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#SexWorking: su quell* che vogliono la riapertura delle Case Chiuse

todaysondaggio

Sulla pagina di Today.it si svolge un sondaggio in cui si chiede ai lettori cosa ne pensano dell’idea di riaprire le case chiuse “per contrastare la prostituzione per strada”.

Il sondaggio ha ottenuto quasi 13.000 Like, 1.500 condivisioni e circa 7.500 commenti. Da quelli più votati si capisce che l’andazzo segue la scia segnata dalla pagina. La domanda fatta, d’altronde, verte in un senso che non mi risulta sia quello che perseguono le sex workers riunite in comitato per la difesa dei propri diritti. Nessuna parla di riapertura di case chiuse. Casomai parlano della possibilità di riunirsi in cooperative, imprese, appartamenti in cui a nessuno dovrebbe essere attribuito il reato di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, così come invece prescrive la legge Merlin.

Domanda posta al pubblico e non alle sex workers, come se non fossero neppure soggetti capaci di prendere decisioni e fare proposte per se’. Le risposte infatti rispecchiano questa impostazione. E’ il popolo che si prodiga in proposte non già per il bene delle sex workers ma per il proprio. Via dalle strade perché le prostitute sono uno schifo da vedere. Non se ne può più, dicono alcuni commentatori e commentatrici. Servono luoghi controllati per obbligarle a controlli igienici regolari, affermano, come se le prostitute avessero piacere di essere contagiare o contagiare malattie sessualmente trasmissibili. Come se non fosse vero il fatto che per prezzi maggiori, data la crisi che tocca anche quel settore, alcuni clienti chiedano di avere rapporti non protetti. Meglio così, perché almeno pagano le tasse, dicono altri, immaginando che le prostitute siano una fascia protetta e non quella fascia al momento tartassata dall’agenzia delle entrate sulla base di un calcolo ipotetico che in genere è parecchio maggiorato rispetto alla quota di incassi reali. Le prostitute pagano già le tasse, hanno la guardia di finanza alle costole come fossero una categoria di grandi evasori e tutto ciò pur non potendo fruire di una partita Iva, una regolarizzazione del mestiere, dal punto di vista commerciale, e il riconoscimento di diritti civili dei quali in questo momento non godono.

Sarebbe una mazzata per gli sfruttatori e i clandestini, dice qualcun altro, mostrando la vera intenzione di alcune persone quando parlano di Prostituzione. Non gliene frega nulla delle prostitute: vogliono che il pappone, invece che essere un uomo qualunque, sia lo Stato. Vogliono la nazionalizzazione dei bordelli, come ai tempi di Mussolini, e vogliono che il maggiore controllo del settore impedisca la migrazione di donne, uomini, e bambini nella penisola. Sostanzialmente parlano di tutela per le prostitute per avere un nuovo strumento di repressione dei migranti, esattamente come hanno fatto in Grecia con il governo di destra. Riassumendo, perciò, l’idea di massima sarebbe quella di considerare le prostitute equivalenti ad una dimostrazione di degrado dal quale la città va ripulita. I bordelli sarebbero come immondezzai per togliere le puttane dalle strade e dalla vista dei benpensanti. Dato che le prostitute sono un mezzo di guadagno allora bisogna che lo Stato possa servirsene per riempire le casse e magari pagare il debito pubblico, perciò si ritiene che lo Stato sia il migliore pappone in assoluto. Poi si chiede che le prostitute paghino tante tasse e che siano sane, non “clandestine”, non immigrate senza permesso di soggiorno, magari registrate, schedate, per meglio controllare il flusso di migrazione.

Quel che non è noto a tanta gente è che le prostitute sono persone, con propria abilità di decidere per se stesse, e che a loro deve essere data, come a chiunque, la possibilità di fare impresa e vendita di servizi sessuali nelle forme commerciali che più gli sono congeniali. Dimenticavo: se una donna straniera arriva in Italia per fare la prostituta e non ha la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno, non si elimina né la prostituzione di strada e neppure lo sfruttamento. Anzi: Si consegnano le straniere, in blocco, agli sfruttatori e ai criminali. Allora, prima di fare altri sondaggi o elargire altri commenti sulla questione, andare a leggere quel che le sex workers vogliono, non sarebbe meglio?

