Godi e sii sottomesso

padrona

Questo pezzo lo dedico a Mario Adinolfi che esprime una chiara preferenza. Per lui le donne devono essere slave. La storia che vi racconto invece parla della passione di un uomo per la donna che lo domina.

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Mi chiamo Roberto e sono uno slave. Mi piacciono le donne forti, che sanno dominarmi. Provo piacere se lei mi tiene in riga, se mi lascia in sospeso, se mi fa attendere mentre io tremo e la desidero ardentemente. Mi sono accorto di questa mia preferenza intima e sessuale la prima volta che fui rimproverato da una compagna di scuola non ricordo neppure più il perché. Mi resi conto che da lì in poi cominciai a guardarla con altri occhi. Aveva un carattere dominante, era una leader anche tra le sue amiche, e io ho subito il suo fascino per anni. Ogni volta che mi guardava o mi porgeva anche un piccolo saluto il mi scioglievo. Mi masturbavo pensando a lei e cominciai a cercare, inconsapevolmente, partner sessuali che sapessero suscitarmi le stesse sensazioni.

Trovai tempo fa una donna più grande di me. Era lei che mi chiamava, mi dava appuntamento a casa sua e poi mi ordinava cosa farle. Però sentivo che non era sufficiente. Io volevo essere davvero sottomesso. Allora cominciai a cercare notizie sui siti che parlano di bdsm. Lì il mio bisogno non veniva schernito, perché la cosa peggiore era il fatto che non potevo parlarne con nessuno. Immaginate solo la reazione dei miei amici se avessi detto che le mie preferenze sessuali non contemplavano la gestione di un potere e del dominio. Mi avrebbero chiamato frocio, femminiello, senza palle e chissà in quali altri modi, perché nella mentalità comune un uomo è quello che prende, virilmente, la donna, a mani strette, cavalcandola senza rete e senza alcuna protezione, per sentire meglio quanto lei vibri sotto colpi ben assestati.

Invece io chiedevo di essere lasciato lì a patire, con una devozione immensa, subendo i “non ancora” di una donna che avrebbe fatto di me quel che voleva. Sono stato bendato, legato, insultato, e più lei mi dominava più cresceva la mia stima nei suoi confronti. Quanto ammiro le donne che sanno farsi rispettare, quelle che non piegano le spalle e neppure lo sguardo in presenza di un uomo. Quelle che prendono l’iniziativa e che sanno perfettamente quel che a loro fa piacere. Ed è anche un conforto, una consolazione, il fatto di poter abbandonarsi senza dover inventarsi un ruolo da macho dominatore. Sono alla sua mercè ed eseguo i suoi ordini. La suddivisione di ruoli per me è perfetta.

Ho incontrato poi la donna che ancora oggi è la mia compagna. Una straordinaria creatura che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Come amo ascoltarla mentre dedica un tono deciso e sicuro alle scelte che fa. Come è meraviglioso sentirsi protetto da lei, affidarmi completamente, ed è una cosa che altri uomini con i quali parlo non provano. Mi chiedo perché mai esistano quelli che non si lasciano andare non per motivi ignoti ma per sfiducia nella loro compagna. A questo contribuisce un pregiudizio storico contro le donne che vengono considerate irresponsabili, deboli, da sottomettere ricambiando con la tutela nel caso in cui qualcuno le tormenta. Qualcuno di estraneo che non sia il marito o il padre, ovviamente.

Sono uomini che non si fidano di donne che diventano anche le madri dei loro figli. Come se fossero incapaci da sorvegliare continuamente. E questo secondo me contribuisce molto nella maniera di approcciarsi sessualmente. Come se la perdita di dominio e di potere durante un rapporto sessuale rappresentasse l’acquisizione di potere di una donna che poi non lo saprà gestire. Sento spesso frasi come “lei alza troppo la testa” e si immagina che debba stare sempre a capo chino. Oppure “poi lei si monta la testa e pensa di poter comandare” e allora anche l’eiaculazione, l’orgasmo di uomo, non viene attribuito all’abilità di una donna di procurarti piacere, perché i ruoli non sono quelli. E’ l’uomo, nella mentalità comune, che procura piacere alla donna e a se stesso. La donna, casomai, è quella che riceve, passivamente, le attenzioni altrui e il suo orgasmo non è che la compensazione e il riconoscimento della magnificenza del suo uomo.

Quando un uomo dice alla donna che gli ha procurato un orgasmo, mi fai impazzire, non te ne approfittare, e chiedono garanzie, infilano anelli al dito, al naso, perfino alla vagina, se potessero, è come se in quel modo riuscissero a pareggiare i conti. Tu sei brava, certo, ma sono sempre io che comando. Io ti domino. Tu, al limite, puoi solo dire che accetti oppure no. Io non sono quello che può dare consenso perché è naturale che sia tu quella che acconsente alla mia prestazione. Perciò poi gli uomini che a volte denunciano di aver subito molestie sessuali non sono credibili, grazie ad una cultura che rende impossibile riconoscerli come oggetti sessuali.

