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Care ragazze, vi spiego com’è un parto (e vi passa la voglia di avere un figlio)

Ho letto i post che parlano di donne che vivono male la maternità. Vorrei andare all’origine di questo discorso. Forse il problema è che tante sono le aspettative e molte donne sono rincoglionite dalla retorica che esalta il materno. I figli sono luce, sono quello che ti completa, sono la meraviglia che ti dona forza. Senza i figli non sei niente, con i figli sei qualcuno. E perché le donne vengono incoraggiate a fare figli? Perché storicamente una famiglia con figli rappresentava un motivo di prestigio per il patriarca. Se non davi figli e discendenza eri trattata di merda. I re cacciavano le regine senza porsi il problema che forse la sterilità era maschile e non delle donne. I capofamiglia aumentavano la possibilità di ottenere riconoscimenti, sociali, in base alla sua capacità di generare figli. Il buon seme era meritevole di tutto. La donna che non collaborava a fare questo non era degna neppure di fare la serva.

I tempi ora sono cambiati, ma la retorica e la mistificazione sul materno resta la stessa, al punto che non solo una madre non può dire che non ama affatto quel ruolo e a volte darebbe volentieri via quel figlio per starsene in santa pace, ma addirittura si convincono le madri a tenere per se’ quei figli, a non dividerli con nessuno, ad appropriarsene perché gli altri, in generale, sono pericolosi. Pericolose le maestre attorno alle quali si realizza una demonizzazione che è paternalista. Tu donna, delegata ad aver cura dei figli degli uomini, sei sorvegliata a vista e se sbagli meriti la gogna. Meritano ogni pena inflitta, intendiamoci, ma il tono di queste campagne a me non pare solo finalizzato alla salvaguardia dei bambini. Mi sembra una caccia alle streghe. Pericolosi sono quelli che gestiscono gli asili. Pericolose le babysitter, e anche su quelle c’è una letteratura fatta di arpie che presto o tardi faranno male a genitori e figli, come se al mondo vi fossero solo maniache ad aspettare di avere in mano una creatura per torturarla. Pericolosi i padri, perfino quando chiedono che i ruoli di cura siano condivisi, così capite quanto sia funzionale alla cultura patriarcale la campagna papà/fobica che genera sfiducia, anzi, paura degli uomini che si vogliono occupare dei figli. Invece di mollarglieli, finalmente, di accettare il loro aiuto, si pensa solo a raccontare favolette su mamma lupa, i cuccioli, madre natura, girogirotondo e tutti giù per terra e il padre che viene trattato come fosse un orco.

L’altra cosa che non si racconta con chiarezza è quel che succede durante il parto. E’ una gioia, quando hai il figlio in braccio scordi tutto, vedi le stelle e la morte con gli occhi ma la madre deve essere per forza votata al martirio, perciò la si descrive come santa se rinuncia a curarsi per una grave malattia pur di far nascere un figlio, e invece la si descrive come egoista se sceglie se stessa prima di quel progetto, un embrione, qualcuno che ancora non c’è.

Del dolore del parto non si parla. Del fatto che l’epidurale te la danno solo se fai un terno al lotto nessuno lo dice, perché la madre deve partorire con dolore e bestemmiare con fragore, malumore, vaffancul-ore. Vi dico com’è stato, per esempio, il parto di mio figlio. Dunque pensateci, fanciulle, prima di fare promesse: voglio un figlio da te, ti do un figlio per amore, faccio questo e faccio quello. Pensateci e non fate stronzate. I contraccettivi servono a prevenire gravidanze indesiderate e se ne desideri una devi sapere quello che ti capiterà.

Il parto è descritto nei film come fosse una cosa tragicomica, lui che sviene, lei che sfiata, urla, suda, ma poi il suo sguardo cambia e le mettono in braccio un bambino di almeno sei mesi tutto impiastricciato e lei sembra appena uscita da una seduta con l’estetista. Se poi pensiamo alla nuova manìa di donne che sono tornate al parto naturale, in casa, con obbligo di regalare la tetta al primo istante e di godersi il dolore dal primo all’ultimo ‘fanculo al mondo, direi che la mistificazione del parto come parentesi di felicità è ampiamente supportata anche da donne che in questo pare che si siano divise, pure loro, in sacerdotesse del bene e del male. Le naturiste e le epiduraliste. Quelle che la medicalizzazione non va bene e le altre che hanno il terrore di tornare a partorire nelle caverne. Poi ci sono quelle che “il parto cesareo no, neanche se stai per crepare”. Allora tu ti convinci e dici, vabbè, rinuncio all’anestesia, l’hanno fatto in tante. Mia nonna. Mia madre. Mia zia. Mia sorella. E che sarà mai? Sopravviverò anch’io perché le donne sono “programmate solo per questo”, perché la natura ci ha dotate di un altissimo grado di sopportazione del dolore, della serie che possiamo fare da punchball per mille anni senza mai reagire, e poi ti fai un megafilm su come cambierà la tua vita. Sarai felice, hai la faccia da rincoglionita, sembri quasi dopata e tutto filerà liscio.

Nessuna ti dice che il rincoglionimento viene dall’ossitocina e quando terminerà il flusso di droga legale che il tuo corpo produce a te verrà una depressione che neppure te l’immagini. Ma di quel che succede dopo il parto stanno parlando in tante, per l’appunto, e allora vi parlo del parto, fin dal momento delle doglie. Le doglie, ovvero le contrazioni, non sono una parentesi tra un respiro e l’altro. Sono pugni allo stomaco, è come se qualcuno ti trafiggesse dall’interno, è qualcosa che ti squarta, realizza delle crepe, è una cosa che è attaccata alle tue viscere che si stacca da te e deve uscire fuori. Avete presente una bruttissima cagata così come la farebbe il peggiore stitico della storia che ha pure le emorroidi? Ecco: non ci siete andate neanche lontanamente vicine. E’ molto ma molto ma molto peggio.

