Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

#17Dec: giornata internazionale contro la violenza su i/le sex workers

sex-workers_thumb3Maria Ambra, uccisa. Donne, sex workers, picchiate da un militare. Fozia Chadli, uccisa. Zhanna Hashenko, uccisa. Donna, sex worker, stuprata da 4 uomini. Donna, sex worker, uccisa. Andrea Cristina Zamfir, uccisa. Donna, sex worker, stuprata e picchiata da due militari. Donna, sex worker, sopravvive ad un tentato omicidio. Donna, sex worker, uccisa. Anna Maria Renna, uccisa. Queste alcune, tra le vittime, registrate nel 2014.

Piccoli trafiletti dedicati da una serie infinita di violenze. Lo scorso anno erano 16 le vittime, sex workers, uccise in Italia. Senza contare la persecuzione da parte di gente puttanofoba e razzista che se la prende con le prostitute in quanto tali o perché migranti. Senza contare anche la persecuzione transofoba da parte di persone che discriminano chi non gli somiglia.

Le vittime di cui si parla vivevano, ovviamente, in condizione di clandestinità, a svolgere una professione complicata in una situazione di maggior rischio dovuta alle ordinanze di sindaci che le hanno marginalizzate e alla politica abolizionista svolta da chi dice di volerle “salvare” e impedisce una regolarizzazione utile a prevenire violenze. Di prostitute, in ogni caso, anche quando si parla di femminicidio, in Italia, non si parla. La questione viene trattata soltanto in riferimento a moglie e madri, giacché le puttane non meritano alcuna considerazione, pare. Nessuna prevenzione, niente che possa indurre a pensare alle sex workers come a persone che hanno il diritto di svolgere il proprio lavoro nelle condizioni di maggior sicurezza possibile.

Così andrebbe rivista la legislazione quando parla di favoreggiamento, attribuito anche all’amica con la quale una prostituta condivide l’appartamento, perché la prostituta deve stare da sola, a margine della società perbenista, in balia di gente violenta, invece che a svolgere il lavoro che hanno scelto, se lo hanno scelto, in luoghi sicuri, con tutti i diritti che gli spettano. In tutto il mondo oggi si celebra la giornata di lotta contro la violenza sulle sex workers.

Sono quelle persone discriminate anche da chi dice di occuparsi di antiviolenza in favore delle donne, perché giammai le sex workers vengono coinvolte, ascoltate, a riferire quel che pensano e quali sono le soluzioni preventive che hanno scelto per risolvere il loro problema: l’isolamento, innanzitutto, la clandestinità, la mancanza di riconoscimenti legali, così da non permettere alle migranti di ottenere un permesso di soggiorno per un lavoro che pure svolgono in Italia, lo stigma, feroce, che induce chiunque a ritenere che le sex workers possano subire ogni genere di violenza, inclusa quella istituzionale. Da parte mia, che supporto le loro istanze, e spero da parte di tutt* voi, un augurio per una buona giornata di lotta. Che la loro voce arrivi lontano e sia presa in considerazione. Finalmente.

Leggi anche:

Risorse:

—>>>il network delle organizzazioni europee composte da sex wokers: http://www.sexworkeurope.org

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