Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Se un giudice decide di farti sterilizzare a tua insaputa

Sui quotidiani di oggi potete leggere una notizia che parla di una donna prossima alla sterilizzazione per decisione del giudice. Siamo nel Regno Unito, dove spiegano che la donna, già madre di un tot di figli (6), ha serie difficoltà di apprendimento ed è restia all’utilizzo di contraccettivi. Perciò la corte ha deciso per lei e la fa sterilizzare a sua insaputa. Non c’entra, dicono, l’eugenetica, quanto piuttosto il fatto che questa donna proprio non capisce quel che fa. In Italia i titoli sono molto più apocalittici che altrove e riflettono, penso, non solo un umore morboso, ma riportano, forse, anche l’idea di chi si oppone a questa cosa. Provo comunque a spiegare il senso di una opposizione laica a proposito di tutto questo.

Lo Stato, da sempre, prova a decidere al posto delle donne. Accade se e quando vuoi abortire, se e quando vuoi far nascere un figlio con la procreazione medicalmente assistita, se e quando sei lesbica o vuoi prestare l’utero per dare un figlio a una coppia gay. Lo Stato è sempre lì a tentare di sindacare sulle tue scelte. Questo non succede tanto spesso nel Regno Unito, anche se la spinta conservatrice, il backlash gender, si fa sentire pure lì, e invece succede in Irlanda, per esempio, nella cattolicissima Spagna, succede, ancora, In Italia, dove piuttosto farebbero fare un figlio anche a una donna morta, e parlo del parti post mortem, quando una donna è clinicamente morta, o in stato vegetativo permanente, o tenuta in vita soltanto con alcune macchine, mentre il corpo va in putrefazione, e gli antiabortisti si oppongono al fatto che si scelga di staccare le macchine affinché quell’utero – che meriterebbe un po’ di riposo – faccia da contenitore riproduttivo per un figlio che si sentirà dire, un giorno, milioni di panzane, sul fatto che mamma l’avrebbe voluto, che ha fatto un grande sacrificio, così, sull’onda del martirio auspicato, alle donne si richiede di sottostare alle decisioni dello Stato.

La scelta di fare sterilizzare una donna, però, per quanto possa apparire sensata, in realtà rappresenta un precedente abbastanza serio. Quando si potrà dire che una donna è incapace di intendere e volere? E quando invece no? Chi decide cosa? Dare questo potere di decisione a un tribunale ci tranquillizza o apre la porta ad altre decisioni che scipperanno a noi la possibilità di scegliere liberamente?

Di sterilizzazioni forzate, addirittura coatte, senza consenso informato, ne sono state fatte, per esempio, in altri casi, dove il pregiudizio dei medici o dei tribunali riponeva su donne di etnia diversa da quella bianca e occidentale una minore fiducia circa la loro capacità educativa. Venivano sterilizzate, negli Stati Uniti, per esempio, le donne indiane, le native di quei territori. Venivano sterilizzate le donne aborigene in Australia, grazie alle decisioni dei coloni, inglesi. Venivano sterilizzate altre donne nelle carceri Statunitensi, finché cambiò la legge. C’è poi la storia degli aborti selettivi, anche abbastanza recenti, e di altri esperimenti di vera e propria eugenetica nel periodo nazista. Tutte queste decisioni si alternavano e si alternano ancora, in qualche caso, ad altre decisioni che riguardano donne di altra etnia o di basso ceto sociale che vengono sorvegliate e assegnate ai servizi sociali solo perché nere, o povere, o perché hanno bevuto e sono state beccate, una volta, a bere mentre erano incinta.

Lo Stato sorveglia, possiede, il corpo delle donne, a qualunque livello, e decide per noi. Ci punisce se non siamo ligie a taluni doveri quando siamo gravide o decide che non siamo meritevoli di essere madri perché difettose, ciascuna in modo diverso, a seconda del pregiudizio o della cultura del tempo in cui quelle decisioni vengono assunte. Dunque, siamo così tranquille quando lo Stato decide per noi? Perché se oggi lo fa per qualcosa che ci pare sensata, domani per quale altra motivazione lo farà? Non è propria di uno stato paternalista l’abitudine a ritenerci bambine e un po’ squilibrate per assegnare la tutela dei nostri corpi ad altri?

Allora non so dire esattamente su questo caso particolare ma pensare questa donna a cosce larghe, anestetizzata, mentre qualcuno le fa qualcosa della quale lei capisce, forse, il minimo, mi fa pensare ad uno Stato autoritario, una azione autoritaria, una grave ingerenza nel privato di una persona e nella gestione del proprio corpo. Non so, mi chiedo: ma sensibilizzare l’uomo che la feconda, o, se non c’è un uomo in particolare, sensibilizzare tutti alla paternità responsabile? Perché dire agli uomini di mettere un preservativo, in special modo in presenza di donne che non hanno l’accortezza di prendere precauzioni, non mi parrebbe una cattiva idea, anche per evitare il contagio di malattie trasmissibili. Perché mutilare lei? Secondo voi, se si fosse parlato di vasectomia forzata, sarebbe stato tutto così semplice? Mi pare che sterilizzare lei sia come dire che gli uomini potranno eiacularle dentro all’infinito e senza problemi senza che si ragioni di una loro responsabilizzazione. Mi pare un messaggio sbagliato da dare in generale. Ditemi che ne pensate.

