Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Precarietà, R-Esistenze, Storie

Sono una studentessa, prostituta, mi piace quello che faccio

Foto di Edoardo Pasero. Da Riotclitshave
Foto di Edoardo Pasero. Da Riotclitshave

Sono Romina e ho cominciato a prostituirmi a 22 anni, quando l’alternativa era tornare a casa dai miei. Vorrei precisare che non ho una famiglia composta da analfabeti e bruti. Non ho subito traumi. Ho avuto un’infanzia e un’adolescenza uguale a quella di tanti altri. Quando sono arrivata in città, una metropoli alla quale non ero abituata, mi resi subito conto che avrei dovuto trovare dei punti di riferimento. Il gruppo studentesco, il centro sociale, il collettivo femminista. Persone dalle quali non mi sarei aspettata giudizi negativi, processi alle mie scelte, rifiuto per quel che ero e sono. Andavo in giro con vestiti semplici, uno zainetto in spalla, i capelli corti e rasati sui lati. Niente trucco, non mi è mai piaciuto. Mangiavo le unghie e avevo avuto esperienze sessuali con entrambi i sessi. Non mi ero mai fatta tanti problemi. Ero priva di pregiudizi e non pensavo che altre, apparentemente simili a me, ne avessero.

Volevo essere economicamente indipendente, così sparsi la voce, misi il mio bell’annuncio su un sito, cominciarono a chiamarmi persone di ogni tipo. I miei clienti mi trovavano diversa ma ugualmente sexy. Piacevo e piaccio, non lo so perché. Forse perché davo l’impressione di essere una ragazza come tante, senza fronzoli e decorazioni. Andavo ai miei appuntamenti con lo stesso look scelto per andare all’università. E poi c’erano i colleghi, le colleghe, il gruppo, le ragazze. Dicevano che non uscivo mai con loro, avevo sempre una montagna di impegni. Volevo dirglielo, davvero. D’altronde se sei una femminista dovresti rispettare le scelte di ciascuna. Eppure c’era qualcosa nel loro atteggiamento che mi intimidiva. Erano giudicanti nei confronti di tante altre. Quella perché era così, quell’altra perché pensava cosà. Avevo l’impressione che saputa la verità mi avrebbero fulminato con lo sguardo.

Invece, stranamente, mi sentivo meno a disagio con i miei clienti. Non mi chiamavano per giudicarmi. Volevano scoparmi ed essere scopati. Volevano emozioni in cambio di soldi. Carezze, abbracci, pompini, seghe, penetrazioni, massaggi, parole, recite, scambi di ruolo, illusioni. Qualcuno voleva ridere assieme a me o voleva portarmi in giro come si fa con la fidanzata. Qualcuno aveva proposto di rivestirmi con abiti diversi, perché lo eccitava di più. Allora cominciai a usare abiti di scena. Me li compravano loro. L’annuncio diceva, più o meno, portami il vestito che vuoi farmi indossare e io sarò quello che vuoi tu. Mi sono divertita, mascherata, come una attrice sul set di un’opera in cui tu devi interpretare mille ruoli. Poi c’era il sottomesso, quello che voleva morsi sul culo, quell’altro che mi voleva in piedi, gambe larghe, perché aveva l’ambizione di venire mentre io lo guardavo seria. Non posso dirvi quante sono state le richieste che ho soddisfatto, quasi mai controvoglia, tranne quando avevo la luna storta. Però un buon lavoro non si rifiuta mai e io continuavo a mettere da parte i soldi.

Sapevo di ragazze che spendevano tutto in borse e belle scarpe, abiti e telefoni all’ultima moda. Io pagavo l’affitto, pagavo l’università, i libri, il necessario per vestirmi, fare la spesa, uscire ogni tanto e concedermi un mezzo da guidare per evitare la metropolitana. Ero così orgogliosa della mia prima automobilina. L’avevo pagata io, con i miei soldi. Ero riuscita a fare qualcosa senza dipendere dai miei e non dovevo neppure raccattare elemosine da gente che altrimenti mi avrebbe resa dipendente.

