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Le donne hanno anche il diritto di essere malvagie

imbecillitas sexus2

di Claudia Mancosu

Una volta ho letto una bella definizione di femminismo: tradotta dall’inglese suona più o meno così: “il femminismo è l’idea rivoluzionaria che le donne sono esseri umani”.
Gli esseri umani sono animali senzienti che odiano, amano, ragionano, sono capaci di compiere atti di altruismo, di fare scoperte scientifiche e anche di compiere delitti.
Le donne quindi possono fare tutte queste cose, per motivi non diversi da quelli degli uomini.
Sembra una scontatezza ma, in realtà, esiste ancora la narrazione della differenza, un concetto che descrive le donne quasi sempre come incapaci di violenza di genere a meno che non siano spinte dalla disperazione o dal bisogno di difendersi. Secondo certo femminismo è colpa della cultura patriarcale se noi donne commettiamo un reato violento.

Alcune sostengono che le donne per natura sono meno prevaricatrici dell’uomo, meno aggressive, addirittura ho letto da qualche parte che l’ormone ossitocina ci renderebbe più sensibili e meno inclini alla violenza.
Questi concetti, non sono nuovi e dovrebbero essere accantonati perché, in realtà, appartengono proprio a una lettura patriarcale del femminile.

La storia delle donne ci insegna che abbiamo sempre oscillato tra due stereotipi di segno opposto, il primo vuole le donne per indole curiose, deboli, infide, facili da corrompere e allo stesso tempo capaci di istigare l’uomo a compiere qualsiasi nefandezza. Non a caso per colpa di Eva l’uomo perde il paradiso e a causa di Pandora tutti i mali si riversano sul mondo.
Il secondo stereotipo è in parte legato al primo ed è quello della donna-madre che genera e nutre i figli, incline all’innocenza, è sensibile e incapace di compiere coscientemente azioni complesse come i delitti. Un essere inferiore insomma, dotato di sentimenti ma non di raziocinio.

Sono entrambe immagini passive che ci hanno sempre relegato a un ruolo subalterno. E sono da rifiutare come tutti gli stereotipi che costituiscono il nucleo cognitivo del pregiudizio.
E il pregiudizio sessista influenza la legislazione civile e penale, da sempre. Ecco qualche esempio.
Per tutto il Medioevo e l’età moderna il reato viene identificato con il peccato e il peccato è soprattutto femminile data la malizia propria dell’indole della donna, da un lato si incrimina la natura della donna “brutale e compulsiva”, che la spinge agli eccessi e alla concupiscenza, dall’altro nei tribunali a parità di delitto sono previste pene inferiori per le donne in nome della”imbecillitas sexus” la figura femminile continua essere definita come “eva peccatrice ebbra del desiderio degli uomini” dalle chiese cattolica e protestante che raccomandano di stare in guardia contro i sensi portando come esempio la vergine, la sposa fedele e la madre contro le passioni e i tranelli del diavolo.

Da questa sbandierata debolezza femminile ci si aspetterebbe grande delinquenza ma l’analisi delle fonti giudiziarie per quanto riguarda la criminalità comune non lo conferma, la partecipazione femminile è modesta: va dal 10% al 20% del totale nella maggior parte d’Europa, se non si considera la percentuale che sfiora l’80% di donne tra gli accusati di stregoneria queste compaiono raramente davanti a un tribunale.
Il che non significa che non compiano delitti.
La criminalità femminile ha campi d’azione specifici, in primo luogo quello domestico in cui la donna esercita un vero potere, a metà tra lo spazio privato e quello pubblico, visto che le donne passano la maggior parte del tempo all’interno della casa, è la casa il luogo privilegiato delle trasgressioni ai comportamenti ordinari e quindi dei reati.