Il corpo urla, si piega, tu non trovi una posizione utile a farti stare meglio. Il dolore è lancinante e se tu dici di smetterla non smette manco per il cazzo. Attorno a te vedi gente che prova a incoraggiarti e tu vorresti avere un lanciafiamme per farli sparire tutti, per fare sparire le loro espressioni da stronzi che pensano “ma guarda questa quanto urla e si dimena… ci siamo passate tutte”, perché in sala parto non manca mai la minchiona che ti ricorda la sua superiorità e il suo dieci e lode in resistenza da martellate all’utero. Ci sono momenti in cui pensi che stai per morire, non riesci a pensare, non finisce mai. Ci sono volte che le doglie durano poche ore, a me sono durate un giorno e una notte intera. Ero stremata, sfinita, massacrata. Non avevo più voce, davo testate al muro, avevo voglia di pugnalarmi e farla finita. Volevo espellere quella presenza nemica che mi faceva tanto male. Volevo che smettesse di uccidermi lentamente. Che razza di mostro può essere quello che per nascere ammazza la madre? Ma un po’ di gratitudine, perdio. Un po’ di riconoscenza per averti tenuto dentro nove mesi. Per averti nutrito, per aver vomitato, perso energia, mesi di salute. Per aver visto il mio corpo trasformarsi, appesantirsi, le vene ingrossarsi, i muscoli irrigidirsi, la mia espressione immiserirsi. Per essermi ridotta ad una botola nella quale infilare nutrimento per poi fare venire fuori per magia qualcuno che è cresciuto parassitando la mia pelle.

Quando il bambino si posiziona, ha la testa in basso, se tutto va bene, comincia il rito della gente che ti sta attorno. Via il liquido amniotico, la vagina si dilata, il medico, coglione, per impazienza o per sadismo, ti taglia la pelle che separa la vagina dall’ano, e quindi tuo figlio uscirà da quella fossa prima ripulita con apposito clistere, un becco in culo e via, ché non sia mai che venisse fuori anche la merda, e quando le “acque” sono scivolate via tutto diventa più cruento, quel figlio scivola solo sotto impulso delle tue spinte, o sotto quello dell’infermiera che ti spreme e illecitamente ti schiaccia le costole, e devi sforzarti come se dovessi buttare fuori un cocomero di 3/4/5 chili. Vedo la testa, vedo la testa, dice l’ostetrica. Eh si, testa di minchia che sei tu, perché mi stai facendo urlare da ieri l’altro e dopo avermi sfottuta tutto il tempo ora pensi che quel figlio sta nascendo per merito tuo. Si squarcia ancora un po’ di pelle. Pensate al dolore acuto delle mestruazioni e moltiplicatelo per mille, diecimila, tutto si contrae perché devi espellere la placenta e mentre quel figlio viene fuori e tu pensi che oramai è fatta invece c’è altro dolore, il cuore che batte come se dovesse scoppiare da un momento all’altro, il respiro corto di chi ha scalato una montagna, i muscoli contratti in un unico crampo, e tu ancora sei lì a sputare sangue, pezzi di placenta e quel demente del dottore ti ficca un ago per ricucire quello che ha tagliato, mentre io speravo che non restasse un buco tra le due cavità che mai più si sarebbe sanato.

Poi svieni, perché non ce la fai più. Lo svenimento arriva non senza un ultimo vaffanculo al mondo, e dopo manco una notte, durante la quale senti piangere la creatura e qualcuno dice che devi essere felice, sorridere, prendere la creatura in braccio, il tempo di una foto, con te che hai una faccia che è tutto un programma, e poi puoi smetterla di fingere. Il giorno dopo arriva il medico, stronzissimo, che dice che devi attaccare il figlio al seno, lo devi fare subito perché se non beve il primo liquido che t’esce fuori sarai responsabile del cattivo funzionamento di tutto l’apparato digerente e del fegato. Potrebbe venirgli l’itterizia, diceva una vicina di letto, mentre si spremeva le tette con un tiralatte. E giù con il terrorismo psicologico e con l’infermiera che segna il tuo nome nel libro delle mamme cattive se non fai come dicono. Allora regalo la mia tetta dura come una pietra al figlio che l’afferra e succhia e mi fa un male cane. Maledetto, ma perché ce l’hai con me? Ma che ti ho fatto? Lo capisci che stai massacrando il mio corpo?

E il medico ti dice che devi farlo e sgrida un’altra madre che chiede le pillole per fare sciogliere i noduli perché lei non sopporta il dolore e non vuole saperne di allattare la figlia: “capricciose, ecco cosa siete diventate voi donne”. E non esistono più le mamme di una volta, le mezze stagioni sono andate ‘affanculo e via così.

E poi ci sono i punti che rischiano di aprirsi e tu che cammini a gambe larghe per un tempo interminabile. C’è l’ano che ti duole e devi ricordare di cagare piano le prime volte. Tanto che importa, sarai stitica per chissà quanto prima di vedere uscire fuori dell’altro da quel buco. C’è l’utero che si restringe, la vagina che si riposiziona, la pelle che deve ritrovare una forma decente, hai da tenere una fascia che ti stringe quella pelle molle e vuota e che ti ricorda quello che prima era lì e ora non c’è più. E dopo devi imparare tutto, ti sembra che l’investitura a madre dell’anno non possa essere evitata, tutti attorno a te ti fanno pensare che sei un’eroina solo se amerai quel figlio senza se e senza ma.

Io mi sono innamorata di mio figlio che aveva quasi tre anni. Prima di allora, devo dire, mi era del tutto indifferente, a volte ce l’avevo ancora con lui, non mi passava il risentimento, il dolore, il ricordo di quelle doglie e tutte a dirmi “ma figurati, ci siamo passate tutte… sei esagerata”. Esagerata. Si. Quindi meglio banalizzare, sminuire. D’altronde non è questo che raccontate alle ragazze? Una versione edulcorata di tutta la faccenda. Finisse la mistificazione ciascuna potrebbe scegliere davvero consapevolmente. Quando parliamo di maternità responsabile, infatti, a cosa cavolo pensate che ci riferiamo?

Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata. 

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Comments

  1. Letto or ora questo post (mai commentato qui prima d’ora).

    Mi permetto di dire una cosa: per me, le doglie erano dolorose, si’, ma neanche lontanamente come descritte qui.
    Non ho fatto l’epidurale, mi hanno dato comunque qualche antidolorifico potente (non so il nome, l’ho dimenticato, partorivo all’estero e non parlavo ancora la lingua).

    Non voglio mettere il becco nella maternità altrui.
    Io sono contenta di avere fatto i miei figli e lo rifarei.
    Ero all’estero, non ho avuto aiuto alcuno. Era difficile anche scambiare parola.
    Non ero sfondata di soldi. Anzi, non era facile per niente. Pero’ io ho pensato che i miei figli non mi avevano chiesto di nascere, li avevo fatti io (e il marito). E io me ne dovevo occupare, punto.
    Semmai, cazziavo il marito che mi lasciava sola o se ne stava più volentieri al lavoro piuttosto che darmi un attimo il cambio.

    Il parto non e’ che un attimo. Va saputo che non e’ una passeggiata, occorre preparazione. Ma e’ un solo momento, brevissimo, della maternità.
    Quello che e’ difficile e’ impegnarsi per la vita con un figlio.
    Quella e’ ancor meno una passeggiata. Lo vedo man mano che procedo.
    Io, davvero, non rinnego nulla, nonostante i tempi tutt’altro che facili che mi e’ capitato di vivere.

  2. tutto bene quel che finisce bene….alla fine quello e’l’importante…certo x i primi periodi io avrei provato subito con un bel biberon di plastica e latte artificiale…..sempre pensato che l’allattamento al seno..soprattutto “a richiesta”…fosse una menosissima trappola “ingabbia-donne”…non a caso..almeno credo…ce’tutta una menosissima retorica oggi intorno a questa cosa…che oggi se non allatti al seno sei un’aguzzina
    non ho mai allattato ,felicissima di non averlo fatto…
    laura

    • mi.sa ho sbagliato chiedo scusa io volevo mettere il commento su altro post quello che ha odiato la figlia poi cresciuta sorry….

      cmq con tanta gente che odia ha odiato odiera’per sempre o forse per un periodo i figli io che non li “odio”sto cominciando a sentirmi steana e a chiedermi se ho qualcosa che non va….

  3. ho avuto un travaglio di 30 ore… pochi giorni dopo il parto un uomo mi ha chiesto quando volevamo fare il prossimo, gli ho risposto che l’avrei fatto quando lui avesse partorito dal culo… è stata dura durissima, non ne potevo più, quando finalmente è uscita non l’ho neanche guardata, troppo stanca per pensare a lei, volevo solo riposare… dopo un’ora ero in stanza, con lei attaccata al seno, e non avrei voluto essere in nessun altro posto, 30 ore di dolore e qualche mese per superarlo – ho avuto parecchi punti, infiammazioni varie e i punti che si sono riaperti dopo 15 giorni perchè ho problemi di cicatrizzazione, sono uscita di casa per la prima passeggiata dopo un mese – machissenefrega!!! non sto qui a fare la madre a tutti i costi, se non lo si vuole ognuno in libertà, ci manca pure, e se ti capita e decidi di abortire, liberamente, mai messi limiti a nessuno, niente è più lontano da me, ma questo post lo trovo mortificante e demagogico… parlare del parto “veramente” ok, ma questa visione mi pare estremamente falsata da ciò che poi è espresso nell’ultima parte del post, e cioè che ci ha messo 3 anni ad amare suo figlio… ecco, credo che il vero punto stia lì, e da lì nasce questo ricordo pessimo del parto…
    altra cosa, sicuramente il parto è spesso assistito da persone che non ti supportano ma ti giudicano, e questo non aiuta per nulla, e forse il ritorno al parto in casa – che io non farei per fifa – è pensato nell’ottica della libertà della donna di vivere il momento come si vuole, senza costrizioni e limitazioni. Io l’ho vissuto male, legata ad una macchina, senza poter cambiare posizione, continuamente controllata – e il post sopra dimentica quanto siano dolorose le visite durante il travaglio… Oggi, con un second parto, sicuramente sarei più consapevole e non mi farei mettere le mani addosso ogni ora nè mi farei legare come un vitello da scannare, ma sono pronta a rifarlo, anzi, ci spero proprio di poterlo fare!

  4. Aiuto che retorica spargi terrore! E che toni apocalittici! Penso che la verità non stia mai nelle esagerazioni e che alcuni spunti interessanti per una maggiore consapevolezza su parto e maternità qui siano declinati con toni sadici ed estremi che ne inficiano obiettività e validità… Certo che non è una passeggiata, ma certo che non è una stronzata dire che la natura ci ha “progettate” ANCHE per questo e un corpo femminile SA e PUÒ affrontare un parto senza dolore e violenza, sicuramente con impegno e fatica, e la cosa è molto diversa dalle torture simil regime cileno evocate nel post. Ovviamente per farlo servono saggezza e preparazione, serve chi ti prepari e chi ti segue: un buon corso di preparazione al parto e un’ostretica presente e attenta durante le fasi di travaglio ed espulsione. E allora si può, si può partorire affrontando la fatica senza urlare, sentendo le contrazioni come uno sforzo che unisce la madre al bambino al fine comune di conoscersi fuori dalla pancia. Si può anche travagliando da due giorni e con l’aggiunta dell’ossitocina. Si può perché a me è successo e di questo ringrazio gli operatori sanitari del consultorio che mi hanno regalato gli strumenti per vivere un parto senza dolore e mi hanno consentito di sperimentare che davvero quella parte della Bibbia è stata tradotta male e al maschile con un terrorizzante “partorirai con dolore” che al femminile diventa “partorirai con fatica”. Ringrazio di aver abbattuto il muro di quel mito falso e maschile che mi avrebbe preferito urlante e in preda al dolore e invece mi ha visto impegnata in una fatica densa di senso e di amore. Ringrazio quindi la formazione giusta e di non aver letto post come questi prima di fare la mia frugoletta. Mi dispiaccio per chi non ha avuto la stessa fortuna e ha dovuto vivere un momento meraviglioso della propria esistenza come una tragedia. E in ultima battuta ringrazio l’allattamento al seno, per il suo aiuto contro la depressione post partum, grazie agli ormoni secreti con lui, per il suo aiuto all’utero a tornare alle dimensioni precedenti, per il suo potere calmante sul neonato, per il suo essere sempre pronto e a disposizione ovunque, senza lo stress di dover sterilizzare, riscaldare, raffreddare, verificare temperature! Più formazione, più consapevolezza e meno terrore uguale più potere alle donne, che decidano di diventare mamme o meno, e nel caso libere dal mito della maternità così come dalla mistica del terrore qui illustrata.

