Ho un figlio: sono pentita di non aver abortito!

L’ho fatto, anche se non lo volevo, anche se per sincerità devo dire che la mia scelta è stata dettata dal timore di un rimpianto, giacché domani, forse, avrei potuto pentirmi e ripensarci. L’ho tenuto, anche se il mio desiderio era di abortire. Perché se, invece, vuoi abortire il mondo intero ti fa sentire in colpa, ti fa pensare che non potrai più vivere bene e che, per l’appunto, ti mancherà qualcosa. Ero confusa. Ero arrabbiata. Indifferente nei confronti di quel figlio che stava arrivando, senza curarmi del suo battito, dei suoi movimenti. Sapevo che era dentro di me e lo vedevo come un inquilino che aveva occupato uno spazio senza il mio permesso. Durante il parto ho sentito il dolore di una scelta subita. Ho dovuto contenermi quando avevo voglia di trattenerlo dentro, ché non riuscivo a rispondere perfettamente alla tizia che mi diceva “spingi… spingi”.

Attorno a me vedevo quelle facce con sorrisi finti stampati sulla faccia. Il medico antiabortista, l’ostetrica antiabortista, l’infermiera antiabortista, e insistevano affinché io lo guardassi, anche se soffrivo di fitte lancinanti e ancora continuavo a sputare sangue e placenta. Placenta e sangue. Guarda come è bello… complimenti vivissimi… che occhi, che manine, è perfetto… ancora complimenti. Si. Complimenti un cazzo. Tutti stanno lì a prenderti per il culo come se quello che loro chiamano “miracolo della nascita” fosse un gioco di prestigio, una esibizione di talento, una prova di abilità. Se hai un utero, una vagina, un ovulo che funziona, alla fine, vuoi o non vuoi, corri il rischio di ritrovarti lì a cosce larghe a ripensare alla tua vita per com’era prima. La libertà di fare, dire, pensare, senza la stanchezza per le notti passate in bianco, per la continua frenesia di dover dimostrare al mondo intero che tu sei perfetta, perfetta, perfetta fino al punto che alla sera, quando sei sola con te stessa, ti guardi in faccia e non ti riconosci più. Così batti la testa al muro, una, due, tre volte, per vedere se si rimettono in moto altri pensieri, se ricordi qualcosa d’altro che non sia come cambiare un pannolino o dare il latte senza bruciargli il palato.

Ti fanno credere che fare un figlio è “la cosa più bella del mondo”, che senza figli non sei nessuno, che se abortisci ti pentirai, e può essere che per qualcuno sia così. Per me invece no. E’ difficile, cazzo. Com’è difficile rinunciare a tutto e sentirti dire che solo perché rimpiangi la tua vecchia vita sei un’egoista. Ti fanno sentire una grande merda perché vorresti essere altrove. Tu, madre snaturata, non meriti neppure di chiamarti “donna”, perché per qualcuna essere donna è sinonimo di essere madre. Invece non è così, mi sentite? non è affatto così.

Non lo volevo questo figlio. L’ho allattato odiando ogni momento in cui succhiava forte quel capezzolo. Tutto mi faceva male. Tutto mi diceva che non ce l’avrei fatta a superare i primi mesi. L’ho fatto, me ne sono assunta la responsabilità, guardo mio figlio crescere ma non passa giorno in cui io non mi penta di averlo fatto nascere, perché anche questo va detto. Ti proibiscono di pensare che la tua vita altrove avrebbe potuto essere diversa. Io volevo viaggiare, fare sesso, studiare ancora, abitare il mondo senza nessuno lì a dipendere con me. Risuona nella mia testa la voce di chi dice “dovevi pensarci prima”, ma non l’ho cercato, e anche se avessi sbagliato, per disattenzione o chissà cosa, io non lo volevo.

A dirlo mi sento quasi un  mostro. Non trovo molte donne con le quali io possa tirare fuori questa mia verità. Vivo provando sensi di colpa per tutte le volte che non riesco a fargli un sorriso, a farlo addormentare dopo avergli raccontato una storia, giusto io che aspetto che lui si addormenti per passare notti insonni in cui posso anche solo per un attimo, finalmente, considerarmi libera da pianti, richieste, aspettative, ricatti affettivi.

Sono stremata, perché tutti si aspettano che sia tu a dover fare quello che ogni madre ha l’obbligo di fare, e non si pensa che qualche volta può succedere che serve un padre più presente o se lui non può perché lavora tanto allora serve qualcuno che aiuti queste madri che recitano ogni giorno per far credere di essere santissimi uteri dediti all’amore per la prole.

Se non ci fosse chi ogni giorno dice che l’aborto è merda e che bisogna dare la vita, la vita, la vita, la vita, mille volte a regalare vita a chi poi te la toglie, quando avresti solo bisogno di prendere fiato e volare lontano da tutto e tutti. Se non fosse che le nostre madri, e le madri delle nostre madri e quelle prima ancora, non hanno fatto altro che trascinarsi tutta la vita in una scelta che neppure era veramente tale, pensando ai figli come ad un destino ineluttabile per ogni donna. Non fosse che in tante hanno difficoltà a dire con chiarezza che sono pentite di avere un figlio, che non riescono a elaborare e guarire questa ferita che crea così tante contraddizioni. Non fosse che bisogna sempre mettere sulla bilancia la propria vita e quella di tuo figlio, per recitare una retorica che dice “prima lui” anche se non vuoi questo, anche se vorresti dire “prima io… ve ne prego… almeno una volta, prima io”.

Gli voglio bene, lo guardo in faccia e mi sento di merda. Mi sento sconfitta, senza prospettive, ho bisogno di respirare, o forse anche solo di sfogarmi senza censure e nessuno che mi giudichi. Chissà quante donne sono nelle mie stesse condizioni, e non lo dicono a nessuno. Chissà se reggeranno, e per quanto. Chissà.

Ps: questa è la storia ispirata a quello che mi è stato raccontato. In basso un brano tratto dalla mail della donna che mi ha scritto per raccontarsi. 

“…ne ho piene le palle di sentire discorsi pieni di belle parole sull’aborto…su quanto sia riprovevole e su quanto siano sante quelle madri che decidono di tenere i loro bambini…si dimentica, troppo spesso, per cecità, per mancanza di coraggio, che a pentirsi delle loro scelte non sono solo le madri che hanno abortito e poi si trascinano per una vita intera la loro scelta, ma esistono anche quelle che si pentono di aver tenuto i loro bambini e che vivono quotidianamente lacerate nel loro intimo perché guardano un figlio che non volevano e, sebbene l’abbiano tenuto, ancora ora non lo vogliono, nonostante sia lì di fronte a loro in carne ed ossa…”

Leggi anche:

La risposta della donna ai tanti commenti ricevuti: Perché una madre deve, per forza, essere felice di occuparsi di un figlio?

E una sintesi di altri racconti di madri che sentono uguale malessere: Sono tutte (sante) madri con le vite delle altre

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Comments

  1. Scelta così delicata e difficile :

    Riporto qua il preambolo di Clara Scropetta, traduttrice dell’edizione italiana, che trovo comunque significativo e interessante:

    “In questo libro si parla estesamente delle conseguenze delle esperienze fatte in quello che abbiamo chiamato periodo primale. Si tratta di un neologismo coniato da Michel Odent per indicare il periodo compreso tra il concepimento e il primo compleanno. Noi, in accordo con gli studi di Thomas Verny, preferiamo estenderlo ulteriormente ma, vista la novità dell’argomento, non siamo ancora univoci. Mentre Willi Maurer riconosce una particolare importanza ai primi due anni dalla nascita, io personalmente preferisco spingermi fi no all’ingresso del bambino nella fase verbale attiva, che di solito avviene nel corso del terzo anno di età o poco dopo.
    La caratteristica principale di questo periodo è che l’essere umano non sarà mai altrettanto vulnerabile e ricettivo ai fattori ambientali. Oramai si sa che l’architettura del sistema nervoso si crea in questo periodo e quindi in esso è racchiuso il segreto del nostro potenziale di sviluppo e crescita.
    Quando vengono a mancare le sollecitazioni previste dalla natura, le conseguenze sono fatali. Se al contrario le necessità biologiche del nascituro, del neonato e del bambino piccolo sono soddisfatte, le conseguenze sono spettacolari in termini di salute, voglia e gioia di vivere.

    Il periodo primale si può ben definire quindi sensibile e critico ai fini dello sviluppo del potenziale umano. All’interno di esso assume una particolare rilevanza il momento dell’imprinting, che ha luogo con la madre immediatamente dopo la nascita solo se vi sono le condizioni adatte. L’imprinting è un processo ben preciso che può svolgersi soltanto in una determinata fi nestra temporale. Per questo abbiamo scelto il termine mancato imprinting per tutti quei casi in cui non vi sono tutte le condizioni previste – non avviene l’imprinting previsto dalla natura se il neonato viene accolto da una persona diversa dalla madre e neppure se madre e bambino non sono intrisi degli ormoni previsti. Si tratta infatti di un processo biologico fondamentale, regolato da un equilibrio ormonale delicatissimo e atto a permettere l’instaurarsi di una relazione ottimale in cui il bambino esprime i suoi bisogni e la madre risponde prontamente. Questo momento dell’imprinting dura senz’altro fino al secondamento della placenta e almeno la prima mezz’ora, meglio ancora le prime ore dopo la nascita.