Ancora non dicevo nulla alle mie compagne di collettivo e di università. Intanto qualcuno prese a dire che la prostituzione è una schifezza, è solo schiavitù e che non può esistere qualcuna che lo fa così volentieri. E io ripensavo a quelle parole, la presunzione di chi osava parlare in nome di altre che non avevano neppure il diritto di raccontare cose differenti. Mi fecero sentire sbagliata, anormale e così mi chiedevo cosa rendeva quelle donne diverse dalle cattoliche integraliste, dai puritani e moralisti, da qualunque altra persona che nei secoli dei secoli aveva tentato di catturare, possedere e controllare il corpo delle donne per usi mai condivisi dalle donne stesse. Mi chiedevo: Non siamo ormai al punto in cui le donne possono fare del proprio corpo quello che vogliono? Non dicevamo che la libertà di scelta dipendeva da noi? Allora cosa c’è di sbagliato in quello che faccio io?

Per caso, un giorno, una mia collega d’università intuì cosa facevo. Vide che trafficavo col telefonino e non si fece i cazzi suoi. Capiva che c’era qualcosa di non detto e per scherzo chiese, ma che cosa sono tutti ‘sti segreti? Sarai mica una puttana? E lì per lì pensai che dire la verità fosse la migliore cosa. La verità, mia cara, è che vendo servizi sessuali e sono soddisfatta di quello che faccio. Mi disse che era un po’ incazzata perché non avevo avuto fiducia in lei, poi prese a parlarmi come fossi una vittima da tutelare e mi chiese cosa si provava, se mi facevano male e io mi resi conto che lei voleva il sangue. Voleva soddisfare una curiosità morbosa che forse in parte la eccitava. Allora, per scherzare, le dissi che mi penetravano in tre, facevo pompini seriali uno dietro l’altro, la mia vagina era diventata una caverna e a causa del mio mestiere non riuscivo neanche più a cagare regolarmente.

La stavo sfottendo e lei mi parlò di rimozione, tu non capisci, mi disse, non dici a te stessa la verità e io che sono tua amica devo dirti, per il tuo bene, che ti stai sbagliando e sono molto preoccupata per te. Dopo una settimana mi ricattò e disse che era giusto raccontarlo anche alle altre e allora precisai: certo, io lo dico, perché non mi vergogno di niente, ma poi la rottura di ovaie chi la sopporta? Devo essere trattata da demente da tutte quante? Perché il punto è che tutte queste simpatiche ragazze sono figlie di famiglie benestanti e non hanno bisogno di soldi per fare quello che vogliono. Possono sprecare i soldi delle tasse universitarie per dare solo una materia all’anno, possono permettersi un appartamento nel migliore condominio del centro città e io, invece, da sempre precaria, per quanto con una famiglia molto disponibile, vivo la realtà, quella vera. Nel mio mondo, se vai a fare la cameriera, guadagni poco e devi lavorare tanto, sicché non hai tempo per studiare e andare all’università. Col mio lavoro, invece, posso scegliere i tempi, e posso anche prendermi giorni di pausa senza che nessuno mi rompa le ovaie o mi licenzi.

I miei clienti sono sempre lì e aumentano perfino. Ora io sono un po’ più grande. Ho smesso di mangiare le unghie. I miei capelli hanno più o meno la stessa lunghezza. Ogni tanto oso indossare anche una gonna, mi depilo e il mio viso è colorato da un filo di trucco. Il mio mestiere continua a rendermi quel che mi serve e io posso prendere anche delle pause perché dopo la mini laurea voglio la specializzazione. Poi, quando avrò finito, penso che partirò per un lungo viaggio. Vorrei andare a vivere in un posto in cui la prostituzione è vista come un lavoro uguale agli altri. Voglio pagare contributi, tasse e voglio ottenere diritti e forse anche la speranza di una pensione nella mia vecchiaia. Oppure potrei partire per un altro continente, imparare molto bene un’altra lingua e poi cominciare anche a fare altro.