Ps: come ho scritto più volte la corsa ad assegnare la sorveglianza e il controllo dei nostri corpi, per la nostra “sicurezza”, per farci “tutelare” e “salvare”, non si capisce da cosa e da chi, è deleteria perché una volta affidato il vostro corpo ad una struttura patriarcale, di quel corpo potranno fare quello che vogliono.

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11 pensieri su “Se un giudice decide di farti sterilizzare a tua insaputa”

  1. Io però stamattina l’ho sentita raccontata diversamente:

    – la donna è incapace di intendere e di volere, che non è proprio uguale a “ha serie difficoltà di apprendimento”
    – la prossima gravidanza potrebbe essere letale per lei e per il prossimo figlio

    Allora, per quanto questo sia un pericoloso precedente, è più etico prendersene cura, o abbandonarla al suo destino? E se ci fosse un altro modo di prendersene cura, quale potrebbe essere?

  2. Come ecologista ho sempre sottolineato che l’atto socialmente (ma questo è ancora relativamente importante rispetto alla dimensione ecologica) più impattante è la riproduzione e se è impattante socialmente è ovvio che debba essere regolato socialmente.
    In molte culture infatti la riproduzione è ed era normata collettivamente: il fatto che gli equilibri ecologici potessero compromettere l’esistenza di un un’intera comunità rendeva della massima importanza limitare l’individuale per il bene comune.

    Una persona che non ha potere di controllo, è incapace di intendere, sulla riproduzione, è giusto che venga limitata.
    Nessuna persona sensata di mente affiderebbe un bulldozer da 300t in mezzo ad una città ad uno psicopatico dissociato con manie di persecuzione.

    L’insensatezza del presunto diritto alla maternità irresponsabile è assolutamente analogo alla reificazione delle donne a fattrici funzionali alla zootecnia umana intensiva così cara alle religioni patriarcali. E’ dissennato, tutto ciò e… gravido (!) delle peggiori conseguenze.
    Se uno di quei bambini che sarebbero nati se questa madre non fosse stata sterilizzata da adulto facesse causa allo stato per non essere intervenuto, per aver consentito a metterlo al mondo in una vita – supponiamo – di merda, avrebbe tutto il mio sostegno.

    1. si ma allo “psicopatico” per impedire che guidi un bulldozer non gli mozzi le mani su ordine del giudice. qui non si tratta di limitazione e basta ma di un intervento coatto sul corpo di una donna tagliandogliene un pezzo. E’ diverso.

      1. Pensiamo allora agli stupratori.
        In letteratura è noto che essi tendono alla ripetizione del crimine e questo avviene anche quando cessa la castrazione chimica. Infatti io sono favorevole alla castrazione chirurgica. Non c’è alcun diritto di scaricare le proprie pulsioni su altre.

        Si ritorna al fatto che la nostra cultura lineare (e qui c’è la rozzezza dei monoteismi e l’assurdità del voler eliminare il male, l’oscurità, il vuoto, la morte) ha semplicemente creduto di espellere Thanatos (potrebbe essere il Kali nell’induismo) dalla porta che rientra decuplicato dalla finestra. Non puoi annullare il dolore; puoi credere di farlo, in realtà lo sposti e lo aumenti, lo rendi più grave e più ampio.
        Si arriva a credere che Lo stupratore non debba subire La Pena e quindi questi esce dal carcere e torna ad infliggere la pena ad innocenti.
        Ancora una volta si demonizza, si omogeneizza in modo politicamente corretto la responsabilità personale, soprattutto la parte oscura di questa dimensione della realtà, ottenendo un peggioramento sensibile dell’ecologia complessiva.

        E’ anche possibile sostenere che la donna non debba essere sterilizzata: ma allora bisogna proporre un piano operativo realistico affinché quella donna non concepisca ancora, implementarlo, assumersi le conseguenze di possibili fallimenti di quel piano, prevedere cosa succede in caso di errore, valutarne le conseguenze.
        Se qualcuno mi riesce a convincere perché no?

        1. io no. non sono d’accordo con la castrazione chimica. mi sembra un rituale incivile, autoritario e tra l’altro inefficace, esattamente come lo è la pena di morte. lo stupro è frutto di una cultura sbagliata e non di un pene esageratamente disobbediente. è la testa che guida le azioni.

          la questione della donna è altra cosa. se invece di mutilare lei si fosse pensato a sensibilizzare chi la feconda? un preservativo? una responsabilizzazione che coinvolga anche gli uomini? si fosse parlato di vasectomia forzata sarebbe stato tutto così semplice? non credo.

