Tradotto da Antonella, che ringrazio molto, questo pezzo di Caroline McGuire, che parla di una visione futuristica, un cybercorpo, come protagonista dello show business. Io la trovo fantastica. QUI potete vedere alcune delle foto che la ritraggono. In basso la traduzione del pezzo. Buona visione e buona lettura!
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Indossa costumi fetish e mette in mostra arti lunghi, tonici e un incedere che sembra rivaleggiare con quello di Beyonce. Viktoria Modesta ha fatto il suo debutto pop come una vera e propria donna bionica. Ma questa cantante, il cui video “Prototype” è stato trasmesso da Channel 4 durante la finale di X-Factor (edizione UK 2014), non ha nulla della popstar ordinaria.
E’ un’amputata che ha combattuto per rimuovere parte della sua gamba che le causava dolori e problemi, così da poter realizzare i suoi sogni di successo nella musica. Ora questa donna di 26 anni – che nel video di sei minuti indossa un lucente puntale nero come protesi – è determinata ad usare il suo corpo per sfidare l’idea di disabilità diffusa (in Gran Bretagna).
Il video ha già ottenuto milioni di visualizzazioni e include una coreografia molto bella in cui Viktoria si serve di un nero puntale per danzare e ruotare affilata sul pavimento di cristallo. Questa apparenza scintillante spazza via anni di dolore vissuti da Viktoria, anni in cui i dottori premevano affinché sua madre la ricoverasse in un istituto, anni in cui è stata sottoposta a 15 operazioni. Un giorno Viktoria riuscirà a convincere un chirurgo ad operarla per amputare la gamba e trovare finalmente sollievo. “Sono nata in Lettonia quando era ancora nell’Unione Sovietica e mia madre ebbe un parto molto complicato. Fu per una negligenza dei medici che durante la mia nascita ebbi problemi all’anca e alla gamba. Furono tentate in seguito diverse azioni correttive, tra cui mettere la gamba in un tutore di plastica quando avevo solo due settimane di vita, cosa che purtroppo pregiudicò lo sviluppo corretto della gamba stessa.”
Continua: “All’età di sei anni la differenza tra le mie due gambe era notevole e da allora fino all’età di 12 anni ho subito 15 operazioni nel tentativo di correggere il problema.” Crescere con una disabilità non è mai semplice, ma Viktoria afferma che in URSS era l’equivalente di una condanna. Quando i dottori capirono che avrebbe avuto problemi di mobilità, la portarono via dai genitori per cinque giorni e li avvisarono che la bambina avrebbe dovuto essere affidata ad un istituto. Dice Viktoria: “La società dell’epoca era questa: mi avrebbero tenuta lontana dagli sguardi del pubblico, chiusa in un istituto per bambini.”
“Sono così grata a mia madre perché si rifiutò di accettare che la società potesse mettere un simile peso su un essere innocente e indifeso. Lei non mi ha mai permesso di pensare a me stessa altro che come un essere perfetto.” Nonostante il profondo sostegno dei suoi genitori, il mondo intorno si dimostrò alquanto crudele. Durante tutta la sua infanzia Viktoria si è battuta per essere vista in modo diverso che semplicemente una bambina disabile. “Crescere in Lettonia da disabile significava non poter essere una persona intelligente ed elegante. Questo era il tipo di propaganda che dovevo subire. Al di là del fatto che non potevo fare cose frivole tipo indossare una gonna o i tacchi, la mia fisicità mi poneva effettivamente dei limiti. Non potevo fare sport. A dire il vero non potevo nemmeno camminare troppo a lungo. E tutto questo mi creava sofferenza, sentivo che non potevo comunicare alla gente chi fossi realmente.”
Quando Viktoria e i suoi genitori emigrano a Londra e lei inizia le scuole superiori, i suoi problemi peggiorano, perché la sua disabilità la rende oggetto di bullismo. Dice: “In Lettonia a scuola andavo poco, a causa del fatto che ero sempre dentro e fuori gli ospedali, quando sono arrivata in Inghilterra per due anni sono stata bersaglio di scherno. Non è stato semplice e ad essere onesti la mia vita da teenager non è stata niente di buono. A peggiorare il tutto devo aggiungere che gli insegnanti non prendevano nessun tipo di azione correttiva per questo tipo di cose.”