    È indispensabile non interferire con il primo contatto tra madre e bambino né distrarli in alcun modo in quell’arco di tempo, astenendosi tra l’altro dalla pratica di taglio precoce del cordone, e permettere al bambino di essere accolto con dolcezza e lentezza dalla madre.
    Idealmente madre e bambino non vanno separati uno dall’altro neanche in seguito, finché non sarà il bambino stesso a volerlo.
    Se nei primi mesi di vita, chiamati anche ‘esogestazione’, la presenza della madre è irrinunciabile, essa continua ad esserlo almeno fino alla fine del periodo primale, anche se via via si affiancano (non sostituiscono!) altre figure di riferimento. È interessante osservare che, secondo studi recenti, sia il bisogno biologico di essere allattati sia quello di essere portati in braccio si protraggono almeno per i primi tre anni circa. In tutto il libro, in accordo con il signifi cato etimologico e quindi originario, quando ci si riferisce al periodo compreso dalla nascita ai tre anni circa si usa l’espressione infanzia, mentre per prima infanzia si intende il primo anno circa.
    La relazione con il padre si crea naturalmente anch’essa in questo periodo e, assieme alla stabilità affettiva della relazione tra i genitori, pone basi fondamentali per lo sviluppo del bambino; essa non è tuttavia in alcun caso paragonabile, sostituibile o sovrapponibile a quella con la madre.

    Il periodo del concepimento e della crescita in utero (fase prenatale) – d’altro canto – è decisivo per la determinazione dei geni che si esprimeranno e per l’organizzazione psico-fi sico-emotiva di base. Il potenziale che in seguito possiamo esprimere, o meno, si forma già in utero e non successivamente. L’importanza per la nostra salute e anche per l’identità personale di un ambiente accogliente e amorevole nella fase prenatale, in cui siano riconosciute le competenze naturali e l’integrità del nascituro come persona, è largamente sottostimata.
    Tutto quello che accade nel periodo primale ci impregna e lo fa tanto più profondamente quanto più si risale indietro nel tempo. Abbiamo scelto tuttavia il termine imprinting esclusivamente per il momento immediatamente seguente la nascita per evidenziarne la peculiarità. La scienza accademica è ancora titubante nel riconoscere quella che per noi è un’evidenza, avvalorata dall’esperienza di ogni essere umano: l’esistenza dell’imprinting anche nella nostra specie. Possiamo affermare che, di fatto, a determinare la qualità e lo spessore della nostra presenza al mondo è il periodo primale in toto, con particolare accento sulla fase prenatale, di cui la nascita e l’infanzia non sono che la coerente emanazione.
    Per denominare i processi che caratterizzano tutto il periodo primale, preferiamo ai termini bonding e attaccamento quelli di contatto multisensoriale, riconoscimento reciproco e appartenenza.
    Detto in altre parole, optando per il comportamento previsto dalla natura, abbiamo la possibilità di fare davvero molto per concepire e accompagnare nella crescita bambini nuovi, diventando noi stessi uomini e donne nuovi, disposti a ricercare le nostre radici e riportare alla luce, sotto tutti gli strati di protezione, la nostra essenza originaria e originale.
    Su scala sociale si impone il riconoscimento incondizionato del reale valore per la collettività dell’accudimento materno, e quindi del ruolo di madre, in termini di prevenzione di disagio sociale, delinquenza, violenza, vandalismo, criminalità, tossicodipendenza, incidenti e di tutte le malattie.!

    Al link: http://www.aamterranuova.it/article2248.htm

    • Questa marea di idiozie cosa c’entra con la storia della lettrice? Se la scienza permeasse di più le nostre vite sarebbe un mondo se non altro meno CIALTRONE ! Sono schifata dal fatto che possa essere legale commercializzare delle idiozie di questa taratura. Come se ci fosse un rapporto causale diretto fra il modo in cui una madre cresce il proprio figlio nel 1 anno di vita e quello che il figlio sarà. Quell’elenco infinito che parte da disagio sociale ed arriva a TUTTE le malattie….è un estratto di ignoranza. Disagio sociale e criminalità sono stati STUDIATI da igienisti, criminologi, antropologi. Sono state fatte delle ipotesi. Scovate teorie. Ma ben lungi dall’esserci un rapporto causale diretto con qualcosa di specifico. Il più delle volte CREDO siano correlati a bassi livelli socio-economici. Le malattie sono A) casuali B) ambientali (inteso inquinamento, fumo, alcool etc….) C) genetiche. Oppure una combinazione delle precedenti. Smettiamola di dire che le malattie dipendono dalla psiche (a tal proposito ricordo un post di qualche giorno fa di una donna affetta da fibromialgia). Esistono malattie psicosomatiche. La psiche gioca un ruolo cruciale sul come viene affrontata la malattia. Ma non siamo così onnipotenti da DETERMINARE con il pensiero TUTTE le malattie. Io a quelli come Lei li trascinerei in un bel reparto onco ematologico infantile. Poi li metterei di fronte ad una mamma. Che vede impotente la malattia del figlio e non sa se sopravviverá. E li obbligherei a dirle: “Signora, come ha cresciuto suo figlio? Probabilmente non l’ha tenuto in braccio abbastanza !”. Fortunatamente a definire l’identitá di una persona sono miriadi di fattori. Potenzialmente ogni singola esperienza che fa. La mamma è importante, certo. Ma non fondamentale. FONDAMENTALE è l’ossigeno. Nutrirsi. Defecare. Etc. Impariamo ad usare correttamente e pertinentemente l’italiano. Ogni madre è a se stante. E NESSUNO dovrebbe dirle cosa deve o non deve fare con suo figlio (salvo per questioni FONDAMENTALI e CERTE). Nè tantomeno darle l’intera responsabilità di cosa sarà suo figlio. Ma stiamo scherzando ?! E’ il 2016. Una donna può trovare il suo scopo (o i suoi scopi) in qualsiasi cosa. Esattamente come un uomo. Non siamo costretti a riciclare il vecchio ruolo di mamma indefessa a tempo pieno. La presenza dell’utero ci permette di portare avanti una gravidanza. Ma non ci da il super potere di crescere autonomamente un figlio e addirittura di plasmarlo a nostro piacimento. E PER FORTUNA.

      • Inquietudine31 concordo al 100% sono madre di un bambino di 5 anni e mezzo. Sono rimasta incinta durante il ciclo…a 34 anni. Non volevo figli mai voluti
        Da piccola giocavo col meccano e rapavo à zéro le bambole…. ma ero incinta del mio compagno che amavo moltissimo e dopo un mese di riflessione ho deciso di tenerlo. Ero la classica donna in carriera che guadagnava molto e il mio compagno praticamente nulla tenente. Ho passato 3 anni osceni dalla nascita di mio figlio. Insonnia mia totale sono 170 cm ero arrivata a pesare 45 kg. Lavoravo come una pazza ( libera professionista no maternita) per mantenere tutti, mia madre che odiava il mio compagno per ripicca spesso rifiutava di aiutarmi. La suocera a 230 km. Io volevo bene al mio piccolo ma non dormivo Lavoravo il mio compagno non capiva la difficoltà di dover essere TUTTO …io poi non riuscivo ad entrare in sintonia col neonato per me era alienante dover gestire qualcuno che non parla ma ha bisogno di tutto (abbiate pietà non esistono solo gli uomini artisti intellettuali …ci sono anche donne che si nutrono di libri e di parola e non è facile misurarsi con pannolini pianti etc). Voglio pero precisare che mi sono sempre impegnata al massimo perche non sono scema e sapwvo perfettamente che la scelta di farlo nascere era mia e lui era (e’) innocente bisognoso d amore. Ma di notte piangevo disperata pensando cje non ce l avrei fatta. In piu mio figlio ha un carattere esplosivo e’ uno spirited child (bambino amplificato) non perche lo dico io ma secondo quanto affermato da pediatra con specializzazione in neuroscienze in Usa. secondo il verbo di Nadia mio figlio dovrebbe essere malatissimo. Bene mio figlio e l ritratto della gioia esplosiva e della salute. Vivo a Milano e non ha mai avuto nemmeno la tosse. Ha preso antibiotico 2 volte. Ogni girano dice che è felice di vivere e che la sua vita è bellissima. Questa sera mi ha detto che mi adora che sono bravissima e che non vuole perdermi mai. Io gli voglio un bene infinito ma questo bene me lo sono cercato giorno dopo giorno dentro di me con una fatica estrema i primi anni ( soni molto mentale) pentendomi più volte di non avere abortito. E allora? Quante volte mi sono sentita una m. Guardando le madri perfette e io che piangevo e mi dicevo non è questa la mia vita ( certo avere un compagno che da 10 anni cerca du lavorare…non aiuta) quante volte provando solo a sfogarmi dicendo che mi sentivo seppellita ricevevo sguardi biechi pure da single che vivono in discoteca …non ho capito ci si può lamentare di madri padri fidanzati e tutti a consolare l amica di turno, ma se dici …non ne posso più di non dormire e di non avere nemmeno 10 minuti per me quando torno a casa dal lavoro..per fare pipi ..sei un mostro. Nadia le donne come te sono peggio dei maschilisti, negano alla donna la possibilità di essere ancora persone umane dopo avere avuto un figlio. Certo che i figli si devono amare e soprattutto Rispettare come persone (mai alzato un dito su mio figlio) MA basta basta basta veicolare il messaggio di una perfezione e devozione che non può esistere e che semmai sarebbe pure un modello sbagliato per i figli che ti vedono come qualcosa che non possono raggiungere una volta cresciuti. E poi di solito le madri perfette chiedono il conto ai figli perché tanta perfezione deve dare i suoi frutti ossia i figli devono essere secondo i crismi mentali che si sono prefissate. Concludo con 3 spunti: negli anni 70 si sosteneva che l autismo fosse dovuto a madri fredde e distaccate o comunque incapaci di creare rapporto col figlio. Oggi solo un pazzo sosterrebbe una cosa simile…
        Vallo a dire ai genitori con bimbi autistici..
        Freud il padre della psicoanalisi a n’a madre che gli chiedeva come crescere al meglio il figlio rispose: faccia come crede, comunque sbagliera.
        Infine il concetto di tutela Dell infanzia e moderno diciamo illuminista. Una volta i bambini non avevano nessun diritto e molti doveri, in primis l’ubbidienza cieca all autorità genitoriale e appena in condizioni erano forza lavoro. Come la mettiamo? Tutti criminali?

