Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Dedicato a tutti i pro-life (con tanto amore)

Aborto-A11

In questi giorni un sito cileno ospita una bella nota sull’aborto, che decostruisce gli argomenti più comuni dei pro/life e sta facendo molto discutere. Scarlet lo ha tradotto in italiano. Grazie a lei e buona lettura a voi!

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Quando uno litiga con un pinochetista non lo fa con la speranza di convincerlo. Si litiga per amore della zuffa, si litiga perché dà furia, si litiga perché uno non capisce e non capire dà rabbia.

Suppongo che succeda lo stesso con tutte le liti del mondo che siano sostenute da argomenti: quelle di coppia, quelle politiche, quelle religiose, ecc.

Perciò quest’articolo – che è una rissa, perché sono rissosa – non pretende di convincere quelli che sono contrari all’aborto ad essere a favore – sono rissosa, non ingenua – bensì punta a qualcosa di più semplice: che, per l’amor di Dio, cambino i loro argomenti al momento di discutere del tema.

L’ultima settimana l’ho passata a leggere commenti ad articoli, notizie e pagine facebook di amici e non tanto amici su una ragazzina di 17 anni che, dopo un aborto fatto male, ha cominciato a perdere sangue, è andata all’ospedale, è stata denunciata da un medico e ha dovuto sopportare che due mezzi di comunicazione dessero il suo indirizzo esatto.

Nel leggere molte di queste opinioni ho pensato: perché devo leggere tanta merda? Così, un po’ per amore di me stessa e un po’ per amore di quelli che attaccano con fervore le donne che abortiscono, ho deciso di scrivere una specie di guida/manuale/come volete chiamarlo degli argomenti più stupidi/aberranti/come volete chiamarli che di solito leggo in questi casi.

  1. Ti è piaciuto aprire le gambe? Affronta le conseguenze

Questo è il più comune e uno di quelli che più mi irritano. L’immagine mentale che evoca è di una donna a gambe aperte, che si mette incinta da sola. Mai ho ascoltato qualcosa tipo “ ti è piaciuto non usare il preservativo? Affronta le conseguenze” perché, ovviamente, tutto è compito delle ragazze: prendere anticoncezionali, stare attente, non fare sesso. Non parlerò di quanto può essere spiacevole introdurre ormoni nel corpo – quando prendo la pillola mi deprimo e mi eccito molto meno – ma di una cosa che non riesco a capire molto bene: se si pensa che tutto sia responsabilità delle donne, perché diavolo decidere se abortire o no smette di esserlo? È un mistero più grande della transustanziazione.

Quella che sto per dire è un’ovvietà ma a volte le ovvietà sono necessarie: se gli uomini potessero restare incinti l’aborto sarebbe legale. Se gli uomini dovessero farsi carico dei figli quanto le donne, l’aborto sarebbe legale. Se agli uomini venissero le mestruazioni, avrebbero un giorno libero ogni volta che succede. Se gli uomini abortissero, riceverebbe persino massaggini mentre lo fanno.

  1. Se mia madre l’avesse pensata come te, io non sarei qua

Questa un po’ mi fa incazzare e un po’ mi fa ridere. Se uno non fosse qua, non cambierebbe nulla, perché non sarebbe mai esistito. Se uno non fosse qua, sarebbe uguale, perché nelle politiche di salute pubblica uno è irrilevante. Mi spiego: quest’argomento fa il paio con quello delle ragazze che dicono: “Quando ho sentito i battiti di Juanito ho capito che essere madre è la cosa più bella del mondo, perciò sono contraria all’aborto”. Mi compiaccio per l’allegria della madre di Juanito, e mi compiaccio per l’allegria di tutti quelli che sono contenti di esistere, ma l’opinione personale è tanto irrilevante come irrilevante dovrebbe essere che un deputato o un senatore creda in Dio al momento di decidere politiche di Stato.

  1. Va bene, ma solo in caso di stupro, aborto terapeutico o se è a rischio la vita della madre

Ok, ok. Non sarò così ingiusta da dire che quest’argomento è stupido quanto gli altri, perché almeno permette di iniziare un dialogo. Però mi lascia perplessa che si ammetta che una donna possa decidere solo nel caso in cui sia stata stuprata ottocentocinquanta volte da suo padre a 13 anni. Perplessa, perché chi è contrario all’aborto lo è in quanto considera il feto già come un umano. Questo mi porta a chiedermi: è più umano se la donna resta incinta per sfiga e meno umano quando la stuprano? E se l’essenzialismo non esiste, perché allora tormentare una donna che vuole abortire, che sia per problemi economici, perché non si sente preparata o perché non l’ha pianificato?

“Pensa se fosse tua figlia ad essere stuprata”, l’ho sentito dire l’anno scorso a uno dei conduttori di Tolleranza Zero[1] – credo che fosse Paulsen – affinché gli altri stronzi si commuovessero un poco. La frase non ha cattive intenzioni, però è empatica in una maniera sbagliata, per non dire falsa. La persona – il padre, in questo caso – ammette la validità dell’aborto fin tanto che è un tema che lo tocca, fin tanto che è sua figlia, fin tanto che riguarda lui.

