Update: ho visto il film e sono sopravvissuta. QUI la mia recensione!
Ripropongo qui la non-recensione pubblicata su Il Garantista. In ogni caso, stasera, vado a vederlo e giuro che vi riferirò, fin nei minimi dettagli, della metamorfosi che subirò durante la proiezione.
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Cinquanta sfumature di grigio è tratto dal primo dei tre libri di grande successo scritti da Erika Leonard. La maggiore parte delle donne che lo criticano non l’hanno letto. Quelle che hanno realizzato vere e proprie crociate, con relativa richiesta di rogo dei testi in piazza, descrivono quelle pagine come opera di Satana in persona.
Se lo leggi, sostanzialmente, ti lasci affascinare dal diavolo, perciò alcune femministe radicali, quelle della corrente antiporno, anti bdsm, anti prostituzione, anti sesso in generale, hanno compiuto un esorcismo che ci liberasse dalle cattive influenze a suon di slogan che definiscono il personaggio maschile di quei libri come l’incarnazione del male assoluto.
Dibattiti in televisione, interventi sui media, che ora vengono citati perché una regista ha avuto la geniale idea di sfruttare il successo costruito, anche grazie alla pubblicità negativa delle femministe, attorno ai libri per mettere in scena il primo della trilogia delle varie sfumature. Grey è uno stalker violento, dicono alcune, il fatto che la Anastasia si innamori di lui e accetti di farsi legare è un abominio. Una così dovrebbero rinchiuderla, non sta bene, va aiutata. Lui dovrebbe essere simbolicamente evirato. E ci scommetto che diventerà il pupazzo con il quale festeggeranno San Valentino quelle che hanno tanta voglia di mandare un messaggio pieno di significato al mondo.
La realtà è che i libri sono, da quel che ho letto, una riedizione sessuata dei libretti rosa della Harmony, e il film – diretto da Sam Taylor Johnson – probabilmente farà incassi da record perché chiunque, a questo punto, vorrà vedere che combinano quei due in camera da letto. Il trailer d’altronde stuzzica gli appetiti.
C’è lei e lui e la messa in scena della cattiva copia del bondage. Roba da fare eccitare le menti più insensibili. Peccato che il testo e il film non la raccontano giusta sul bdsm e sono sopravvalutati, notevolmente, perfino sull’influenza che possono avere sull’educazione delle fanciulle cresciute e a pane e femminismo moralista. Su twitter si susseguono commenti a partire dall’hashtag #50dollarsNon50Shades, messo in circolo da chi sostiene che spendere soldi per il biglietto del cinema e poi per una babysitter è fuori luogo.
Piuttosto sarebbe meglio dare quei soldi alle associazioni che lottano contro la violenza sulle donne, anche se non regalano alle spettatrici quel brivido al sapor di proibito che viene rafforzato ancora di più dal fatto che le femministe hanno inaugurato un nuovo taboo.
Ci sono poi le tipe della pagina facebook StopPornCulture che sembrano pagate per fare marketing al film. Più loro scrivono contro e più lo rendono un frutto proibito che – ci scommetto – in tante morderanno senza dirlo alle altre. Un po’ come quando da bambina leggevi un giornaletto che parlava di masturbazione nascondendolo alla mamma che altrimenti ti avrebbe presa a bacchettate sulle mani. Le più fanatiche urlano all’istigazione alla violenza. Potessero denuncerebbero autrice e regista per apologia di reato. Non oso pensare cosa succederà al povero Mister Grey, o, meglio, all’attore che lo ha impersonato, quando comparirà in pubblico per la Prima. Saranno pomodori? Secchi d’acqua gelata? Chi lo sa.
