Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Contributi Critici, R-Esistenze, Violenza

Come ti descrivo la cooperante sciacquetta (e magari la confronto con il virile ed eroico marò)

maròDa Global Project. E’ un contributo di qualche giorno fa ma che vale la pena riproporre perché racconta bene capovolgimenti e distorsioni per costruire una narrazione tossica che favorisce l’insulto a Greta e Vanessa. Buona lettura!

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Dopo la liberazione di Vanessa e Greta, un’analisi dell’immagine che ne forniscono i media e i social

di Martina Vultaggio

E’ di ieri (il 17 gennaio ndb) l’annuncio della liberazione e del rientro in Italia delle volontarie italiane rapite in Siria lo scorso luglio. Ancora non hanno messo piede sul suol patrio, che già fioccano le polemiche. Stavolta il tiro è già alto da subito: come commenta un UTENTE del sito satirico Spinoza.it  – Greta e Vanessa: “Mai minacciate di morte durante la prigionia”. Si vede che non avevano Facebook . –

Sembra sia impossibile, nel nostro paese, limitarsi ad una narrazione dei fatti nuda e cruda da parte dei media. Come  acutamente descritto dai Wu Ming in questo articolo, il vittimismo tipicamente italiano con cui affrontiamo gli eventi storici ci porta ad una politica della paura, finalizzata al CONTROLLO sociale, dove passato e futuro scompaiono, asserviti alla logica dell’OGGI che inevitabilmente segue un evento capace di destare, se non uno shock o crisi di isteria collettiva, perlomeno una presa di posizione pubblica.

“E fateci caso: ogni volta si riparte da capo.

L’11 SETTEMBRE 2001 tutti i commentatori dissero: «Da oggi, abbiamo la guerra in casa».

Quando fu colpita la metropolitana di Madrid, tutti i commentatori dissero: «Da oggi, abbiamo la guerra in casa».

Quando fu colpita la metropolitana di Londra, tutti i commentatori dissero: «Da oggi, abbiamo la guerra in casa».

Dopo la strage nella sede di Charlie Hebdo, tutti i commentatori hanno detto: «Da oggi, abbiamo la guerra in casa».

Non si va mai più INDIETRO di oggi. E quindi non si capisce un cazzo.

Anche perché scompaiono le lotte vere, le resistenze popolari concrete all’ISIS, come quella che ha luogo da mesi a Kobane.

Troviamo la stessa strategia discorsiva quando si parla di immigrazione. Normale, perché il dibattito sul terrorismo maschera quello sull’immigrazione, o meglio, quello mai esplicito sulla forza-lavoro migrante, forza-lavoro da sfruttare riconoscendole il minimo dei diritti – o meglio ancora, nessuno.

Si parte inveendo contro l’ISIS… e  si finisce subito a parlare dei “barconi”, si ripropone tutto il repertorio di bufale razziste sui soldi immaginari che lo stato darebbe agli “extracomunitari” 

Anche qui, viene rimosso il maggior numero POSSIBILE di premesse.”

Riprendendo lo stesso leitmotiv e tentando di riassumere quanto rimane al commentatore medio della notizia del  rilascio delle due donne, potremmo aggiungere : “Da OGGI due ragazzette italiane, amiche dei musulmani e amanti del Kalashnikov, che erano in Siria per farsi i selfie con i ribelli dove sono state rapite dall´Isis, rientrano in Italia. A spese dei contribuenti che con gli stessi soldi potevano finanziare asili, anziani, italiani colpiti dalla crisi; e a spese dei cooperanti, quelli SERI, PROFESSIONALI, che sono in zone di guerra per lavoro, con grosse e conosciute Ong, mica con l’associazioncina di provincia fondata da tre persone. Mentre i poveri Maró sono ancora in carcere in India”. Le amiche dei siriani (si noti il facile COLLEGAMENTO di tipo sessuale che il termine “amica” può assumere).

Il sentimento del lettore è invitato a concentrarsi sull’oggi e sugli stereotipi, di genere e non solo, che media, politici ed opinione pubblica propongono. Citiamone alcuni esempi eclatanti (e, comunque, tra i primi dieci RISULTATI google con la ricerca “Greta e Vanessa): “Italiane rapite in Siria, assessore di Varese: partite per farsi i selfie con i ribelli” (Il fatto quotidiano).