    • Care, due cose per chiarire sulla storia del parto dal vero. Qualcuna dice che l’ha vissuto in modo diverso, e figuriamoci se la donna che mi ha raccontato quella storia pensava che lei rappresentasse tutte. Qualcuna dice che, casomai, abbondano le storie horror e invece sarebbe meglio dire che va tutto bene. Quel che la donna che ha vissuto quel parto invece tiene a sottolineare è il fatto che chiunque, attorno a lei, e anche in termini culturali, su riviste, media, tv, tendono a banalizzare il dolore perché altrimenti la mistica della maternità risulterebbe messa in contraddizione. Più in generale si dice che dopo nato il figlio scordi tutto, che è tutta poesia e ammmore e che nulla mai può compromettere il rapporto con quel figlio. Quel che lei, ma anche altre, ci stanno dicendo è che sono stanche si sentirsi censurate dalla cultura dominante e dunque cercano uno spazio per se’, per poter esprimere dolore, disagio, difficoltà, rifiuto, che altrimenti non potrebbero mostrare. E’ forse questo un male?

    • Grazie del tuo post ! Scrivi molto bene e hai detto una cosa importantissima ,che prepararsi,studiare arrivare al parto con degli istrumenti é la forza delle donne. E che bella la descrizione del corpo quando gli ormoni che vengono espulsi atraverso il latte ti aiutano a non avere depressione post-parto. Il corpo umano é una macchina fantastica ! Sicuramente è bene saperlo curare e usare. Io sono incinta e mi aiuta molto di piu un post che mi indica la strada. Mi dispiace molto dalla esperienza di questa ragazza che ha descrito il suo parto così terribile…non dubito che sia vero…mi dispiace per quello che ha passato.

  5. Questa donna ha la mia totale solidarietà per le vicende vissute soprattutto grazie al “fantastico” personale ospedaliero squallido e fuori dal mondo. Se ne sentono di tutti i colori.
    Ma posso fare una domanda da ignorante? Ma il fatto di non “amare” il bambino non è depressione post parto? ci sono molte donne che si ammalano di questo. Tutte queste lettere che stiamo leggendo mi fanno pensare che ci sono dei problemi.
    Per il resto purtroppo mi limito a leggere e a cercare di capire ma non comprendo tante frasi tipo questa:
    “ridotta ad una botola nella quale infilare nutrimento per poi fare venire fuori per magia qualcuno che è cresciuto parassitando la mia pelle”.
    Ma che razza di discorsi sono? Ma c’è forse un obbligo di procreare?? Ma siamo sicure che nelle lettere è scritto proprio così?
    Qualche volta si potrebbe leggere il testo originale di queste lettere?

    • la sintesi che solitamente faccio delle mail viene sottoposta alle persone che le inviano e sono loro a dire se va bene oppure no. in questo caso il verbo “parassitare” ricorreva molte volte nei suoi messaggi. io rendo noto il contenuto delle lettere quando mi autorizzano a farlo. altrimenti ricompongo, eliminando dettagli per rispetto della privacy di chi scrive.
      in ogni caso ti dico quel che ho capito io: lei non ha mai parlato di mancata assunzione di una responsabilità.descrive sensazioni che ha provato e usa termini crudi che possono piacere o non piacere ma esprimono la necessità di esorcizzare zone oscure che restano dentro tante donne. Tu sai, per esempio, che è frequente il fatto che le madri sognino spesso, anzi, vivono incubi in cui i figli restano sepolti da un muro, vengono investiti da un tir, cadono da un balcone, e questo rappresenta due cose differenti. Da un lato esorcizzano le ansie e dall’altro manifestano nel sogno quella parte, infastidita, che esiste anche se viene negata. Buttarla fuori è il metodo migliore perché una donna eviti di commettere un infanticidio, per esempio. buttare fuori il disagio, anche il rifiuto di un figlio, è non solo terapeutico ma è anche una garanzia di ascolto per donne che altrimenti vivrebbero questi sentimenti contraddittori e contrastanti, odio e amore, accettazione e rifiuto, completamente da sole. socialmente sole. condannate a sentirsi mostri, anormali, a pensare di avere qualcosa di sbagliato in se, quando invece sono tante le donne che vivono tali contraddizioni eppure non c’è uno spazio narrativo che contempli questa esposizione del loro sentire.