    • AncientStone says:

      capisco il suo sfogo. Quello che lei prova, non è disamore. Quello che lei prova è condizionato probabilmente da la situazione in cui vive.
      Sei sta vivendo una maternità disagiata, questa maternità rende la sua vita molto molto più difficile, ed è per questo che probabilmente lei l’ha associata al negativo che è nella sua vita.
      Lei non è un mostro, lei non è una madre snaturata, è semplicemente una persona che non ce la fa più, ed è talmente sotto pressione da non poter nemmeno pensare di vedere suo figlio con occhi differenti.
      La causa amica mia non è lei, la causa è tutto tranne lei.
      Un compagno che non la sostiene nel modo corretto (o è assente), addirittura uno stato che non la sostiene nel modo corretto, poichè le madri in Italia hanno assistenza ZERO dallo Stato. (parlo di strutture, aiuto, posti che sostengono la crescita e la formazione).
      Io credo che lei sia fortemente SOVRACCARICA, STRESSATA, STANCA e che non abbia il tempo nemmeno per provare affetto.
      Se, per assurdo potesse stare con suo figlio solo quando questo non le causasse “lavoro”, probabilmente assumerebbe un atteggiamento differente, e vedrebbe tutto in maniera diversa.
      Non è lei che non va, ma quello che lei ha intorno, è semplice.
      Scrive di non avere nessuno con cui sfogarsi, scrive di non avere più un secondo per lei, scrive di pensare in continuazione a seni, poppate, pannolini.

      Io ho una cognata, ha fatto il primo figlio e anche il secondo, è la madre più rilassata e felice del mondo. Ne farebbe altri 2 di figli, perchè? Semplice, perchè è una professionista dello scarico.
      Ha scaricato tutte le incombenze sul marito, si è fatta casa SOPRA quella dei nonni, cosi anche quando lei è a casa scarica i figli ai nonni. Lei deve fare il riposino “altrimenti si stanca”.
      Non lava, non pulisce, non contribuisce, semplicemente DELEGA TUTTO agli altri,gestione della casa (si fa in 2 eh! uomo e donna), lavoro perché è perennemente in maternità, decisioni di famiglia perchè dice “scegli te”, educazione perché se suo figlio da fuoco a casa gli dice “vai da tuo padre che ti deve dire qualcosa”. Lei non fa UN EMERITO caiser tranne andare in giro con le amiche, fare finta di lavorare, spendere tonnellate di soldi per cazzate su amazon. IL SUO MOTTO E’ ZERO RESPONSABILITA’, IO VENGO PRIMA DI TUTTO.
      Mio figlio? Mangia quando IO torno a casa. A letto va QUANDO CI VADO IO altrimenti si sveglia troppo presto e non va bene sveglia me.
      Ed è felice amica mia, è felice! Parlandoci e interrogandola ho visto che ama suo figlio, ma davvero! Perché questo? Semplice perchè suo figlio non è un carico per lei, e non contribuisce a fasi negative della tua vita.
      COME PUOI AMARE in maniera “pulita” qualcosa che ti sta facendo entrare in depressione?
      LEI NON AMA SUO FIGLIO? Io dico che lei non ama tutto quello che avere un figlio SENZA AIUTO E COMPRENSIONE, comporta.

      Non si senta un mostro, non si senta una persona che non ha sentimenti, non è così (E anche se lo fosse poi?) . Si senta una persona SOVRACCARICA, si senta una persona CHE HA BISOGNO DI AIUTO, si senta una persona STRESSATA e SOLA.
      Non voglio fare “lo psicologo” ma in lei leggo molta pressione, e la pressione amica mia alla lunga non porta a nulla di buono.
      Depressioni, “esaurimenti” etc. anche la mente ha bisogno di cura se non più del corpo.
      Cerchi il modo di “scaricare” la sua mente, cerchi il modo di prendere tempo per lei, cerchi il modo di ORGANIZZARE degli orari precisi.
      SI RITAGLI DEL TEMPO PER LEI, inviolabile e inamovibile! In cui è sola e libera di fare quello che vuole.
      Cerchi di fare dello sport, scaricare è importantissimo, e cerchi anche delle persone con cui scaricarsi SOCIALMENTE.
      Io vedo in lei squilibrio, una persona è equilibrata quando tutte le parti sociali e non sono curate.
      Pulizia, alimentazione, sport, scarico rabbia, vita sociale, esercizio di attitudini e passioni personali e altri fattori.
      Tutti questi fattori, che contribuiscono al nostro equilibrio (fisico e mentale) devono essere soddisfatti. La mancanza di questi o parte di questi, porta a sovraccarichi e squilibri che alla fine esplodono nel disagio.
      Curare la sua salute fisica e mentale ottemperando a queste necessita SIGNIFICA VOLERE BENE A LEI MA ANCHE A SUO FIGLIO, che dipende da lei.
      Cerchi UNA VALVOLA DI SFOGO, si iscriva ad un corso artistico, qualcosa che ha sempre voluto fare, scultura pittura musica.
      Cerchi del tempo per se, sfoghi questa pressione interna, e vedrà che tutto andrà apposto.
      Poi se anche volesse bene o no a suo figlio che conta? Crescerlo bene è già volergli bene, e le cose CAMBIANO nella vita, come i rapporti tra le parti.
      Lei non deve essere per forza una madre perfetta, nessuno glielo chiede, nessuno la giudica.Anche se cosi fosse, il giudizio di qualcuno è importante SOLO se NOI LO RENDIAMO IMPORTANTE.
      Suo figlio è SUO, nessuno può capire ne giudicare, non cerchi il disappunto o il parere degli altri ,è importante solo IL SUO PARERE.
      Faccia una vita migliore, ci provi con tutta se stessa, non si lasci abbattere dalla negatività, esca da questo circolo vizioso e negativo.
      La vita è bella con o senza figli, e appena sarà anche un pò più grande potrete anche viaggiare insieme. non è un pannolino che può fermare una persona.
      Cerchi comunque DI VIVERE LA SUA VITA, anzi questa è già la sua vita, cerchi di riprenderne un pezzo che ha lasciato fuori.
      Come mia cognata, che è comunque ADORATA da suo figlio, pur non prendendo la minima decisione o pressione in merito.
      Non dico così ma magari cerchi di essere più “strafottente” a volte essere troppo intelligenti è un difetto. Prenda la cosa in maniera più morbida, cerchi assolutamente di prendersi il suo tempo, lei è una pentola a pressione, le serve subito uno sfogo.
      buona fortuna!

  2. Wow che donna… finalmente una vera donna con il coraggio di affrontare le convinzioni sociali sulla maternità o l’essere una donna realizzata.
    Fa parte della genetica femminile voler avere un figlio e sentirsi appagate anche quando nasce senza volerlo… ma non è sempre così, specie se sei giovani o non ancora pronti per volerlo… ma la società stracolma di finti moralisti e ipocriti che quasi ti impongono di scegliere ciò che loro ritengono giusto, altrimenti se non sei abbastanza forte o anticonformista ti ritrovi a portare il peso di essere giudicata da gente di cui il 50% di loro avrebbe voluto abortire ma sono state mute per paura o perché si credono sante. Io sono convinto che per crescere un figlio ci voglia tanta amore da parte della madre, se questa manca non fate figli!! Perché si riverserà negativamente sulla sua vita, un ipocrita da alla luce un figlio se poi non lo ama o addirittura lo guarda ogni giorno convinta che l’aborto sarebbe stata una scelta migliore… ma purtroppo viviamo in un paese di finti cristiani e moralisti che sanno solo boicottare il progresso e la libertà… ritengo questa donna molto coraggiosa a parlare di cio apertamente, ma è un ipocrita come tutte le altre, fosse stata più forte avrebbe abortito fin dall’inizio senza dar retta agli altri…

    • Per Valerio se si riferiva a me: nessuno mi ha influenzato nella scelta di non abortire, se escludiamo ovviamente il mio compagno, visto che ovviamente ne abbiamo parlato. Non avevo detto a nessuno di essere incinta! Sono atea, ateissima direi, ma il che non significa che non abbia un’etica. Amzi semmai ho un’etica molto sentita e non eteroimposta da un dover essere, nek caso specifico religioso. Semmai hp un dover essere kantiano, per cui aderisco completamente alla mia etica!! Non volevo figli perche ho avuto esperienze negative sulla genitorialita nel mio ambito familiare di origine e ho sempre pensato che i figli fossero una responsabilita tale da doverli fare solo se coscienti del proprio equilibrio e non per ragioni biologiche (oh yes), perche da animali coscienti ogni figlio e’ una finestra sul futuro e l educazione non deriva solo dalla biologia ma da cio chhe scientemente trasmettiamo, a differenza degli animali. Ho sempre pensato pero che se da adulta fossi rimasta incinta, nonostante l esistenza della contraccezione, mi sarei assunta questa responsabilita perche da adulti bisogna anche avere il coraggio delle conseguenze delle proprie azioni o mancanze. Avevo 34 anni quando sono rimasta incinta durante il ciclo (altrimenti usavo i preservativi, non posso prendere pillola) non 20 o meno. Ho riflettuto 1 mese e mezzo e ho deciso di andare comunque alla prima ecografia. Ho sentito l cuore battere ma soprattutto la ginecologa si stupiva della sua vitalità a 10 settimane. Questo mi ha fatto pensare: e proprio mio figlio! (Ero una bambina scatenata un maschio mancato così mi chiamavano). E ho pensato: questo essere vuole vivere. E andata così non posso programma tutto. E poi il resto lo ho già scritto, ma scrivere tutto ciò sarebbe stato off topic. Ma ci tengo a sottolineare che sono stata influenzata da me e dalla mia personale coscienza. Ho vissuto 25 anni all estero in paesi moooolto diversi Dall Italia (nordici) il mio background e pochissimo infuenzato dalla morale cattolica e le mie frequentazioni più strette hanno opinioni simili alle mie. Infine mio figlio ho imparato ad amarlo giorno per giorno senza sentirmi in obbligo di farlo, ma lasciando che i sentimenti piano piano emergessero. Infine l esperienza di un figlio da un punto di vista antropologico e’ unica. Ho potuto osservare elementi sulla natura umana che mai avrei potuto fare guardando solo gli adulti. E ho dovuto rivedere molte mie convizioni sull umano. E stato prolifico per la mia crescita personale se non penso alla fatica fisica e psichica. Ma questo sarebbe un altro topic ancora! Saluti