Dello spazio familiare è responsabile la sposa a lei competono le cure materiali come la cucina e la pulizia della casa, ma anche l’assistenza agli anziani e l’allevamento dei bambini, occupazioni che la mettono a contatto con la malattia e la morte che spesso la fanno accusare di avvelenamento.
In presenza di una cospicua eredità non sono poche le mogli accusate di aver avvelenato il marito soprattutto se alla vedovanza segue un secondo matrimonio.
In genere le donne sono severamente punite solo per gli atti distruttivi dell’ordine familiare che infrangono la morale sessuale sorvegliata dalle Chiese e dagli Stati.
La sposa ha l’obbligo morale di preservare l’onore della famiglia con la sua virtù: le doti sono castità e fedeltà.
L’adulterio è considerato l’atto sovversivo per eccellenza perché può creare confusione nella trasmissione del nome e del patrimonio. Nel XVI secolo viene criminalizzato soprattutto se compiuto dalla sposa passibile, solo per questi reati, di dure condanne nel raro caso in cui finisse in tribunale.

Normalmente la pena per l’adultera consiste nella reclusione a vita in un convento, a meno che non ottenga la grazia e il perdono dal marito. Nel periodo successivo al Concilio di Trento (1545-1563) vengono creati nuovi istituti, chiamati comunemente delle “malmaritate”, che forniscono una risposta nuova, diversa da quella irreversibile del monastero, al fallimento coniugale.
In pochi ma rilevanti casi la donna finisce davanti al giudice perché all’adulterio è seguito l’omicidio del marito con la complicità dell’amante.
Altro crimine peculiare per le donne è l’infanticidio (in cui era incluso l’aborto) in effetti questo crimine la cui premeditazione è data per scontata, è punito con la forca o con la morte sul rogo.
In conclusione la donna negli ultimi secoli del medioevo e per tutta l’Età moderna viene considerata moralmente e intellettualmente inferiore, ma nonostante ciò la si teme e la si tiene sotto controllo, il suo stato di soggezione si manifesta sul piano materiale e su quello giuridico. Il fatto stesso di appartenere al genere femminile rende le donne, secondo i legislatori, sia civili che penali, incapaci di agire autonomamente e di amministrare beni o di prendere parte a una transazione economica, essendo considerate per natura inadatte a certi compiti.

Ancora oggi il principio della imbecillitas sexus pesa, prendiamo a esempio “la legislazione italiana sulla criminalità organizzata: fino agli anni Settanta non prevedeva la punibilità delle donne per appartenenza a cosche mafiose, perché considerate vittime o al massimo omertose, escluse dagli affari dei loro uomini, quasi fossero come dice Renate Siebert “prive di volontà e responsabilità, parassite al limite dell’insufficienza mentale”.

Per finire, last but not least, porto un ultimo esempio: oggi la custodia cautelare di un indagato si motiva sulla base della presenza di uno di questi tre elementi 1) pericolo di reiterazione del reato, 2) pericolo di fuga o 3) pericolo di inquinamento delle prove. Io ricordo l’esternazione di un giudice per le indagini preliminari che ha convalidato il fermo di una donna accusata di infanticidio, definendo le sue presunte azioni delittuose come frutto di “un’indole malvagia”.

Siamo tornati nel Medioevo.
Ne usciremo quando ci sarà concesso il diritto di essere condannate per aver scelto di essere malvagie e non perché spinte dalla nostra“natura.”

Note dell’autrice:

Mi chiamo Claudia Mancosu e l’idea di questo post mi è venuta riguardando la mia tesi di laurea.
Ringrazio Eretica perché mi ospita.

Le fonti utilizzate qui sono:

– N.Castan, Criminale in Zemon Davis- A, Farge (a cura di) Storia delle donne in occidente- IIIDal Rinascimento all’età moderna, Bari, 1991.
– Stefania Bonura, Le 101 donne più malvagie della storia, Newton compton, 2014, pag. 8.

