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Ho voluto un altro figlio e ora sento che non esisto più

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E’ un’altra storia di maternità vissuta malissimo, a distruggere lo stereotipo della madre felice e contenta, protagonista di una fiaba che corrisponde ad una bugia. Non sempre è così ma a volte lo è. Chiudere gli occhi di fronte a questo, per paura, per evitare di fare emergere mostri sopiti, per evitare di guardare negli occhi donne straordinariamente vere, umane, che riescono a parlare di se’ anche quando si sentono avvolte da un velo di profonda solitudine, è sbagliato. C’è chi non immagina neppure quanto sia grande la solitudine della maternità che a tutti i costi deve essere vissuta in modo perfetto. E invece non c’è niente di perfetto e da che mondo è mondo, così come raccontano amici e amiche, le donne hanno tentato di esorcizzare il rifiuto del bambino appena nato perfino con le ninne nanne.

Ninnao ninnao, questo bimbo a chi lo do, lo darò alla befana che lo tenga una settimana, lo darò all’uomo nero che lo tenga un anno intero, lo darò alla sua zia che lo prenda e lo porti via

Ecco la storia di un’altra donna che ha voluto raccontarsi. Buona lettura!

>>>^^^<<<

Ho 34 anni, sono una giornalista.
Ho avuto la prima bambina nel 2008 in seguito a un aborto spontaneo. Quando è nata, adrenalina pura. Lei era un angelo: dormiva, mangiava, rideva, non si ammalava mai. Momenti di fatica tanti, certo. Ma il tempo è volato. Lei è cresciuta. Io ho in mente solo i momenti belli.

Poi abbiamo iniziato a cercare il secondo. Un aborto (il secondo), poi un altro (il terzo), poi ancora uno (il quarto). Mi ero incaponita: volevo un altro figlio. Col senno di poi, non so dire se lo desideravo davvero, se lo cercavo per non lasciare sola la prima (si fanno compagnia, da grandi si aiutano e tutta le retorica anti-figlio unico), se vedendo le amiche fare il bis mi sentivo “costretta” a farlo pure io. Non so. Fatto sta che sono andata a fondo: ho trovato un medico illuminato, ha trovato il problema, mi ha operata e poi, sette mesi fa, è arrivato lui.

Una tempesta, un uragano. Lui piangeva sempre, da mattina a sera. Ho passato l’estate con i bambini, sola a casa, con qualche puntatina in spiaggia (ingestibile). Non riuscivo più a scambiare nemmeno due parole con la mia bimba grande. Quella vita lì, tutta a servizio del neonato incazzato, io non la volevo. Non la voglio nemmeno adesso: ho bisogno di leggere, di portare mia figlia a teatro, di lavarmi, di mangiare, di appoggiare il bambino da qualche parte senza che pianga, di non averlo sempre addosso, di non svegliarmi la notte, di avere una vita sessuale, di prendermi un caffè con un’amica , di nuotare.

Amarlo è la cosa più difficile. Il suo pianto mi scaraventa all’aria l’anima, mi manda in pappa il cervello. Le giornate mi sembrano non finire mai. Mi sale l’angoscia quando sento il suo vagito la mattina: un’altra giornata così? Ho l’ansia, le palpitazioni, mi sento come se un tir mi stesse travolgendo, come se una montagna fosse in procinto di schiacciarmi. Sento che io non esisto più, che mi sono annullata. Non mi ricordo più la mia vita di prima. Sono arrabbiata, invidiosa delle mamme con neonati imbalsamati nei passeggini, paffuti e sorridenti. Ho bisogno di piangere, di parlare con qualcuno di come mi sento.

Invece no: sono un’isterica, devo avere pazienza, il tempo passerà. Io, poi? Io che l’ho cercato così tanto? Devo essere per forza felice. Invece no: non sono mai stata così infelice. Poi arriva il senso di colpa, puntuale come un orologio svizzero. Mi sento inadeguata, fuori luogo, in pericolo. A volte penso: oggi muoio.

Poi arriva sera e metto un’altra crocetta sul conto alla rovescia che ho scritto col pennarello rosso. Mi attacco all’unica cosa che per forza deve passare: il tempo. Ma questo magone non va via, questo sentirsi in galera, in trappola, con le mani legate. Mi manca tutto della mia vita di prima, me la sogno di notte la mia vita di prima. Intorno a me, il vuoto: amiche liquefatte, telefonate diradate. Sono il mostro da cui difendersi, quella che nessuno sa come aiutare, la mamma che fa i figli e poi non li vuole tirare su. Il mio grido di dolore si soffoca. A volte esce dalle mie viscere ma mi torna indietro l’eco.