      • ho una storia molto simile .. molto molto anche se non ero un maschiaccio .. però non giocavo a fare la mammina 🙂 .. e ora che mio figlio ha otto anni .. davvero mi sento di amarlo .. è stato un crescendo .. a volte temo che forse è anche perché è davvero amabile e mi domando che farei se cambiasse ed è probabile che cambi .. e non solo transitoriamente come durante l’adolescenza .. ps e pure io ho fatto l’eco mentre ancora pensavo se abortire .. perché volevo cmq vedere la faccia dell’eventuale cadavere (come dici tu ognuno ha la sua etica) .. il mio era fermissimo ma pareva sorridesse .. davvero .. (eco di quelle serie non di quelle asl che non vedi niente) .. e mi dissi ma che avrà da sorridere ora? ma si rende conto ? .. in che cazzo di situazione sta messo? . .però poi pensai che forse in fondo aveva un buon carattere . e pure io ho svoltato quando ha iniziato a parlare .. quando l’aspetto relazionale si è potuto fare più stretto, lo scambio intellettuale ma è stato lui ad insegnarmi ad esprimere il mio lato affettuoso .. rimasto inerte per una educazione ricevuta attenta ma poco calda nei gesti .. perché lui invece è sempre stato dolcissimo .. poi certo ha le sue paturnie .. anche forti .. anche che a volte mi spaventano .. specie qualche annetto fa .. ora lo vedo più sereno .. Mi ha fatto molto piacere leggerti, davvero.

    • Ooooops mi scuso con Valerio. Il suo intervento mi sembrava una risposta al mio e quindi ho così commentato. Invece mi sono resa conto che commentava all autrice del primo blog/intervento. Concordo che se si deve passare la vita a rimpiangere di avere messo al mondo un figlio, che è diverso di ammettere che è faticoso e non tutto una gioia come qualcuno vuole far credere, forse era meglio riflettere tantissimo prima di farlo nascere…anche perché questa donna vivrà sempre un conflitto interiore fortissimo con sé stessa e non sarà felicie oltre a potenzialmente far crescere un essere che non si sente veramente amato …senza con ciò diventare delinquente o malato, ma magari incapace di essere felice come la mamma.

      • AncientStone says:

        Psico cazzate mi scusi. Genitori infelici non fanno per forza figli incapaci di provare felicità.
        E’ un modo semplicistico di ragionare poichè all’educazione non contribuiscono solo i genitori, ma tutto l’ambito sociale. Anzi si stupirebbe quanta poca importanza hanno i genitori dopo i 5 anni.
        Da un età in poi, il cervello comincia ad “auto educarsi” si prendono le proprie scelte in base a determinati fattori del proprio cervello, (inutile parlare di chimica) a determinate tendenze non per forza maturate in famiglia.
        Come vedrà il genitore milanista e in figli inspiegabilmente del toro (scusi l’esempio) vedrà persone che dopo una certa età si AUTO EDUCANO.
        Si chiama LIBERO ARBITRIO, quando questo può essere compreso nella maturità del cervello è già bella che finita la fase educativa del genitore.
        DUBITO SERIAMENTE che questa persona possa continuare TUTTA LA VITA a guardarsi allo specchio e ripetersi “che cazzo ho fatto un figlio”. Piu probabilmente le cose cambieranno quando riuscirà a scaricarsi dal sovraccarico. O quando a 17 anni si toglierà finalmente dalle scatole, proprio come fanno gli altri e come è giusto che sia.
        Questo rapporto madre figlio, famiglia figli è IPER VALUTATO solo qui, in tutto il resto del mondo a 18 si tolgono dalle balle e li rivedi se va bene A NATALE e ciao ciao bella famigliola.

        TUTTO IPER VALUTATO , e come sempre per colpa della solita “morale schiacciante” che la chiesa impone psicologicamente ad un intero paese 🙂 ovviamente esagero.

  3. Stronzate, vi state cercando il ruolo di “deviate bohemian”: mi duole informarvi che tutte noi madri abbiamo pensato, anche più di una volta, tutto quello che è scritto qui sopra. Take it easy: è tutto “normale”. E forse è solo questo quello
    che davvero non riuscite ad accettare…

  4. Io sono rimasta incinta a 31 anni. Voluto. Mio fratello stava morendo e le pressioni sociali nel dover dare un nipote a mia madre ed un figlio a mio marito erano notevoli. Poi mia cognata incinta del secondo figlio… Insomma l’ho cercato. Al terzo mese ho avuto un aborto ritenuto a causa di un’infezione. Ho passato momenti difficili, mi sono sentita sbagliata… E’ passato un anno, sono ritornata sui miei passi nel non volere figli e mi capita di pensare che quell’aborto forse mi ha salvata da una vita che non volevo. Ma noi donne non possiamo dire certe cose liberamente. Se non vogliamo figli è illegale sterilizzarsi, se restiamo incinte è un terno al lotto trovare un medico che non sia obiettore. E guai a dire che non vuoi figli perché non sei nemmeno più vista come una donna, sei emarginata da tutte quelle amiche diventate madri. E ti senti sola e sbagliata. E poi i giudizi di quelle che vogliono un foglio ma non riescono e tu che puoi invece……. Leggervi mi ha fatto sentire meno sola…

  5. Non ricordo come sono finito in questo blog ma ho trovato molto interessanti tanti contenuti. Qui però devo esternare tutto il mio disgusto.

    Ho avuto io stesso una madre simile: non mi voleva, è rimasta incinta per caso, ma a differenza della stronza di questo racconto (sì, non penso ci siano altre definizioni per una che dice “l’ho allattato odiando ogni momento”), mia madre è stata praticamente costretta a tenermi da sua madre, una fanatica religiosa che considerava l’aborto un peccato talmente grave da arrivare a minacciare mia madre per obbligarla a non farlo.

    Risultato: grazie alla sua vigliaccheria che le ha impedito di affrontare mia nonna, e a mio padre che, costretto a convivere con lei dai genitori, l’ha maltrattata pesantemente prima di andarsene quando avevo un anno e mezzo, mia madre ha sviluppato una lieve sindrome di Medea che l’ha spinta a rovinarmi LETTERALMENTE la vita per vendicarsi dei maltrattamenti subiti.

    Quindi scusate se non riesco a provare pietà per la donna del racconto: l’aborto è (fortunatamente) un diritto di ogni donna, anche se purtroppo in italia la situazione è quella che è.
    Se una donna non ha il coraggio di prendere la decisione migliore per sè stessa affrontando a testa alta le possibili conseguenze, e preferisce rischiare di rovinare egoisticamente la vita ad un bambino che non ha chiesto di essere messo al mondo, a parer mio dovrebbe essere privata del diritto di mettere al mondo dei figli. Genitori simili non hanno il diritto di essere considerati tali.

    E prima che qualcuno mi accusi di maschilismo, non sto a dirvi la mia opinione completa sui padri irresponsabili. Sappiate solo che c’entrano un martello, un’incudine e due testicoli appoggiati nel mezzo. E no, non è una battuta.

    • Ma del tuo, di padre, non parli tanto male , mi pare. Sembra che la colpa sia tutta di tua madre, ma tuo padre forse poteva aiutarla e sostenerla nella decisione di abortire, o chiedere il tuo affidamento? E invece che ha fatto? Ha maltrattato tua madre sfogando la rabbia su di lei, come avesse tutte le colpe, e poi se l’è squagliata e nemmeno lui si è ribellato ai suoi genitori,(o sbaglio?) ,ma alla fine è stato libero di rifarsi forse una vita senza te e lei.Ma pensa un po’ con chi te la prendi, non con lui o con tua nonna. E vacci piano con gli epiteti di “stronza” alle donne, se non ne distribuisci anche al papino…

      • Tesoro, mio “padre” l’ho visto tre volte in vita mia. La prima volta frequentavo le elementari, ero al parco giochi e un uomo che non conoscevo mi ha spinto in una siepe con una mano e ha cominciato a prendermi a pugni in faccia gridando che avevo fatto del male a suo figlio.

        Beh, era mio padre durante uno dei suoi momenti di delirio dovuti al disturbo bipolare di cui soffriva: si era convinto che io fossi un replicante alieno che aveva rapito il suo vero figlio o qualcosa del genere.

