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#Vicenza: il Gip chiede perizia psichiatrica per militare Usa accusato di stupro

ok776

 

Il militare americano Gray Jerelle Lamarcus, già accusato di stupro nei confronti di una ragazza di 17 anni, è ora sotto processo per lo stupro di una sex worker romena all’epoca del fatto incinta. Da dire che il militare è nel frattempo evaso dai domiciliari, assegnati all’interno della sua caserma, e viene accusato di avere, in quella occasione, aggredito e picchiato un’altra sex worker, anche quella incinta.

Quando fu denunciato per lo stupro della prima sex worker non pochi furono i tentativi di farlo processare nel contesto militare e negli Stati Uniti. Invece ora è sotto processo a Vicenza, luogo in cui era in servizio e luogo in cui avrebbe commesso i crimini dei quali è accusato.

I reati imputati a LaMarcus, commessi contro la ragazza romena, sono così descritti:

lui l’avrebbe percossa in tutto il corpo, con pugni e afferrandola alla gola, mentre assieme all’altro imputato l’avrebbero costretta a subire “plurimi atti sessuali, penetrandola entrambi in vagina e costringendola ad effettuare rapporti orali. Con l’aggravante di aver commesso il fatto nei confronti di una donna in stato di gravidanza.” Il reato sarebbe stato commesso in concorso tra tutti gli accusati che avrebbero lasciato la donna con varie lesioni “consistite in plurime ecchimosi, contusioni, in particolare all’occhio destro”.

In quanto a lei, riporto, da una sintesi di un incontro tenuto il 17 dicembre a Trieste, in occasione della giornata internazionale della violenza sulle sex workers:

L’avvocata (che la difende. ndb) ha raccontato il percorso fatto dal momento del ricevimento al Pronto Soccorso con ricovero, la parte della assistenza legale e i vari passaggi fatti per la denuncia e il tentativo di avere un processo giusto, le istanze presentate in Comune per ottenere una assistenza/aiuto sociale dopo la maternità.
Impressionante l’iter messo in pratica dall’Ospedale e la carenza di applicazione di un protocollo sull’accertamento della violenza. Il tutto contornato da gravi pregiudizi esternati senza pudore (…).
Sul piano legale nonostante le molte assicurazioni e le precise richieste fatte dal Tribunale per ottenere un rifiuto di giurisdizione che consentirebbe di dare avvio ad una udienza preliminare per avviare un processo a Vicenza non è ancora arrivata una risposta dal Ministro.

Quel che succede adesso è che è stato richiesto dal Gip, sollecitato dalla difesa del militare, un incidente probatorio, dunque una perizia psichiatrica, per LaMarcus. La data prevista è il 9 gennaio 2015, presso il tribunale di Vicenza. Sostanzialmente potrebbe venire fuori che l’accusato non è in grado di intendere e volere e questo, ovviamente, sul piano morale e penale rappresenta un mancato riconoscimento della responsabilità dell’abuso ai danni della denunciante.

La mia è una posizione garantista e dunque non premo affinché quest’uomo venga appeso ad un cappio, però tutta questa faccenda è estremamente indicativa di un maniera di trattare gli abusi commessi da un certo tipo di straniero (figuriamoci se fosse stato arabo, nero, rumeno) tutelato con “la migliore difesa possibile” trascurando la sua pericolosità sociale. Ben tre donne sarebbero rimaste vittima delle sue azioni. Per ben tre volte la struttura militare che lo ospita avrebbe potuto, fin dal principio, verificare l’impatto che un’uscita di questi militari ha sulle abitanti di quel territorio. Cosa serve affinché si capisca che la gerarchia della Base Nato vicentina deve assumersi la responsabilità delle eventuali violenze che i militari statunitensi commettono su quel territorio?

Dopodiché aggiungo una riflessione: la donna rumena quali diritti ha? Cosa si sta facendo per aiutarla a esistere? Cosa le succederà? Come potrà sopravvivere? Perché è una cosa oscena il fatto stesso che – così a me sembra – vi sia una totale disparità di trattamento. Quest’uomo è garantito da patti e alleanze che fanno diventare l’Italia territorio di caccia per militari USA d’ogni tipo. Su di lei invece pesa un doppio stigma: è rumena e sex worker. Dico di più: da quel che leggo e dalle accuse che vengono rivolte al militare mi sembra che le sue attenzioni siano rivolte ad un target preciso. Donne che lavorano in clandestinità, straniere, donne che denunciano con minori probabilità. Se rumene, essendo comprese tra le persone che hanno facoltà di viaggiare liberamente per tutta L’Europa, forse hanno qualche consapevolezza e qualche margine di spazio in più, ma se le vittime fossero state extraeuropee, senza un permesso di soggiorno, impossibilitate a denunciare per il timore di essere espulse dall’Italia? Quanto conta, nella scelta di un certo tipo di vittima di violenze, il fatto che vi siano donne che non godono di uguali garanzie e diritti di cittadinanza? Quanto è colpevole il governo o l’azione politica di chi obbliga queste donne in situazioni di irregolarità e clandestinità? Perché la prevenzione passa per la regolarizzazione di un mestiere e per la depenalizzazione della presenza di persone straniere in Italia. Siete d’accordo o no?

Un abbraccio solidale alla donna sotto processo e a tutte le sex workers vittime di violenza.

Update: la perizia psichiatrica è stata confermata e QUI potete leggere le dichiarazioni di Pia Covre in proposito.

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