      • Figurati non metto in dubbio il tuo lavoro perchè ti leggo da molto tempo. Era una domanda per capire in che modo scrivevi e interpretavi. Sai forse dubitavo che ci si potesse sentire così. Ho chiesto per questo. Il verbo “parassitare” mi crea disagio nel leggerlo ma mi hai fatto riflettere con questa tua risposta. Hai ragione sul fatto che bisogna gettare un faro sulle zone d’ombra. Il fatto che rimaniamo così sconvolti è la prova che se ne parla troppo poco.
        Buon lavoro come sempre e un abbraccio a tutte voi

      • a me é successo fino all’anno più o meno dei bambini che mi venissero quei sogni di cui hai parlato infatti mi sono posta delle domande su che significassero e poi rileggendo qui questi argomenti mi sono venuti in mente
        delle domande me le sono fatte ma ora della fine non gli ho dato molta importanza personalmente e non mi hanno dato problemi
        dal punto di vista del significato concordo con te, probabilmente significano quello che tu dici,,,hanno un senso ambivalente sia di esorcismo sia di repulsione
        però dopo le prime domande che mi sono posta su questa cosa (mi e’successa con tutti e due i bambini) lho lasciata un pò da parte cioé mi sembra normale che succeda…nei sogni e nei pensieri succedono tante di quelle cose che poi non accadono
        in uno stato semi cosciente come quando fai un sogno erotico o nell’eccitazione..mi vengono immagini di sadomasochismo..siccome non ho nessun pregiudizio ho provato ad esercitarlo nella realtà scoprendo che mi fa schifo..(questione di gusti, ovvio) oppure sarò inibita (non che sia un grosso problema o me ne faccia un cruccio anche se fosse..) non so
        so che in sogno mi continua a succedere e che nella vita reale non ci provo più perche non mi piace…quella zona la si può anche scoprire, io l’ammetto tranqullamente che mi son venuti certi sogni o anche visioni da sveglia, ma non ci vedo ricadute nella vita reale, le ho gestite paragonandole al fatto che quando sogno mi succedono cose ..come quelle del sadomasochismo…e dimorano nell’inconscio al di là del simbolico può trattarsi anche di un archetipo che ricorre da sempre come lo é l’incesto e altre situazioni “astratte”

  6. ed io che credevo di essere stata l’unica a vivere un parto così maledettamente devastante 🙂

  7. mio figlio lo amavo già da prima che nascesse ma dopo il travaglio (mi rispecchio in tutto nella lettera iniziale) quando me lo hanno portato con quell’unico capello nero che gli scendeva lunghissimo sulla fronte la pelle raggrinzita e tutto giallo volentieri lo avrei buttato nel cesso e tirato la catena: dico, ho sofferto tanto per questo mostricciattolo? ed allora ho pianto… un pianto a dirotto, irrefrenabile. Oggi, quel mostricciattolo è un uomo di 1metro e 76 cm. bello, gentile e accorto e soprattutto una persona intelligente e ammirevole e davanti alla sua persona riesco a pensare che forse ”nulla è per caso ”-
    E forse , potendo, ricomincerei.

  8. Se i parti fossero tutti così devastanti al mondo ci sarebbero al massimo i figli unici.
    Non è affatto una passeggiata, no, per nulla. Il mio primo travaglio è durato tre giorni, comunque, non sono andata al cesareo solo ed esclusivamente perchè non l’ho voluto ed ero in un ospedale di medici naturisti, in cui fra l’altro non erano attrezzati per l’epidurale, e io l’avevo scelto per questo, perchè non volevo l’epidurale e non volevo che mi venisse la tentazione di chiederla.
    Ora una può scegliere di farsi bendare e menare ( va benissimo, intendiamoci) e non può scegliere il dolore del parto?
    Quando sono uscita gliel’ho detto alle mie amiche: stronze, non me l’avete affatto raccontata giusta, era molto peggio di quel che pensavo. Poi quando mi sono trovata di fronte a primipare che stavano per partorire anch’io ho pensato: che glielo dico a fare? perchè le venga paura? E mi sono limitata agli auguri.
    Ah si, e durante il travaglio di tre giorni ho mandato affanculo il personale medico e infermieristico come se piovesse. e non me ne vergogno affatto.
    Io vivo i miei parti naturali come dimostrazione di potenza. La mia potenza. Forse non è di tutte le donne, sicuramente di nessun uomo. Posso?

  9. Insomma, devo essere proprio io quella stronza che dopo 21 ore di travaglio e un cesareo, era talmente presa dalla pargola, che non importava il dolore del taglio cesareo, ne avrei messo in cantiere un altro, subito, li li, proprio in ospedale. Ero ossitocina allo stato solido, concentrata in 162cm per 65kg di peso. Devo essere proprio io, la stronza che ho allattato fino al quarto mese senza sapere che vuol dire ragade. Che ha dormito come una madonna sull’altare con pargola in braccio….io che, se anche lei aveva le coliche, sembravano programmate in base alle mie esigenze di sonno, non un minuto in più, non uno in meno. E sì che ne prima ne dopo le sofferenze mi sono state risparmiate. Tra nausee perenni, acidità, peso che aumentava anche a digiuno e martellate sull’osso sacro durante il travaglio, ho provato tutto quel dolore che poche fortunate sembrano esonerate dal provare. Ma a distanza di quasi 4 anni, per me è ancora magia. Magia la gravidanza, magia quel momento unico che rappresenta un passaggio, un’iniziazione per la donna e per quella creatura. Crisi depressive? Non ne ho avute….ma solo quel disorientante sensazione di essere madre a metà solo perché la mia vagina non ha emulato il tunnel della Manica, perché non mi sono spaccata e lacerata, perché non mi hanno scorticata con la lama in mezzo alle gambe, ma solo da un’anca all’altra…non che spasimassi per farlo. Ma sono in pace con me da molto tempo, perché un cesareo non farà mai di me una mamma a metà, o una diversamente mamma…..e credo e spero, che non farà di me una diversamente mamma il fatto di aver tanto gioito per ognuno dei secondi trascorsi sola con lei, sì, proprio con lei…la mia bellissima cucciola d’uomo. Le esperienze sono esperienze, soggettive e demonizzare o glorificare QUEL momento a poco servirà, perché ogni donna lo vivrà a modo suo, quel modo che la Natura e il corpo le concederanno. Io voglio tenermi stretto quel privilegio di aver vissuto “la favola” senza per questo sentirmi menomata. Come spero che menomate non si sentano nemmeno quelle donne che hanno avuto desideri omicidi, che non gli hanno apprezzati subito, che gli hanno odiati e disprezzati, che si sono pentite.

