Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista

Com’è che ad uno sportivo non si chiede mai di fare una piroetta?

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Mi scrive Natina e dice :” Leggendo quest’articolo mi sono accorta come una delle cose che mi tiene lontana dal seguitissimo calcio (forse) è il fatto che siano tutti maschi tutti, giocatori, allenatori, commentatori, massaggiatori, arbitri… – un mondo magico senza femmine. Al massimo un’inquadratura sugli spalti alla moglie ‘bona’ di qualcuno.

Si riferisce ad un commento che parla dell’azione di una tennista in risposta ad un cronista sportivo. Lui le avrebbe chiesto di fare una piroetta e lei l’ha fatta. Questa azione è valsa una serie di commenti riferiti alla sportiva. Quello che leggete sotto è uno di questi. Della questione parla anche La Stampa e Natina traduce per noi, invece, il pezzo del The Guardian. Buona lettura!

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“No, non la faccio la piroetta”: quello che Eugenie Bouchard avrebbe dovuto dire

L’Australian Open di quest’anno è cominciato piuttosto bene per chi è interessato alla posizione della donna nello sport.

Innanzitutto, i gruppi di commentatori misti sia per le partite maschili che per quelle femminili sono stati un cambiamento rinfrescante rispetto all’abitudine per cui gli uomini possono commentare gli sport femminili, mentre le donne non possono fare viceversa.

Poi, Heather Watson ha infranto uno dei tabù degli sport femminili, parlando del modo in cui i sintomi del ciclo mestruale hanno influenzato la sua partita. Gli effetti fisici delle mestruazioni, tra cui forti dolori per alcune atlete, sono una sfida raramente riconosciuta.

Ma il sollievo è durato poco. Mercoledì il commentatore Ian Cohen, intervistando Eugenie Bouchard, le ha chiesto di fare una piroetta per mostrare com’era vestita. Bouchard ha obbedito, e quei due passi avanti nello sport femminile sono stati oscurati da un grande passo indietro.

La richiesta di Cohen era assolutamente inappropriata e inaccettabile da parte di un giornalista sportivo professionista. Ha negato a Eugenie Bouchard il rispetto a lei dovuto in quanto atleta professionista, trattandola invece come una ragazzina.

L’incidente racchiude molti degli aspetti per i quali le atlete donne vengono trattate in maniera diversa rispetto alla loro controparte maschile.

La preoccupazione per l’aspetto delle atlete donne – sia la loro avvenenza fisica che ciò che indossano – fa parte del modo in cui lo sport femminile è considerato in maniera diversa da quello maschile. Mentre gli atleti uomini sono giudicati principalmente per la loro prestanza fisica, dalle atlete donne ci si aspetta che esse siano al tempo stesso forti e femminili. Le atlete donne vengono trattate come delle creature bizzarre piuttosto che come delle atlete serie.

Nelle interviste dopo le partite, agli atleti uomini di solito viene chiesto qualcosa sul match e sul loro avversario, non su come sono vestiti. Dalle atlete donne ci si aspetta invece che si comportino in un modo considerato femminile, che include parlare dei propri vestiti, della loro vita amorosa e persino, nel caso di Bouchard, della propria passione per Justin Bieber. È uno dei modi per tracciare una netta distinzione tra atleti uomini e atlete donne.

Concentrando l’attenzione su aspetti che esulano dalla partita, queste argomentazioni contribuiscono a sminuire lo sport femminile.

L’apparenza fisica è anche una parte significativa del modo in cui si discute delle atlete donne e le si promuove in confronto ai colleghi uomini.

Per atlete come Bouchard e Maria Sharapova, questa è un’arma a doppio taglio: dal momento che rappresentano un certo ideale di bellezza occidentale hanno l’opportunità di guadagnare di più con gli sponsor, rispetto ad alcune colleghe che hanno altrettanto successo. La contropartita, però, è che il loro successo sul campo è spesso secondario rispetto a quello commerciale.

L’attenzione sull’aspetto delle atlete donne è solo una parte del motivo per cui la richiesta di Cohen è stata così inopportuna. È stata inopportuna anche perché perpetua l’idea del corpo femminile come proprietà pubblica.