        L’ultima volta che ci ho parlato decentemente è stato sei anni fa. All’epoca dormivo per strada, mi ha chiamato per sapere come stavo, e dopo avergli spiegato la situazione e avergli chiesto un aiuto economico per mangiare (venti euro) lui, che economicamente stava molto bene, aveva un lavoro part-time e una moglie altrettanto benestante, mi ha risposto “eh ma lo sai, io sono disoccupato (balla abominevole), e ho pure una famiglia da mantenere…dammeli tu venti euro”.
        Ho molti altri motivi per considerarlo una persona disgustosa, ma nonostante tutto lui non ha la colpa di ciò che mia madre mi ha fatto: certo, ha molte colpe, e sicuramente ha influenzato ENORMEMENTE mia madre con le sue azioni indubbiamente orribili, ma alla fine è stata LEI a decidere, così come LEI ha deciso di fargli togliere la patria potestà privandolo non solo di ogni diritto ma anche di ogni dovere nei miei confronti, ed impedendo a me di far valere i miei diritti.

        Il mio nonno materno poi non era affatto un fanatico religioso conservatore come sua moglie, l’avrebbe indubbiamente aiutata ad allontanare mio padre SUBITO se solo lei glielo avesse chiesto. In seguito, quando alla fine la situazione è diventata davvero drastica, mio nonno non ha esitato ad intervenire. Era un brav’uomo, l’unica persona degna della mia famiglia, peccato sia invecchiato troppo prima che io potessi averci un vero rapporto.

        Ad ogni modo, anche fingendo che mia madre davvero non potesse abortire (e poteva eccome, doveva solo imporsi), aveva comunque tutte le possibilità per offrirmi una vita migliore: mio nonno le aveva regalato una casa in un quartiere residenziale, col lavoro guadagnava molto bene (e adesso le va ancora meglio nonostante la crisi) ed è sempre stata caratterialmente forte, decisa e dominante, oltre che notevolmente stronza. Dovrei davvero vederla come la povera piccola vittima maltrattata che non ha avuto alternative?
        Dovrei dare la colpa a mio padre, che lei non incontrava ormai da anni, per tutte le bastonate e gli insulti che ho dovuto sopportare alle elementari?
        Forse è colpa di mio padre se mia madre quando andavo alle superiori mi ha torturato psicologicamente al punto da costringermi ad abbandonare gli studi prima del diploma nella speranza di trovare un lavoro che mi permettesse di SCAPPARE da casa?
        Per caso è stato mio padre a decidere di segnalarmi ripetutamente ai carabinieri per tutta l’adolescenza (almeno una volta al mese) con false accuse di spaccio e violenza domestica, solo per compromettere la mia immagine pubblica, farmi perdere tutti gli amici e fare in modo di compromettere il mio futuro?
        Ha deciso mio padre di falsificare una perizia psichiatrica sfruttando le sue conoscenze negli ospedali al solo scopo di farmi ricoverare in tso a vent’anni, solo per dimostrare che ero uguale a lui?
        Mia madre forse ha fatto tutte queste cose perchè non aveva scelta, perchè era costretta?

        No, mi dispiace, non è così: mia madre aveva la possibilità di decidere se rovinarmi la vita o no, e ha SCELTO di farlo.
        Quella stessa scelta l’avete tutte voi, e non conta quanto sia difficile: NON AVETE IL DIRITTO DI ANTEPORRE LE VOSTRE NECESSITA’ A QUELLE DI UN FIGLIO.
        Se per qualsiasi ragione state vivendo una situazione che non vi permette di avere figli e scegliete di metterne al mondo comunque non siete altro che persone egoiste, e se le vostre decisioni possono compromettere il futuro dei vostri figli allora siete delle vere e proprie merde, tanto quanto tutti quegli uomini come mio padre.

        Se non potete/volete crescere un figlio nel modo migliore, non importa quanto sarà dura affrontare la situazione: avete il dovere morale di abortire o in extremis di darlo in adozione, assicurandovi però che vada ad una buona famiglia e non finisca in orfanotrofio. Qualunque altra decisione può rovinargli la vita, e creare una persona con una vita già rovinata in partenza significa contribuire al deterioramento e al degrado della società stessa, dato che sarà MOLTO difficile per una persona simile rendersi utile, contribuire allo sviluppo della società in cui vive e soprattutto ESSERE FELICE.

        Spero di essere stato chiaro.

        Ah, comunque, ripeto: NON STAVO SCHERZANDO quando ho detto che per i pessimi padri la punizione adatta sarebbe la castrazione a martellate. Non era una battutina stupida. Ero mortalmente serio, uomini come mio padre dovrebbero essere rimossi dal pool genetico della specie con la forza, privandoli definitivamente della possibilità di riprodursi con ogni mezzo necessario.

        Ma guai a dire la stessa cosa delle donne come mia madre, altrimenti è solo squallido maschilismo.

        • Vedo che alla fine mi dai ragione: abortire non è un delitto, un figlio equivale ad un ergastolo
          per una madre ed è idiota tenerselo se non si vuole. Solo sono stanca di sentire dare dei mostri a quelle che lo fanno, soprattutto se ha problemi. Ho un fratello down con un QI di 40 se va bene, e mi avessero diagnosticato un qualunque problema all’amniocentesi avrei abortito senza il minimo rimorso. Sono onesta e cosciente del fatto che avrei odiato dovermi prodigare 24 ore al dì per un essere senza speranza di diventare mai un vero adulto, non ho mai giocato con le bambole, non riuscirei a farlo con un essere umano sempre bambino.Per quel che riguarda tua madre vorrei sentire lei, non so quanti anni tu abbia, ma sembri ancora immaturo e poco empatico in generale. Ti auguro comunque di trovare un po’ di pace e andare avanti. Io malgrado tutto ci son riuscita ora con fatica ma felicità seppure con la consapevolezza e il rimpianto, per quanto inutile, di non aver scelto un po’ di egoismo prima, e sono molto più serena dopo aver deciso che è inutile vivere nel passato, meglio trovarsi un futuro, e per quanto tardi l’ho trovato. Può essere un viaggio lungo ma c’è chi può aiutarti. Ciao un abbraccio affettuoso.

          • Ma qui c’è una storia che riguarda sia i servizi sociali che la psichiatria , mi sembra quasi abbia un disturbo antisociale . Io non credo Pixel sa in grado di valutare con serenità la sua vita.

            • AncientStone says:

              e tu chi saresti lo psicologo di turno?
              Mi piacerebbe capire perché quando la gente dice “ho mal di pancia” gli si dice VIA DAL DOTTORE, mentre per le questioni sociali/psicologiche, siamo tutti PSICOLOGI e PRETI nello stesso tempo. Salvo poi scusami sparare cazzate come “antisociale”, e valutare in 4 secondi se una persona sia o non sia capace di valutare la propria esistenza. Poi cosa sarebbe valutare la propria esistenza? Mi illumini sarebbe “valutarsi”? “autoanalisi”? mi creda il 90% delle persone che lei conosce non è capace oggettivamente, di fare autoanalisi e valutare profondamente la propria “anima”.
              Se proprio dobbiamo valutare qualcuno su 2 righe, a me è sembrato CRISTALLINO e splendidamente convinto e consapevole delle sue idee, che non nascono dalla rabbia ma da una cruda realtà che gli ha dato modo di riflettere. punto.
              Valutiamo le persone online in 2 secondi, tanto e sempre, e abbiamo preso il vizio di farlo anche nella realtà, dopo 1 minuto già non ascoltiamo piu e siamo concentrati su noi stessi, salvo però aver gia valutato l’altro.

        • Caro, ti capisco.
          Anche io non riesco a provare neppure un briciolo di empatia leggendo il racconto. Anche io sono una figlia non desiderata (da entrambi i genitori). Mi è stato detto che sono un errore. Ricordo, da piccola, quanto mi feriva la distanza affettiva di mia madre. Ricordo i pianti, io che chiedevo solo di essere abbracciata e lei che scappava di casa. Per anni e anni ho creduto di essere davvero io il problema, di non essere all’altezza, di non essere giusta. Mi sono spronata al massimo per essere la migliore, in tutto; ma nulla sembrava mai abbastanza per guadagnarsi il suo affetto.
          Solo ora, dopo essermi costruita un briciolo di autostima, mi rendo conto che la colpa non è mai stata mia. La colpa non è mai di chi non può scegliere. O almeno, me ne rendo conto razionalmente, ma non emotivamente. Questa cosa mi distrugge ancora. Con lucidità, posso solo pensare che avrei voluto mi venisse detto in chiaro fin da subito; “non è colpa tua, non sei sbagliata; non sei brutta, non sei stupida, non sei inadatta; è colpa mia, io non sono capace di amarti”. Invece delle solite fughe, dei litigi irrisolti, di essere accusata di non capire nulla di lei. Di essere pazza. Di essere egoista. Egoista perché voglio meritare un abbraccio o una parola dolce? Avrei solo voluto che si comportasse in modo maturo e ammettesse di aver commesso un errore. Per alleggerirmi da questo senso di colpa infinito che ormai mi porterò nella tomba, credo. Per permettermi di prepararmi, di compensare, non so. Di crescere in modo sano nonostante tutto.
          Per questo, se potessi parlare all’ipotetica protagonista di questa storia (e a tutte le donne che rappresenta) le chiederei di cercare di sforzarsi almeno finché il bambino non ha l’età per capire. E poi di essere sincera, di non negare il problema; di non scaricare su di lui le proprie frustrazioni, che credo sia una cosa di cui si può sentire la tentazione in questi casi. E sì, è vero, per un po’ di tempo lui andrà messo al primo posto. Solo per un po’ di tempo. Sono le conseguenze della sua scelta (sbagliata). Ma un adulto accetta le conseguenze dei propri errori e impara da essi, non piange, non scalcia. Sopporta e impara. Si arricchisce.
          Ho cercato di essere il più educata e delicata possibile, per quanto in verità anche io purtroppo non riesca a essere del tutto oggettiva: mentirei se dicessi che non sono arrabbiata, che non mi sono un po’ emozionata leggendo questo brano. Concludo dicendo che non era mia intenzione offendere nessuno, ma solo riportare la mia esperienza.
          Un saluto.