L´assessore Clerici di Varese definisce le GIOVANI come due “sprovvedute”, due “bambine che dovevano stare a casa a GIOCARE con le Barbie” (i soldatini non sono evidentemente contemplati anche se più calzanti, si perdoni la battuta).

Nello stesso articolo si cita inoltre il pezzo “Le stronzette di Aleppo” di Blondet, dove il giornalista sostiene che le due si facessero fotografare sempre abbracciate in quanto “è di moda, tra le giovani, fare un po’ le lesbiche”. Descrive le due come “umanitarie svampite con le loro tenerissime vagine”.

“Greta e Vanessa, l´abbraccio con i genitori: chiediamo scusa a voi e all’Italia” (Repubblica)

Sfruttare le emozioni forti per far rilasciare dichiarazioni non è sicuramente un metodo molto PROFESSIONALE, ma che immagine ci rimanda? Quello, tutto sommato, di due brave bambine, che abbracciano mamma e papà come dopo il campo scout, che chiedono scusa perché hanno sbagliato.

Della stessa opinione è anche Zaia: “confisca a vita dei beni, chi si mette nei guai si arrangi a tirarsi fuori”. Salvini parla invece di “buoni a spese di altri”, citando Laura Boldrini come simbolo di un potere che, in quanto femminile, può al MASSIMO essere materno e troppo comprensivo nei confronti dei minacciosi terroristi che ci stanno invadendo (e qui torniamo al vittimismo).

Certo che le due giovani si devono scusare, d’altronde “Erano in Siria ANCHE per aiutare i ribelli anti- Assad”. Si noti il valore del termine “anche”, passaggio chiave se legato a questo, dallo stesso articolo: “Si è scoperto così che il progetto delle due giovanissime “era rivolto a offrire supporto al FREE Syrian Army”, ora supportato dall’Occidente in funzione anti-Isis ma anch’esso composto da variegate frange di combattenti islamisti, alcuni dei quali vicino ad al Qaeda.” cioé, OGGI l’occidente supporta l’esercito in chiave anti-isis. DOMANI non si sa, e sicuro non lo sanno le due sprovvedute, che non essendo i governi che stanno supportando gli islamisti (con che soldi? Che mezzi?)  sono attaccabili come “amiche del nemico”.

Concludiamo questa rassegna raccomandando di LEGGERE i commenti alla foto pubblicata sempre da “il fatto quotidiano” che riassume bene la somma di ignoranza, pregiudizi, disinformazione a cui siamo sottoposti: le due vengono definite come deficienti, lavative, bugiarde (in quanto amiche dei rivoluzionari sono state ospiti, non rapite), ragazzine, turiste perché “il vero volontariato è donare il sangue”.

OGGI, per la cosiddetta opinione pubblica (o ameno quella parte che si esprime sul web), Vanessa e Greta sono due ventenni per cui è stato pagato ingiustamente un riscatto.

Non importa cosa facessero in Siria, per chi e con QUALI finalità.

Se avessero deciso o meno di schierarsi, e per chi (quante volte anche da QUESTE PAGINE abbiamo sostenuto la necessità di una cooperazione altra, da attivisti, capace di schierarsi?).

Non ha importanza cosa succeda o meno in Siria, chi sia Assad, da chi sono state rapite e perchè, tanto tutto è ISIS. Tutto va semplificato e dato in pasto al lettore, possibilmente nel tempo e nei 140 CARATTERI di un tweet. Non ha importanza che il vero soggetto che doveva essere rapito fosse Daniele Ranieri, giornalista de “Il foglio”, non proprio un pivellino, che accompagnava le due ragazze e che le descrive così:

“Di cosa parlano Greta e Vanessa? Sui giornali sono rimaste immortalate in quella foto della manifestazione a favore della rivoluzione siriana con le guance impiastricciate di colori, oppure in quella in cui s’abbracciano sorridendo. Non puoi CONTROLLARE le immagini di te su internet nel momento in cui ti rapiscono, resti in quella posa, anche se non è fedele al vero. Chiunque abbia ascoltato una loro conversazione può confermare questo: parlano di logistica e di soldi, di soldi e logistica, tra loro oppure con altri, al telefonino, su Viber, WhatsApp, Messenger e altri mezzi di comunicazione. Perché il denaro è al centro di ogni possibile iniziativa di assistenza, è quello che fa funzionare gli aiuti in un paese straniero, anche con microdonazioni da dieci euro.

“Quanto costa far passare il latte in polvere dalla Turchia?