Ma il fenomeno delle femministe che vorrebbero censurare quel che a loro non piace non è nuovo neanche in Europa. Le femministe spagnole, anch’esse pronte a mettere al bando il film prima della sua uscita nelle sale, avevano minacciato di denunciare per istigazione alla violenza o giù di lì chi pubblicava e aveva scritto il libro di Costanza Miriano Sposati e sii sottomessa. A queste donne non viene in mente che si possa opporre una critica articolata ai testi o ai film che a loro non piacciono senza richiamare alla censura o a metodi che ricordano il MinCulPop. È come se considerassero le donne, tutte quante, delle bambine, incapaci di intendere e volere, di giudicare e di farsi un’opinione. Perciò la lezione che viene fuori in questi giorni, e che, immagino, avremo ancora più chiara anche in Italia, via via che le donne vedranno o recensiranno il film, è che l’infantilizzazione delle donne è tanta è tale, al punto che altre, elette per capacità di vedere il male ove esso si annida, si producono in insegnamenti devoluti in chiave dogmatica. Norme su norme, comandamenti, in nome delle donne.
Non viene in mente a nessuna di loro che tante donne potrebbero, perché no, andare a vedere il film per riderne, per sfottere quei personaggi, o, se eccitate, per masturbarsi, forse, per coltivare il desiderio di masochismo e sottomissione che è insito in alcune e che difficilmente esternerebbero per cattiva disponibilità delle altre donne ad accettare una simile evenienza.
Potrebbero spiegare, invece, forse, la differenza che intercorre tra la sottomissione imposta e quella stabilita in uno scambio paritario e consensuale. Potrebbero spiegare la differenza tra una donna che incontra un uomo con il quale stabilisce un rapporto consapevole e un’altra che si porta dietro l’indole da salvatrice e guaritrice del mostro che c’è in lui. Quel che invece stanno facendo è riportare una moralista obiezione alle scene di sesso, considerate depravate perversioni, o una obiezione al fatto che le donne possano guardare scene che altrimenti le farebbero immediatamente diventare desiderose di trovare un uomo come Grey.
Le stesse femministe criticone d’altro canto sono quelle che immaginano che per un uomo è sufficiente guardare un film porno per diventare uno stupratore violento. E quel che penso a tal proposito è che le femministe di questo tipo somigliano sempre più ai flagellanti che si frustavano per espiare dopo essersi masturbati pensando a una donna.
Infine, poche righe per parlare della mia opinione sul film. Non mi basta dire che siccome il libro è piaciuto alla Minetti allora fa schifo, perché questi insulti indiretti alle donne delle quali siamo desiderose di prendere le distanze – perché noi siamo perbene e quelle altre invece – mi lasciano sempre un po’ basita.
Cinquanta sfumature di grigio a me, a partire dal trailer, ma con una sempre crescente, e disobbediente, curiosità di vederlo, sembra semplicemente banale. Mister Grey che dice «sono senza… (pausa) … cuore» mi fa pensare ad una parodia di un personaggio dei fotoromanzi. La ragazzina saltellante mentre prepara non so cosa, uova o chi lo sa, con lui che la guarda teneramente perché la scopre cuoca ballerina, mi fa ridere con gusto.
Allora penso a quell’altra saga proibita che fu Twilight, e ricordo che tante adolescenti, dopo averlo visto, dicevano all’unisono, «che palle ‘sto vampiro che non gliela vuole dare… non vede che lei non fa che chiedergli di trombare»? A mio avviso perciò le ragazze, le donne, sono perfettamente in grado di farsi un’opinione e non credo abbiano bisogno di essere protette anche da un libro o da un film. Sarà che io amo le donne e le rispetto senza sottovalutarne quasi mai l’intelligenza ma io non mi permetterei mai di bruciare un film o una pellicola per sottrarla all’attenzione altrui. Altrimenti come si fa a capire chi siamo, chi vogliamo essere, cosa ci piacerà in futuro?
[testo già pubblicato su Il Garantista]
Leggi anche:
La recensione in satira di Roar Magazine (da leggere)
#50SfumatureDiGrigio: la crociata delle femministe (moraliste) per boicottarlo!
Il sto leggendo il libro ora, davvero sembra twilight!!
ma pare che la tipa cominciò a scriverlo partecipando ad un forum di discussione su twilight. 😀
Spiegherebbe molto!!!