      • AncientStone says:

        che bella storiella che hai costruito, e pensare che manco le ha scritte quelle cose e dal nulla hai creato questo bel racconto.complimenti che fa la mente pur di potersi dar ragione he affascinante.

    • Pixel, evidentemente non sa due cose: in Italia è quasi impossibile prendere una pillola del giorno dopo. Abortire e’ difficilissimo, se poi parli come me di chiusura delle tube ti prendono per pazza uomini e donne.Il numero di ginecologi obiettori è altissimo, e il diritto è solo sulla carta, molto difficile da esercitare, soprattutto se intorno a te non sei libero di scegliere. Numero due, come al solito in italia i figli sono una cosa solo femminile. Le nottate in bianco, e tutto quello che segue sono appannaggio delle donne. Gli uomini quando cambiano un pannolino vengono ringraziati per averlo fatto. Ecco perché lei dovrebbe pensare bene prima di scrivere.

  6. Quanto sono stanca della leggenda che le donne son realizzate solo se sono madri. Io ho due figli ormai grandi, diciamo all’università, e non passa giorno che non mi guardi indietro e mi chieda se davvero li volevo, o se ho ceduto alle pressioni. Rimasta figlia unica dopo la morte dell’adorato fratello, i miei genitori, egocentrici, narcisisti ed egoisti al massimo, mi hanno sottoposta ad un lavaggio del cervello fatto di manipolazioni, accuse e sensi di colpa. Non desideravo particolarmente dei figli ma ho ceduto. Gravidanze ottime, parti indolori e bambini sani e buonissimi. Ma mai quel trasporto che sento in altre donne, né durante l’attesa né poi. E ora mi chiedo ogni giorno quanto sarebbe stata migliore e gratificante la mia vita senza di loro, mi sarei separata anni fa, senza preoccupazioni, mi sarei rifatta una vita, avrei terminato gli studi, avrei una carriera. Certo, se avessi avuto un marito migliore sarei riuscita a ottenere almeno qualcosa per me, ma senza i figli mi sarei sentita libera di scegliere il meglio per me stessa, senza essere condizionata. Posso solo dire che qualunque gratificazione vi diano i figli, non credo possa compensare la rinuncia ad una vita vostra e decisa da voi. Mi pento ogni giorno di essere madre invece che persona.

    • ciao. ho letto solo il racconto e mi si sono drizzati i capelli perché io sono una di quei “figli” nati ma non voluti! Non c’è stato un giorno che sia uno dove io mi sono sentita protetta ed amata dalla mia genitrice, ho sempre cercato affetto altrove e devo essere sincera ne ho trovato ma ad una certa ora dovevo tornare a casa da quella donna che non mi ha mai accettata e voluta; con questo non voglio dire che lei abbia scelto di non amarmi, ascoltando la sua storia probabilmente lei non avrebbe potuto fare meglio di così. Le mie domande adesso sono tutte senza risposte forse sarebbe stato meglio che mi facesse adottare oppure che mi mandasse in collegio oppure altre mille combinazioni e possibilità dove io magari avrei potuto vivere più serenamente la mia solitudine senza percepire indifferenza e a volte fastidio per la mia presenza, fino ad arrivare al sentirmi dire che non sono parte della sua famiglia che sono una rottura di palle e che le rivango il passato. Sicuramente lei ha i suoi problemi dati dal suo passato e dalla sua vita ma a volte mi domando se invece avesse abortito quanto sarebbe stata meglio e quanto lo sarei stata anche io oppure se avesse scelto la “carta ” madre segreta magari sarei stata adottata da una coppia che mi avrebbe voluta così per quella che sono non per quella che non avrei dovuto essere

      • Ci tengo a precisare che i miei figli li ho allevati con il massimo affetto possibile e abnegazione, perché non è colpa loro la mia situazione, ci mancherebbe! Non si faccia l’idea di due ragazzi complessati e infelici non è così, anzi..proprio perché ero consapevole che avrebbero potuto soffrire di questo. Sono ragazzi equilibrati e realizzati e ho con loro un ottimo rapporto di fiducia ed affetto. Quel che sento non l’ho mai espresso, ma con l’avanzare dell’età l’amarezza, il rimpianto e l’odio verso me stessa per non aver saputo resistere a genitori (loro sì!) disgustosi e talmente egoisti da dire che ” perfino una vacca era capace di figliare” e aver ceduto a tali insulti invece che prenderli a sputi in faccia e non parlar loro mai più, sono sempre più pesanti e rimpiango di non aver capito di essere usata. L’avessi capito allora avrei abortito, ma soprattutto, non sarei rimasta incinta. Mi dispiace per Lei, ma per fortuna i miei figli non han mai avuto la Sua esperienza, la sofferenza è tutta mia.

    • AncientStone says:

      che cazzo te lo chiedi a fare scusa? Ormai sono FUORI la tua vita è finita? Il tempo è l’ unità di misura più preziosa. USA MEGLIO il tuo tempo, pensa a DIVERTIRTI , GODITELA te lo sei meritato! Loro sono fuori AMEN, ormai sono grandi pensa a te.

  7. A poco più di anno dalla nascita di mia figlia mi sto ancora interrogando sulla maternità, mi confronto, leggo, cerco risposte dentro di me. Sento un peso enorme che probabilmente è dovuto alla enorme responsabilità che ci si “accolla” in quanto donne. Forse è questo il punto, vedo padri sì un po’ spazientiti da dover giocare coi pargoli ma comunque “liberi”, nonni affettuosi ma solo fino a che ci si vede una volta a settimana, zii dolci e premurosi ma giusto per il pranzo della domenica. In questo senso è stato per me illuminante leggere due libri in particolare: “Dalla parte delle bambine” e “Ancora dalla parte delle bambine”, il primo degli anni ’70 ma ancora stra attuale, il secondo dei giorni nostri. Analizzano i condizionamenti di genere che ci portiamo dietro dalla nascita, tutti i comportamenti che inconsapevolmente mettiamo in atto perchè interiorizzati da sempre: l’aspetto fisico, l’essere pazienti e servizievoli, l’invidia e la malignità fra donne..e si potrebbe continuare all’infinito!Sembrano banalità ma, nel mio caso, erano cose su cui non avevo effettivamente riflettuto, sebbene non mi consideri una succube o “femminile” come la società mi vorrebbe. La maternità rientra nel discorso in quanto, come più volte detto in questo spazio, è come se fosse qualcosa di “innato”, “naturale”, e tutto, dalla pubblicità ai testi per l’infanzia, sembra dare adito a questa tesi. Con le conseguenze gravissime che ciò comporta (maestre d’asilo isteriche, madri insoddisfatte e figli insicuri o problematici). In questo senso sto cercando di fare meno danni di quanto possano essere già stati fatti su di me da una madre che forse madre non voleva essere…sebbene ami mia figlia e sia contenta di condividere tante cose con lei (grazie al nido i miei spazi ce li ho).
    Spero che testi del genere siano condivisi da più persone possibili, come anche blog come questo, giusto perchè almeno certi sentimenti non rimangano isolati.

    • AncientStone says:

      zii, nonni,ma il figlio di chi è TUO e della comunità? non capisco per quale motivo quando esce un figlio, diventa in automatico il figlio di tutti.
      Io voglio bene a mio nipote MA E’ MIO NIPOTE, non sono PAPA BIS. e non devo farmi carico delle cose che riguardano la tua famiglia.
      Gli voglio bene, se rimanesse da solo (e mi gratto) lo aiuterei e lo crescerei come mio figlio, ma sono zio caro quando lo porto all’asilo e gli faccio da babysitter e zio merda quando dico, “o ai voluto la bicicletta ora vai e pedala, io vado a giocare a calcetto”.

      A me sembra che qui si cerchi sempre e comunque di SCARICARE COME SE FOSSE DOVUTO le responsabilità e gli impegni che madfri e padri si devono prendere DA SOLI.
      LA nonna E’ GIUSTO CHE VEDA IL BAMBINO 1 a settimana perché?PERCHE’ E’ SUA NONNA ED HA GIA DATO ED HA DIRITTO ALLA SUA VITA. Come lo zio come il nonno.

      In Italia c’è la schifosa usanza di SCARICARE i figli a nonni zii etc. come se qusti debbano PER FORZA adempiere a questioni giornaliere che riguardano SOLO la tua famiglia.
      Per carità , mi chiedi il favore accompagnamelo all’asilo ho problemi ok! Tienimelo stasera perchè c’è un emergenza, OK ci mancherebbe.
      MA qui vedo NONNI CHE CRESCONO NIPOTI, e genitori che si prendono 1/4 delle proprio carico. Cose dovute anche alla totale assenza di adeguate strutture statali per “scaricare” un pò le mamme dal super lavoro.

      MA ALLA FINE IL TUTTO SI CONCRETIZZA CON: Un figlio è tuo o vostro, ve la vedete VOI e nessun altro.
      Ma sto sito li pubblica i commenti o sono minuti che scrivo a cazzo???