Ps: se vuoi raccontare la tua storia, io ci sono. Scrivimi: abbattoimuri@grrlz.net

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Comments

  1. L’ha ribloggato su Lpelo2000's Blog.

  2. Poverina….mi si stringe il cuore a leggere questa lettera. Penso che questa donna abbia una profonda intesa con la sua bambina, “rovinata” dal maschietto.
    Nel condominio dove vive abita una donna: ha una figlioletta grandicella di circa 6 o 7 anni e un maschio piccolo. E’ un demonio…Spesso la sento piangere. Il marito è un cretino ignorante. Lei ha tanti problemi e questo bambino non potete capire che cosa combina. Oltre alla prepotenza e all’essere super esagitato, non fa altro che piangere e frignare sempre, anche ora che è grande. Si sente anche alle 6 del mattino. A volte ho parlato con questa donna ma mi sono sentita male e impotente. Soffre di ansia e attacchi di panico..nessuno la aiuta. La sua bambina è un angelo, ma quel bambino… non esagero quando dico che viene voglia di strozzarlo.(mi rendo conto che l’ uso questa parola è molto forte ma è triste e cruda realtà).
    Ho pensato spesso guardando lei cosa farei io se mi capitasse uno così…. poi però non comprendo se capita, se è colpa loro che gliela danno vinta pur di non sentire quella vocetta odiosa per ore….non lo so…
    Leggendo queste lettere vedo sempre donne sole. Sarei curiosa di capire i loro compagni e mariti come si comportano. Dove sono. Se le ascoltano. Se portano assieme il peso. Queste donne mi sembrano sempre schiacciate e incatenate. Ho tanta paura che possa accadere anche a me. Nessuno lo può sapere prima. Forse per questo è importante parlare.

  3. Forse le donne non ricevono abbastanza sostegno psicologico dopo il parto. Non è questione di amiche che spariscono e telefonate diradate. Servono professionisti a sostegno della depressione post parto, quello è certo. Forse questa donna dovrebbe cercare di chiedere aiuto anche a un medico, oltre che qui come immagino sia giusto fare.

  4. mammacomunque says:

    Mi siedo qui a scriverti, sperando di dirti qualcosa di intelligente, ma in questa situazione ci sono pure io, quindi non so cosa riuscirò a fare, se non a riportarti alcuni pensieri miei…
    Ti sento vicina, dio mio non sai quanto!, e ti capisco. Schiacciate, esaurite, stanche, con un bisogno immenso di avere del tempo, una pausa, un momento di silenzio, di vuoto, con la voglia di tornare indietro, a volte idealizzando quello che era. Certo, chi ti consiglia in buona fede di andare da un medico ha ragione, ma non per essere aiutata a capire, ma per avere delle dritte su dove e come piazzare tuo figlio quando non ne puoi più. Basta nascondere il lato nero della maternità, basta accettare che la società renda più accettabile una mamma che non ce la fa e non ne ha più voglia patologizzandola e etichettandola come depressa! Sì, perché diciamocelo, la depressione post partum rende tutti più tranquilli. L’assioma è che una non sopporta la propria quotidianità materna perché è depressa…gli ormoni…no! Se mai vale il contrario: una diventa depressa, perché a volte un figlio è insopportabile, perché la maternità non è scontata, perché nonostante tutte le guerre femministe riuscite e meno riuscite, nelle famiglie è ancora la madre che porta il peso interno del benessere dei propri figli, è lei che deve avvicinarsi il più possibile a un vecchio modello che resiste ed esiste da tempo immemore. Questo è. I padri ci sono, a volte più a volte meno, ma non portano questo peso, perché non devono conformarsi a nulla, perché se cambiano un pannolino stanno già facendo un passo avanti rispetto al modello dei loro padri.
    Come consigliarti non lo so…io sono quella che ha lanciato la discussione, sono quella che ha scritto che si è pentita di non aver abortito. Nel mio quotidiano vado avanti, rosa anch’io da dei sensi di colpa che provo a non ascoltare. A volte provo a guardare mio figlio e a chiedermi cosa mi aspetterei da mia madre se quel figlio fossi io. Altre cedo, piango, mi dispero. La maggior parte dei giorni, come te, spero nel tempo. Ma sempre, e sempre, mi rifiuto di piegarmi e di dirmi che sono sbagliata, perché non è così! Non siamo le sole, ma siamo lasciate sole da una società che demonizza questo nostro sentire, perché i rapporti fra madre e figli sono intoccabili, devono essere idilliaci, devono essere soddisfacenti, perché una donna deve toccare l’apice della propria femminilità procreando e sacrificandosi per la causa, e se non ce la fa, non va bene e se lo dice, fa paura, perché apre una voragine di insicurezze, di non detti, perché obbliga tutti quanti a mettere in discussione l’indiscutibile.
    Vai avanti, in un modo o nell’altro. Io continuo con la sola forza nel non piegarmi, del volermi bene anche in questa mia situazione, del non fare a me stessa quello che la società fa alle mamme che non ce la fanno. Non mi piego a una diagnosi, non mi piego a un modello, mi prendo e mi guardo, e chissà che questo non serva anche a quel figlio con cui fatico tanto, chissà che con questo io non gli stia insegnando ad amarsi anche quando si troverà a confrontarsi con il buio di se stesso.
    Ti abbraccio.