“E’ finita che ho lasciato la scuola quando avevo 14 anni e ricordo che all’epoca i servizi sociali minacciarono i miei genitori che se non fossi tornata a scuola avrebbero potuto rimpatriarci. Ma io davvero non potevo tornarci perché mi trattavano veramente male.” Fu solo dopo aver lasciato la scuola che Viktoria iniziò a concentrarsi veramente sulla musica e sulla moda e a guadagnare fiducia in sé stessa.
Iniziò a sperimentare con la performance art e con i costumi, trovando un proprio stile. Ma l’impossibilità di usare la gamba continuava ad essere un problema, che le causava imbarazzo e vergogna. “Ho iniziato intorno ai 16 anni a capire che persona avrei voluto essere. Il mio interesse per la moda era molto forte, musica, vita notturna. Ma devo dire che le persone che mi incontravano e che inizialmente pensavano io avessi carisma finivano per non prendermi troppo sul serio per via delle condizioni della mia gamba. Ero quotidianamente impedita da questo problema.” Viktoria si convince che l’unica soluzione è quella di amputarla e si rivolge quindi ad un chirurgo che possa aiutarla.
Verrà presto delusa. “Mi dicevano che per quanto difettosa era pur sempre la mia gamba e perché mai avrei dovuto privarmi di una parte del mio corpo?”. Per molti anni Viktoria proseguirà nella ricerca, incontrando diversi specialisti e persone con protesi, spiegando la sua situazione, fino a convincere i medici a concederle l’operazione. “Queste persone mi spiegarono che dopo l’operazione sarei stata alla grande perché con l’aiuto degli arti artificiali avrei raggiunto il giusto equilibrio.”
“Ormai la percepivo come una questione di vita o di morte. Se avete mai ascoltato persone che affrontano il cambio di sesso sapete cosa intendo: vivere in un corpo ma sentirsi molto disconnessi con esso – ecco, io avevo bisogno di riprendermi il mio corpo, riprenderne il controllo.” (…) Dopo che la sua gamba fu rimossa, Viktoria provò un immediato senso di sollievo. “Mi sono sentita bene immediatamente dopo. Prima sentivo di avere la mia storia negativa addosso, come fosse una mappa. Sono sicura che la morfina ha avuto il suo ruolo, ma svegliarmi dopo l’operazione, tirare via le coperte e non avere niente là che potesse dare brutte sensazioni è stato notevole.”
“Non è stato negativo, non è stato positivo, è stato un nuovo inizio.”
Da allora Viktoria ha trascorso la sua vita perfezionando la sua arte come cantante pop e ha trasformato la sua disabilità in un punto di forza. Un esempio di questo è l’uso che nel video Prototype fa della sua protesi, che sia scintillante di gioielli o un minaccioso puntale. Il video che è costato a Channel 4 la cifra di 200.000 sterline è stato creato con lo scopo di accendere un dibattito intorno alla disabilità. Viktoria spera che il video possa favorire discussioni sulle persone disabili nel paese, nel senso che non saranno più le disabilità a definire chi sei. Dice: “Spero si sia davvero vicini al punto in cui si capirà che le aspettative delle persone disabili necessitano di una autentica sferzata. Non basta trovare fonte di ispirazione in qualcun* semplicemente perché si è alzat* dal letto.”
“Ho incontrato diverse persone che lavorano con i disabili e mi hanno spesso riferito che l’atteggiamento mentale può moltissimo. Dunque si tratta dell’incoraggiamento che persone come me possono dare, persone che si espongono e dicono che ci sono spazi da prendere là fuori se si ha voglia di combattere.”
“Non sono arrivata qua perché volevo che il mondo mi accettasse e basta. Si è trattato di lavorare veramente, veramente duro e con la convinzione che il copione che era stato scritto per me non era quello che avrei voluto vivere. Ma credo che la chiave del potere sia davvero nelle mani di gente come me. Perché se entri in un posto e agisci come una vittima e ti aspetti di essere trattata come tale, allora quello è tutto ciò che sarai.”
Conclude: “Credo che il mondo stia facendo dei passi avanti ma la strada è ancora lunga da percorrere. E’ ancora uno shock vedere qualcuno senza un braccio in tv. C’è ancora tanto lavoro da fare.”
2 pensieri su “Viktoria Modesta: performer amputata che indossa protesi futuristiche e sfida il pop con una nuova idea di corpo”