Per finire: quella mia “amica” non l’ho più vista. Le altre del gruppo non credo lo abbiano mai saputo. Io ho continuato a vivere della mia professione e a studiare mentre diventavo un po’ più grande. Che male c’è se io sono convinta di aver fatto la scelta più giusta per me?

Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. 

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21 pensieri riguardo “Sono una studentessa, prostituta, mi piace quello che faccio”

  1. Beh, niente da dire per il caso di specie, si tratta di esercitare la propria libertà e su questo dovremmo essere tutti d’accordo.
    Il problema di questa, per così dire, teoria è l’incentivo che si potrebbe generare. Dr House nell’omonimo telefilm disse alla Dottoressa Cameron di averla assunta perchè, sebbene avesse potuto ottenere tutto con un sorriso, decise di studiare medicina e lavorare “come una dannata”. Ora, considerato l’indubbio valore economico della bellezza femminile, mi sembrerebbe alquanto poco desiderabile un mondo in cui tutte le ragazze/donne meno belle devono fare le cameriere a 400 euro al mese mentre le strafighe debbano lucrare sul libero uso del loro corpo.
    Anche perchè forse questo mondo è già così.

  2. Racconto interessante, che però mi fa porre alcune domande. Le scrivo, nella speranza di una risposta.
    1) in questo periodo in cui ti sei prostituita, come è andata la tua vita sessuale personale?
    2) non hai mai avuto problemi con clienti o finti clienti fuori di testa, potenzialmente violenti o pericolosi?
    3) cosa ti ha spinto a pensare di continuare ad esercitare la prostituzione invece che fare il lavoro per cui hai studiato o stai studiando?
    grazie!

  3. Bah. certo il sesso tira sempre.. Francamentenon credo sia auspicabile o desiderabile nè la vita della bacchettona repressa nè quella della studentessa che si prostituisce per ” essere indipendente”. Siamo passati da un estremo all’ altro. E il sesso\ corpo per una donna non dovrebbe mai essere merce.

  4. Rispetto la tua scelta e non ti accuserei mai di nulla, né ti chiamerei puttana come ha fatto la tua ben poco intelligente compagna di corso. Non posso che darti ragione se questo lavoro ti soddisfa, siamo tutte diverse e viviamo il sesso in svariati modi. Però leggendo la tua storia, e molte altre simili, non posso che chiedermi e sottolineare un paio di cose.
    Non è forse la difficoltà economica la prima, enorme ragione per cui si fanno determinate scelte? Parliamoci chiaro, nessun altro lavoro ti permetterebbe tali guadagni in così poco tempo. Ma io non posso e non voglio pensare che la difficoltà economica giustifichi tutto.
    Non vengo da una famiglia benestante, ma da una “normale” famiglia che mi ha permesso di studiare senza impormi di lavorare, e finché non ho avuto un lavoro non ho mai osato pretendere di avere una mia macchina o chissà quanti vestiti (questo tanto per dire che non esistono solo i precari o i benestanti, ma le persone umili che sanno che finché studiano non possono avere chissà che disponibilità economica).
    Chiediamoci davvero cosa siamo dispost* a fare “solo” per avere tanto denaro a disposizione. Chiediamoci se il problema non è il costo eccessivo dell’istruzione, dell’affitto, della vita in generale; o se dobbiamo dare per scontata la precarietà economica per giustificare ogni cosa. Perché io non voglio pensare che una ragazza di umile estrazione sociale possa pensare di studiare e vivere solo prostituendosi, non accetto che io, una mia amica, o una mia eventuale figlia (e perché no, anche un amico) possa vivere dignitosamente solo in questo modo. Certo, se volessimo accettare in toto la realtà in cui viviamo, e se tutte ci prostituissimo, saremmo tutte ricche ben più dei nostri partner. Il fatto è che io non accetto questo principio, e non accetto nemmeno l’opposizione sex worker/bacchettona.
    E perché infine sì, questo concedetemelo, chiediamoci perché siano più che altro le donne ad avere certe possibilità di scelta. Perché un ragazzo difficilmente si porrà il problema di spogliarsi per avere soldi facili? Perché è tutto lì il discorso.