      • Ma nessuno ha detto questo…è ovvio che il riferimento fosse soprattutto ai partner, nel caso degli altri parenti (beh anche solo accompagnare all’asilo, credimi, è come chiedere il sangue in certi casi, e non so se hai presente la situazione asili…!) si trattava di sottolineare il fatto che sono loro stessi ad accollarti un peso – in senso M-E-T-A-F-O-R-I-C-O, non la responsabilità che è un’altra cosa – in quanto madre femmina etc. E in ogni caso in tempi ormai antichi un figlio era gestito dalla comunità, di donne o comari o quello che vuoi, e alla donna si chiedeva solo quel ruolo di madre (e moglie). Ora che di ruoli ce ne sono anche altri questo “aiuto” è venuto meno. Non osanniamo l’individualismo borghese per favore!

  8. Mentre scrivo e commento questo post, mi rendo conto di essere caduta anche io nella trappola della “colpa”. E’ comunque colpa delle madri cattive…è vero che certe donne pensano di essere appropriate per certi ruoli anche se poi si rendono conto di non esserlo, ma la colpa non è loro. Ma di una società che fa pesare su di loro ogni responsabilità a prescendere e allo stesso tempo le fa sentire inadeguate (coi consigli da ogni dove, i corsi pre parto, come crescere tuo figlio, come lavargli li culo etc). Se una persona CONSAPEVOLMENTE sceglie di essere genitore deve poterlo essere senza condizionamenti di ogni sorta e, nel caso in cui ci sia un/a partner, deve poter decidere che persona essere e che vita vivere, condividendo ogni responsabilità riguardo ai figli.

    • Vorrei solo dire che il mio bimbo è nato con una malattia genetica anche se in tutte le eco svolte in un prestigiosissimo ospedale di Milano erano perfette. Non vi lamentate del superfluo…darei la mia vista per un miracolo e farlo diventare SANO!

      • Spero solo che il peso enorme che stai portando sia condiviso con un eventuale partner o qualcun’altro. Il succo del mio commento era che la madre non è “naturalmente predisposta per…” e che ognuna la vive a modo suo, inutile nascondersi dietro favole e inutile fare gare a chi è piu sfortunato. I condizionamenti sociali ci sono, eccome, e a volte solo a posteriori ci rendiamo conto del perchè abbiamo fatto alcune scelte piuttosto che altre…
        Nel mio caso forse il pensiero dominante (per quanto aberrante) è stato “beh, non trovo lavoro, almeno svolgo una funzione socialmente utile”. E non penso di essere l’unica in una società in cui il lavoro E’ vita (al di là del suo risvolto economico), sei ciò che fai punto.
        Ti mando un abbraccio e ti sono vicina perchè penso che per chi diventa genitore vedere un figlio soffrire sia il male peggiore (a prescindere da tutto)…

  9. Credo che mettere al mondo un figlio senza sentire un trasporto già a livello placentare, sia un atto di profondo egoismo e una sottomissione alla società dominante che impone alle donne, che lo vogliano o no, il dovere di riprodursi. Nel momento in cui compare la doppia linea sul test di gravidanza si capisce cosa si vuole. Accettare passivamente una gravidanza e poi una maternità non provando sentimenti se non rimorso e frustrazione è un atto profondamente irresponsabile, verso se stesse in primis, verso il nascituro che SENTIRA’ di non essere desiderato e questo è provato scientificamente, i bambini comprendo lo stato emotivo della madre, attraverso il contatto, l’allattamento, il tempo passato insieme; è un atto irresponsabile verso la società perché con molte probabilità verrà cresciuto un bambino e poi un adulto con problemi, magari verso se stesso oppure verso gli altri: violenza, sadismo, disturbi della personalità, disturbi alimentari, etc..
    La legge ci consente di ABORTIRE, abbiamo una scelta. Portare avanti una gravidanza, perché è così che si fa, perché devo fare felice mia madre, mio padre, il mio compagno, compagna … ma senza volerlo veramente è un azione vigliacca ed infantile. Le domande importanti sono due: sono felice di ciò? Saprò rendere felice il futuro bambino?
    Questo è il problema di questa società impregnata di egoismo ed egocentrismo, non si prova più empatia e crediamo tutt* di meritarci attenzioni e cure a prescindere dalle nostre azioni.
    Due settimane fa ho abortito, non perché non lo volevo, lo volevo eccome, ma la situazione era complessa, con tanto dolore ho preso la decisione migliore per il feto, non avrei mai lasciato che venisse al mondo in un ambiente che non lo voleva, che lo avrebbe segnato, che gli avrebbe fatto male. Mi sono messa da parte come entità singola ed ho ragionato per il “bambino”, ho risparmiato lui una vita in un luogo che non lo desiderava e che lo avrebbe ferito.
    La scelta c’è per tutt*, ma dopo si deve avere il coraggio di prendersi le responsabilità che queste scelte comportano.

    • Non penso che a priori si possa sapere cosa significa essere genitore, è vero, a volte è per salvare una relazione o sè stessi, tutti siamo esseri egoisti. Non puoi piegarti al volere e alla gioia di qualcuno senza neanche conoscerlo quindi all’inizio lo fai per te. Ma si sbaglia nella vita, è moralista prendere la bacchetta e picchiare sulle mani le persone perchè dicono di aver commesso un errore, anche perchè a posteriori è inutile e dannoso. E’ invece utile parlarne, nel proprio piccolo, magari senza mettere in mezzo amici e familiari, ma con sconosciuti che magari condividono gli stessi sentimenti. E’ autoaiuto e autocoscienza. Il primo passo verso una possibile “soluzione” o “guarigione”, o se non altro è catartico.
      ps non mi sembra che qui ci siano madri arpie che mettono in mostra i loro peccati, anche perchè si cadrebbe nuovamente nell’accusa alle donne in quanto “cattive madri”. Sono persone che ammettono lo sbaglio ma non lo fanno ricadere sul figlio, almeno a livello conscio. La maternità imposta è un cancro della società e non tutti ancora sono a un livello di consapevolezza tale, colpevolizzati magari anche dalla religione, da arrivare alla decisione di abortire o di rifiutare completamente l’idea. Non considerarlo sarebbe come eleggersi a “illuminati”, cosa che, almeno in ambito politico, non porta mai a nulla di buono!

    • AncientStone says:

      Altre psico cazzate. Sono una persona crescita senza un filo di affetto. Provo amore ed ho una vita che posso definire felice. Non sono un sadico non impicco i gattini. Dovete arrivare a comprendere che la singolarità umana è talmente complicata, che non si può INSCATOLARE in stupide regole psicologiche che vanno bene per tutti. La profondità dell’animo umano (non sembra per il 95% della gente che ne coglie solo lo strato superficiale poichè iper concentrata su se stessa), è vasta quanto le stelle della Via Lattea. E non si può etichettare con un non amato = disturbato. Sono regole stupide.

  10. Io sono nata quando l’aborto era illegale. So di mia madre che ancora studiava, che non aveva i soldi per andare dalla mammana ( Le donne che facevano abortire dentro casa con i ferri per lavorare a maglia) di un padre che forse conosceva mia madre da pochi mesi, forse stavano già insieme,non so. Una nonna che si è opposta all’aborto e che mi ha tenuta fino ai miei 10 anni di vita , poi lei è morta e io sono tornata a vivere dai miei genitori (prima ci passavo solo la notte). No,non è bello veder i genitori rammaricati perché, nascendo hai impedito loro di realizzare i propri sogni ( Mio padre che aveva la sua moto e i suoi amici , mia madre che voleva fare la rivoluzione e che ancora adesso si dichiara femminista. Non si è mai presa un giorno di ferie da lavoro per partorire. Doglie,ospedale,parto, un paio di giorni e di nuovo a lavoro , la rivoluzione può attendere il capitale. Durante la gravidanza non ha sentito nulla, dice, arrabbiata con mia nonna che la faceva mangiare “per due” e l’ha fatta ingrassare. Per me mai una festa di compleanno , un regalo , un biglietto d’auguri ,che le cose bisogna guadagnarsele e ringrazia che ti diamo un piatto di pasta e un letto con il riscaldamento acceso che poi paghiamo noi. Boh. Cresciuta così. Peggio di così , ma le violenze son storia a parte. Ora mia madre mi reclama come badante di un uomo (mio padre ) solo (ha allontanato chiunque, negli anni) ,che non mi vuole ma , dice mia madre, forse è la volta buona che impari a farti amare. Ma capisco che i profilattici si sentissero troppo , la pillola fosse 30 volte tanto quella attuale, che la sincerità è una bella cosa, ma proprio ricordare ai figli quanto li si odia fino alla fine dei giorni? Poi sì, esistevano gli orfanotrofi , la ruota degli esposti. “Tua nonna non voleva” è andata bene fino a che mia nonna non è morta,poi il malloppo è passato a miei genitori. ” Eravamo giovani ed incoscienti ” .Quindi avete il diritto di odiarmi?