Per me e la mia compagna, anche se so che tanti giudicherebbero devianti e perverse le nostre abitudini sessuali, nulla è mai così scontato. Lei sceglie. Io scelgo. Siamo liberi e riconosciamo l’un l’altra la capacità e il diritto di essere soggetti sessuali e non oggetti. Il mio desiderio di essere dominato non corrisponde al fatto che io subisco un’imposizione perché è una mia scelta, per il mio piacere che è lei a donarmi. Io riconosco a lei l’abilità di farmi provare un piacere che non proverei altrimenti e di ciò le sono grato. Ancora oggi che analizzo e riconosco le differenze tra me ed altri uomini mi chiedo: ma non è mille volte meglio avere a che fare con una donna forte e consapevole che non ha bisogno di fingere di volere protezione per eccitarmi e che non è affatto sottomessa perché è un individuo che sta alla pari? Il nostro rapporto è paritario. Questo è bellissimo e non lo cambierei per nulla al mondo. Mi chiedo perché quegli uomini che amano le donne sottomesse non chiariscano che la loro preferenza non può essere imposta in termini universali ma bisogna che cerchino donne che hanno voglia e provano piacere in ruoli da slave. Capisco l’imbarazzo nel comprendere parti di se’ che sono difficili da definire in totale contrasto con le culture dominanti ma una delle cose fondamentali per ogni relazione è la consensualità. Dunque le donne che vorranno essere sottomesse potranno certamente farlo per propria scelta e non per adesione alla cultura dettata da paternalisti e patriarchi di ogni specie. Per il resto io spero, ovviamente, che esistano tante più donne che sanno vivere relazioni paritarie e che sappiano sostenere il proprio compagno con la forza che serve in ogni momento. Questo è tutto.

Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. 

Comments

  1. Posso lasciare la mia di testimonianza, essendo Master ormai da diverso tempo.
    Partiamo dal presupposto che se si è uomini e dominanti molte donne che lottano per la parità dei sessi ti guardano come se fossi l’orco che prova piacere nell’ umiliare una donna. Mi ritengo una persona mite e con l’ esperienza sono riuscito sempre meglio a distinguere i due ruoli, che vivo con soddisfazione mia e delle eventuali compagne.

    Quello che purtroppo il femminismo non ha inglobato nelle sue lotte è la comprensione che limitati nel tempo e con regole che per quanto interpretative danno un minimo di sicurezza(Sano, Sicuro, Consensuale) certi incontri sono soddisfacenti sia per uomini o donne Dominanti che per i sottomessi.

    La mia prima esperienza fortunatamente è stata con una donna più grande e Switch(per i neofiti una persona che può alternare il ruolo Dominante e sottomesso con diversi partner o lo stesso) che mi ha trasmesso la sua visione di questo mondo così variegato e dai confini incerti.

    Quello che posso dire essendo Dominante(non amo essere chiamato Master ma Padrone soprattutto perché scandalizza i più) non ci si improvvisa e bisogna applicarsi sia nella pratica che nello studio teorico, si deve essere fortemente empatici e bisogna provare prima sulla propria persona quello che si pretende da altri.

    Questo mi ha aiutato ad essere l’ uomo che sono oggi, può sembrare un controsenso ma non lo è, un uomo aperto e non violento.

    Quanti possono dire che effetto fa essere frustato?Capire fino in fondo cosa significa donarsi completamente all’ altra persona e cosa differenzi condividere anche all’ estremo e l’ umiliazione?Gli uomini violenti e vigliacchi dovrebbero trovarsi nella posizione di assoluta incapacità alla difesa, in balia di qualcun’ altro e sono convinto che cambierebbero atteggiamento. Così ho capito il mio ruolo all’ interno del variegato mondo BDSM, per questo sono convinto di quello che faccio e come lo faccio, me ne vanto se posso, ho provato.
    Ho sempre amato la conquista e sperando di non essere frainteso non amo le donne con un carattere mite e remissivo, non c’è niente di più bello che vedere una donna forte che ti si dona completamente, si fida così tanto che ti lascia una parte del suo libero arbitrio per lasciarsi guidare, come detto sempre all’ interno episodico degli incontri, ed è bello poter scegliere per lei.

    Sul desiderio di Dominazione e sottomissione, sul dolore, sui fattori eccitanti del tutto e potrei scrivere molto più di questo ma credo di essere stato esaustivo.

    Insomma un Dominante non è necessariamente un mostro ed una sottomessa non è necessariamente una donna senza carattere e remissiva.

    Saluti

  2. Femminismo e BDSM non sono in conflitto, nè agiscono su piani separati. Hanno invece entrambi lo stesso scopo, quello di liberare le persone dalla schiavitù dei ruoli convenzionali imposti dalla società.

    • Sul fatto che agiscano sullo stesso piano possiamo convergere, sul fatto non siano in conflitto avrei delle riserve.

      Dalla diretta testimonianza della mia prima slave bisogna vedere le espressioni di molte attiviste quando e se viene fuori l’ argomento, a detta sua agghiacciante. A quanto pare il tempo non ha mitigato certe prese di posizione.

  3. Michele Intorcia says:

    Non conoscono nulla di questo mondo ma e’ molto interessante leggere queste breve biografie. Grazie per condividerle. Se la sessualita’ e’ una allegoria della nostra relazione con il mondo (e con la Societa’), quello che mi affascina di piu’ e’ la rivendicazione della “Liberta’ di essere Costretti”. Un ossimoro in autoreggenti e frustino davvero intrigante che conferma che la mente umana e’ complessa e imperscrutabile ma soprattutto che il confine tra follia e sobrieta’ e’ una invenzione (con buona pace degli psichiatri). L’ossimoro apre ad un chiasmo inquietante tutto dentro alla modernita’: come e’ possibile essere autenticamente Liberi in una Societa’ che ci costringe ad esserlo? Ovvero, possiamo essere “Costretti ad essere Liberi”?

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