  5. Grazie della condivisione, mi è sembrata molto sincera e spassionata e non trovo motivi per nutrire dubbi in merito al fatto che tu la viva realmente così, perchè no? E per fortuna c’è anche chi lo fa per passione direi! Probabilmente fa paura anche questo, così come fanno paura le prostitute che lo fanno senza essere felici come lo sei tu…la prostituzione è strettamente legata al sesso e in questo campo la società “moderna” nonostante abbia svelato e esplicitato un sacco di cose, rimane ancora fortemente ancorata alla paura, soprattutto in Italia (voglio augurarmi che altrove non sia così). Probabilmente lo sgomento delle tue amiche e le reazioni che ti hanno fatto sentire così anormale sono solo il risultato di un po’ di paura mischiata a ignoranza, niente di nuovo…è nuovo invece sentire una storia come la tua, veramente bella.

  6. Rispetto la scelta, come tutte le scelte fatte consapevolmente. Inoltre credo che quasi tutte le donne si siano chieste almeno una volta nella vita se prendere una ‘scorciatoia’ del genere, cioè quadagnare soldi in nero e in grandi quantità con orari flessibili e comodamente a casa propria: messa così, in confronto a qualsiasi altro lavoro, non ha prezzo. Tante accantonano subito l’idea non per motivi moralistici, religiosi, ecc., bensì per la paura di lasciarci la pelle, primo (ora, a me fa piacere che la tua gestione della cosa sia così ‘easy’, ma fai mente locale che chi spende sta comprando e nella fattispecie compra il tuo corpo, con il quale virtualmente può far ciò che vuole, e se il compratore è un testa di caxxo sono cavoli tuoi) e, secondo, per timore che si sappia, che danneggi così la vita personale, che rovini i rapporti. Io capisco che le tue amiche sono beghine e ristrette culturalmente, ma non diventare anche tu una intransigente paladina del libero arbitrio in questo campo: non pretendere che tutti – e soprattutto gli uomini – condividano o apprezzino, o ti facciano le feste, si complimentino, o almeno ti lascino in pace con l’indifferenza. A meno che non ti leghi con uno che fa il tuo mestiere o con un porno attore, quasi tutti sì chiederanno fino a che punto ti ha spinta il bisogno o ti ha favorita il desiderio neanche tanto inconscio di vivere molteplici esperienze sessuali con sconosciuti: un corto circuito letale, pochi lo sostengono.
    Quindi, se posso permettermi, tieni per te le tue cose. Sii gelosa delle tue scelte. Non c’è bisogno di affIngerenze cartelli. Per la propria strada si va soli.
    Ciao!

