Dario legge della “questione” “farfalla di Belen” ed espone una serie di riflessioni.
“Voglio un attimo ritornare sulla questione (questione…. vabbè via…) della strumentalizzazione del corpo umano per fini pubblicitari. Inspiegabilmente se è il corpo di una donna ad essere usato a tal fine è un vilipendio alla dignità delle donne tutte, un esplicito invito allo stupro (come se tutti gli uomini fossero potenziali stupratori), mentre, se invece il corpo usato è quello di un bel maschio fisicato allora va bene. Va bene perché le donne all’aspetto fisico dell’uomo non farebbero caso (letto in rete eh) e perché principalmente sarebbe rivolta ad un target gay (anche questo letto in rete e sempre sullo stesso gruppo).
Infatti due cose sono risapute:
a) solo i gay usano boxer e mutande, gli etero no ed è per questo che si sistemano il pacco ogni 15 minuti circa.
b) noi non siamo solo maschi ma siamo anche gay quindi arrapati h24.
Qui siamo alla follia pura. Si dice di voler combattere ed abbattere certi stereotipi veicolando e sdoganandone altri.
Questa sottospecie di femminismo 2.0 dal sapore bacchettone e moraleggiate fino a quando saremo costretti a sopportarlo?!
(che poi a me quel cartellone con Beckham in mutande mi dava pure ansia da prestazione/delusione da prestazione: uno si aspetta veramente che io sia così? spero veramente di poter essere così?)
Ma poi dovremmo parlare dei metrosexual, del fatto che la cosmesi maschile vende più di quella femminile, che l’omo a da’ puzza’ anche no….
Ma è tutto inutile.
Noi maschietti, etero o gay, dobbiamo subire gli stereotipi per combattere gli stereotipi indicatici dalle moraliste.”
Ecco, voi che ne pensate?
Giusto perché voglio guardare un po’ di immagini vi porgo una collezione da analizzare. Linguaggio, stereotipi, ditemi tutto (e indovinate di chi sono le opere esposte).
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beh, la stessa storia della festa delle donne, dove gli spogliarellisti sono in dovere di essere toccati dalle donne che pagano per vederli nudi…. e li si potrebbe parlare di stupro…
Io, ogni volta che leggo ‘maschietti’ usato in un post, ho un conato di vomito. Per il resto, sono d’accordo
è ironico e lo ha usato un uomo 🙂
Pure io…
Bueeeerk :O
Mi chiedo se anche parlando di arte certe persone tirerebbero fuori la mercificazione del sesso visto che,un opera d’arte,in genere si fa per riceverne un compenso ed un compenso riceveva anche il/la modell@! Forse chi punta sempre il dito contro questo genere di pubblicità si dovrebbe dare una contata ai neuroni rimasti!Per quanto mi riguarda, una pubblicità(proprio come un opera d’arte) può solo essere bella o brutta(al limite anonima nel senso che non dice nulla),può risultare azzeccata oppure no ma ogni altra valenza o significato secondo me è solo negli occhi di chi guarda.
Completamente d’accordo!
A me sembri confuso. Anzitutto da nessuna parte si è detto che le immagini femminile non vanno bene e quelle maschili sì, lo hai letto tu in un commento e ne hai tratto un pensiero diffuso cosa che non è. Secondo da nessuna parte si è detto di ostacolare l’uso delle immagini femminili veicolando quelle maschili. Solo che coloro che si occupano di immagini femminili sono donne, hanno una certa storia e da lì sono partite. Non mi pare che la Zanardo abbia detto “però il bel pacco di Beckham ci sta bene”. Quindi, se si vuole che si parli anche dell’uso delle immagini maschili che lo si faccia, senza paventare costrizioni immaginarie. Poi chiarisci il tuo pensiero. se pensi di star subendo degli stereotipi maschili non sei credibile nel momento in cui chiami moraliste sparando nel mucchio quelle persone che stanno facendo ciò che tu chiedi con le immagini femminili.
vabbe’ lui vuol dire che:
a. sono moraliste
b. sono ipocrite
anche gli uomini sono usati ma non entra mai nel discorso pubblico. e che anche a noi dà fastidio magari l’uso che si fa di un corpo maschile. e anche l’immaginario che veicola. è solo che non lo diciamo apertamente. perché gli uomini non hanno ancora cominciato a decostruire la propria immagine pubblica e privata come invece hanno tentato di fare le donne almeno dai ’60 .
poi va detto anche che il modo in cui le donne (generalizzando ovviamente) pensano agli uomini e quello che le donne pensano degli uomini è così denso di stereotipi sessisti da far paura. è solo che non sono abituate a dover riflettere sul loro modo di pensare agli uomini: non capita spesso che le donne vengano definite sessiste per quello che di noi pensano/dicono/si aspettano. sarebbe l’ora di un cambio di prospettiva, anche per toglierci un po’ dalla gabbia dove stiamo.
