Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Storie

Le sex workers italiane si rifugiano in Svizzera

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E’ un articolo di Silvia Marchetti pubblicato su NewsWeek. La traduzione è di Michela (che ringrazio tanto). Buona lettura!

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Carly, 35 anni, è una frontaliera italiana. Per lavorare liberamente 5 giorni alla settimana guida 6,9 km da Como, attraverso le Alpi. Fino a Chiasso, nel Canton Ticino, l’area in Svizzera in cui si parla italiano. Carly è una sex worker. “La svizzera offre un posto di lavoro più sicuro’’ dice “in Italia, le strade sono pericolose, ti metti in macchina e non sai mai cosa potrebbe succedere. Gli italiani sono libidinosi (lascivi, osceni) perché la prostituzione in Italia è ancora un tabù’’.

Ed in Ticino non ci sono magnaccia: ‘’quello che guadagno, una volta pagate le tasse, va dritto nelle mie tasche’’. A Chiasso, il reddito di Carly è maggiore di quanto non fosse a Como – circa 8.000 franchi svizzeri al mese. ‘’mio marito sa quello che faccio e mi supporta. Lui è un muratore e guadagna solo 500€ al mese. Abbiamo bisogno dei soldi, abbiamo una bambina di 3 anni. Ci piacerebbe comprare una casa in Svizzera e trasferirci lì un giorno’’.

Carly lavora sei ore al giorno, da mezzogiorno alle 6 del pomeriggio, e condivide un appartamento con una collega transfrontaliera italiana. Alla fine del suo turno, guida fino a Como dalla sua famiglia. Quando è via per le vacanze, affitta la sua stanza a colleghe di Milano. “Le cose sono molto più facili. Innanzitutto, a differenza dell’Italia, la prostituzione è regolata. Tutto ciò che ti serve, è registrarti alla polizia, lì dici che ti prostituisci ed hai un permesso ufficiale di lavoratore in proprio’’.

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La cosa fantastica del Ticino, spiega Carly, è questa sezione speciale della polizia, chiamata TESEU, che si occupa di controllare l’industria del sesso riducendo abusi e violenze. ‘’Loro hanno il mio numero di telefono e posso chiamarli in qualsiasi momento in caso di pericolo o bisogno. Sanno dove vivo’’. La polizia quindi fornisce i dettagli al fisco ed all’unità regionale della sanità, e danno alla sex worker una lista di dottori per controlli gratuiti. ‘’I controlli sanitari non sono obbligatori, ma è il modo giusto per mostrare ai clienti di non avere infezioni’’.

Carly ha una partita IVA e dichiara regolarmente il suo reddito: “Preferisco pagare le tasse, anche se sono alte, in cambio di servizi perfetti e sicurezza sociale. Un giorno avrò una pensione, quando deciderò di andarvi. In più, tutte le spese relative il mio lavoro sono deducibili: telefonate, viaggi, spese mediche, prodotti di bellezza, e persino la chirurgia plastica’’.

Cominciare un business in Ticino è anche piuttosto facile. “Dopo essermi registrata come sex worker, ho acquistato degli avvisi sui giornali e su siti appositi. Gli annunci possono essere molto cari, ma sicuramente ne vale la pena: c’è il tuo numero di telefono dove i clienti ti possono contattare”. Trovare un appartamento può comunque essere difficile: molti proprietari richiedono somme enormi o pretendono ‘favori’ in cambio di un affitto basso. Carly si è sistemata con l’ultima opzione e paga oggi 70 franchi al giorno.

Il Ticino è sempre stato considerato il paradiso dell’industria del sesso svizzera. Dozzine di italiani, sia uomini che donne, vi si recano regolarmente il sabato sera. Persino studentesse universitarie che non si possono permettere di continuare gli studi sono attratte dai profitti delle luci rosse svizzere. E non solo le prostitute. Anche chi cerca il sesso si sposta al confine con la Svizzera, nelle città di Lugano, Cadenazzo e Bellinzona. I clienti di Carly sono tutti italiani, dice, specialmente uomini d’affari di Milano e Varese.

