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Se non giochi con le bambole non saprai essere madre (Brrrr…)

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Leggo sulla 27esimaora un intervento di Silvia Vegetti Finzi. Immagino che sia la psicologa, se così non è me ne scuso. In ogni caso io vorrei commentare le parole scritte tra le pagine del Corriere. Parto dalla conclusione: la madre nasce assieme al bambino e il bambino assieme alla madre. La frase arriva dopo una serie di descrizioni circa la perdita del materno, la nostra familiarità con i neonati, la mancanza di una educazione alla maternità e allora si scrive che “le bambine non giocano più con le bambole” e io mi chiedo di che impasto è fatto un ragionamento del genere. Quel che capisco è che il desiderio di maternità andrebbe indotto, dunque non è una cosa spontaneissima, e l’induzione dovrebbe avvenire con una forma di educazione separata a seconda del genere.

Le bambine a giocare con le bambole, possibilmente quelle alle quali devi cambiare il pannolino e i bambini a giocare a fare i manovali o i medici fin dalla primissima infanzia. Allora perché non imporre il gioco con la bambola vestita da sposa per indurre il matrimonio e quella che prepara manicaretti in cucina o che rassetta la casa, così da formare una colf perfetta?

Abbiamo perso il contatto con il nostro corpo, scrive la psicologa, come se maternità e corpo fossero una cosa sola. Come se prendere contatto con il corpo significasse soltanto fargli fare quel che la biologia richiede. E non può esserci descrizione più grave, secondo il mio punto di vista, di quel che dovrebbe essere la donna.

Mi sembra grave perché io mi ispiro ad altre correnti di pensiero, le stesse che ragionano di corpi senza imbrigliarli a ruoli di genere standardizzati. Chi ha detto che a giocare con le bambole devono essere le bambine? Perché non i bambini, in qualità di futuri padri? Chi ha detto che il corpo di una donna trova massima espressione nella maternità? E se una donna non vuole un figlio dipenderebbe dal fatto che non ha giocato con le bambole da piccola? Davvero?

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Io ne conosco tante di donne che, bambole o non bambole, hanno scelto se essere madri o meno a prescindere dal fatto di aver partecipato ad un corso di economia domestica anni ’50 oppure no. Parliamo tanto di stereotipi sessisti e poi vedete quel che ci propongono? Sono solo io a riscontrare nelle parole scritte sul Corriere uno stereotipo dietro l’altro? Cos’è donna? Cos’è il corpo delle donne? Chi dice a cosa serve? Perciò ci si affanna tanto a fare in modo che il corpo delle donne non sia più soggetto di desiderio? Seduttivo, attraente, così come una donna sceglie di usarlo per se’? Il punto è che deve ritrovare una passione alla maternità? Ditemi se a voi questo va bene o se non vi sembra un regresso enorme. Ditemi se questa faccenda dell’unione dei corpi non vi sembra un po’ morbosa, giacché io, da madre, casomai devo riconoscere l’altro, perché un figlio è altro da te, non è roba tua, non è carne della tua carne, perché a considerare i bambini in questo modo non gli si fa un gran favore.

Inoltre, possibile che quando si ragiona di maternità non si pensa alla condivisione del lavoro di cura, a strutture di sostegno, asili, psicologi, lavoro, reddito, etc etc etc? Davvero c’è chi pensa che alcune donne non fanno figli perché da bambine non hanno giocato con le bambole? E voi, che ne pensate?

Ps: io da bambina non amavo giocare con le bambole. Ma se qualcuno me l’avesse imposto per addestrarmi alla maternità forse avrei scelto di non avere figli. Mai. Poi, mi suggeriscono: le bambine che stanno nei paesi poveri, dove non ci sono le bambole, saranno tutte pessime madri. E per far diventare un figlio un muratore, bisogna farlo crescere a pane e mattoncini Lego?

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Comments

  1. lizzie_bennet says:

    Ho letto l’articolo… i brividi!!!! La mistica della maternità nella sua peggiore forma, quella del “le donne di ieri sapevano e noi no” è davvero ridicola… mia nonna paterna nella Sicilia del dopoguerra girava per tutta Palermo e dintorni per aiutare le donne a partorire!
    Per non parlare della castroneria del test di gravidanza… forse all’autrice sfugge che a volte si fa proprio perchè non si può aspettare che il corpo dia quei segnali che avvertono della gravidanza, soprattutto quando ci sono in ballo scelte di vita.