Quanto possiamo fare con una cena di autofinanziamento lì vicino a Milano?

A quanto vendere queste foto che ci hanno spedito dalla Siria?

Quanto ricaviamo?

Quanto ci vuole per aggiustare un pozzo di acqua potabile?

C’è il siriano Tizio, in stazione centrale, che aspetta aiuto.

Quanto medicinale X possiamo portare?

C’è il siriano Caio, che vorrebbe andare in Svezia come rifugiato politico e non sa come fare.

Conviene comprare il medicinale X in Turchia?

Chi ha una lista dei medicinali che servono di più in quella zona?

E invece in quell’altra?”[…]

[…] Greta e Vanessa parlano anche di persone in Siria, perché fare volontariato è una questione complicata, hai bisogno di raggiungere una moltitudine di contatti, e loro ne hanno decine in tante province del paese, da Aleppo a Damasco. Ci sono persone che, chiamate da loro in Italia, sono state disponibili a spostare medicinali e a visitare cliniche. Dopo il sequestro, sono arrivate offerte di aiuto da persone sparse in un’area vasta centinaia di chilometri.”

Non meno significative, ad un orecchio attento, suonano le parole del ministro Gentiloni, che dopo aver dichiarato la liberazione delle cooperanti manda un pensiero speciale alle famiglie di Paolo Dall’Oglio, gesuita, e di Giovanni Lo Porto, 39enne palermitano operante per una Ong tedesca, sequestrati rispettivamente in Siria e in Pakistan il 29 luglio 2013 e il 19 gennaio 2012.

Ah! Ci sono altri rapiti nella stessa zona, e non ce n’eravamo accorti?

Cosa resterà dunque, nella memoria collettiva, di questa vicenda? Probabilmente l’immagine di due ragazzine abbracciate, rapite dagli stessi che aiutavano, a cui abbiamo dovuto regalare molti soldi. Dovevano morire, così come il medico di emergency doveva morire di ebola, preferibilmente lontano dall’Italia perché “si sono ficcati in quella situazione per loro scelta”.

Il marò che uccide (e per il quale lo stesso governo italiano ha versato, al momento, 300.000 euro alle famiglie dei pescatori affinché ritirassero la denuncia), il poliziotto che abusa della sua forza devono essere invece protetti ad ogni costo.

L´immaginario collettivo li ricorda come eroi, come fedeli servitori della patria, forti, atletici, molto maschi.

In questo tripudio di giudizi e parole al vento suona assordante il silenzio di chi, con cognizione di causa, potrebbe dire la sua.

Dove sono Ong, operatori umanitari, associazioni che quotidianamente lavorano per costruire scenari di pace? Possibile che solo alcune voci autorevoli per i media, come ad esempio quella di Saviano, tentino debolmente di costruire un latro tipo di narrazione?

Da questa storia bisognerebbe uscirne con un rinnovato disgusto nei confronti della guerra e dei suoi sporchi giochi di posizione, di cui i nostri governi non possono certo proclamarsi innocenti.

Invece si attaccano gli attivisti.

Quindi, tutti  a chiedersi se tutti quei soldi valessero o meno delle vite umane (se fossero state embrioni, sicuramente si), mentre la guerra, negli immaginari, è diventata routine, quotidianità.

OGGI, siamo in guerra.

Leggi anche:

Chiedete scusa a Greta e Vanessa

Basta con gli insulti e le illazioni!

Bentornate Vanessa e Greta! (non vi curate degli insulti)

6 pensieri su “Come ti descrivo la cooperante sciacquetta (e magari la confronto con il virile ed eroico marò)”

  1. Sono favorevole all’autodeterminazione, all’emancipazione, al volontariato. Sono contrario all’individualismo, all’azione personale, alla super valutazione di sè stessi “senza farlo sapere a nessuno” indipendentemente che questo venga attuato da donne o uomini.
    A fronte di situazioni altamente pericolose la risposta, a mio avviso, deve essere collettiva, condivisa, consensuale.
    Altrimenti ognuno può fare “come gli pare” e questo non è giusto.
    Diffido dei nobili ideali attuati individualmente, penso nascondino motivazioni personali narcisiste.

  2. Magari nell’articolo di Blondet, opinabile, è scritto “tenerissime FACCINE”, NON “vagine”. Vediamo di non distorcere parole e fatti, commettendo questi errori “apposta per sbaglio”, no?

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