    • Ciao Cara, io ho letto la tua lettera. Ho anche commentato in parte in maniera positiva e in parte in maniera negativa perchè non ti ho capita. Mi dispiace non riesco a mettermi nei tuoi panni ma credimi voglio ascoltarti. Voglio capire. Credo che questa parte di te sia in ognuna di noi. Vorrei mettere in discussione me stessa e capire cosa c’è al di la, dove non arrivo. Perchè è evidente che se non ci sono dentro non posso arrivarci.
      La tua lettera mi ha fatto anche un pò sconcertare appena letta. Infatti il mio commento l’ho scritto quasi di getto. Posso chiederti se tu eri una antiabortista? Se ti hanno educata a questo?
      Hai scritto una cosa giustissima:” una diventa depressa, perché a volte un figlio è insopportabile”. Io ti credo. I bambini possono essere insopportabili, cattivi e io sono stessa stata bollata come esagerata quando ho solo detto che i bambini nascono cattivi e prepotenti. Questa visione angelica del bambino è totalmente errata. Io non sono ancora madre. Ma solo per aver detto questa cosa si sono sollevate facce perplesse e sconcertate.
      Posso chiederti se il tuo compagno è presente? Tu ovviamente puoi anche mandarmi a quel paese, Io chiedo per un confronto perchè davvero voglio capire. Vorrei conoscere. Vorrei comprendere altri lati che dalla mia prospettiva limitata non vedo.

  5. LadyEmicrania says:

    Ciao! Ho letto la tua storia e ho pensato fosse la mia.
    La mia prima bambina era tranquilla, serena, molto dolce, ragionevole. Non ho avuto problemi con lei e anzi, pensavo di essere una brava mamma.
    Poi è arrivata la seconda. Piangeva continuamente.
    Saranno le coliche, avrà fame, forse è il pannolino, saranno i denti. Passavamo le settimane a fare ipotesi su quale potesse essere la ragione, nella vana speranza che trovata la causa, avremmo trovato anche la soluzione.
    Non era niente, lei è così. Il suo non era propriamente un pianto ma un urlo continuo, perenne, di giorno e di notte. Ricordo ancora una volta che la portai dal pediatra dicendo che non mi sembrava una bambina normale.
    Io non uscivo da sola con lei, perché la gente per strada mi fermava continuamente. ‘ Signora, ma la bambina piange!’, ‘Signora, forse ha fame’, ‘Signora non vede che la bambina ha il sole in faccia e piage’, ‘Ma non avrà caldo?’.
    Chiunque si sentiva in dovere di dirmi cosa aveva mia figlia, sembrava che prima di lei nessun bambino avesse mai pianto.
    Nel frattempo la bimba maggiore ha iniziato a sentirti trascurata, poi ha capito che ,per ottenere l’attenzione, bisognava urlare. La situazione è degenerata e io ho iniziato a collezionare una serie di errori da manuale.
    A un certo punto però qualcosa è cambiato.
    Prima con il linguaggio. La piccola ha iniziato a parlare e a dire quello che voleva.
    Poi con il sonno. Intorno ai due anni ha iniziato a dormire un po’ di più di notte.
    Insomma, con il tempo le cose sono migliorate, ma quell’atmosfera di serenità non è mai tornata, sebbene ora lei abbia 3 anni e sia una bimba molto simpatica e affettuosa.
    Di recente, degli amici hanno avuto una bambina che si comporta in modo simile. Mi basta passare poche ore con loro e di nuovo mi assale quell’ansia e quell’angoscia..