1) moralismo
penso che non sia saggio condurre pubblicamente una discussione tacciando gli altri genericamente di moralismo senza specificare in che modo il pregiudizio morale sia ingiustificato. Credo sia anche improduttivo, dal momento che una persona tacciata di moralismo si metterà sulla difensiva. In ogni caso se chi ritiene che le pubblicità non debbano essere in questo modo è moralista, allora in che modo un discorso che includa la critica anche delle immagini maschili non sarebbe moralista? Questa è una palese contraddizione. Anche sostenendo che la critica delle immagini sia volta solo al suo contenuto stereotipato e non in virtù della sensualità delle immagini, si sta esercitando una critica di ordine morale, ovvero l’avversione agli stereotipi. Qualsiasi critica è di ordine morale.
2) ipocrisia
è fondata questa opinione? Davvero finora l’accento è stato posto sull’uso delle immagini femminili perché si è volutamente ignorato quello delle immagini maschili? Oppure, davvero si può ridurre tutto alla sola avversione sessuofobica? Per quanto è comunque da rispettare l’idea che in certi ambiti non a tutti faccia piacere vedere certe immagini.
3) sessismo e discorso sulle immagini maschili
che le donne possano sessiste in ogni senso è ovvio, se non lo fossero sarebbe incredibile sotto ogni punto di vista, sarebbe un punto a favore del pensiero della differenza, le donne cognitivamente immuni dal sessismo. Personalmente non mi dà alcun fastidio il modo in cui sono usate le immagini pubblicitarie maschili, ma questo è irrilevante. Più che altro sono contrario alla pubblicità nei luoghi pubblici. Non mi piace più di tanto l’immagine della gabbia. Però appunto, se di riflessione stiamo parlando, forse non è un buon inizio rimpallarsi le accuse né immaginarsi oppressi da qualsiasi parte.
Il problema che si pone qui comunque non è il dibattito su cosa veicola un certo tipo di immagine archetipico come quelle delle pubblicità di intimo, quello va benissimo. Va benissimo un dibattito sulla pubblicità, sulle immagini, su quello che veicolano. Il problema è quando si dice che quei manifesti vanno tolti, censurati.
Il fatto poi il problema si ponga sempre e solo con quelli femminili e non con quelli maschili è ancora più grave.
In questo modo stiamo dicendo agli uomini: voi tutti non siete in grado di convivere con la nudità femminile, se vedete donne nude su un manifesto poi violentate donne a caso e picchiate le vostre compagne. quindi dobbiamo trattarvi come bambini e censurarvi le cose.
Alle donne invece stiamo dicendo: voi tutte invece siete asessuate e quindi a voi un bel tipo mezzo nudo non vi provoca assolutamente niente, quindi il manzo col pacco in bella vista ve lo lasciamo.
Io sono d’accordo con l’autrice del blog: questi sono gli stereotipi di genere e così non si fa altro che perpetuarli. Lasciare la gente libera di usare il proprio corpo come meglio crede. Questa libertà va difesa. Chiedere che questa libertà venga soppressa a causa delle proprie debolezze, della propria incapacità di affrontare la propria sessualità, è esattamente quello che hanno fatto i moralisti per secoli e secoli. Il dibattito appunto dovrebbe essere sulle nostre debolezze, sulla sessualità, non sulle nostre libertà.
Luca, puoi fare un esempio, mettere un link verso qualche documento espresso da un movimento, da un partito, da un’associazione femminista nel quale si afferma che le immagini femminili vanno tolte e quelle maschili possono restare?
https://giovannacosenza.wordpress.com/2014/11/17/la-pubblicita-italiana-e-sessista/
Questi sono articoli che analizzano la pubblicità su entrambi i fronti
volevo solo farvi notare che il blog è di una lei, non di un lui 😉
@jackie brown
Alcune considerazioni spicciole…
A dire il vero mi sembra che l’accenno di Dario alla “inadeguatezza” nei confronti di Beckam sia piuttosto ironico. D’altronde a me il Beckam ignudo non fa un grande effetto, e se qualcuno si permettesse di affermare che “offende gli uomini” risponderei a tono a questo sopruso. Si tratta dello stesso genere di sopruso che fa Forza Nuova quando blatera di “offesa agli italiani” in riferimento a eventi che riguardano l’immigrazione, come se qualcuno li avesse eletti per stabilire che cosa offende “gli italiani” e che cosa no.