L’idea che i corpi delle donne siano trattati spesso come se fossero una proprietà pubblica non è una novità, né qualcosa che riguarda soltanto le atlete donne. Qualunque donna a cui sia stato detto da uno sconosciuto di sorridere o che ha delle belle gambe mentre cammina per strada conosce questo fenomeno.

Come le molestie in strada e il “body shaming” [l’idea per la quale una donna dovrebbe vergognarsi del proprio corpo perché non risponde a certi canoni, ndt], chiedere a Bouchard di fare una piroetta è un modo sottile per ricordare che i corpi delle donne sono qualcosa che va apprezzato e commentato dagli altri.

Assecondando la richiesta e stando al gioco, Bouchard ha una parte di responsabilità.

Va bene, lei è giovane e sta ancora imparando come affrontare i media, ma questa non è un’attenuante che si concede alle sue controparti maschili.

Nick Kyrgios ha ricevuto molte critiche questa settimana per il modo in cui ha risposto ad una domanda piuttosto stupida dopo una partita. Era stato definito spocchioso e arrogante. Anche se è più giovane di Bouchard, il pubblico si aspetta che lui sappia come gestire i media in un modo che non si aspetta da Bouchard.

Le aspettative più basse per le atlete femminili sono un altro modo in cui lo sport femminile è trattato come inferiore rispetto a quello maschile.

Dovremmo aspettarci di più dai giornalisti. La performance di Cohen è sicuramente abbastanza per far capire che non è adatto a questo lavoro.

Ma dovremmo aspettarci anche dalle atlete donne qualcosa di più dello “stare al gioco”.

Sarebbe un’affermazione potente della serietà dello sport femminile se le atlete dicessero “no” quando vengono poste loro domande ridicole e sminuenti: no, la piroetta non la faccio. No, non ti dico chi ha disegnato il mio completo. No, non parlerò della mia vita sentimentale.

Le atlete donne meritano di più che essere trattate come un’attrazione secondaria. Se alcuni lenti progressi sono incoraggianti, sembra che per ogni due passi avanti, ce ne sia uno indietro.

Voi che ne pensate?

6 pensieri su “Com’è che ad uno sportivo non si chiede mai di fare una piroetta?”

  1. credo che le donne, sportive o meno, abbiano il diritto di fare o non fare piroette senza essere sminuite, credo che le domande sulla vita sentimentale possano essere fatte a uomini come a donne.
    Quanto alla bellezza, non è una colpa ci sono anche atleti maschi belli: David Beckam ha posato per pubblicità di intimo maschile, ci sono rugbysti uomini che fanno calendari. Dov’è il problema?

  2. Io non sono per ignorare la bellezza, ma per me è giusto che gli sportivi maschi e femmine vengano valutati per le loro prestazioni sul campo, poi se so’ belli meglio per loro ma è affare dei loro amanti non dei commentatori sportivi che dovrebbero controllarsi.

  3. Penso che andrebbero divise le questioni. Intanto sarebbe più corretto scrivere “cosa avrei voluto che dicesse” o “cosa avrebbe potuto dire” Bouchard. Inoltre dire che “ha obbedito” è una forzatura. Si obbedisce agli ordini, e quello non era un ordine. Poi la stessa Bouchard fa servizi di moda abbinati alla sua attività e al suo aspetto fisico, caratteristiche senza le quali di lei non si parlerebbe così tanto, così come di Sharapova, poiché non sono abbastanza brave perché se ne parli per i loro puri aspetti sportivi. Si può anche pensare che Bouchard sia contenta così e che sia contenta di essere apprezzata per il suo aspetto fisico. Per cui ha poco senso chiedere a Bouchard di dissociarsi da se stessa. Nessuna atleta viene costretta a fare spettacolo di sé, potrebbe arrivare ai vertici lo stesso. Ma il motivo per cui lo sport femminile è trattato in maniera diversa non risiede solo nel fatto che in genere le donne vengono trattate in maniera diversa, è che è proprio dal punto di vista sportivo che sono diverse ai massimi livelli. Attribuire responsabilità a Bouchard mi pare inappropriato. Ognuno è responsabile per sé e non si può trasformare ogni campo in un campo politico, anche se questo concetto è duro da digerire per certe persone. Lo sport è anche spettacolo e alle persone piace guardarlo sia per il gioco che per l’aspetto e il carattere dei giocatori. Ci sono donne che seguono il calcio per il gioco e altre per l’aspetto dei calciatori. Molti calciatori ormai hanno piacere nel mostrare i loro look anche in campo. Llorente della Juvenuts si trova spesso a rispondere a domande e commenti circa il suo aspetto fisico, fatti da giornalisti. Le persone sono in genere un po’ sciocche. Ma se è per questo la maggior parte delle trasmissioni sullo sport sono inutili. A differenza che nel campo politico e intellettuale, dove unicamente contano le idee e la capacità di manipolare le opinioni, nel campo sportivo, considerando che lo sport viene trasmesso dai media, l’aspetto fisico fa parte dello spettacolo. Dato che lo sport viene seguito principalmente da uomini, l’interesse per gli atleti ricade di più sull’aspetto sportivo, mentre quello per le atlete su quello estetico, poiché questo interessa di più a chi guarda lo sport. Inoltre la piroetta è stata chiesa a Bouchard non perché è una tennista donna, ma perché è molto bella. Ci fossero più giornaliste donne sarebbe possibile che una di queste chiedesse a un qualche atleta di mostrare i suoi addominali o bicipiti.

