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Ode alle zoccole

10372194_1607816719441360_5998303278721013335_nTra tutte le creature sono quelle che preferisco di più. Hanno mille vite da raccontare e tanta pelle ed esperienza da mettere in condivisione. Hanno ricevuto tanti insulti, sono state sottovalutate, emarginate, piegate al volere di qualcuno. Sono state perseguitate da inquisitori vecchi e nuovi. Sono ignorate, quando tentano di fare sentire la propria voce. Vengono stigmatizzate e la somma delle zoccole esistenti al mondo è fatta di migliaia di donne che portano orgogliosamente attaccata al petto una lettera scarlatta.

Non hanno particolari pudori, fuorché tenere per se’ l’intelligenza e la grande umanità. Conoscono più mondi di quanti mai potrebbero conoscerne le loro avversarie. Hanno gustato il carattere di tanti uomini, analizzato il perché delle pieghe dei loro corpi. Posseggono il dono di appropriarsi di un insulto per rigirartelo come fosse una rivendicazione.

Zoccole siamo tutte noi, perché ci hanno chiamate così, per i vestiti corti che indossiamo, per la carne che mostriamo, perché non abbiamo alcuna intenzione di farci frenare da uomini che vogliono farci male o da donne al servizio del patriarcato che vogliono renderci meritevoli e degne di un sol uomo. La zoccola in realtà sa che quello di cui molte hanno bisogno è uno spazio libero in cui poter confessare la propria consapevolezza.

Rispetto anche le zoccole che lo fanno per guadagnare qualcosa, denaro, favori, quel che la vita altrimenti ha loro negato, perché si può essere funzionali a pratiche umilianti oppure dominare le nostre azioni e scegliere dove dirigere i nostri corpi. La zoccola possiede il segreto di quel che si chiama pensiero libertario. Tollera tutti fuorché le persone autoritarie. Non si piega di fronte a moraliste e inquisitori. Riconosce la violenza delle parole e delle azioni prima ancora che sia esplicitata. Ha un passato, un presente e un futuro in cui non pensa o penserà mai di essere pelle da buttare.

Vorrei dedicare questo scritto alle disobbedienti della morale pubblica. Quelle che siedono a cosce larghe, che evitano di mettere le mutande, che non si rassegnano a sentir bruciare la pelle senza cercare riparo. Mi sento vicina a quelle che hanno osato, per la prima volta, sfidare i benpensanti e le dame di carità, a quelle che non hanno bisogno di elemosine ma rivendicano diritti. A quelle che se ne fottono dei principi morali delle altre e dunque fanno un po’ quel che gli pare.

Poi a quelle che hanno leccato cazzi e fighe in quantità e possiedono il segreto dei sapori di milioni di persone. Quelle che pisciano senza nascondersi o che non hanno voglia di essere inserite in uno schema rigido. Sono le stesse che non amano essere etichettate. Sfuggono alla ricerca continua di definizioni, di visioni dicotomiche, di stereotipi d’ogni genere. Sono solo loro e proseguono nonostante la loro strada sia bloccata da preti che le vogliono redimere e da donne, matrone, che dicono di volerle salvare e invece tentano soltanto di farle vergognare.

Amo quelle che mi hanno insegnato, per fortuna, a non sentirmi in colpa se l’ho data (e l’ho presa) a tanti esseri umani. Sono le stesse che mi dicono che il trucco per r-esistere è fottersene del parere altrui, perché bisogna pur scardinare la mentalità corrente e bisogna scrivere nuove parole, usare nuovi linguaggi e invitare le altre a sciogliere ogni dubbio e a gettare dentro il cesso vergogna e senso di colpa.

A te che pensi sia importante il parere delle amiche. A te che dici bugie per non confessare a un uomo che non è la tua prima volta. A te che devi fare finta di non sapere un cazzo di sesso perché lui vuole immaginarti vergine. Vi prego, cancellate queste inibizioni, gettate via queste catene, e non abbiate alcun timore mentre raccontate la vostra adulta e consensuale sessualità. Perciò io amo le “zoccole” perché mi hanno insegnato a mostrarmi davanti un uomo e a esigere quel che voglio, non solo per lui, ma per il mio piacere. Mi hanno trasmesso la sicurezza di chi deve distinguere due modi di vivere il sesso: se per mestiere… compiacendo il cliente e se in intimità gratuita… con qualcuno senza che sia necessario fingere, mai.

Adoro quelle donne che vengono giudicate, insultate, anche da altre donne, perché un tempo le chiamavano “ruba mariti” e oggi, chi lo sa, a me pare che il mondo non sia cambiato affatto e una bella donna, esposta, nuda, venga coperta perché altrimenti gli uomini alzano la posta dei propri desideri.

Le avessi conosciute prima, invece di praticare mondi fatti di angeliche e ipocrite creature, avrei compreso appieno il senso della ricercata libertà di scelta, avrei saputo distinguere su quel che è consensualità e avrei anche imparato a valorizzarmi, piacermi un po’ di più, perché quel che loro trasmettono è pura sensualità che non esiste nella rigidità di uno sguardo giudicante.

E dunque liberiamoci, vi prego, senza essere arrabbiate mai quando ci chiamano zoccole, perché bisogna rivendicare in positivo quel che per altri è un’offesa. Sarò puttana, zoccola, quel che volete, ma sono libera. Voi potete dire altrettanto?

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Comments

  1. …sono di tutti, ma di nessuno

  2. Concordo su tutta la linea di questo post. E quello che apprezzo è la serenità di dirlo a gran voce. Ho sempre sostenuto quello che dici, spesso capita, spesso incompresa. Ma non importa, il bello è proprio quello di sentirsi libere mentalmente.

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