Per quanto riguarda invece la nudità femminile esposta o la sensualità che provocherebbe violenza, io trovo due grossi problemi.
Il primo problema riguarda la percezione della sessualità maschile da parte di chi propone la censura sulla base di motivazioni “antiviolenza”: assumendo per vero che un’immagine plastificata che trasuda Photoshop dalla carta stimoli la mia sessualità, mi si dice in pratica che il mio immaginario erotico, quando si focalizza su una donna, debba necessariamente essere violento.
Il secondo problema riguarda un assioma che vedo spesso nelle dottrine più retrograde e conservatrici, ovvero il fatto che l’immaginario abbia conseguenze dirette e immediate nel reale: ecco quindi che i videogiochi provocano gli omicidi, i cartoni animati provocano le rapine, e Belen la violenza verso le donne. Mi domando che differenza ci sia tra queste teorie e quelle che giustificavano l’indice dei libri proibiti di Santa Madre Chiesa.
L’assioma di cui stiamo parlando non è forse il fondamento delle dottrine moralistiche?
Poi francamente, mi sembra assurdo che tu prima accusi Dario di essere confuso e di non essere credibile e poi scriva di quanto sia poco produttivo accusare l’altro di moralismo perché si metterebbe sulla difensiva…
Dario scrive: “Si dice di voler combattere ed abbattere certi stereotipi veicolando e sdoganandone altri. ”
“Noi maschietti, etero o gay, dobbiamo subire gli stereotipi per combattere gli stereotipi indicatici dalle moraliste.”
queste non mi sembrano considerazioni ironiche.
Il fatto che questi discorsi somiglino ai discorsi di chi censurava l’arte non dice nulla. Su cosa si basavano quei discorsi? Su una certa visione della morale e su una considerazione fattuale, ovvero x porta a y. Si può contestare la considerazione fattuale, come si fa oggi, dicendo che le immagini di questo tipo non portano a violenza, ma questo non ha a che fare con la moralità. Il problema della chiesa non è che è moralista, è che non ci riconosciamo nella sua morale, alla quale opponiamo una morale diversa, non una assenza di morale. Per questo non si può fare un discorso pubblico dicendo “siete moralisti”. Non vuol dire nulla. E nella pratica oltre a non essere un buon argomento non lo vedo neanche utile alla discussione. Non è un caso che Ghedini tacciò la Bonino di essere moralista. è un appellativo di facile presa, che scredita l’avversario, ma non entra nel merito della questione.
Scusa, mi spiegherò meglio: quando Dario parla di stereotipi subiti dai maschietti, penso si riferisca proprio a quanto riferivo io sulla violenza della sessualità maschile. Lo stereotipo non è veicolato dalla pubblicità del calciatore in mutande, ma dai moralisti e dalle moraliste che affermano che l’immagine della donna nuda, essendo sensuale, provoca le violenze, perché si dà per scontato che la sessualità mascile sia per l’appunto violenta.
E per quanto riguarda la morale, io non oppongo una morale diversa da imporre Urbi et Orbi, proprio perché secondo me la morale è e deve essere personale. Chi ritiene che debba esistere una morale universale, anche se diversa da quella cattolica, per me è moralista. Quindi non è vero che non significa nulla: significa che, se ti riconosci in quelle battaglie, vuoi imporre la tua morale alle altre persone.
Abbiamo già due pregiudizi che non mi piacciono:
1. l’immaginario deve essere controllato per controllare le azioni nel reale;
2. non si può lasciare che ogni individuo scelga la sua morale e bidogna imporgliene una.
Fai ancora un post, che non c’è due senza tre. 😀
P. S. ma perché a così tanti maschietti non piace essere chiamati maschietti?
Se Dario avesse voluto intendere solo quello che dici tu avrebbe sritto un post dicendo “non ci sto con l’idea che gli uomini sono tutti stupratori eccetera.” invece nomina anche l’uso del corpo dell’uomo, e non in maniera ironica (oppure ha uno strano modo di essere ironico), in un post dal titolo “perché non si parla mai dell’uso dei corpi maschili?”.