  11. …mi dispiace che una donna si trovi ad avere un figlio suo malgrado…
    …mi dispiace che un bambino non sia propriamente benvenuto da colei che lo ha messo al mondo…
    …mi dispiace che ci siano donne che subiscono la maternità…e che ci siano donne come me che hanno avuto un aborto spontaneo, un compagno pezzo di merda, e in sostanza non possano diventare mai madri, pur volendolo…
    …mi dispiace non aver più fiducia in alcun tipo di “giustizia naturale”…

  12. uh che tristi questi commenti. Io nn ho avuto figli per scelta, volevo viaggiare (fatto) vivere in diversi paesi all’estero (fatto) studiare (fatto, 1 laurea e due masters) divertirmi un bel po’ (fatto e alla stra-grande). Tutti mi dicevano “te ne pentirai, vedrai..” . A 40 anni ho sposato il mio compagno e comprato casa, aiutati da nesuno, la mia famiglia e’ molto modesta e la sua molto tirchia . Poi finalmente l’istinto di maternita’ e’ arrivato, ma troppo tardi , e cosi’ non sono riuscita a rimanere incinta. Adesso, qualche anno dopo (44 anni) posso dire con certezza che mi dispiace non aver avuto figli, ma non ho rimpianti per le mie scelte. Volevo una vita piena di viaggi , la carriera, gli studi, uscire la sera ed i week end, sports, la liberta’ e l’ho avuta (be’ l’h ancora, ma ora sono molto piu’ calma!); ho avuto tutto cio’ che desideravo. Non sono mai rimasta incinta per sbaglio, perche’ nella mia paranoia prendevo la pillola E usavo il rpeservativo, ma capisco che si puo’ rimanere incinta anche cosi’. Mi dispiace molto sentre di donne che si sentono intrappolate badando i loro bambini rimpiangendo di non aver abortito, e anche se non ho vissuto una cosa del genere vi capisco. Ogni tanto penso che se avessi avuto un bimbo , per esempio , a 30 oppure 35 anni sarei impazzita. ero troppo libera. Quindi vi capisco. Non mi piacere sentire alrte donne puntare il dito sulle donne che non hanno abortito e ora lo rimpiangono. E’ una scelta talmente difficile e la societa’ , la gente comune mette un sacco di rpessione sulle donne per diventare madri. Una madre e un padre sono molto piu’ facili da controllare e sfruttare che una coppia o un signle senza figli. Mando un abbraccio a tutte le donne che si sentono sole e disperate, vivo un’esperienza completamente opposta senza figli e non sono triste e disperata, ma non so perche’ mi dispiace tanto quando sento altre donne che sono rimaneste in trappola delle loro stesse paure. Purtroppo nella vita non si puo’ far felici tutti, magari lasciate il bimbo/a al papa’ o ai nonni per un periodo e andatevene via a fare un viaggio, magari troverete delle risposte lungo la via. In bocca al lupo.

    • Ho una figlia meravigliosa che dopo mesi di tentativi naturali mai andati a buon fine è arrivata al mondo solo con l’aiuto della scienza. Mentre soffrivo per stimolazioni ormonali aggressive, tra esami invasivi e invadenti, mia madre si ammalava gravemente, un cancro orrendo e maledetto. La fivet funziona, l’embrione si impianta e io sono costretta a letto, dopo qualche ricovero per minacce d’aborto. Con le energie fiaccate dalla chemio solo mia madre mi sta accanto e solo lei è in grado di farmi sentire importante e forte per come sto affrontando tutto. Ci sosteniamo a vicenda per mesi. Poi mia figlia nasce e la pet di mamma è devastante. A pochi giorni dalla nascita comincia il vero calvario. Dolore pianti strazio. Tutti positivi, tutti sicuri che andrà bene perché se lo sentono perché lo hanno sognato perchè non può essere altrimenti. Io non manco mai di essere presente per le donne della mia vita, che hanno bisogno di me, che devono vedermi sorridente e sicura. Tutte le notti piango, appena posso fuggo in un bagno a sfogarmi, mi ricompongo ed esco. Per un intero anno tutti i giorni quando le esigenze di una bambina aumentano e lo strazio di mia madre pure. Tutto inesorabilmente peggiora fino al triste epilogo della sua vita. La amo tanto e troppo per crollare e non godere di questa vita che mi ha dato ma ora dopo solo due mesi dalla sua scomparsa mi scopro miracolosamente incinta naturalmente (un rapporto fugace e solitario dopo mesi di nulla). Sono distrutta. Non voglio tenerlo perché ho bisogno ora che la bimba è più grande di avere del tempo per me dopo anni difficili pieni di esperienze provanti. Non sono egoista. Ho commesso l’errore di raccontarlo per trovare conforto perché per me scegliere di farlo non è semplice. Giudicata e mal consigliata. La frase più bella che mi è stata detta è che questa pivvola vita mi avrebbe aiutato a riprendere in mano la mia, perché solo i figli danno una dimensione e solo con un fratello affianco la mia bambina sarà davvero felice. Perchè quando lo vorrò potrebbe non arrivare. Parlano di un segno del destino e io intanto continuo a vivere nel mio mondo grigio che ha perso colore da quando mamma non c’è più…

  13. Sabina Miriani says:

    Sei stata grande e condivido assolutamente il tuo pensiero.

  14. poteva dare il bambino in adozione e si risolveva il problema

  15. A volte è mancanza di coraggio, non so riesce ad abortire. Io, per esempio, sono alla nona settimana ed ogni giorno penso ad interrompere la gravidanza, almeno informarmi, parlarne con un esperto. Al consultorio i medici nemmeno ti chiedono se è una gravidanza desiderata o meno… Ieri avevo la prima visita, ne ero convinta, avrei chiesto informazioni al riguardo. Invece, dopo la prima ecografia, non ne ho avuto il coraggio. Vedere quel piccolo corpicino che pulsa dentro di te… ti senti impotente. Stamattina continuo ad avere pensieri contrastanti, perché non è una bella situazione la mia, diciamo che non ci sono per niente i presupposti per una gravidanza serena. Sono abbattuta e smarrita.

    • Ciao io ho abortito e non mi sono pentita, conosco donne che hanno abortito e sono state malissimo per anni, conosco donne che non hanno abortito e stanno di merda nel ruolo di madri … questo per dirti che nessuno ti può aiutare dicendoti cosa è meglio SECONDO LORO, ma c’è chi ti può aiutare aiutandoti a capire cosa è meglio PER TE, aiutandoti a capirti. Chiedi aiuto ad un professionista. Qualsiasi scelta che prenderai, se sarà in linea con ciò che sei e che ora magari fatichi a capire, sarà sopportabile, non dico senza dolore, ma sopportabile e ti permetterà di continuare a fare una vita degna di essere vissuta. Un abbraccio

  16. Ho un figlio e sono pentita di non aver abortito..il viso di mia suocera quando gli ho detto non lo voglio tutte quelle persone che erano contro …ci penso io ad aiutarti io sarò la tua spalla..ok eccomi qui25anni dopo mia suocera che mi lascia eredità x quel figlio mal voluto peccato i debiti che lei aveva fatto son toccati a me..ps ho saltato un passaggio della mia vita…suo figlio era un violento e lei nascondeva tutto al divorzio lo ha difeso dando tutta la colpa a me..alla sua morte ho trovato le lettere contro di me…O No o sto ancora soffrendo anche perché questo figlio mi sta facendo dannare e suo padre se ne sempre fregato..25anni senza voglia di nulla senza fare nulla non mi vergogno a dire..meglio se abortivo

  17. Non pentirti mai di avere tuo figlio , ma amalo più della tua stessa vita lui ti ricompenserà di tutti i sacrifici perché non c’è al mondo un bene più grande e profondo che una mamma può avere per un figlio. Io l’ho perso e non sai il dolore immenso che si prova vorresti morire perché il dolore è talmente forte e devastante da togliere il respiro goditi tuo figlio non pentirti mai e poi mai di averlo messo al mondo dagli tutto l’amore che solo una mamma può dare .

    • “lui ti ricompenserà di tutti i sacrifici” ma che stai dicendo? Basta con queste frasi fatte davvero idiote, per favore.

  18. Mamma di due bambini says:

    Gli altri…
    vogliono, dicono,pensano,ti fanno sentire…
    A due anni di distanza (dove magari stai impazzendo dietro alla crisi dei due)
    l’avrai capito che invece di stare a guardare gli altri, avresti potuto tirar fuori gli attributi e far quel che volevi?
    Ho due figli ma non sono antiabortivista,
    sono anti “dare la colpa agli altri delle proprie scelte”.

  19. Daniela Liberatori says:

    Sono rimasta a bocca aperta. Hai messo nero su bianco il mio stato d’animo ….Grazie perché mi sentivo estremamente sola, è difficile avere comprensione se i percorsi sono differenti ma noi abbiamo camminato sullo stesso sentiero. Io tutt’ora che ha 20 mesi non è cambiato nulla e a questo punto mi domando se cambierà mai ciò che sento per lei. Se ti va scrivimi mi farebbe piacere. Grazie ancora per il tuo scritto, ora non mi sento più un “mostro” Daniela

  20. Capisco benissimo il tuo stato d’animo,io nom voglio figli, ho scelto me stessa e l’IVG fatra alla settimana 12/5 per colpa di medico antiabortista. Non vivo l’esperienza di senso di colpa e di lutto ma di liberazione. Io ho scelto la vita,la mia, e non me ne frega nulla di aver eliminato il parassita che non amavo ma odiavo, che non ho scelto nè voluto. Adesso vivo,ma nel terrore di poter rimanere incinta si nuovo nonostante la contraccezione e di non essere compresa da chi mi ama.

  21. Mi piacerebbe se possibile potermi mettere in contatto con questa madre.. vorrei parlarle e farle sapere che c è qualcuna che può capire come si sente e che le da ragione ..

  22. Ciao vi capisco ora io sono ancora nella fase di poter scegliere della mia vita sono in cinta di nuovo dopo aver abortito circa due anni fa e ora mi ritrovo alla stessa scelta di due anni fa ho paura non so che fare sono terrorizzata dal dopo quando nascerà tutti i problemi che porterà non so se se tenerlo oppure fare la stessa scelta della prima volta lo so e brutto da dire ma io non lo voglio non mi sento pronta voglio fare tante esperienze ancora prima di avere una famiglia e invece sono costretta a scegliere d nuovo. Non so che fare vi prego aiutatemi datemi un parere vostro ????

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  1. […] cercavo l’intervista che ho riportato sopra mi sono imbattuta in questo articolo ein quello di Margherita,  credo siano interessanti  anche i commenti, c’è un grosso […]

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