Mi piacerebbe che l’empatia andasse oltre. Non solo compassione per la bambina stuprata o per la donna che rischia la vita e che “potrebbe essere tua figlia”. Compassione per chiunque. Compassione anche per quella che non vuole essere madre ma il suo metodo anticoncezionale non ha funzionato. Per quella che non vuole essere madre e si è dimenticata un giorno di prendere la pillola. L’argomento “se è stata irresponsabile deve accettarne le conseguenze” mi sembra tanto crudele quanto ipocrita. C’è qualcuno che si è preso cura di sé tutta la vita (e quando dico tutta è tutta) responsabilmente? Se volete, rifletteteci cinque secondi. O dieci.

  1. Le ragazze useranno l’aborto come metodo anticoncezionale

O nella sua variante, “se si legalizza l’aborto andranno tutte ad abortire”. Come se abortire fosse bello. Come se il fatto che togliersi l’appendice sia legale ci spinge tutti a toglierci l’appendice perché sì. Come se noi che siamo per il diritto di scelta delle donne fossimo contro il diritto ad avere informazione e accesso adeguati a metodi anticoncezionali e a un’educazione sessuale vera.

Non voglio annoiarvi con le statistiche, ma va detto che nei paesi dove l’aborto è legale – come la Finlandia – (e dove se hai bambini non ti danno un buono da quattro soldi ma protezione reale) il tasso di aborti è diminuito. Il Cile, invece, è il paese con più aborti in America Latina – quarantamila all’anno – il che come minimo dovrebbe far sorgere qualche domanda.

E non solo. La non legalizzazione colpisce come sempre i più vulnerabili. Io – che sono relativamente privilegiata in termini di classe sociale – e una donna povera useremmo lo stesso metodo per abortire (misoprostolo. Per usarne un altro bisogna avere soldi sul serio), ma ciò che differenzia quella donna da me sta in una delle manifestazioni più brutali della differenza di classe: la mancanza di accesso alle informazioni.

Mentre io posso leggere l’esaustivo manuale che si trova su infoaborto.org o scrivere alle ragazze di womenonweb, quella donna probabilmente non ha Internet, non ha sufficiente comprensione di quello che legge e non ha una rete di appoggio che l’aiuti. Se non fosse perché ho letto dettagliatamente il manuale di infoaborto non avrei saputo la quantità di pillole che è corretto assumere, a quante settimane di gravidanza bisogna essere, o che se si usa il misoprostolo in presenza di policistosi ovarica c’è il rischio di morire.

  1. Ogni vita è sacra

L’argomento biblico non manca mai. L’ho già detto sopra: per me fa lo stesso – deve essere lo stesso – che qualcuno sia religioso o no al momento di pensare agli altri. Però dannazione. Se proprio dovete essere religiosi, almeno leggete bene la Bibbia. Esodo: 21: 22-23: se un uomo uccide un altro uomo deve morire. Se un uomo aggredisce un altro, e per quei casi della vita urta una donna incinta inducendole un aborto, non deve morire. Deve pagare una somma di denaro determinata da un giudice. Una vita potenziale, secondo la Bibbia, non vale quanto una vita effettiva. E qui arriviamo all’ultimo argomento.

  1. La pensi come Hitler

Perché Hitler credeva che non tutte le vite hanno lo stesso valore, quindi sono alla pari di uno spietato genocida. Una volta mi hanno persino detto che la pensavo come Antares de la Luz[2]. Non so se mi incazzai o la presi a ridere. È difficile conversare con qualcuno che usa Hitler come argomento, ma ci proverò. È vero. Ritengo che la vita di una donna valga di più di quella di un feto. Almeno fino a che il feto non nasca vivo fuori dall’utero di sua madre. Ritengo che la vita di una ragazza che non vuole tenere suo figlio, che soffrirà per questo, che magari è stata stuprata, che non ha soldi, o ce li ha ma non si sente capace, è più importante di un feto. Ritengo che la possibilità per una donna di vivere una vita felice – una vita della quale sia lei a decidere – sia più importante di un feto. E ritengo, inoltre, che quelli che parlano contro l’aborto molte volte sono persone a cui non importa che le donne vivano una vita felice. Né gli uomini. Né i bambini. Altrimenti si preoccuperebbero di ciò che succede dopo che uno nasce. Si preoccuperebbero che ciascuno abbia accesso alle cure mediche e a un’educazione degna, per fare due esempi. Ma i pro vita non sono pro vita. Sono appena appena pro nascita.

 

[1] talk-show politico cileno

[2] leader della setta di Colliguay e autore dell’omicidio di un neonato, bruciato vivo in un rituale

3 pensieri su “Dedicato a tutti i pro-life (con tanto amore)”

  1. in Italia però obiettano che se non te la senti di essere madre puoi sempre partorire e non riconoscere tuo figlio, e affidarlo alle Istituzioni………… il che apre sempre una questione spinosa ……..

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