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11 pensieri su “Le donne hanno anche il diritto di essere malvagie”

  1. “Alcune sostengono che le donne per natura sono meno prevaricatrici dell’uomo, meno aggressive, addirittura ho letto da qualche parte che l’ormone ossitocina ci renderebbe più sensibili e meno inclini alla violenza.
    Questi concetti, non sono nuovi e dovrebbero essere accantonati perché, in realtà, appartengono proprio a una lettura patriarcale del femminile.”

    Beh, questi concetti, nuovi o vecchi che siano, andrebbero accantonati o meno a seconda che siano buoni o no, non perché appartengono a una qualsiasi ideologia.

    1. Hai ragionissima, andrebbero accantonatonati innanzitutto perché sono falsi, fuorvianti e non tengono conto della complessità dell’ individuo, maschio o femmina che sia. In questo caso si cercava di far capire che attribuire al femminile una bontà di natura è un retaggio patriarcale,

  2. Gentile Dottoressa Mancosu, grazie per il Suo post. Mi sembra di capire dal suo excursus che siamo ancora, irrimediabilmente, impigliati nel dilemma natura-cultura e ben lungi dall’averlo inelegantemente superato con nostra societa’ post-tutto (come alcuni ancora credono). Lo abbiamo solo spazzolato temporaneamente sotto il tappeto. Ma mi permetto di essere in disaccordo con la Sua conclusione. Non credo che siamo (ancora, o di nuovo) nel medioevo. Piuttosto, questa e’ una societa’ fluida, della stessa fluidita’ della Finanza che la governa, una societa’ complessa che non si fa facilmente definire o incasellare. I generi (M/F) si fondono e confondono come su un continuum pero’ un padre massacra la figlia perche’ usciva con abiti succinti. Lo stesso dicasi per i ruoli (ie padre, madre) un padre puo’ prendersi cura dei suoi bambini non meno bene di come avrebbe fatto una madre due o tre generazioni fa ma, al tempo stesso, un marito massacra la moglie era “roba” sua o “perche’ l’amava”. Non c’e’ davvero verso di capire in che evo siamo, li frequentiamo un po’ tutti. Tutti i giorni.

  3. Il merito dell’articolo è sicuramente quello di aver preso di petto alcuni stereotipi giudiziari che nascono dall’idea che la società si è fatta sul tema. Io onestamente mi soffermerei di più sul fatto che affidiamo genitori e figli alle donne e per alleviare l’ansia della paura di aver fatto la scelta sbagliata cerchiamo di convincerci che queste non possano fare cose cattive. In pratica non scegliendo un uomo siamo al sicuro. Da questo deriva il bisogno di credere che non esista la pedofilia femminile o donne che potrebbero fare del male ai nostri anziani.
    Per tenere viva questa illusione clicchiamo sugli articoli che parlano di violenza maschile (produciamo soldi) e scappiamo da articoli che parlano di violenza femminile (produciamo perdite economiche) condizionando e indirizzando i media (devono pur campare) e questo crea la distorsione cognitiva che in realtà desideriamo altrimenti badanti e baby sitter diventerebbero il nostro incubo.

    Sull’ossitocina ho l’impressione che ci sia un errore di fondo, innanzitutto gli ormoni non determinano i comportamenti ma li rendono solo più probabili e soprattutto funzionano in media e non in valore assoluto. Quindi è vero che in media le donne messe di fronte ad una scelta preferiranno lavorare in ambiti che implichino relazioni umane (scuola e sanità in primis) come dimostra il paradosso norvegese e gli uomini tenteranno maggiormente di superare i propri limiti sfidando il pericolo (come dimostra la morte di coloro che hanno sfidato il blu hole, tutti uomini ad eccezione di una sola donna e di età compresa tra i 20 e i 35 anni) e di lavorare con i sistemi.

