in giro e provai a capire quale fosse l’indirizzo che intendeva seguire.
Praticamente lui era un abolizionista, paternalista, di quelli che pensano di ottenere sguardi pregni di riconoscenza e pompini, reali o metaforici, in ricompensa per la loro opera di cavalierato. Voleva mostrare al mondo la mia fragilità, il mio pentimento, le mie lacrime. Voleva che io dicessi di essere sfruttata, sulla via della redenzione. Voleva solo che io vestissi gli abiti che a lui piaceva mostrare. Allora dissi che a prescindere dall’intervista, che non intendevo fare, avrei potuto vestire gli abiti che gli piacevano, giacché mi era molto noto il fatto che alcuni si eccitavano se avevano davanti una donna piangente, una vittima da salvare. Lo avevo fatto altre volte. Io mi facevo salvare, metaforicamente, e li premiavo con ottime prestazioni. Costo tanto proprio perché sono brava anche in questo genere di interpretazioni.
Cercava conferma ad una sua tesi preconfezionata.
– non hai un protettore?
– no.
– sicuro che non ce l’hai?
– si.
– allora i soldi che guadagni li tieni tutti tu?
– si.
– e nessuno ti sfrutta?
– ho detto di no. ma posso dire il contrario per un minimo di cento euro. dimmi cosa vuoi che io sia e lo sarò…
Poi arrivò il momento del predicozzo paternalista.
– ma tu sei una ragazza così bella, sembri anche colta, non vieni da una famiglia ignorante…
– e allora? pensi che le prostitute siano tutte da alfabetizzare?
– ma non pensi che sia meglio un lavoro un po’ più dignitoso?
– dignitoso per chi? per te o per me?
– ma ti lasci usare…
– mi farei usare se sprecassi il mio talento senza farmi pagare, invece io mi faccio pagare.
– che peccato… una ragazza come te… ma come fai con … l’amore?
– non ho capito.
– e se ti innamori di qualcuno?
– se me ne innamoro deve essere sufficientemente intelligente da accettare le mie scelte.
– non vorresti qualcuno che…
– che mi salvi? che mi porti via? che vorrebbe consumarmi con il suo testosterone a mille in conflitto con i miei clienti? no, grazie. ne faccio volentieri a meno.
Al che lui mi rifila la tiritera su chi ce l’ha più lungo, il cazzo.
– io non potrei mai pagare per fare sesso con una donna.. mi sentirei un verme…
– ma perché? non è mica un peccato…
– mi sentirei una vera merda…
– perciò pensi che chi compra servizi sessuali sia una merda? allora, scusa, questo è tutto un problema tuo con gli altri uomini. c’è chi lo fa e chi invece no. io non penso che tra i due ci sia uno peggiore o migliore.
– ma la pensa così anche mia madre o mia sorella…
– cioè?
– che non si venderebbero mai… e poi non glielo permetterei…
– e tu che c’entri con le loro scelte? se vogliono farlo non puoi impedirglielo…
– si che posso…
– allora sei un violento? io non accetto di farmi dettare regole da nessuno. e in quanto alle donne che non fanno altro che sentirsi migliori, o più fortunate, di quelle come me, penso nutrano complessi di inferiorità e hanno bisogno, a tutti i costi, di etichettarci malamente. le conforta sapere che noi siamo infelici. tutte. altrimenti come farebbero a sopportare le regole, obblighi e convenzioni sociali che sono obbligate a seguire?
– sono più felici di … loro sono libere…
– davvero? ma se hai appena detto che tu non permetteresti mai …
– che c’entra… tu permetteresti mai a una persona casa di buttarsi da un burrone?
– ahhh, allora pensi che io stia volando giù da grandi altezze… per limitare la libertà altrui ci si inventa sempre la solita bugia. Come potresti limitare e imprigionare chi ti sta accanto se non puoi inventare la balla ché ha bisogno di essere salvata?
Era disorientato. Io non ero quel che lui si aspettava. Non sono quel che molti e molte si aspettano. Sono io, una prostituta, e non è detto che una sex worker sia una scema.
– allora pensi che io non sia libera?
– penso di no.
– sarei più libera a fare un lavoro precario per due soldi?
– potresti farlo alla luce del sole. non dovresti nasconderti.
– ma guarda che se mi nascondo è perché quelli come te mi opprimono, non mi permettono di regolarizzare la mia professione e mi stigmatizzano in negativo.
– tu regolarizzeresti la professione?
– certo. perché non dovrei farlo? a te piacerebbe lavorare in nero? senza contributi, tasse, coperture per infortuni, assistenza sanitaria, possibilità di lavorare comodamente a casa…
– per me la prostituzione non è un lavoro.
– per te… per me fare il prete laico non è un lavoro… per esempio. è disturbo alla quiete privata e pubblica… quelli come te meriterebbero una multa…
– ma in altre condizioni, se non avessi avuto bisogno di soldi, lo avresti fatto ugualmente?
– se tu non avessi bisogno di soldi, lavoreresti? ma che razza di domande fai?
Dopo un ora di tira e molla, alla fine dissi che se voleva continuare ancora doveva pagarmi un extra. Rispose di no. Non so se poi ha scritto il suo articolo oppure no. Non so se ha inventato una diagnosi psichiatrica per stabilire che quelle come me, che affermano di fare questo mestiere per scelta, sono malate o giù di lì. Mi sono assicurata del fatto che non mi filmasse né fotografasse. Gli vietai anche la registrazione della conversazione. Perché a volte penso che io debba essere tutelata molto di più da simili sciacalli, che vogliono ottenere visibilità con il loro bravo articoletto condito di morbosi dettagli, per lo più inventati, e sensazionalismo, per soddisfare i malati di voyerismo, che non dai clienti con i quali per lo meno il rapporto è più che onesto. Loro non vogliono salvarmi, non vogliono sentirsi migliori sulla mia pelle, non vogliono stabilire una gerarchia di potere che li fa sentire migliori, salvatori, dunque più vicini a Dio. I miei clienti vogliono soltanto scopare, parlare, essere se stessi, misurarsi senza essere giudicati per quelle parti di se’ che non hanno voglia di mostrare al mondo che li stritola con tanti divieti. Perciò, ditemi, chi è più libera? Io o quell’altra che deve seguire le regole di padrini e padroni moralisti e giudicanti?
Ps: è una storia vera. grazie a chi me l’ha raccontata. ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale:
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Risorse:
—>>>il network delle organizzazioni europee composte da sex wokers: http://www.sexworkeurope.org
—>>>Tutti i post, le traduzioni, le news sul sex working su questo blog a partire dalla tag Sex Workers

L’ha ribloggato su pepp8.
D’accordo in generale, ma perché la domanda finale? Nel senso, ti piace quello che fai? Bene, ma mica è una gara a chi è più libero. Il tuo lavoro ti dà più autonomia, e si spera più soldi della media. Se ti piace.
Poi una considerazione sui clienti, che non sono tutti uguali. Non è la stessa cosa pagare una prostituta convinta o una costretta o bisognosa.