“L’ho ucciso perché me lo vogliono portare via” – così Deborah Calamai giustifica il fatto di aver ucciso il figlio, Simone Forconi, 13 anni, prima che venisse a prenderlo il nonno paterno per fargli trascorrere il natale assieme al padre. Lo ha inseguito, accoltellato, fino a farlo morire. I media sono pronti a offrire letture giustificazioniste: raptus, stress da separazione. Nessuno parla del motivo reale che talvolta, quest’anno in realtà abbastanza spesso, spinge una donna ad uccidere il proprio figlio. Cultura del possesso, sei mio e di nessun altro, la totale assenza di aiuto preventivo, nei confronti dei genitori, quando spinti da violenza e rapporto morboso con i figli.
Madri possessive, che non riescono a immaginare i figli lontano da loro. Moralmente responsabile anche una cultura che immagina le donne sempre e solo come vittime, accentuando la visione negativa che si ha nei confronti degli uomini, i padri. Moralmente responsabile anche la cultura che induce a stabilire il fatto che l’affido dei figli, anche in presenza di madri violente, psicologicamente o fisicamente, debba spettare sempre e solo alle donne, come se già questo, per i figli, fosse garanzia di sicurezza. Ancora una responsabilità morale la attribuisco a quella campagna atroce, emergenzialista, contro i padri ritenuti violenti a priori, con le donne che si battono, anacronisticamente, affinché il lavoro di cura resti di sola competenza delle donne invece che in condivisione con gli uomini.
A leggere certe cose alcune madri, non proprio a posto con la testa, potrebbero acuire paranoie e ossessioni e immaginare perfino di essere legittimate a togliere la vita ai figli fornendo una giustificazione degna di una beddamatresantissima addolorata. Come se in fondo, quella donna, non riuscisse a sottrarsi al ruolo a lei imposto, e pensasse di compiere un sacrificio e un gesto da grande madre perfino quando ammazza il figlio.
Mi chiedo: perché questo bambino non è stato affidato al padre prima? Quanto sono state lente le procedure che hanno ritardato questo provvedimento? Perché c’è stata difficoltà a immaginare che questa madre non fosse assolutamente adeguata ad assumersi la responsabilità del figlio? Perché nessuno si è reso conto del suo stato mentale?
Sono convinta che questo assassinio si potesse prevenire, se solo non ci fosse, in Italia, una maniera di intendere la questione degli affidi sempre e comunque in favore delle madri. Sono convinta che questo figlio sarebbe rimasto vivo se fosse stato affidato, prima, al padre, perché le donne non sempre sono ottimi genitori ed è questa semplicissima verità che un certo femminismo, ad esempio, stenta ad accogliere, ben sapendo che prima che i diritti della genitrice vanno garantiti i diritti del figlio. Si rimuove costantemente il fatto che anche le donne siano violente e che non tutte le madri siano degli angeli premurosi.
Questo ragazzino muore probabilmente anche perché le cose, in Italia, stanno così. Muore anche perché ogni volta che ad essere accusata una madre di un delitto del genere certe femministe offrono una serie di giustificazioni oscene. Perciò, quanto volete scommettere che anche questo delitto sarà rimosso e che non ne parleranno così come si dovrebbe? Meglio assolvere a priori le donne, e non parlo di quelle per le quali le prove di colpevolezza non esistono. Meglio rimuovere una verità semplice. Dunque, ditemi: chi sente la responsabilità morale di questo delitto?
Ecco i delitti commessi durante l’anno con i bambini e le bambine come vittime:
1] Bambino ucciso dalla madre. Lei non sopportava che il figlio fosse affidato al padre.
4] Bambino ucciso dalla madre che poi si suicida.
5] Bambino ucciso dalla madre. Aveva tentato di uccidere anche il marito. Poi si è suicidata.
6] Bambino ucciso dalla madre. Aveva tentato di uccidere anche il marito. Poi si è suicidata.
