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Mi tocchi il culo? E io ti strizzo il pene!

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Una sera in un pub mi hanno toccato il culo una decina di volte. Avevo una minigonna, delle calze alte fin sopra il ginocchio, stivaletti bassi, una maglietta leggera e un giubbino di pelle. Penso sia tutto. Ah no, dimenticavo. Avevo anche una coda di cavallo e degli occhiali tondi, perché sono miope.

La prima volta mi sono girata e l’ho guardato storto, la seconda idem, la terza ho bestemmiato, alla decima ho preso una decisione della quale avrei parlato alla mia amica di lì a poco. A ogni uomo incontrato avrei strizzato le palle, misurato il pene con la mano, avrei perciò violato una zona del corpo di quegli uomini, perché volevo vedere quale fosse la loro reazione.

Allora mi resi conto che la percezione era un po’ diversa. Alcuni interpretarono quel gesto come segno di disponibilità ad accettare delle avances. Altri, un minor numero di ragazzi, reagirono infastiditi. Un paio perché avevano la fidanzata accanto che mi urlava insulti perché avevo violato il suo territorio, lo stesso avrebbe fatto un uomo se io lo avessi avuto appresso in forma stabile. Alcuni, invece, erano proprio seccati, infastiditi. Forse perché trovavano disdicevole il fatto che una donna misurasse l’ampiezza del loro pene o perché trovavano volgare il fatto che fosse una donna a compiere un gesto che viene quasi reputato normale se messo in atto da un uomo.

Comunque sia l’esperimento diede alcuni frutti. Uno mi disse che se continuavo così mi sarei rovinata. Un altro disse che per fortuna lui era un bravo ragazzo perché altrimenti poteva finir male. Ancora uno disse che era disponibile a farsi tastare ma solo in privato. Qualcuno precisò che non era quello un buon preliminare e un tizio urlò un “ma come si permette” stizzito, presumo per via del fatto che la mia strizzata lo aveva colto all’improvviso al punto da fargli sputare la birra che aveva in gola.

Il punto è che così verificai la disparità tra i due sessi in termini culturali e nell’immaginario collettivo. Inutile prendersi per il culo: non è la stessa cosa. La reazione varia tra un paternalismo bonario di chi ti dice che non devi sprecarti così e il machismo sfrontato di chi intendeva il gesto come precisa prova di zoccolaggine di una donna. Un uomo che palpa una donna non è uno zoccolo. Una donna che palpa un uomo, uno sconosciuto, invece lo è.

Solo uno, tra tutti, rispose divertito, con una battuta del tipo “se serve a farti sfogare i nervi posso anche prestarti qualche altro pezzo del corpo”. Probabilmente aveva capito che era una provocazione. Sono uscita dal pub dopo aver misurato i cazzi di mezza sala. Ho fatto la mano morta, la palpatrice, la strizza palle e ho chiesto scusa alle persone che sono state infastidite da questo, cosa che un uomo non farebbe mai. Chiedere scusa dopo averti palpato, intendo. Le fidanzate che mi hanno beccato a palpare i loro fidanzati invece si sono comportate da vere iene. Loro, più che gli uomini che li accompagnavano, hanno tirato fuori la perfidia e il sessismo bieco di chi attendeva da tempo di sputare un po’ di veleno. Isteriche, offensive, con gli occhi di fuoco, e non vi dico le parole “gentili” che sono uscite dalle loro bocche.

Concludendo: in quel pub non c’era proprio nessuno che aveva una cultura antisessista, salvo rarissimi esemplari. Dimenticavo: le donne, tra le altre cose, mi hanno detto che mi comportavo come un uomo. Ovvero avallavano l’ipotesi per cui agli uomini era concesso comportarsi così, alle donne invece no.

Da quale parte bisogna cominciare per insegnare un po’ di antisessismo? Siete sicur* che il problema siano solo gli uomini?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Sintesi concordata con la narratrice e ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.