    • pure io….
      io i due cesarei che ho avuto li ho voluti…il primo dopo solo qualche ora di travaglio che non si sbloccava..
      sarò stata fortunata, avrò convinto i medici imponendomi, non c’avevan voglia di discutere, non lo so…so che sinceramente io il parto che passa per via vaginale mi sembra inumano, innaturale..chissenefrega se sembro strana fattamale non femmina…
      ma, …tu non ti offenderai ma dal lato mio é il tuo desiderio a sembrarmi astruso..ma così sarà per altri rispetto al mio…
      poi il secondo cesareo be é stato praticamente scelto viste le sorti del primo ..per il resto non mi riconosco molto in cio’che dici rispetto al parto forse …
      ma si rispetto ai figli e al farne altri, perché appunto anchio presa dal bambino, evidentemente il tutto non dipende certo dal proprio rapporto con il corpo con i parti etc ma dipende da altro
      forse perche sarà una cicatrice portabile e vivibile ma le cicatrici non mi interessano mi piace il corpo un pò vissuto, usato…mi piace l’idea che sia “diverso”…

  10. So che si parla d’altro ma vorrei scrivere due righe per tranquillizzare eventuali… nullipare che stanno facendosela sotto 😉 Non è che sono tutti così i parti (la cosa antipatica è che non si può mai sapere come sarà un parto, ogni parto è diverso ed è impossibile sapere in anticipo se sarà lungo, corto, doloroso, accettabile…). Cmq i miei (e quelli di tante donne che conosco) sono stati velocissimi (circa 3 ore) e non posso dire di aver sofferto, anche perchè ero piena di endorfine che mi sembrava di essere in una fumeria d’oppio non in sala parto. Cioè in genere il corpo di una partoriente si prende cura di sè producendo tutta la chimica di cui ha bisogno, certo che nel mio caso non ha lavorato in economia! Per cui le sensazioni erano di una grande forza che mi saliva dalla pancia, di qualcosa che tirava con grande potenza ma non posso dire di aver mai pensato, in 3 ore, “ahia che male, basta”. Mai, non mi è proprio mai venuto in mente. Certo 3 ore non sono 30, sulla mia resistenza sulla distanza non posso esprimermi. Cmq a un certo punto sono iniziate le spinte e quelle quasi erano piacevoli! So che qualcuno penserà che io sia pazza, ma scusate è come quando devi correre in bagno e finalmente puoi lasciarti andare e liberarti… solo più forte! insomma proprio una sensazione interessante. Per cui se tutto fila liscio e velocemente è un’esperienza non proprio dolorosa ma “forte”: il mio primo parto è stato così veloce che è volato e ho passato il resto della notte a riviverlo minuto per minuto per fissarmelo bene nella memoria. Appena nato il bambino è cessata in un attimo la produzione di “droga” (ma quanta efficienza ‘sto corpo!) e ho ritrovato le “normali” sensazioni dolorose, tipo l’utero che si contrae, i punti ecc. però quella è la storia del dopo-parto, un’altra puntata.

  11. Sono contenta che in questo blog si parli della retorica / mistica del materno e della maternità! Io personalmente ho un’altra esperienza del parto, non volevo figli, perchè avevo paura del dolore, poi con l’epidurale è andata bene e forse ho una soglia del dolore più alta di quanto pensassi. Cmq dove ho partorito l’epidurale è una scelta in ogni momento, il cesareo, anche se un costo per lo stato, viene proposto più facilmente, e prima che il latte monti ti chiedono se vuoi allattare o meno (a te di decidere, non ti giudicano e se non vuoi ti danno un farmaco). Ti preparano al baby blues e se vuoi ti tengono qualche giorno di più proprio per aiutarti in caso di bisogno, perchè sanno che per te non è come per i reali di inghilterra: dopo le foto di rito, con la manina alzata davanti alla porta della maternità, loro vanno a prendersi l’aperitivo con gli amichetti e lasciano il/i pargoli allo stuolo di servi, te ti ritrovi solo (o se ti va bene in compagnia dell’altro genitore e se ti va male in compagnia della suocera e del primogenito..) con questo micro perverso polimorfo ( Freud li chiamava cosi’) che devi imparare a conoscere, che non corrisponde al bambino immaginato che hai avuto in pancia per nove mesi, che piange senza fine, urla e non ti dice il perchè. Questo bambino che fa la cacca, che dorme e che ha fame, questo concentrato di egocentrismo, che non capisce che hai fatto uno sforzo enorme per metterlo al mondo e che ora, se avesse un minimo di riconoscenza ti lascerebbe magari riposare due orette….e comunque dove ho partorito sapevano che essere genitori non è un istinto, sapevano che si tratta di apprendimento e così mentre sei in clinica o in ospedale, ti spiegano ( a te e al padre, se c’è) e ti mostrano come si cambia, di che colore deve essere la cacca, cosa fare quando ha la febbre, come fare il bagno, come prenderlo in braccio, come fare un biberon…
    I racconti delle amiche che hanno partorito in Italia mi fanno riflettere…
    Quando parlo con loro mi sembra di avere lo stesso spessore emotivo della matrigna di Biancaneve; parlare con le mie amiche (molte delle quali compagne e femministe, con cui ho condiviso una parte assai importante della mia vita) e dire di esser contenta di aver potuto eliminare l’esperienza del dolore dal parto, dire di esser contenta di aver potuto scegliere se e quanto allattare, dire che considero che il corpo di un uomo può essere altrettanto avvolgente e materno per un figlio e vedere il loro sguardo di incomprensione e diffidenza, mi fa pensare che mi sono persa strada facendo. Non condivido più la stessa riflessione politica delle mie amiche.
    Io cmq quando i miei figli hanno la febbre, dò loro paracetamolo e company e quando stanno bene latte di mucca (ma bio….) e già per questo non ci capiamo più.
    Quando ho partorito il secondo figlio, i discorsi delle mie amiche (femministe) e lo sguardo di mia madre mi pesavano talmente che entrata in ospedale, nonostante sapessi già come funziona, mi sono detta che non potevo essere una buona madre se non provavo a partorire “naturalmente” e così ho chiesto la sala con la vasca e così mi sono persa (nei 10 inutili minuti di bagno in acqua calda) l’anestesista che è stato chiamato per un’urgenza e prima di avere la mia droga anti-dolore mi sono goduta una o due orette del famoso e tanto celebrato dalle mie amiche “parto naturale” e le ho odiate!!! Quella notte il ricordo più bello è il volto dell’anestesista che entra nella mia sala parto!