          1. RIsposta di un epico buon senso. A parte che “incapace di intendere e di volere” è locuzione psichiatrica dunque è conseguenza di un giudizio soggettivo oggettivizzato da una tecnica ma sulla base d’ impressioni, con ampio margine discrezionale (in Russia incapaci di intendere erano i controrivoluzionari, qui da noi chi non considera i soldi e non vuole consumare. Certo ci sono quelli che non sanno neanche di essere al mondo ma alcuni di essi non si riconoscono guardandoli una volta al mese e altri sono così integrati che vengono acclamati come normali).
            A parte che dire a uno “incapace di intendere” è, etimologicamente non-rispetto (ovvero non guardarlo in faccia, non considerare ciò che comunica). Insomma è spesso “incapacità di intenderlo” da parte di chi se la sbriga in questo modo e pretende che l’ altro si esprima col suo stesso linguaggio. Non nego però che ci siano casi in cui l’ etichetta ha un senso, ma occorre estrema cautela. Dicevo buon senso perché sarà scema (e scusate ma al di là delle categorizzazioni medicali santificate è questo che si sta dicendo e non senza connotazione negativa) ma quell’ altro ci va a letto e olè, non gliene importa del grado di consapevolezza di lei?!? Tutti i suoi partner erano nelle sue stesse condizioni, per usare un termine da nonno, d’ incoscienza? Questo sì che è donna-oggetto!

            1. inconfutabile discorso, anche molto chiaro e, per quanto mi riguarda, anche senza quella fasulla ipocrisia, tanto politicamente corretta, che trovo irritante.In effetti come diceva Eretica, e come sottolineavi tu, questi uomini o questo uomo, che non si ponevano il problema, sempre perchè, incapaci di valutare la responsabilità delle loro azioni, delegando sempre alla donna, in questo caso con l’ aggravante dell’ essere incapace o proprio ” scema”, a costoro non verrà praticata alcuna vasectomia? ovviamente, la mia vuole essere solo una provocazione…

  3. Mi dà molto da pensare il fatto che solo nominare la sterilizzazione chimica per i pedofili sia argomento di discussione quasi tabù mentre si intervenga ogni giorno e con ben più leggerezza sui corpi delle donne, in modo invasivo e in tutti gli ambiti, maternità e riproduzione in primis. Io non vorrei mai che qualcuno altro decidesse per me. Oggi lo Stato lo farà per una persona non in grado di intendere e di volere (non conosco i dettagli della vicenda ma li trovo irrilevanti: ci sono altri modi meno definitivi per intervenire e se davvero è una persona non autosufficiente ci sonk strutture ad hoc). Ma domani? Potrebbero essere i portatori di handicap. Le donne che lavorano (hanno già iniziato le aziende come la Apple a chiedere alle dipendenti di ‘congelare’ la maternità per fare carriera), poi le etnie più bersagliate come i Rom, i ceti più bassi, le lesbiche? È un ragionamento pericoloso, a prescindere dalle motivazioni mediche.

  4. c’è anche da dire che, al contrario, decidere (in piena facoltà di intendere e di volere) di voler essere sterilizzata, diventa un ” caso” dello stato, soprattutto se non si hanno ” motivazioni estreme”. Una violenza costantemente pressante, dal medico e fino all’ ultimo portantino dell’ospedale, per non parlare delle altre donne, delle assistenti sociali (che mi paventavano l’ allentamento di mio figlio già avuto, in quanto definita cattiva madre per non desiderarne altri) a tutti gli attori incontrati, in una situazione diventata poi una causa in tribunale, per fortuna finita a mio favore, con un giudice intelligente.

  5. Al di là della questione in essere che sarà sicuramente presentata alla maniera cinofallica ormai diffusa nella stampa, il Regno Unito è quello della castrazione chimica di Turing in quanto omosessuale nonostante il suo apporto fondamentale per le tecniche di controspionaggio inglesi. Così come gli USA sono quelli del defenestramento da Mozilla Foundation di Brendan Eich (uno dei principali geni delle tecnologie del WEB) per aver fatto una donazione privata nei confronti di una associazione contraria ai matrimoni omosessuali (come era suo pieno diritto fare).

    Come dire, un po’ di totalitarismo nascosto sotto l’ideale del benessere e dei diritti.

  6. Ok un intervento chirurgico su un paziente non consenziente non è una cosa bella.
    Ok non è un bel messaggio, però se dopo 6 figli si arriva a questo forse le altre strade non hanno funzionato….
    Detto questo si sta facendo un po’ di confusione al 99% si parla di chiusura delle tube non di isterectomia, dove si può intervenire tranquillamente laparoscopia e non per via vaginale come si scrive nell’articolo e che volendo può essere una tecnica reversibile.

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