  6. CIao a tutt*, ho 39 anni mi chiamo Mario e sono fidanzato da quasi dieci con Dean che é un ragazzo albanese.
    Sono nato nella provincia di Napoli, da mamma fervente cattolica e da padre insegnante, professore napoletano macho tutto d’un pezzo.
    Facile immaginare come sono cresciuto: ero il maschio finalmente arrivato dopo due femmine, cercato e desideratissimo (indovinate come si chiamava mio nonno paterno?)
    la mia infanzia e’stata praticamente un’esercitazione alla virilità, non ero ancora nato e mi avevano già segnato il destino da uomo maschio fino alla punta dei capelli…
    L’omosessualità era una possibilità di vita talmente tabù che la mia famiglia, il quartiere, la televisione, la scuola e qualsiasi altra realtà attorno a me la consideravano esistente solo quando dovevano maledire e condannare, emarginare gay o lesbiche o “femminielli”, arrivando persino a giustificare, anzi, favorire, la violenza nei loro confronti.
    Arrivato all’età della pre-adolescenza e resomi consapevole di quali fossero i miei gusti sessuali in quel momento la mia vita é diventata la lotta quotidiana contro chi voleva castrarmi….battaglie, liti, fughe, botte date e prese e quant’altro..
    comunque però non mi é scattata nessuna “contraddizione”..non ho mai avuto il dubbio che dovessi essere il modello che mi avevano insegnato…non mi sono mai sentito depresso perché non assomigliavo a quello che era il ruolo o il modello che volevano che ricoprissi tutti e tutto il mondo
    tanti miei amici nella mia stessa situazione hanno vissuto lacerazioni intime, a volte hanno avuto un sostegno psicologico perché da soli non riuscivano ad accettarsi e stavano male anche per la delusione che davano alle loro famiglie… li rispetto, può succedere facilmente ma non per tutti é cosi’.
    Per me non é stato cosi’ perché sono stato forse subito consapevole che questi “modelli” e queste figure di machi non erano “reali” ma ideologiche, così come ideologici sono i dogmi della religione per esempio…quindi non riuscivo a soffrire perché non ero qualcosa che in realtà non esiste…

  7. penso che l’idea di “maschio” sia come l’idea di “madre” cioé appunto un idea che ti inculcano solo allo scopo di controllare tutto meglio…si vede che io ho intuito fin da subito la falsita’ di questo altrimenti non si spiegava tutta quella gente che faceva il maschio di giorno e andava coi ragazzi la notte…..ecco perché si ho dovuto reagire alla prepotenza degli altri ma con me stesso sono sempre stato felice della mia scelta tranquillamente non mi interessava l’idea di maschio perfetto ero, sono maschio ma non esiste un modo di essere maschio che decide qualcun’altro.

    ora tutti diranno che non c’entra niente…anche questa storia é vera..esiste Mario? magari no ma io ho degli amici così, e dubito che ne ho solo io di amici così ne avranno anche altri…non é uguale per tutti, ci sono persone per cui l’idea di MADRE PERFETTA non é una cosa che crea problemi personali, poi é giusto combatterla collettivamente e politicamente sempre…

  8. C’è senz’altro anche l’aspetto di quanto sia condivisa questa esperienza tra i genitori. Non essere e sentirsi sola ad affrontare tutto è fondamentale. Purtroppo spesso le stesse mamme si sentono assolutamente indispensabili, anche passato il momento dell’allattamento, e ci si sente in colpa a delegare a qualcun altro .E ci si colpevolizza se non ci si sente delle mamme perfette (cosa assolutamente impossibile). Almeno per me è stato così. Nella mia esperienza è stata di grande aiuto la rete delle amiche, che mi sono state di grande sostegno, io ero molto giovane e le mie amiche erano tutte abbastanza libere, ci ho potuto contare e sono riuscita a non isolarmi.
    E poi sì, sarebbe necessario molto più sostegno da parte pubblica, invece va sempre peggio in questo senso.