Leggi anche:

Su tasse e abrogazione legge Merlin:

Sulle richieste di regolarizzazione delle sex workers:

 

Risorse:

—>>>il network delle organizzazioni europee composte da sex wokers: http://www.sexworkeurope.org
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4 pensieri su “#SexWorking: su quell* che vogliono la riapertura delle Case Chiuse”

  1. La legge Merlin fu ed è una legge moralista, sessuofoba.
    Il garantire libertà d’impresa nel terziario sessuale se da una parte restituisce libero arbitrio a autodeterminazione economica alle professioniste d’altra parte non può garantire trattamenti diversi, fiscali o previdenziali, normativi.

    La fica filosofale diventa un’attività economica come le altre e quindi, rilevante dal punto di vista fiscale. Il fatto che uno faccia soldi con le mani, con la testa, con la vulva o con i piedi non ne cambia la rilevanza. Lo stato non può essere eticamente considerato più o meno “prelevatore” o parassita fiscale a seconda di quale settore economico agisce fiscalmente.

    Le migrazioni di massa (delle persone e delle risorse) sono un fenomeno violento e lo sono sempre state storicamente, nonostante voi continuiate nella vostra fede cieca in cui esse sono dogmaticamente assunte come risorsa, opportunità e altre assurdità del genere, impattano disastrosamente anche sulla vita delle lavoratrici sessuali.
    Non solo esistono dei limiti fisici, ecologici e anche economici, che non c’è alcun diritto a emigrare a centinaia di milioni verso la scatola di sardine europea proprio per l’esistenza di questi limiti, ma questo processo violento e ostile alla volontà contraria degli invasi si sta già rivelando nefasto per le condizioni lavorative e reddituali anche delle lavoratrici sessuali in un mercato che collassa per un alluvione di manodopera (non sarebbe mano, ma comunque estendiamo il termine).
    Ignorare la storia, non osservare la realtà.
    Perdere i lumi della ragione. Già.

  2. Assolutamente contrario a qualsiasi sfruttamento per cui che sia la mala o lo Stato è lo stesso. Invece, se c’è una professione ed è inutile fare i finti moralisti, che sia legalizzata a tutto vantaggio delle lavoratrici, sia che lavorino in proprio e sia che scelgano di farlo in società o cooperativa. Pagheranno le tasse come tutti e ed avranno tutti i diritti come è giusto che sia. Ogni altro discorso è pura ipocrisia italica.

  3. Uomo in cammino-non-si-sa-dove, la legge Merlin fu una legge adeguata all’epoca (per la serie: ignorare la Storia, eh) e fu considerata rivoluzionaria; la senatrice fu ringraziata da migliaia di prostitute. Lo disse in parecchie interviste: guardare la realtà per quel che è?
    Ha definitivamente rotto chi spara la parolina abbassa-cresta “moralista” per ergersi a Mente Luminosa.

    Per chi ha scritto l’articolo: quello che paventate già succede in Germania, cioè schedatura e rigidissimi controlli, manco avessero la peste.

    1. E’ corretto contestualizzare. Ma cio’ non toglie che e l’epoca e la legge che ne esprimeva i precetti morali, fossero moralisti e sessuofobi. Non c’era il diritto all’aborto, non c’era il divorzio, c’era ancora, nel codice penale, il delitto d’onore e altre amenita’ del genere.
      Aggiungo che il fatto grave e’ che quella legge sia ancora in vigore quando tutto nella societa’ e’ cambiato.
      Non solo: la legge Carfagna (se ricordo bene cofirmata da Berlusconi) in fase di ddl aveva ancora il “di lotta alla prostituzione”.
      La questione moralista e’ sempre quella: le professione sessuali sono un male in sé.
      La recrudescenza moralista ipocrita e corruttrice, come ogni tentativo di allontanarsi dalla realta’ e di combatterla, non solo non cala ma, come e’ noto in Francia e peggio in Svezia, è tornata grave in estensione e modulo.

      La legalizzazione e la liberalizzazione del terziario sessuale ovviamente pongono la questione se sia corretto o meno normale il settore.
      In un certo senso anche l’ordine dei medici, degli architetti, l’albo dei periti meccanici etc. in un certo senso sono “illibertari”.
      In Germania i controlli fanno parte di un’etica della chiarezza nei patti e del pensiero del governare i rapporti tra collettivo e individuale, un’ecologia paticamente assente nell’ Italia del “fesso chi onesto” e delle leggi che devono essere fottute a priori.

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