Si stima ci siano circa 600 sex workers registrat* nel Ticino, su una popolazione di 340 mila residenti. Nightclub, appartamenti privati, bordelli e centri massaggi sono i punti di riferimento dell’industria a luci rosse. La prostituzione in strada è vietata. Ma le cose stanno cambiando. Il governo locale sta cercando di spingere in quella direzione con una legge che metta fine alla prostituzione non regolamentata, confinandola solo in bordelli e appartamenti registrati, e distretti autorizzati. Carly, comunque è ottimista: “anche se il panorama legale si fa più duro, la Svizzera sarà sempre un paradiso per i/le sex workers italian* in confronto all’Italia. Sarà sempre più conveniente per noi. Quindi, non importa cosa accadrà, io resto qui.”

Dall’altra parte delle Alpi, la storia cambia. In Italia la prostituzione è legale ma non regolata. I bordelli sono stati chiusi nel 1958 e da allora i/le sex workers hanno battuto la strada cercando magnaccia, clan mafiosi locali e trafficanti d’uomini. Chi se lo può permettere lavora a casa, o come escort, o sotto la copertura di massaggiatrice. “L’atto di vendere il corpo non è considerato un crimine, ma indurre o aiutare la prostituzione lo è. ”Il paradosso è che i clienti o perfino i tassisti sono trattati come protettori” spiega la senatrice del Pd Maria Spilabotte, che ha presentato una proposta di legge per regolare la prostituzione nella penisola. “è proibito fermarsi nel mezzo della strada per caricare sex workers perché è visto come un pericolo per l’ordine pubblico in quanto potrebbe causare un incidente. Anche chi affitta appartamenti a prostitute commette un crimine” dice.

I sindaci italiani stanno criminalizzando i clienti con multe da 150€ a 500€. Dimitri Russo, sindaco di Castel Volturno, cittadina conosciuta per la presenza della camorra vicino Napoli, è sotto i riflettori per aver mandato due consigliere in strada, vestite da prostitute, per attirare clienti e multarli. “Non ho niente contro le sex workers o i loro clienti. Trovo solo degradante che queste persone stiano in strada. Va contro la sicurezza pubblica ed il decoro della città” dice Russo “Le istituzioni ci hanno abbandonato.”

Non c’è da stupirsi che molte sex workers italiane siano volate nella ricca Svizzera. Ma ci sono altri/e che vorrebbero stare in Italia e pagare le tasse come cittadini/e ordinar*. Efe Bal, la portavoce transgender più famosa d’Italia, ha dichiarato guerra al fisco. Lei ha recentemente protestato nuda in strada per quattro lettere di notifica con una richiesta di pagamento di 700 mila€ di tasse nonostante il fatto che lei non sia considerata una lavoratrice. “Lo Stato ha controllato il mio conto corrente ed ora sono vista e trattata come un evasore fiscale, ma io ho sempre voluto dichiarare l’IVA come un professionista. È la prima volta nella storia italiana che il fisco bussa alla porta di una prostituta.” Efe vorrebbe godersi i soldi guadagnati con 15 anni di duro lavoro, ma ora, anche se volesse, non potrebbe comprare una casa o una macchina: “i cani hanno più diritti di noi in Italia. Noi siamo fantasmi”.

Questo è il motivo per cui Spilabotte vorrebbe adottare il modello svizzero. “la prostituzione è solo un altro lavoro e noi non possiamo far finta che non esista. I/le sex workers devono avere dei diritti, essere liber* di pagare le tasse e contribuire al PIL con la registrazione dell’IVA, il che riempirebbe anche le casse del Paese” dice. Secondo una recente ricerca del Parlamento, ci sono 70mila prostitute in Italia per nove milioni di clienti ed un guadagno di 5 miliardi all’anno. Regolamentare aiuterebbe anche a combattere il traffico umano. Più di 60 gruppi criminosi oggi sfruttano la prostituzione, spiega Spilabotte.

“la prostituzione viene aggiunta al calcolo del PIL solo quando aiuta ad evitare le sanzione dell’UE, ma non è riconosciuta come un’attività economica” specifica Pia Covre, fondatrice della Commissione per i Diritti Civili delle Prostitute, la più grande associazione italiana di sex workers. Ci sono 10 proposte di legge che attendono in parlamento, compresa quella per la riapertura dei bordelli. Ma l’Italia, dimora del vaticano, non è pronta per questo grande salto in avanti.

Leggi anche:

Risorse:

—>>>il network delle organizzazioni europee composte da sex wokers: http://www.sexworkeurope.org

—>>>Tutti i post, le traduzioni, le news sul sex working su questo blog a partire dalla tag  Sex Workers

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