    Glie ne ridò di ninnananna:
    Dirindina la malcontenta, babbo gode e mamma stenta
    babbo va all’osteria, mamma tribola tuttavia
    babbo mangia mele cotte, mamma tribola giorno e notte
    babbo mangia e beve vino, mamma tribola col cittino
    babbo mangia li fagioli, mamma tribola coi figlioli
    babbo mangia il baccalà, mamma tribola a tutto andà
    Dirindina la malcontenta babbo gode e mamma stenta

  9. Due libri:
    un “classico” del femminismo: “Nato di donna” di Adrienne Rich, scritto nel 1976, edito da Garzanti
    e il recente “Di mamma ce n’è più d’una” di Loredana Lipperini, edizioni Feltrinelli

  10. Mia madre ha vissuto malissimo la seconda maternità perché semplicemente non voleva vedere “rovinata” la sua vita che aveva appena ricominciato a vivere con la sorella ormai grande. Quando rimase incinta avrebbe voluto abortire e non lo ha fatto perché aveva paura di perdere l’amore e la stima di mio padre. Tra l’altro ha sempre ammesso che ero buona e tranquilla mentre mia sorella era quella tremenda. Ciò nonostante non mi voleva e non mi ha mai amata veramente. Io l’ho sempre saputo e una volta cresciuta ho chiesto spiegazioni e le ho alla fine dolorosamente ottenute. Mi porto un freddo e un gelo nel cuore da sempre sapendo che non mi ha mai amata come mia sorella. Dal mio punto si vista stata e sarà sempre una donna egoista, tutta incentrata sul suo dolore, il suo disagio, i suoi sentimenti… e non ha mai pensato che una piccola vita che dipendeva da lei ogni giorno soffriva e si distruggeva sentendosi non amata e rifiutata e faceva d tutto per compiacerla e renderla fiera. Avrebbe dovuto avere molti più sensi di colpa x tutto il male che mi ha fatto. A 18 anni me ne sono andata e adesso non ci vediamo quasi mai perché pensare a lei mi fa troppo soffrire e stare male. Ho una lacerazione nell’anima enorme e non la perdonero’ mai.

  11. Aggiunto che sono favorevole all’aborto, avrebbe dovuto prendere le conseguenze delle sue azioni (con il rischio certo che il rapporto con mio padre avrebbe potuto deteriorarsi) e fare l’aborto, anche perché è stata una pessima madre ed in generale era una donna inadatta alla maternità, che non è cosa per tutte, secondo me chi non se la sente non dovrebbe avere figli perché rovina la vita per sé e soprattutto la loro la vita, certo sono felice di esserci, ma se non mi avesse data alla luce non lo saprei perché non ci sarei e quindi alla fine dè conti è uguale. Ma lei essendo una casalinga (moglie di un dirigente che non le ha mai fatto mancare nulla, una ricca casalinga) che vuole passare il suo tempo tra palestra,estetista doveva abortire e prendere atto delle conseguenze positive e negative del suo gesto.

    • Ciao Chiara. quello che scrivi è vero ma ti parlo per esperienza personale. E se una madre si rendesse conto ti non voler quel figlio quando non ha più possibilitá di scelta? perchè si è fatta condizionare da tutto ciò che si sente ogni giorno (te ne pentirai….sará il tuo più grande rammarico….perchè questo no e magari tra qualche anno si) è vero il bimbo non ha colpa non ha chiesto di venire al mondo ma purtroppo le persone deboli esistono e non sempre riescono a tirar fuori la forza. Vivere una gravidanza non voluta è un’esperienza psicologicamente tremenda per una donna. sentirsi in trappola e nel frattempo logorata dai sensi di colpa. Vuoi o non vuoi inizi a vedere quel bambino come colui che ti ha tolto la tua serenitá….ti sforzi e sforzi ma la tua mente lo vede cosi.
      Magari tu non apprezzi tua madre e lei invece ai tempi per darti quel poco che è riuscita a darti ha anche faticato.

      • annarella says:

        Chiara… Sento di darti tutte le ragioni, e nessuna comprensione per una madre che pur non volendo un figlio, avrebbe dovuto amarlo, proteggerlo, sacrificare ed accettare la nuova vita per il suo bambino innocente. mamme così egoiste a quanto pare, non sono poche.

  12. Ma in tutto questo, i padri dove sono? Sembra quasi che sia solo lei a occuparsene, dov’è l’altro genitore? Sta continuando a vivere la sua vecchia vita come se niente fosse?

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  2. […] delle madri che ha qui raccontato la sua storia da questo momento in poi ci regalerà un diario, riflessioni ad alta voce, che parlino del suo […]

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