  12. Mi dispiace di leggere di un’ esperienza così terrificante, nessuno dei miei due parti naturali e senza epidurale li ricordo così, sono stati molto diversi tra loro e io ero diversa le due volte, quindi affrontati in due modi opposti e sono sicura che sia sempre così per tutti. Giustissimo il poter scegliere, io la prima volta ho scelto di non fare epidurale perché non avendo mai partorito volevo vedere com’ è e se davvero era così terribile. è andata talmente bene nonostante un parto oggettivamente faticoso e un filino complesso,che la seconda volta ho fatto il bis. Non capisco appunto perché, fatte salve le ragioni mediche, non si ascolti meglio cosa vuole e si aspetta la partoriente, ma da qui a generalizzare un’ esperienza che, ripeto, si sa che è assolutamente unica e imprevedibile sostenendo: questo è il parto iconico e sono tutti così se non peggio, significa mistificare le cose esattamente come fa chi è pro o contro le infinite varianti di scelta che esistono, così, in base a una proprio visione del mondo e delle esperienze che vuole farci. Io oggettivamente sono stata molto peggio quando ho avuto l’ appendicite e dopo l’ operazione che non quando ho partorito.

  13. Mi permetto di dire una cosa… il tuo parto è stato come il mio, ma in una versione più edulcorata . Grazie per qpaver scritto questa storia, l ho sentita molto vicina

  14. Non riesco nemmeno a leggerli tutti i commenti.
    Solo una cosa:
    Come volevasi dimostrare. Hai scoperchiato il vaso di Pandora baby, adesso tutte a darti addosso, vittimismo e aggressività come se piovesse.
    “eh ma mica è sempre come l hai descritto tu eeeeehhh”
    Già, a volte ti capita di morire davvero, o di avere un apoplessia ipofisaria, o le costole incrinate lacerazioni, fistole vagina-retto, che vuoi che sia.

    • Ma scusa, se una ha avuto un’esperienza più positiva non può dirlo? E allora la libertà di parola dove sta? O che i commenti possibili avrebbero dovuto essere tutti di un certo tenore? Se li avessi letti – io l’ho fatto – avresti visto che di giudicanti ce ne sono ben pochi. Di esperienze diverse sì, come sempre.

  15. Questo post lo trovo ridicolo. Sopratutto la parte iniziale che recita con sdegno e ironizza sul valore della maternità. Certo che la maternità è un valore, non scherziamo. Non c’è nulla di più vicino alla perfezione, alla creazione, al mistico e soprannaturale. E non si sta parlando di smagliature o scelta tra infiniti modelli di passeggino, ma di DARE LA VITA.
    Se la signorina che ha scritto il post riesce così tanto a banalizzare forse l’unica cosa “sacra” (non in senso religioso) e perfetta che ci è rimasta, l’umanità è davvero al collasso. Questo post fa arrabbiare tanto quanto le inutili campagne sul “uomo e donna sono uguali”… Col piffero! Uomo e donna sono profondamente diversi e le diversità – fisiche, psicologiche e ritmiche – vanno rispettate, la società deve adeguarsi ad esse, non il contrario.

    Tornando alla maternità… Chi ti ha regalato un parto tanto complesso è stato il tuo corpo, non il bambino. Lui non ha chiesto di nascere e durante il parto soffre e viene spremuto circa come la madre. Prenditela coi dottori… Addirittura con le persone che ti incoraggiavano e che tu avresti voluto sparare.
    Nessuno mette in dubbio che sia doloroso, ma il dono di un figlio è mille volte più di questo e non permetto ad un post banal-comune di ridicolizzarlo.

  16. Elisabetta says:

    Mah a me piacerebbe sapere dove ha partorito questa povera signora…l’episiotomia (il taglio tra vagina e ano) la fanno sempre più raramente, i dolori ci sono ma sono “di passaggio” e l’ossitocina che produciamo durante il travaglio aiuta a sopportarli, i punti post parto non sempre ci sono, attaccare al seno il figlio aiuta a fare tornare l’utero alle sue dimensioni normali, l’epidurale viene data solo a una certa soglia di dilatazione altrimenti una non riesce a partorire quindi tutto sommato il dolore lo senti anche se ti fanno sta tanto osannata epidurale (che il giorno dopo lascia un mal di testa fortissimo e che nella fase espulsiva non ti permette di riconoscere il momento giusto per spingere e quindi favorisce lacerazioni, dolori, punti, disordini del perineo e difficoltà ad andare in bagno dopo il parto)…poi c’è altro da sfatare?si ad esempio la depressione post parto non viene a tutte e non viene sempre e più si lascia spazio a donna e bimbo nel pre e post parto, più si aiuta il “bonding” ad avvenire, meno depresse si sarà…la maternità per me è stata un momento magico per ognuno dei miei bimbi e non è detto che sia per tutte così, ma non è nemmeno detto che sia un calvario come quello che descrive questa povera malcapitata (tra l’altro consiglio alle gravide di leggere molto, di trovare una brava ostetrica e di informarsi riguardo gli ospedali della loro zona, insomma di prepararsi)

  17. Ecco perché non voglio figli e mi chiedo perché l’hai fatto se non avevi voglia di vivere tutto questo

  18. Credo e penso che quello che ho letto e la pura realtà pensiamo anche a quando sono grandi che ci prendono a calci in culo

  19. Non condivido questo post, non si può generalizzare, io ho avuto un parto naturale senza epidurale e non so cosa sia il dolore del travaglio, la fase espulsiva è stata un po più complicata ma lo rifarei anche domani. Quello che c’è scritto qui genera paure ingiustificate.