Secondo te la costituzione italiana su cosa si basa? Non si basa su principi morali? Forse ai cittadini italiani viene chiesto di scegliere di aderire a quei principi o sono tenuti a rispettarli? Nel momento in cui chiedi che i manifesti pubblicitari siano lasciati al loro posto non stai imponendo la tua morale, quella che ritiene leciti tali manifesti? Tu non vuoi che gli altri la pensino come te, ma di fatto nelle discussioni pubbliche se passa il tuo punto di vista gli altri lo devono accettare. In società la morale diventa pubblica. Nel momento in cui si vieta di fumare nei luoghi pubblici nessuno ti sta chiedendo di essere contrario al fumo o di non fumare mai, solo di rispettare certi spazi pubblici. Tu definiresti moralista chi vuole vietare il fumo nei luoghi pubblici? Eppure costui crede in un principio morale, quello di non provocare danno alla salute degli altri, e la legge afferma e impone tale principio a tutti. Si possono contestare le opinioni altrui in vari modi. Dire che uno è moralista non aggiunge né toglie nulla alla discussione, è un riferimento alla persona. Su questo punto non torno più.
Infatti “perché non si parla mai dei corpi maschili?” è un titolo perfettamente adeguato a evidenziare un fenomeno paradossale, ma se non vedi il paradosso è difficile da spiegare.
La Costituzione impone una morale allo stato e detta i principî su cui esso si deve basare; i cittadini sono tenuti a rispettare le leggi, che in uno stato laico dovrebbero essere improntate alla civile convivenza, non alla diffusione di un determinato “sentire morale”.
C’è da dire che i tentativi da parte di più gruppi di pressione di introdurre leggi morali e trasformare lo stato da arbitro a guardiano del buon costume non mancano, ma se permetti, io mi oppongo a questo.
“Nel momento in cui chiedi che i manifesti pubblicitari siano lasciati al loro posto non stai imponendo la tua morale, quella che ritiene leciti tali manifesti?”
Mi citeresti dove ho chiesto questo? La citazione esatta, se possibile, visto che non mi pare di essermi sognato di chiedere nulla di simile.
Il divieto di fumo nei luoghi pubblici è dovuto al concetto di “salute pubblica”, mica perché fumare è immorale. Se il fondamento su cui tale divieto si basa (il fumo fa male alla salute) fosse falso, allora sarebbe un divieto “morale”.
Il titolo è allusivo, con una ricerca di pochi secondi ho trovato un paio di riferimenti al fatto che di corpi maschili si parla. Ma il titolo, e più che altro la riflessione di Dario sono volti a suggerire che non se ne parli per vari motivi. Motivi che andrebbero provati, non sospettati. Un paio di commenti letti in rete non sono rilevanti. Quindi sì, io non vedo questo paradosso. Forse perché non c’è un paradosso.
Che tu ti voglia opporre è legittimo, e infatti non è questo che sto contestando. Così come è legittimo che qualcuno chieda provvedimenti per le proprie istanze, si chiama democrazia apposta, senza che ogni volta chi chiede qualcosa sia additato come moralista. Non mi sono riferito a te, è solo un esempio per farti capire che la tua idea di morale personale in società non esiste, ci sono solo ambiti in cui si stabiliscono regole che valgono per tutti e ambiti in cui ognuno vive come meglio crede. Ma se come dici ti opponi a un’altra visione del mondo, in una discussione pubblica, stai imponendo la tua di visione, non si esce da questo.
Anche il concetto di salute pubblica è un concetto morale, non fare male agli altri è un concetto morale. Non esistono regole che non siano basate su un qualche principio morale. Se il fumo non facesse male non sarebbe vietato, ma sarebbe vietata qualsiasi cosa faccia male, proprio perché la società crede in un certo principio morale e lo impone a tutti, volenti o nolenti. Ciò su cui si discute è quali principi morali vadano imposti a tutti e quali no. Tu fa una distinzione tra concetti morali che si riferiscono a credenze di vario tipo e regole civiche. Ma anche le regole civiche sono precetti morali. In questo modo si fa confusione e si accusano gli altri di essere moralisti, creando due piani, quello legittimo di chi discute in un certo modo e quello illegittimo, di chi discute in quanto moralista, per ciò stesso in errore. Ma il piano è lo stesso, si discute di qualsiasi cosa e ognuno è legittimato a farlo secondo il proprio punto di vista.
In generale d’accordo, ma penso che uno che si definisce “maschietto” a più di 5 anni abbia bisogno di aiuto
🙂
Sulla galleria, vabbé. Ci sono stereotipi peggiori. Tra cui appunto “maschietto”.