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#Spagna: un emendamento impone la galera per chi scrive o diffonde contenuti sessisti!

censura5686Il governo spagnolo, lo stesso che vorrebbe vietare l’aborto alle donne, quello che dice che uccidere una prostituta non sarebbe violenza di genere, lo stesso che ha mandato in malora tante manifestazioni di movimenti per il reddito e la casa, con guardie a picchiare chiunque, lo stesso che impedisce la divulgazione di immagini in cui si vedono le guardie che manganellano i manifestanti, quello che ha stabilito regole economiche feroci contro la povera gente, sfrutta il brand della violenza di genere per farsi il make up con tanto di pinkwashing e guadagnare punti grazie ad una tutela paternalista nei confronti delle donne.

Paternalista e repressivo è il piglio, proprio come piace alle femministe radicali che non hanno alcun problema ad allearsi con persone di codesta natura politica pur di ottenere quel che desiderano da molto tempo: censura e reati d’opinione. Già con la pubblicazione della versione spagnola di un libro di Costanza Miriano diedero prova di assoluta assenza di pratica libertaria. Volevano non solo vietarne la pubblicazione ma incriminare la Miriano per apologia della violenza contro le donne. Una follia autoritaria e fascista, così com’è la tendenza dell’umore di quel governo.

Devono aver premuto parecchio per ottenere la proposta di un emendamento che modifica il loro codice penale in rapporto a quel che si potrà dire o meno su donne, gay, trans, lesbiche. Si prende al volo il treno delle battaglie contro l’omofobia per inserire un punto al quale le femministe radicali tengono particolarmente. Pena da uno a quattro anni o una multa da 6 a 12 mesi per chi istiga, promuove, incita, direttamente o indirettamente, vende o diffonde scritti giudicati sessisti e censurabili per ragioni di genere.

Se il parlamento approva l’emendamento sarà punibile con il carcere o con un’ammenda la giustificazione o l’apologia di un reato, l’umiliazione e il disprezzo, l’incitamento o la promozione dell’odio, il favoreggiamento di un clima di ostilità o di produzione di materiale che dà luogo a questi comportamenti, tutto con riferimento a questioni di genere.

In Italia ci provarono alcune donne del Pd a presentare una proposta contro il sessismo del web, per risolvere con giustizialismo e galera una questione che in realtà va risolta con l’educazione e la promozione di una cultura antisessista. Quel che in Italia alcune sono riuscite ad ottenere è la censura di manifesti ritenuti sessisti sulla base del parere di persone unite in commissioni inquisitoriali in vari comuni.

Per il resto in Italia, anche a proposito del Piano contro la Violenza, ci siamo rese conto di quanto sia diversa la lettura di questi fenomeni da parte di soggetti destrorsi che amministrano la cosa pubblica. Data la totale incapacità di riconoscere la violenza di genere, da parte di chi vorrebbe penalmente perseguirla, come si fa a stabilire che una frase, un libro, un manifesto sia apologia di violenza o sessismo che fomenta la violenza di genere? Chi decide cosa e chi giudica qual è il parametro che serve a stabilire quel che vorranno penalizzare?

Per esempio: le campagne antiabortiste dei vari movimenti no-choice che sputano sulla libertà di scelta delle donne, saranno giudicate penalmente perseguibili? Scommettete che non è così? E le definizioni a carico di omofobi che giudicheranno i gay dei malati, saranno perseguibili? Davvero incrimineranno cardinali e clero di ogni tipo? Diversamente cosa diventerà oggetto di quella censura? Il porno? La nudità? La dichiarazione di una donna che spiega come a lei piaccia il sesso bdsm? Se una donna scrive di voler essere dominata diventa censurabile? Perché quel che si capisce da questo emendamento autoritario è che qualcuno calerà dall’alto una visione morale che soffocherà alcune libertà di tante persone, donne incluse. Varrà per legge la lettura di quel tipo di femministe che con la galera vogliono risolvere il sessismo diffuso in giro.

Vogliono uno strumento per poter dettare un modello di donna, che per loro è l’unico possibile, facendo leva sulla concezione della donna vittima che sarebbe talmente debole da esigere di essere difesa perfino dalle parole. Una sorta di caccia alle streghe che include l’indice dei libri o dei siti web proibiti. Uno strumento che sovradetermina le stesse donne che non si sentono “offese” e non vogliono denunciare, giacché immagino che qualcun@ chiederà perfino di far valere la denuncia d’ufficio invece che la querela di parte. Vale a dire che con quell’emendamento, in nome delle donne, potrebbero davvero accusare la Miriano o altre donne che non la pensano allo stesso modo, e quel che mi preme dire è che per quanto io non condivida nulla di certi scritti non mi sognerei mai di chiederne la censura perchè non è con il fascismo che voglio vincere la mia battaglia. Le battaglie in cui usi gli strumenti del padrone ti trasformano in quello contro cui volevi combattere.

Che peccato che in giro ci sia, anche in Italia, chi amerebbe poter mandare in galera chi non la pensa come loro, come facevano i fascisti in altre epoche. Davvero è questo il femminismo e la lotta contro la violenza che vogliamo? Io no. Non in mio nome. Grazie.

3 pensieri su “#Spagna: un emendamento impone la galera per chi scrive o diffonde contenuti sessisti!”

  1. Penoso… questa gente diffonde una cancrena e poi pretende di nasconderla fasciandola con un fiocchetto rosa pseudo-politically correct.
    Care femministe radicali spagnole, censura dopo censura potreste essere voi le prossime a
    trovarvi con la bocca cucita, magari proprio da quello stesso Governo a cui vi siete “alleate”.

  2. In pratica giudice, accusatore e giuria tutto in uno.
    Pensavo che il franchismo fosse finito, ma questa versione “di sinistra” è pure peggio.
    A questo punto potremmo vendere il cervello un tanto al chilo, usarlo è reato

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