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Io, madre spaventata e figlia pentita

Dialogando, per quanto io continui a pensare che le donne che parlano della loro maternità martoriata non abbiano bisogno di colpevolizzazioni, ma ecco un racconto scritto in modo intelligente da quella che si definisce una “figlia pentita” che attribuisce al mancato amore dei genitori una serie di conseguenze che lei ha patito. Ve la giro, così per come mi è stata inviata, e vi ricordo di scrivermi, qualunque sia la vostra esperienza, su abbattoimuri@grrlz.net. Buona lettura!

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Voglio aggiungere alle tante storie raccontate in questi ultimi giorni, da “mamme pentite”, la mia. Ma più che da madre, voglio esprimermi da “figlia pentita”.
A quanto pare emerge dai tanti racconti un gran numero di donne che pur essendo madri, non si riconoscono in questo ruolo.

Ecco, io che sono madre e amo immensamente mio figlio (il mio unico figlio), sto dall’altra parte “della barricata”: sono una figlia pentita di esserlo.
Ho 37 anni, una separazione alle spalle, sono disoccupata e costretta a vivere con quelle due persone che mi hanno messa al mondo. E qui sta tutto il succo della mia vita. Mi hanno messa al mondo, ma perché? Forse il motivo è la loro “fuitina” di ormai 38 anni fa? Ho sempre pensato di si. E dopo tutti questi anni ne sono sempre più convinta. Perché dopo devi rimanere incinta e se no che fuitina è?

Risultato: dopo 37 anni non ho un solo ricordo bello, un attimo di serenità, un atto di amore vero. Tutto finto nella mia vita. Ho sempre urlato la mia disperazione, ma non è mai uscito un filo di voce. Quella donna e quell’uomo da che io ho ricordi non hanno fatto altro che litigare, urlare. Non mi hanno mai sentita, non hanno mai visto e capito i miei bisogni, la mia voglia di vita.
A due anni sono stata lasciata dalla nonna materna. Loro lavoravano all’estero. Era così bello con lei e il nonno. Era bello imparare a vivere, a essere indipendente, ad amare la terra (nonno aveva diversi appezzamenti di terra e coltivava frutti e verdure di qualità diverse). Erano tanto uniti, tanto innamorati. E mi volevano bene. Ripenso alla mia infanzia e vedo loro due. Solo e soltanto loro due.

Poi sono tornati i miei genitori naturali. E da quel momento si fermano i miei ricordi più belli. Alle elementari non riuscivo a legare con nessuno, seppure la maestra era entusiasta di “quella bambina così intelligente”. Ma loro non se ne accorgevano. Alle medie ho subito atti di bullismo da parte di chiunque. Ma non hanno mai notato i miei occhi gonfi di pianto quando tornavo da scuola.

Al liceo avevo grandi aspettative dalla mia vita. Volevo tornare dai nonni, fare le scuole superiori da loro, poi sarebbe finalmente arrivata l’università a coronare il mio sogno: diventare medico. Volevo fare la cardiologa, lo sognavo fin da piccolina. Ma loro non mi hanno vista. Nemmeno quella volta.
Ho finito il liceo, ho frequentato due corsi professionali in cui alla fine si riceveva un assegno. Io l’assegno l’ho ricevuto, ma i soldi non li ho mai visti. Ricordo solo di essere andata in banca con quella madre che lo ha scambiato perché “bisognava pagare dei debiti, l’università doveva aspettare. Forse, un giorno, chi lo sa”.

Poco tempo dopo ho conosciuto quello che poi è diventato mio marito. L’ho sposato senza rendermi conto di cosa stavo facendo. Pensavo che avrei potuto avere un po’ di libertà. In fondo la libertà spetta a tutte le persone no? E’ un diritto essere liberi e libere giusto? L’ho sposato. Ma non conoscevo l’amore, nessuno me lo aveva insegnato.

Lui in pochi anni mi ha annientata. Dopo un anno sono diventata madre, lo ha voluto lui. Aveva bisogno (testuali parole sue) di “sopperire alla mancanza della sua famiglia”. I primi mesi di gravidanza li ho vissuti con indifferenza. Poi ho cominciato a sentire il piccolo, che ora ha 12 anni, e gli ho voluto bene. Ma quel marito che avevo scelto solo per la voglia di libertà mi ha resa una marionetta nelle sue mani. Ero ancora più sola, ancora meno libera di prima, senza più amici, senza una spalla su cui appoggiarmi, senza più il diritto di pensare con la mia testa. Decideva lui per me: cosa mangiare, come vestire, cosa dire, dove andare.

Nel frattempo i nonni sono morti tutti e due e io non ho potuto dare loro l’ultimo saluto causa lontananza fisica. Da allora sento un vuoto immenso, non ho più un punto di riferimento.
Mi sono allontanata da quell’uomo, sono tornata a vivere a casa dei miei. Ma non mi hanno mai aiutata né incitata a separarmi legalmente. Io ho perso tutto quello che avevo, sono caduta in depressione e ho trovato conforto solo nel volontariato. Sono passati 8 anni e ancora le conseguenze me le porto sulle spalle. Ho dei debiti da cui non riesco ad uscire, sono senza lavoro e devo crescere un figlio che si divide tra un padre autoritario, una madre impaurita che non può dargli nulla (ma vorrebbe dargli il mondo) e due nonni con cui convive forzatamente che insultano lui e me.

Ora mi rivolgo a voi donne che siete pentite di avere figli. Voi che vi sentite vittime (e probabilmente lo siete), ci pensate mai al fatto che questa vostra scelta/non scelta avrà delle conseguenze pesantissime su quelle persone che avete messo al mondo? Ci pensate mai che potreste aver già loro rovinato la vita senza neppure saperlo?
Li guardate mai i nostri occhi che piangono di nascosto perché “figli e figlie di madri pentite”?

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3 pensieri su “Io, madre spaventata e figlia pentita”

  1. nelle tue parole vedo la tragedia di una coppia che conosco, che abbiamo cercato di far riflettere a tempo e debito e che vediamo di giorno in giorno andare alla deriva – lei sposa per amore disperato, lui per convenzione – arrivi a 30 anni e non ti sposi? non fai figli? – e nessun sentimento a sostegno, una fuga da una famiglia di genitori senza amore… e si ripropone lo stesso schema, a meno di 3 anni dal matrimonio, lui che voleva fuggire ma che all’arrivo della cicogna (cercata, ossimori inspiegabili) fa retromarcia, ma nessuna figlia può far nascere un sentimento di coppia che non esiste… un aborto subito dopo, e la ricerca ossessiva di una nuova gravidanza – un solo figlio forse non dimostrazione bastevole di virilità… due genitori che amano la figlia ma già separati, un marito che mortifica una moglie che non ama, una moglie che dall’amore sta passando al rancore… e sono solo tre anni, e la bimba ne ha solo uno, che vita sarà la sua?

  2. più in generale, il rapporto tra madre e figlio è una rekazione complessa, in cui il bimbo, sin da neonato, sebbene non riesca a comprendere appieno, sente tutto ciò che la madre e il padre trasmettono, e non si può pensare che il disagio della madre sia ininfluente… non si tratta di colpevolizzare nessuno, ma anche lasciar crescere il proprio figlio da altri non significa non lascaire strascichi sul piccolo… il senso di abbandono rimane, anche se non il vuoto d’amore…

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