Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, Personale/Politico, R-Esistenze

Ancora sul femminismo bottegaio: non resterò in silenzio!

Qualcun@ dice che io dovrei tacere. Pare che ci sia uno speciale luogo in cui si rilasciano patentini di femminismo e di capacità di analisi sulla violenza di genere. Gente che ti dà bacchettate sulle mani mica piccole. Se non sei d’accordo con loro tu sei finita. Gente che vorrebbe mettere a tacere alcune donne, in nome delle donne.

Anche di questo è fatto il femminismo italiano. Ripicche, risentimenti che si protraggono all’infinito, protagonismi, illazioni, a volte vere e proprie calunnie. Gente che demonizza le versioni critiche perché da sempre, qui in Italia, quella che parla un linguaggio diverso viene definita una nemica, una criminale, una che rema contro le donne in nome delle quali, invece, giusto un branco, quello appartenente al femminismo egemone che vuole accaparrarsi l’intero monopolio della storia,  sarebbe dalla parte giusta.

Un femminismo bottegaio, come dicevo in un altro post, dove vedi quella che promuove la propria immagine, alla disperata ricerca di visibilità, sperando in un invito ad un convegno e poi è invidiosa di quell’altra che è più visibile e viene invitata senza aver promosso alcunché. Un femminismo a gestione manageriale, con vertici che non mollano la presa alle generazioni successive a meno che non siano affiliate e concordi, in tutto e per tutto, con quello che dicevano le madri. E questo eterno maternage fascistoide che inibisce il dissenso, inibisce un dibattito vero, dove viene fuori anche il sentimento di quella che se potesse ti caverebbe gli occhi.

La sorellanza della quale io sono stata a volte testimone, fatta salva quella dimensione ampia – che per fortuna esiste  – di donne che fanno politica e si incontrano per regalarsi saperi, è fatta di gente che si riunisce a mo’ di setta all’insegna dell’emergenza e della demonizzazione di chi li contraddice. Toni viscerali, insulti a quell* che non seguono il dogma, in nome della violenza sulle donne, perché se dici di schierarti dalla parte delle vittime tutto assume una connotazione distorta e mistificata. A partire da quella posizione, come dice Giglioli nel suo Critica della vittima, tu sei inattaccabile e puoi buttare bombe sulla Palestina, sulle persone che non la pensano come te, su chiunque ti contraddica.

Ci sono persone che non rispettano l’autodeterminazione delle donne. Stabiliscono che la donnità debba essere fondata su un unico principio ed un unico pensiero. Se non sei donna come loro sei un maschio o giù di lì, perché le donne, secondo il loro mediocre punto di vista, la pensano tutte allo stesso modo. Poco importa se da ogni luogo della terra le donne, tante, diverse, urlano vendetta e continuano a dire “non in mio nome” a quelle che usano il tema della violenza domestica per legittimare il neoliberismo, quelle che parlano di donne, tutte, come vittime anche quando vittime non sono, perché senza le vittime non esisterebbero neppure i salvatori e le salvatrici che sulle vittime fondano tutta la propria fortuna.

Ci sono persone che non accettano il fatto che io, vittima di violenza, parli un linguaggio diverso e non mi faccia rappresentare da nessuno. Sono quelle che hanno bisogno che io presti la scrittura per eseguire ordini di cecchinaggio contro i/le loro rivali, quelle che non accettano che le donne abbiano un pensiero autonomo ché quando arriva viene subito accostato al peggior contesto possibile per annullarlo, silenziarlo, censurarlo, inibirlo, e quando quel tale pensiero non si lascia inibire ti ordinano il silenzio perché solo loro sanno.

Io non resterò in silenzio mentre il femminismo necrofilo specula sulle vittime di violenza, mentre si favoriscono carriere e si favorisce il marketing di istituzioni, governi e aziende che usano i cadaveri di donne come spunto per autolegittimarsi e godere di riconoscimento (pinkwashing). Non lascerò che la lotta contro la violenza sulle donne sia intesa come brand usato da chi separa la lotta contro la violenza dalla lotta contro razzismi, sessismi, fascismi d’ogni genere. Non lascerò che si pronunci un femminismo che separa la lotta alla violenza dalla lotta di classe, perché quello di cui moltissime donne hanno bisogno, al di là della visione borghese di chi ha perso contatto con la realtà, è un reddito e una casa e senza quelli non c’è libertà di scelta che tenga.

Non resterò a vedere massacrare le lotte femministe che sono state derubate da chi pratica appropriazione culturale e svuota i contenuti per favorire una deriva di destra, paternalista, forcaiola, giustizialista, che intende avallare l’idea che le uniche soluzioni siano la galera e i tutori. Gli stessi tutori ché se scendi in piazza a rivendicare reddito e casa ti massacrano di manganellate.

Io non resterò in silenzio perché sono scomoda per chi intende il femminismo una religione e sta lì a speculare su storie lacrimevoli che possano favorirgli lo sdoganamento di vittimismi, abolizionismo della prostituzione, politiche censorie e inquisizioni antiporno. Resterò qui a parlare delle donne autodeterminate che sono costrette all’invisibilità da chi vuole che il femminismo sia rappresentato da un pensiero unico. E no, il femminismo non è autoritario e fascista. Non dovrebbe esserlo, dunque non taccio. Mai.

Leggi anche:

Per le femministe della differenza: ci avete prolassato l’utero!

4 pensieri su “Ancora sul femminismo bottegaio: non resterò in silenzio!”

  1. Ed io, come molt* altr*, per questo tuo NON SILENZIO ti ringrazio! Ti ringrazio di dare una voce differente in cui io mi riconosco! 😉 ti abbraccio

  2. “perché quello di cui moltissime donne hanno bisogno, al di là della visione borghese di chi ha perso contatto con la realtà, è un reddito e una casa e senza quelli non c’è libertà di scelta che tenga”.

    Ecco, mi sembra che questo dica tutto! 🙂
    E, naturalmente vale per donne e uomini, etero e non, italian* e non, etc.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.