  4. Le domande sceme trovano il tempo che trovano… Ma hanno un pregio: ci fanno riflettere e ci spingono a migliorarci.
    Quello che è successo a questa atleta non è tanto diverso da quegli scrittori che, intervistati, si sentono fare come prima domanda “scusa, ma tu come hai fatto a farti pubblicare???”, che lascia intendere che abbiano scritto un tale concentrato di guano da dover necessitare dell’intervento divino per far vedere la stampa all’opera.
    La richiesta del giornalista è stata scema ma porta l’atleta a riflettere in due modi:
    1) Se dopo la mia performance sportiva mi chiedono solo di che marca è il mio vestito e se mi sto frequentando con qualcuno allora vuol dire che non hanno niente di meglio da chiedermi perché sono una scarpa e devo migliorare come atleta.
    2) Ma questo è scemo!
    In entrambi i casi la soluzione è una: tirare avanti e preoccuparsi solo della propria carriera atletica, migliorando sempre di più e sperando che la domanda scema fosse frutto dell’opzione 1 (quindi imputabile ad una propria mancanza).
    Ma se anche dopo premi su premi, riconoscimenti dopo riconoscimenti e medaglie olimpioniche CONTINUANO a farti solo domande futili ci sono due spiegazioni:
    1) Chi fa le domande ha sbagliato lavoro e dovrebbe cedere il posto a qualcuno in grado di conoscere il valore di una performance sportiva.
    2) Chi fa le domande è scemo.
    Morale della favola? Autocritica e nessuna pietà per chi si trova a fare il lavoro sbagliato (nessuna pietà anche per gli scemi, ovviamente).

  5. Credo di condividere un pò tutti i commenti precedenti.Penso che della questione si sia solo fatta una esagerazione un pò come avvenne tempo fa sulle passeggiate in strada con relativi commenti.I giornalisti sportivi (ma forse anche gli altri!)non brillano certo per competenza ma in certe trasmissioni sportive ci sta che alla fine si facciano anche questi siparietti quando di fronte hai un personaggio che travalica il suo valore sportivo ed ha anche un suo sex appeal. E’ stato citato Beckamp ma io ricordo anche Tomba!Riguardo lo sport femminile invece credo che il valore tecnico delle atlete sia di primissimo livello in quasi tutti gli sport. Ricordo che effettivamente nel calcio di qualche hanno fa il livello era davvero scarso ma ho guardato gli ultimi mondiali(per altro snobbati dalla stampa) e devo dire che hanno fatto passi da gigante,con l’itlaia che ha fatto un ottimo mondiale.Forse nel basket difficilmente si vedranno le schiacciate a canestro ma nel resto degli sport io credo che le migliori atlete starebbero comunque davanti a molti uomini.Personalmente seguo il volley e le donne in questo sport sono eccezionali in tutti i fondamentali e iniziano a battere al salto di potenza come gli uomini con molta efficacia.
    Insomma,tutto per dire che i problemi veri forse sono altrove anche se,dal punto di vista dei compensi al top sono sicuramente penalizzate …ma …ecco…non mi metterei a far una guerra tra milionari…in fondo una Sharapova non guadagnerà come Federer ma di sicuro guadagna molto più di me in 100 vite!

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