  2. “a madre, casomai devo riconoscere l’altro, perché un figlio è altro da te, non è roba tua, non è carne della tua carne, perché a considerare i bambini in questo modo non gli si fa un gran favore….”
    allora con il commento alla storia di prima del figlio non-abortito che ho messo su fb alla fin fine sei d’accordo!….un po’…
    chioserei provocando, mi sembra che rimestiamo la stessa minestra: chi dice che gli sta sulle palle il suo bambino, non avendo abortito penso che abbia giocato,anzi “fatto esercizio” con le bambole fino alla nausea…
    va bene, non sarà stata colpa sua ma della madre di lei e del padre di lei
    però ad un certo punto si cresce, si buttano i giochi e si dovrebbe capire che i genitori raccontano un sacco di cazzate
    così se ti capita un test positivo anche x caso o per colpa del fatto che non ci hai pensato abbastanza ok, ti rompi i coglioni come tutti a sto mondo di rigurgiti e cacate però
    alla fine ci stai dentro …
    forse sarò troppo semplice ma mi pare più o meno così
    ciao
    laura.

  3. comunque la vegetti finzi é una cosa abominevole!!!!

  4. non capisco perchè certi psicologi che godono anche di buona fama e credibilità a un certo punto decidono di scrivere articoli reazionari e luddisti su quanto i genitori di oggi siano cambiati e quindi peggiorati. in generale non sopporto chi osanna i genitori di una volta mentre quelli di oggi stanno rovinando le nuove generazioni. mi chiedo: “è davvero così?” no perchè se guardo indietro non penso che i bambini di “una volta” stessero poi così tanto meglio dei nostri figli, era già tanto se superavano i 5 anni di vita, se avevano da mangiare ogni giorno, e sebbene le loro madri non lavorassero fuori casa (cosa che secondo alcuni è l’origine di ogni sciagura) non gli dedicavano poi tanto tempo visto che le faccende di casa erano senz’altro più impegnative di quelle di oggi, senza elettrodomestici. Erano affidati ai fratelli e sorelle più grandi (bambini anche loro) oppure nel caso di famiglie ricche alle tate. oltretutto molti invece che andare a scuola e giocare lavoravano… ma insomma non li hanno letti i romanzi più classici per l’infanzia? per non parlare dei neonati che venivano fasciati e lasciati per ore a casa da soli mentre i genitori lavoravano nei campi (ah ma le sconsiderate sono le madri di oggi che per lavorare li lasciano all’asilo nido). la società di oggi non sarà perfetta e sicuramente ci sono molti punti su cui lavorare, però questi discorsi sull’odore dei neonati e l’istinto materno che non c’è più (e vorremmo educarlo con le bambole??? ma per favore!) sono ridicoli. piuttosto dovrebbero approfittare della loro posizione per chiedere alle istituzioni maggiori attenzioni nei confronti delle problematiche della conciliazione e della genitorialità, perchè qui se vuoi lavorare ed occuparti dei tuoi figli non ti aiuta nessuno. e ringraziamo il cielo se oggi possiamo scegliere se e quando avere un figlio, quanti averne e non doverne sfornare una decina perchè non si sa quanti sopravviveranno e servono braccia da far lavorare nei campi.

    • standing ovation .. quante volte dico che il modello donna a casa a spignattare allegra con tre figli e padre che lavora, tutti in allegra casetta è un modello durato due decenni al massimo e che non è proprio della nostra storia come società occidentale intera. I figli in passato non erano affatto molto accuditi, seguiti, erano più o meno amati come oggi e avevano genitori più o meno adeguati, pur con diversi parametri dovuti alla differenza temporale, come oggi E ogni epoca ha i suoi errori tipici.

  5. Esistono delle attitudini di genere che hanno origini bioevolutive.
    Le femmine sono più inclini alle relazioni e agli aspetti psicologici
    I maschi sono più inclini al fare, allo spirito di squadra.
    Matt Ridley in
    La Regina Rossa osserva che i tentativi di azzerare a forza le differenze di genere sono stati molteplici e tutti falliti: Cita il caso dei primi kibbutz che da “equalizzazioni di genere” draconiane in giro di pochi lustri, un paio di generazioni, sono diventati posti di sessismo quasi esasperato.
    Esiste spesso una hybris culturalista (specie a sinistra) che vorrebbe considerare di scarsa importanza la biologia e l’etologia quando, invece, sono proprio etologia e biologia a costituire il… corpo (! 🙂 comportamentale degli homo e la cultura un leggero strato sopra di esso.