  7. Mi dispiace, ma la prostituzione NON è un mestiere come gli altri. Partiamo dal presupposto che pagare una donna per scopare è una cosa veramente triste e squallida che denota nun’incapacità del soggetto a farlo gratis. Certo, poi ci sono le sfumature, non è tutto bianco e nero, ci sono per dire anche uomini sposati che vedono sulla statale una superfigona e decidono di voler ricevere una “sveltina” (anche se poi bisognerebbe indagare sulle cause di tale desiderio, ad esempio sul rapporto con la moglie, ma meglio non divaghiamo), però concettualmente parlando “pagare per scopare” è una scappatoia per non farlo gratis. Ora arriverò il solito puttaniere a spiegarmi che anche un matrimonio o una qualsiasi relazione non è gratis. Vero, ma un conto è dipendere dai soldi, e tutti quanti purtroppo ci dipendiamo per avere una vita quantomeno dignitosa, un altro conto è mettersi con una persona ESCLUSIVAMENTE per soldi. La prostituzione, a differenza dei matrimoni per interesse, almeno da questo di vista mette subito le cose in chiaro: “non sono la tua ragazza, questa è solo una farsa, una volta finito il servizio ognuno vada per la propria strada”. Il problema quindi non è tanto della ragazza consenziente che decide di intraprendere questa esperienza, il problema non sta neppure nel legalizzare o meno ( io sono favorevole ); il problema sta essenzialmente nella “normalizzazione” del fenomeno, nel farlo passare DA “lavoro che sarebbe meglio non fare, ma se proprio non hai altre vie fallo” A “lavoro come gli altri, non c’è nulla di male ad andare con 10 uomini diversi al giorno per soldi”. Viceversa, dal punto di vista dei clienti, nel farlo passare DA ” se proprio proprio non scopi da tanto tempo per diverse ragioni, se non riesci a trovare la donna della tua vita, se sei timido o sei handicappato allora vai pure” A “massì, non c’è nulla di male, pagare per scopare è come pagare un caffè o un qualsiasi altro servizio, anche la moglie si paga ecc. ecc..” . Il problema quindi starebbe essenzialmente nel materialismo, nel dare un prezzo di mercato a qualunque cosa. Per dire: oggi si paga addirittura per parlare e bere con una ragazza (vedi nigh club), ma vi rendete conto?. In un ipotetico mondo dove il materialismo nichilista dilaga sempre più è ovvio che anche la domanda e l’offerta della prostituzione, parallelamente cresceranno. Voi direte che non c’è pericolo che “tutte le donne facciano le puttane e tutti gli uomini i clienti”. Vero, ma questo grazie proprio a quel briciolo di moralità che ci è rimasto, proprio grazie al fatto che la prostituzione è visto ancora come un lavoro che “meglio non farlo, ma se proprio proprio vuoi ecc.”. L’autrice dell’articolo invece vuole far passare la prostituzione come una normalissima scelta, ma così non è, infatti la sua principale argomentazione è “si guadagna bene e ho tempo per studiare e per uscire”. Ecco, semmai il principale problema degli altri lavori è questo, il fatto che toglie tempo ed energia al resto della giornata. Questo però non significa che sia bello il fatto in sè di aprire le gambe a chiunque. In un utopico mondo perfetto nessuno pagherebbe per scopare di conseguenza senza domanda non esisterebbe nemmeno l’offerta. Utopia lo so, ma le utopie si cercano sempre di raggiungere, come la pace nel mondo, non è che si cerca di normalizzare la deviazione.

    1. l’autrice della lettera vuole semplicemente raccontare se stessa senza sentirsi giudicata o senza che nessuno debba dirle che non ha scelto liberamente. è la sua libertà di scelta che viene messa in discussione. essere soggetto è quello che le interessa.

    2. Non ho capito perchè mai dovrei partire dal presupposto “che pagare una donna per scopare è una cosa veramente triste e squallida che denota nun’incapacità del soggetto a farlo gratis.”
      E’ solo una tua opinione, che non condivido.
      Il motivo per cui non tutti si prostituiscono o vanno a prostitute non è la moralità, è semplicemente una questione di repressione sociale e di gusti personali, per i fortunati non repressi.
      Sono una fortunata non repressa e infatti a prostitute (volontarie), se non fossi impegnata felicemente, ci andrei eccome.
      Il motivo per cui non mi prostituirei, invece, è la semplice paura delle malattie.
      Ma perchè mai quando si parla di prostituzione tutti confondono in continuazione le opinioni e i gusti personali con la realtà?