  20. Ahahah ah mi hai fatto ridere sei troppo esagerata!!!! È il mio Travaglio non è stato veloce 35 ore per cui ti capisco..

  21. Io ho partorito tre volte e il primo è stato difficilissimo. Ho provato in acqua ma avevo difficoltà, l ostetrica l ha notato e ha fatto il possibile per aiutarmi. Niente da fare. Sono andata a partorire sul lettino ma non ci riuscivo. Faceva male e ho gridato. L ostetrica quindi è salita sul lettino e ha cercato di aiutarmi( mi ha adfiritura fatto i massaggi alle cosce.
    Inoltre mi vergognavo a mostrare la mia vagina ma poi per comodità mi sono messa nuda del tutto. Senza vergognarmi ho detto all ostetrica che avevo bisogno di fare la cacca. Ma troppo tardi, me l ero già fatta addosso sporcandomi tutta, ma subito dopo la bimba è nata

    • Io voglio soltanto dire che anche per me il primo parto naturale ed indotto e’ stato allucinante, dolori irresistibili e post partum peggio tra punti e ragadi per l allattamento durato poi tre anni..e’ un enorme sacrificio!! Mi sono ricoverata il 28 dicembre del 2012 , luna piena o cmq luna nuova nn ricordo, sono venuti al mondo 7 bimbi e nn c e’ stata una mamma che nn si contorceva dal dolore…io ho partorito il 30….Ora a distanza di 4 anni tondi tondi sono a 38+3.. Tra una decina di giorni affrontero’ il mio secondo parto ed ho una paura tremenda perche’ so cosa mi aspetta……la realta’ nuda e cruda..invidio chi dice che nn e’ poi cosi doloroso!

  22. Questo è il femminismo che non capisco.
    Arrivare a lamentarsi e demonizzare quelli che sono i punti di forza del nostro sesso (maternità ovvero dare la vita, come diceva qualcuno, essere la madre di qualcuno, partorire con consapevolezza e gestione del dolore, allattare ovvero far crescere un essere umano col proprio corpo)… mai lo capirò.
    E’ come se gli uomini si lamentassero delle loro erezioni perché “quello che nessuno ti dice” è che si vedono davvero troppo sotto i pantaloni. O del fatto che sono alti e forti perché “tutti mi chiedono di prendere le cose dagli scaffali in alto, questa società vuole così”.
    Ci sono cose che non dovremmo rinnegare mai secondo me, esperienze positive o negative a parte.
    (ps Io ho partorito senza epidurale e ho sofferto quindi so di che si parla)

  23. “I figli sono luce, sono quello che ti completa, sono la meraviglia che ti dona forza”.
    Per molte donne è esattamente così e non credo ci sia niente di risibile in questo.
    Se voleva essere sardonica, non le è riuscito.
    “E perché le donne vengono incoraggiate a fare figli? Perché storicamente una famiglia con figli rappresentava un motivo di prestigio per il patriarca.”
    Dunque nel corso della Storia, per le mamme i figli non hanno mai rappresentato nulla se non il dazio da pagare per fare felice il patriarca? Io credo che in ogni epoca ci siano state molte donne felici di diventare e essere madri, e molte altre per cui la maternità era un peso imposto, esattamente come oggi. La differenza è che una volta, non esistendo la contraccezione, non potevano scegliere. Oggi sì. Nessuno ti punta la pistola alla tempia per farti fare un figlio. Quindi il ragionamento di questa donna mi pare distorto, probabilmente da una brutta esperienza che ha avuto. Non c’è mai stata/non c’è una madre felice di esserlo, una che abbia amato davvero i propri figli e magari anche il parto, come una delle esperienze più potenti nella vita di una persona? Io ho sofferto molto durante il parto eppure lo rifarei mille volte. Insieme al morire, il nascere è la cosa più grande che facciamo e possiamo “fare” a un altro, ed è un privilegio concesso solo al nostro sesso.
    Del parto dobbiamo sempre considerare solo il dolore, i tagli e i punti? Mai il fatto che quel dolore dà la vita? Mah.

  24. Mi fanno rabbrividire certi commenti
    Donne che mistificano il parto, lo sacralizzano, ne minimizzano le cose negative e hanno pure il coraggio di puntare il dito e criticare!
    La gente a volte tende a dimenticare che chi partorisce è una persona!
    Una persona con progetti, gusti personali, emozioni
    Una persona che dà la vita ma allo stesso tempo deve avere a che fare con lo schifo che porta, con il dolore, le ferite, la perdita del pudore, del controllo sul proprio corpo, della propria quotidianità e chi più ne ha più ne metta
    Certa gente si fa abbagliare dal fatto che hai donato la vita
    E si dimenticano di te, te la cui vita è cambiata e non puoi tornare indietro, te che provi tante cose positive ma anche negative
    Tutte le donne che hanno un figlio (nessuna esclusa) hanno avuto a che fare con lo schifo legato a sti momenti
    Pure quelle con il parto più veloce e magico del mondo
    Solo che lo nascondono meglio, fanno finta di non vederlo, lo dimenticano e vengono qua a rimarcare che chi lo esprime non è degno
    Io invece dico per fortuna, ma soprattutto grazie
    Perché pur amando il dono della vita ho sofferto come un cane
    Ho provato rabbia, tanta, ho convissuto con paure, dolori, mi sono sentita umiliata
    E questo non va nascosto
    Per scegliere con coscienza se fare figli le versioni edulclorate sono deleterie
    Gioia e dolore sono due facce della stessa medaglia
    Non nascondiamolo

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