In epoche lontane, quando non esisteva il viagra, era una figura necessaria per lo svolgimento delle scene dei film porno. Una persona non protagonista aveva il compito di farlo diventare duro all’attore che entrava in scena con un’erezione pronta. Talvolta oggi, giacché il viagra alla lunga crea danni al cuore, si richiede ancora questa figura che interpreta quel ruolo tra mille altri di “assistente di scena”. Dunque l’assistente è quella che fornisce i preservativi, ripulisce i liquidi, sistema la scenografia, a volte lubrifica anche le vagine e poi fa rizzare i cazzi. Non deve essere necessariamente una donna. Oggi gli attori sono un po’ meno etero-fissati e quindi che glielo succhi una donna o un uomo non fa nessuna differenza.
A me è capitato di fare l’assistente di scena per pagarmi gli studi all’estero. Mi sembrò tutto molto divertente e soprattutto vissuto con grande ironia, fin dal primo colloquio di lavoro. Non gli importava di referenze varie, ché in genere in questo settore raramente ne hai appresso. Il tizio, dopo una divertente discussione, chiese se preferivo fare l’attrice o l’assistente. Dissi che non ero pronta per fare l’attrice di quel settore, neppure come dominatrice con le maschere in lattice, non perché mi vergognassi del mio corpo ma perché non ero pronta ad affrontare la questione con amici e parenti che alla fine, in un modo o nell’altro, l’avrebbero saputo. Non ero pronta a rivendicare una cosa così. Allora dissi che ero disponibile a fare l’assistente.
Mi spiegò più o meno quali sarebbero stati i miei compiti e poi mi disse che in quel contesto avrebbero apprezzato molto la libertà di iniziativa. Poi disse che avrei dovuto fare una prova orale, nel vero senso della parola: il mio colloquio doveva concludersi con un pompino. Precisamente il tale voleva capire se le mie mani sapevano muoversi bene e se andavo bene anche con lingua e bocca. La cosa non fu un fulmine a ciel sereno, non mi imbarazzò affatto, perché lui era stato bravo a creare un clima di grande familiarità e la richiesta suonò come un gioco, una cosa divertente. Fui così sorpresa di essere così disponibile, non come una disperata che per trovare lavoro avrebbe fatto di tutto, perché il tizio era stato chiaro su questo. Se sei disperata e vuoi farlo – tanto per fare – non sei quello che cerchiamo – così disse. Con allegria risposi che però non ero ambidestrA e dunque non avrei potuto fare due seghe per volta.
Tra le risate, in un clima sempre più confidenziale, eseguii l’invito. Sega e pompino tutto okay e quando lui raggiunse l’erezione, senza arrivare all’orgasmo, mi disse che andava benissimo così. Ne fui talmente soddisfatta come se finalmente avessi scoperto di avere un gran talento. Finalmente qualcuno che valorizzava qualcosa che avevo fatto – gratis – un sacco di volte. Così provai a fare il conto dei tanti pompini e delle tante seghe fatte per capire quanto avrei potuto guadagnare in tanti anni. Potevo comprarmi l’auto nuova e forse perfino dare un anticipo per il mutuo della casa.
L’aspetto migliore di tutta quella storia fu il fatto che mi sentii a casa, ero davvero a mio agio, come se quel posto fosse stato un mio punto di riferimento da sempre. Non solo. Quel lavoro mi avrebbe dato l’opportunità di imparare, a posizionare le luci, a fare una buona inquadratura, a fare buone riprese, a esaltare la bellezza di attrici e attori. Stavo imparando un mestiere, una cosa concreta tra tante fumose opportunità mancate. Continuai a studiare, naturalmente, ma rimasi a fare quel lavoro per parecchio tempo, divertendomi moltissimo, guadagnando abbastanza da consentirmi il lusso di fare tante cose belle e riuscendo a sommare le mie abilità per metterle a frutto con il mestiere che faccio adesso.
Sono rimasta a lavorare per il settore, in un modo un po’ diverso. Mi piace molto e non smetterò mai di ricordare gli attori imbarazzati, la mia capacità di metterli subito a proprio agio, di eccitarli prima di ogni scena, consapevole del fatto che scopavano con l’attrice ma era me che guardavano in un certo modo. L’attrice porno, dovete sapere, non ha un rapporto precedente con l’attore. Non si conoscono e spessa lei arriva e fa la star, vuole che il piatto sia servito e poi girare la scena è un attimo. Ciak al primo giro, poi si cambia angolazione, poi un’altra inquadratura, poi due gemiti e due spinte, poi una con lei che si mette le dita in bocca, un’altra in cui lui le dà un paio di mazzate (spanking) sul culo, poi è lei che si mette a fare la cavallerizza, e quei film, visti così come li vedevo io, scena dopo scena, con nessi che erano noti al regista, agli attori e alla troupe, senza che però ci fosse il tempo per fermarsi ad osservare ed eccitarsi di tutto quel movimento, diventavano divertentissimi.
Racconto questa cosa perché vorrei spezzare una lancia in favore delle tante rizzacazzi che sicuramente esistono al mondo, incluse quelle che gli uomini (o le donne) guardano in video per poi andare dalle compagne, o dai compagni, con il grado di eccitazione giusta per avere un gran rapporto sessuale. Le rizzacazzi sono anche rizzavagine e io lo fui solo per meno tempo ma imparai anche quel mestiere. Le dita fuori, poi un po’ dentro, poi un po’ di movimento e la lubrificazione faceva il mestiere suo. Era ed è un mestiere utile, peccato che, come sempre accade, i mestieri in cui tu non puoi fruire della targa di santarellina non vengono considerati affatto. Anyway: capito allora cos’è una rizzacazzi? 🙂
Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata.
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Esiste un’ecologia neppure così latente (anche se quasi sempre negata) delle professioni sessuali. Questo aspetto è ricorsivo e avviene in strutture interne alle professioni sessuali.
🙂