      1. Alice, sono perfettamente d’accordo con te. Vorrei capire dove sta scritto che rivolgersi a una prostituta debba essere per forza una cosa squallida. Non ho mai sentito il bisogno di farlo, ed è vero che tempo fa non avrei capito questa scelta negli altri, ma nel momento in cui si matura ci si dovrebbe rendere conto che ci sono infiniti modi di vedere le cose e la vita, e che la propria opinione non è legge assoluta, ma opinione.

      2. Ciao Alice
        Purtroppo girarci intorno, serve a poco. Il pregiudizio è il frutto della paura di accettare opinioni diverse.
        Guardare il mondo è possibile farlo da mille posizioni ognuna diversa e nessuna di esse assoluta. L’apertura mentale è poi qualcosa in più. Uno stadio di elevazione mentale, in cui le persone “consapevoli” sanno accettare lo scambio di idee e di pensiero, senza alcuna prevaricazione. Anzi. Un’occasione per fare conoscenza ed esperienza e trarre poi le proprie opinioni personali.
        Che tali sono e tali devono restare.

        1. Scopare è (dovrebbe essere) una cosa normale, senza nulla di speciale.

          Scopare è (dovrebbe essere) come mangiare, bere, o divertirsi in altri modi. Naturalmente, io non vado a cena con chiunque, così come non gioco a tennis o a carte con chiunque, Scelgo, quando decido di farlo. Come scelgo con chi scopare.

          Scopare è (dovrebbe essere) giocare, comunicare la propria voglia di piacere, ed ascoltare la voglia di piacere dell’altro/altra, che abbiamo scelto per questo gioco.

          Ora, se questo è (dovrebbe essere) vero, mi spiegate perché si fa tanto casino su chi, liberamente, decide di scopare per offrire piacere ai propri clienti, e di guadagnarci sopra, e non su chi apre un ristorante, offre cibo ai suoi clienti, e ci guadagna sopra? Dov’è la differenza? Nel fatto che la prostituzione mina la “moralità” della sociatà? Via, sarebbe come dire che i ristoranti minano la salute della collettività…

          Sarà che non ho mai frequentato chiese o sezioni di partito, ma credo che le scelte di ogni essere umano abbiano come unico confine il rispetto della libertà degli altri. E scopare con chi ti pare, alle condizioni che decidi tu, con chi decidi tu, non danneggia la libertà di nessuno. Tranne quella di chi crede che ogni donna debba continuare a scopare solo con chi decide la società costruita dagli uomini, e non con chi decide lei. Come è stato per millenni.

  8. Bell’articolo. Io mi prostituisco occasionalmente e lavoro nelle sexy chat (quelle in cui fai degli spettacoli porno privati live). L’unica cosa che rimpiango è non aver iniziato prima questa vita. Ho scoperto di avere un talento per queste cose, i miei clienti mi apprezzano, tornano volentieri. Faccio stare bene la gente, è una bella vocazione. Lo preferisco di gran lunga a molti altri lavori. Sinceramente, mi sono sentita molto più una “puttana” quando vendevo oggetti inutili facendo la commessa, stando ai giochi di competizione tipici delle grandi aziende, usando tecniche di comunicazione per alzare lo scontrino medio, vendere l’accessorio in più, mentire spudoratamente sulla qualità dei prodotti (“se non raggiungi gli standard di vendita, non ti rinnoviamo il contratto”). Questa è la mia esperienza, volevo condividerla. Ah, dimenticavo, quando ho iniziato questo lavoro ero già sposata da alcuni anni e mio marito ha approvato appieno la scelta. No, non è geloso e nemmeno io lo sono si lui. Siamo tutti più felici e soddisfatti. E il sesso con lui è sempre fantastico.

    1. a Vanessa: Ma esistete (tu e tuo marito, intendo) davvero? no perchè quando penso a robe del genere mi sembra di essere un extraterrestre; allora c’è qualcuno che la pensa come me!!!

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