7] Bambino ucciso probabilmente dalla madre. Non tollerava la separazione. Poi si suicida.
8] Bambina uccisa dal padre. Non sopportava l’idea della separazione. Poi ha tentato il suicidio.
9] Due bambini uccisi (assieme alla madre) dal padre. Voleva liberarsi del peso familiare.
10] Bambina bruciata viva dal padre. Era un violento. Si è dato fuoco anche lui.
11] Bambino ucciso dal corteggiatore (respinto) della madre. Ritorsione.
12] Bambino ucciso dalla madre. Il marito aveva un’altra donna. Lei poi ha tentato il suicidio.
13] Bambina gettata dalla madre nelle fogne. Voleva liberarsi di lei. La bambina è sopravvissuta.
14] Due bambini uccisi dal padre. Non accettava la separazione. Poi ha tentato il suicidio.
17] Due bambini uccisi dalla madre. Li ha buttati dalla finestra. Parlano di raptus di follia.
18] Bambino ucciso dal padre. Parlano di raptus di follia. Il padre si suicida.
20] Bambina uccisa dalla madre. Attraversava un momento “difficile”. Poi si è suicidata.
21] Bambina ridotta in fin di vita dalla madre. L’ha massacrata di botte. E’ sopravvissuta.
22] Bambina uccisa dalla madre. Non accettava la separazione. Poi ha tentato il suicidio.
23] Bambina accoltellata dalla madre. Aveva litigato con il marito. La bambina è sopravvissuta.
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Grazie per il suo post su un fatto che, naturalmente, ha impressionato l’opinione pubblica. Ho notato spesso, soprattuto nel commentare questi fatti di cronaca, che il linguaggio dei giornalisti (nei TG, ma anche giornali on-line) e’ nella migliore delle ipotesi impregnato di “luoghi comuni”(ie stereotipi) talvolta sessisti o razzisti, spesso la descrizione dei meri fatti viene saltata a pie’ pari (evidentemente non interessanti) per tuffarsi nelle piu’ ardite diagnosi psicologiche e nel profilo spesso caricaturale dei malcapitati protagonisti: “Era una brava mamma”, o, riferita, alla stessa persona “era una accentratrice in cerca di attenzione”, etc etc. Ho notato, per esempio, che se l’assassino e’ un uomo le parole “mostro” o “psicopatico” (nel senso di insensibile) vengono facilmente usate mentre se e’ una donna, come in questo caso, la diagnosi normalmente e’ che “soffriva da tempo di depressione”. Io credo che il linguaggio pubblico sia parte del problema che stiamo cercando di capire perche’ contribuisce aumentando la confusione tra fatti e parole (ie chiacchere, gossip), perche’ e’ spesso esso stesso violento e discriminatorio contro donne e uomini e bambini, vittime e carnefici, perche’ e’ razzista se le vittime o i carnefici sono di altra nazionalita’ o etnie, perche’ non mostra nessuna compassione ma anzi spettacolarizza ogni goccia di sangue mettendo in scena dettagli spesso inutili a capire una vicenda. Il problema e’ che ci impregnamo tutti di questo linguaggio e commentiamo tutti sui commenti dei commenti. La ringrazio per il suo post bilanciato e sensato, mi auguro che questa sensatezza possa raggiungere molti.
Grazie per questo articolo, privo di quella retorica e quel buonismo che portano solo all’accettazione o all’inutile indignazione stereotipata, che portano solo al perpetuarsi di situazioni che con una visione più razionale delle cose , magari, e dico magari, si sarebbero potute evitare o arginare. La gente sta male, quando sta tanto male fa cose orribili e mostruose, mostruose perchè appare contro natura nella specie umana che i genitori possano uccidere i figli. Grazie per aver sottolineato quella che, a mio parere , è la radice di moltissimi problemi dell’umana società, ovvero il senso del possesso… credere chele persone ci possano in qulche misura appartenere può essere solo cagione di sofferenza per tutti.