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Comments

  1. Mi sa che con il passare del tempo questa differenza tra uomo e donna andrà a scomparire…
    Almeno è quello che penso…

  2. io lo dico sempre che le prime nemiche delle donne sono le altre donne

  3. “Siete sicure che il problema siano solo gli uomini?”
    Questa è una bellissima domanda!
    Se siamo noi, le prime, ad avallare la cultura maschilista è logico che questi comportamenti si perpetueranno all’infinito.
    Dobbiamo sforzarci noi, per prime, a spezzare questa catena culturale, soprattutto nell’educazione dei figli/e, per far sì che un domani terminino definitivamente le prevaricazioni e gli atteggiamenti sessisti.

  4. “Dimenticavo: le donne, tra le altre cose, mi hanno detto che mi comportavo come un uomo. Ovvero avallavano l’ipotesi per cui agli uomini era concesso comportarsi così, alle donne invece no.”
    Non son d’accordo con questa ultima parte cioè se ti dico che “ti comporti come un uomo” prendo di questa sentenza la denigrazione della stessa come se avessi detto “sei un idiota come un uomo” non la interpreto come un “ti comporti come un uomo al quale invece è permesso”.

    • anch’io la leggo come la leggi tu.. è curioso come vengono interpretate le frasi. Ho sempre avuto l’impressione che un gran numero di donne provino un senso di superiorità schiacciata, il non-detto, ma ben percepito è “siamo meglio e siamo sempre state meglio non regrediamo allo stato di scimmia-maschio”. Questo ci leggo io in quel “ti comporti come un uomo” detto da una donna con disprezzo. La controprova è che non senti mai dire “ti sei comportata come un uomo” se l’azione è positiva e considerata culturalmente maschile (per esempio un atto di coraggio fisico) o se lo senti dire, viene subito tacitata chi l’ha pronunciata come portatrice di cultura patriarcale e autodenigrante il femminile. Ieri sera sull’autobus, un esempio: una donna non più giovanissima raccontava del suo difficilissimo parto di una bambina di cinque chili senza cesareo, chiusa la frase con “siamo sopravvissute perché eravamo due donne”, con condimento di denigrazione per i “maschi che se dovessero partorire non ce la farebbero”. ” che non riescono a sopportare dolori e sofferenze e si abbattono per niente”. Una tristezza se penso a mio padre, mio nonno e a tanti racconti dei loro coscritti su quello che hanno subito e sopportato solo fino all’altro ieri quando “coscrizione di leva” non significava solo un annetto fuori di casa.

  5. Matteo (Il Disadattato) says:

    Io devo vivere in un altro mondo; non mi permetterei mai di palpare una donna in quel modo (almeno non senza il suo permesso). Non sopporto neanche quegli uomini che si girano a guardare il culo di ogni tipa che passa, gli ci manca solo la bava alla bocca… mah, mi rendo conto di essere strano.

  6. acquacheta says:

    a me piacerebbe molto sia palpare che essere palpato. sono sicuro che una bella palpata mi guarirebbe.

  7. Sacrosanta verità è incredibile la donna è zoccola l’uomo no!!
    E come dicevi , la maggior parte delle donne, è d’accordo con questa visione!!!
    È mostruoso.

  8. Io chiesi scusa ad una per averle dato una pacca sul culo da ubriaco, anzi proprio quasi uno schiaffo, in discoteca.. non successe nulla a parte il fatto che rimase a fissarmi per un po’ durante la serata. mi è capitato qualche volta il contrario, cioè mi hanno palpato il culo anche estranee, una volta era una scommessa fatta da un gruppo di ragazze

  9. Ma non ha senso la storia, una toccata di culo va ripagata con una toccata di culo, loro non hanno toccato la vagina od il seno, seno e vagina corrispondono al pene, se avesse acchiappato un poliziotto avrebbe rischiato una denuncia per molestie sessuali, è come se un maschio desse un calcio nel culo ad una femmina e lei lo restituisce nelle palle, c’è totale disparità di forze a causa della zona colpita.
    A prescindere dal fatto che comunque non è corretto mettersi a toccare il culo a qualcuno/a in nessun caso (anche se fosse tanto bello ed invitante che Unico Anello levati, non hai più potere sulla mia mente), ma toccare i genitali è ancora peggio.

  10. L’ha ribloggato su Cretae ha commentato:
    Storia di una fra tutte noi meno il coraggio dell’esperimento finale

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