Giovanna un bel giorno espone sulla sua pagina facebook una foto in cui lei è piena di lividi. In men che non si dica riceve 3.600 Like, 2.000 condivisioni, centinaia tra commenti, messaggi privati e una squadra di Fan crea una pagina dedicata ad un “personaggio pubblico” in cui ripubblicano l’immagine livida di Giovanna, indicazioni chiare per rintracciare il presunto picchiatore e una serie di buoni propositi da condividere con gli altri utenti. La bacheca di Giovanna si trasforma in un luogo in cui la gente pronuncia parole irripetibili, augurando a quell’uomo tutto il male possibile. A margine le vengono dedicati slogan da parte di esponenti di gruppi di estrema destra e molte benedizioni da parte di ultrà cattolici.
La condivisione fatta per raccogliere solidarietà si trasforma, presto, in una istigazione al linciaggio nei confronti dell’uomo accusato. Nel frattempo la donna viene contattata per concedere delle interviste. La sua foto è un’occasione troppo papabile perché i media la trascurino. Lei diventa una notizia. Migliaia di click anche sulle pagine dei media mainstream. Ad ogni intervista Giovanna aggiunge un particolare e dato che l’interesse è sempre crescente man mano porge qualche ricamo in più grazie ai suggerimenti delle “giornaliste dell’orrido”.
Le arriva anche una richiesta di partecipazione ad un programma televisivo. Quando nell’ambiente si sparge la notizia tutti fanno a gara per averla nel proprio salotto buono. C’è chi già immagina di realizzare una sorta di fiction in cui lei trova salvezza nell’amore rintracciato grazie ad una trasmissione di incontri tra uomini e donne. C’è chi la vuole come testimonial per una azienda di cosmetici che dichiara di voler aiutare le donne vittime di violenza a tornare belle come prima. C’è il talk show in cui si ricostruiscono casi di cronaca e lei viene chiamata in qualità di “esperta” (alias fenomeno) in fatto di violenza sulle donne.
La chiamano anche dal Comune, per darle una targa speciale conferendole il titolo di “eroina della città”. L’assessore alla cultura già pensa di chiedere un finanziamento pubblico per pagare la realizzazione di un monumento dedicato a lei e a tutte le vittime di violenza. La presidentessa di una associazione di professionisti e imprenditrici le chiede di prestare la sua firma per un libro di prossima pubblicazione dal titolo “Le pene delle donne”.
Trascorso un mese, Giovanna, vorrebbe solo starsene per conto proprio e in effetti, dopo l’ultima trasmissione alla quale aveva partecipato era rimasta un po’ delusa quando, nel camerino, la truccatrice le disse chiaramente che il suo livido, giacché stava per scomparire, aveva bisogno di essere riprodotto artificialmente. Giovanna da una parte comprendeva il fatto che attorno a lei si era realizzato un indotto che dava lavoro ad un po’ di gente e dall’altra non voleva perdere il momento di protagonismo durante il quale era stata perfino coinvolta in una parata delle forze dell’ordine in cui supportava la richiesta di mezzi e armi per le forze dell’ordine.
Un bel giorno Giovanna si trovò di fronte ad una concorrente che aveva più lividi di quanti non potesse mostrarne lei. La puntata era dedicata all’ultimo provvedimento emergenziale in cui il governo faceva finta di occuparsi della violenza sulle donne. L’altra guardava Giovanna con aria di superiorità. In effetti i suoi lividi, la ferita alla guancia e l’ustione sul braccio erano impareggiabili. Giovanna allora prese la rincorsa, tornò in camerino e decise di dare una serie di testate ad uno spigolo per spaccarsi la testa. Si fermò solo quando vide il sangue e in quello stato, con una medicazione superficiale e lo sguardo soddisfatto, lei tornò in studio per dichiarare il proprio dolore, sottintendendo che non avrebbe mai voluto rinunciare allo status di vittima, anzi, pur di non perdere quella posizione “pubblica” avrebbe fatto di tutto, si sarebbe inventata altre aggressioni, avrebbe perfino simulato un inseguimento in automobile. Tutto, pur di evitare di vedersi archiviata nell’oscurità.
Senonché, come succede a tutte le meteore televisive che partecipano agli show solo per fare sensazionalismo e audience, venne il suo turno di essere cancellata dalla programmazione. Giovanna si scoprì così sola, con una gran pagina facebook fatta di gente oramai disinteressata che voleva vedere il sangue e con mille messaggi di gente un tantino morbosa che le chiedeva di leccarle le ferite. Si interrogò, a lungo, e disse a se stessa che non sapeva fare nulla di eccezionale a parte la vittima. Dovette perciò rassegnarsi ad una vita di mediocrità, finendo per rompere le scatole a chiunque, negli anni a venire, quando raccontava nostalgicamente i suoi vecchi momenti di gloria. Ancora oggi, talvolta, potete vederla scrivere messaggi in cui accenna alle vicende passate. I suoi interlocutori di solito rispondono con cenni di grande indifferenza. Perché, se la violenza sulle donne diventa un brand, infine, dimenticherai che è un problema reale e passerai avanti ogni volta che la sfilata da fashion victim attraverserà le tue strade.
Ci sono altri modi per ricavare spazio e protagonismo. Avete altri talenti che non c’entrano con quello che avete subito da parte di qualcuno. Perché se chi vi ha picchiato ottiene di cancellare la vostra identità e di sostituirla con una posa fasulla utile ai media significa che lui ha vinto, e voi, si voi, avete perso due volte. Non commiseratevi, non immaginate di ricavare attenzioni con i vostri lividi, superate la fase vittimista e tornate a vivere, per voi stesse prima che per il mondo intero.
Ps: questa è una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.
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