    La violenza è uno strumento e come tale può essere utilizzato da chiunque ne abbia sia la voglia che la possibilità. L’ossitocina non è un ostacolo per chi ha uno scopo e l’empatia viene facilmente eliminata dalla rabbia, l’odio o dallo stress (basta vedere i post dopo eventi particolarmente efferati)

    Sulla stregoneria il tema è molto complesso e solo ora si riesce a districarsi tra tutte le bufale messe in giro dagli illuministi. In assoluto all’epoca criminalità comune e stregoneria spesso si confondevano ovvero si considerava necessario l’aiuto del diavolo per commettere crimini.
    Ancora oggi facendo una ricerca sull’offerta di servizi di magia nera si vede che i servizi principali sono malocchio, fatture di morte e malefici all’utero della rivale per causare sterilità e aborto. Parliamo quindi di convinzioni veramente molto radicate nell’immaginario collettivo e che sopravvivono ancora oggi.

    Le condanne per stregoneria erano per l’80% femminili solo in alcuni paesi e comunque questa percentuale varia molto da paese a paese, in Russia erano all’80% uomini e solo al 20% donne.
    Consiglio sul tema l’ottima conferenza del CICAP che fa un po’ il punto delle conoscenze sulla repressione della stregoneria in passato

    1. anche quelli del cicap sono illuministi. Comunque le statistiche sono quello che sono, e nessuno nega che pure le donne commettano crimini

      1. Il tema della stregoneria è complesso e stranamente, esclusi studi superficiali,
        poco indagato, me ne sto occupando in questo momento più appronfidamaente, grazie del video!

          1. Ho visto tutto il video, è accurato e mi piace come ha impostato il discorso ma ci sono un paio di cose che …per esempio quando parla del passaggio dal processo accusatorio a quello inquisitorio tra il medioevo e l’età moderna si riferisce prevalentemente all’area di diritto longobardo, l’ordalia o giudizio di Dio e di legge del taglione facevano parte dle diritto di popoli germanici o nordici, nell’area mediterranea prevaleva il diritto romano e i processi venivano istruiti da magistrati già in tempi antichi, e poi per quanto riguarda la pena di morte sul rogo che non sarebbe stato il modo più comune per giustiziare le streghe, forse riguarda sempre l’area del nord Europa, perché bruciare le donne che si macchiavano di reati come l’infanticidio o l’omicidio premeditato per avvelenamento, anche senza l’accusa di stregoneria, era la prassi. Dico le donne perché in alcuni Statuti della fine del Trecento (Carta de Logu del Giudicato di Arborea che non è marginale ma una fonte storica del diritto) ho trovato proprio la distinzione: gli uomini venivano decapitati o impiccati. Ripeto il lavoro è accurato ma sembra volersi sforzare di sfatare leggende a tutti i costi, è vero che non tutte le accusate di stregoneria erano donne ma erano la stragrand emaggioranz ache gli piaccia o no, La Russia la cita solo per “abbassare la media”delle accusate che comuqne si attesta sempre sull’80% e non la cita per esempio quando calcola il totale dei morti per stregoneria, quindi non è un dato rappresentativo. Il discorso si fa diverso poi quando afferma che tutti otevano inocrrere nell’accusa di stregoneria eche non c’erano mestieri piùcolpiti di altri poi però dic ech enon ci sono dati per stabilirlo, perché nonveniva indicata la rpofessione dell’accusato. Sappiamo di sicuro che le donne erano relegate a ruoli di cura e a contatto con malati emorti e che svolgevano la pratica di levatrici: erano tutte professioni a rischio. Per finire non solo il Mallesus maleficarum è un trattato misogino e sessuofobo, anche gli strumenti di tortura impiegati sulle streghe erano quasi tutti rivolti a devastare gli organi riproduttivi e sessuali e questo, che gli piaccia o no, è indicativo di un dominio e di una volontà di controllo sul corpo della donna. Su questo le fonti psicanalitiche sono sterminate. Poi che gli storici non siano d’accordo sulle interpetazioni di certi segni è normale, i dibattiti non finiscono mai.

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