    In ogni caso esiste una educazione al corpo, ma non è certa quella che associa il corpo femminile alle bambole.
    In genere questo è un paese in cui il corpo è negletto, un paese che eccelle nella pigrizia.
    Non c’è l’educazione al corpo sano e integro, all’esercizio del corpo, all’educazione fisica è considerata materia secondaria.
    Aggiungo integro perché l’integrità è anche armonia e completezza.
    Ad esempio sarebbe interessante, data l’ignoranza sessuale dilagante, che le femmine, dalle medie inferiori, ad esempio, seguissero oltre alla (saltuaria e scarsa) educazione biologica impropriamente detta sessuale anche un’ora settimanale di educazione al corpo sessuale, con conoscenza dei propri genitali, con tecniche di masturbazione, sedute collettive di autoerotismo, nozioni basi di tantra, etc.
    Solo una donna felice e con una sfera erotico sessuale viva, appagante, completa, potrà essere anche una brava e felice madre e, francamente, non ho mai capito perché l’eros che è una delle cose più complesse e difficili debba sempre rimanere nelle terre inesplorate dell’ignoranza.
    Ma questo turba bigotti e benpensanti, zeloti delle religioni patriarcali, neoreligiosi moralisti da sempre misogini e ostili al piacere. Che una volta quando una bocca in più era il rischio di miseria per una famiglia aveva anche un senso ma che ora, con la possibilità di controllo e autodeterminazione nella riproduzione (anch’essi massimamente invisi) è solo inquinamento per le menti.

    • io sono allibita del livello di ignoranza di molte giovanissime. Mio nipote sedicenne ha da poco tempo una ragazza, mia sorella ovviamente dà per scontato possano avere rapporti sessuali e avendo un buon rapporto con suo figlio e avendo lui un padre presente hanno affrontato con garbo e pudore il tema della contraccezione .. a quanto pare è emerso che sta ragazzina, e mio nipote compreso, non avessero le idee chiarissime sul ciclo mestruale e su quindi come di fatto si resta incinte o metti una incinta. Ma cavolo! non si dovrebbe studiare in terza media? e mi ricordo che alle medie era un argomento seguitissimo da tutti , forse il solo davvero interessante .. perché utile e perché era una base da approfondire altrove al di fuori del controllo genitoriale, molto più silenzioso in fatto di sessualità, almeno generalmente (io sono stata abbastanza fortunata ma non era per tutti/e così) se non repressivo. Mi domando se non sia invece proprio il parlarne in modo diretto ad allontanare .. a farlo diventare materia scolastica, piuttosto che una conoscenza quasi rubata, propria, su cui investire

  6. infati non bisogna azzerare a forza le differenze di genere, ma assecondare le esigenze e differenze di ognun* Le attitudini di genere sono molto aleatorie. Non perchè sono donna devo avere istinto materno e uomo istinto guerriero…io sono stata una donna con istinto avventuroso/conoscitivo e me lo sono vissuto per fortuna senza fraintendimenti. Ho avuto una madre che mi ha supportato, perchè a sua volta poco materna in senso classico.

  7. mi verrebbe da dire che il corpo vuole restare incinto .. qui si è spinta naturale, biologica, è che per un essere umano fare un figlio e crescerlo non è esattamente solo un fatto di corpo ovvero ti accoppi, resti incinta, partorisci, allatti e finito tutto; quindi che mi si viene a dire che il corpo delle donne è fatto per avere figli come prova di una spinta deterministica a divenire madri? certo che lo è .. solo che non basta a renderti madre. E cmq il corpo è fatto anche per fare molto altro, per desiderare molto altro e ogni corpo (e mente corrispondente) ha le sue priorità e non sempre sono tutte compatibili tra di loro, nonché le sue debolezze non sempre superabili. Poi giocare alle bambole ci sono bambine che lo fanno ed altre no, mio figlio a due anni per un periodo mi ha chiesto un bambolotto, gliel’ho dato, passione passeggera ma avuta, mia nipote ci ha sempre giocato pochissimo e ha un’attenzione per i bimbi piccoli che io forse mai avuta. Ma davvero devo scegliere i giochi da dare a mio figlio per indirizzare la sua vita in un modo o in un altro? Un conto è evitargli cose che possono condurlo fuori strada in senso stretto, un conto influenzarne le future scelte, sulla base di una scala di priorità che è mia e non è detto sia sua.

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