Critica femminista

Borromeo, la bella addormentata 2.0

borromeodi Angela Azzaro (da Il Garantista)

Nei giorni scorsi abbiamo appreso che Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi si sono fidanzati ufficialmente. Il principe di Monaco le avrebbe regalato un anello molto costoso e ad aprile 2015, molto probabilmente, convoleranno a giuste nozze.

Il gossip non è stato al momento né smentito né confermato, ma è interessante il groviglio che si è creato tra immagine, immaginario e protagonisti in carne e ossa. Perché è successo che una delle più acerrime e agguerrite contestatrici di Berlusconi, reo non certo di fare politiche liberiste ma di uscire con donne come Ruby, si presta ad assecondare l’immaginario anni 50.

Lo scarto tra la notizia, le foto e gli ultimi dieci anni di politica su tette, culi e buoni sentimenti è tutta qui: la contestazione alle donne accusate di vendere il proprio corpo non erano fatte per liberare le donne da qualsiasi tipo di oppressione o modello, ma per riportarle nell’alveo delle favole, delle brave fatine che attendono con trepidazione il principe azzurro.

Certo, Borromeo è una versione sofisticata e 2.0 della principessa sul pisello: è ricca di suo, fa la giornalista, ha successo mediatico e sembra lei l’elemento forte della coppia. Ma questo non basta. Non serve a niente essere stata protagonista di un importante programma televisivo, aver fatto parte della redazione dell’unico giornale che in questi anni ha avuto successo, il Fatto quotidiano. No.

Tutto questo scompare davanti all’immagine retrò della favola “e vissero tutti felici e contenti”. La diversità di Borromeo dalle principesse di un tempo, la sua autonomia, semmai fa ancora risaltare di più il messaggio: care ragazze, care donne, care tutte, potete fare quello che volete ma arrendetevi al fatto che comunque senza un principe azzurro non potete stare. Potremmo qui dilungarci su quanto l’immagine del principino abbia devastato la vita degli uomini, ma teniamo questo discorso per un’altra volta.

Vogliamo invece ancora analizzare l’immagine della principessa, della fatina, della donna angelicata e super elegante che Borromeo ci restituisce in tutta la sua forza e potenza. Ci interessa perché conferma come l’attacco alle donne che si prostituiscono o che – cosa differente – usano il loro corpo per ottenere favori, è stata usata per edulcorare l’immaginario, ripulirlo di qualsiasi contraddizione.

Era facile prevederlo. E alcune di noi lo avevano fatto. Quando “Se non ora quando?” manifestò contro Ruby, passò l’idea che esistevano donne giuste e donne sbagliate, donne presentabili e donne che sbagliano tutto. Se la critica al potere non tiene conto degli estremi, anzi si propongono in alternativa, è evidente che si riporta l’orologio indietro nel tempo. Così è stato. Con l’aggravante nel caso di Borromeo che non solo oggi lei incarna la principessina brava colta e intelligente, ma che è stata e continua a essere una delle più acerrime nemiche di tutte coloro che non sono bravine come lei.

Di recente se l’è presa con Francesca Pascale, che non avrebbe diritto di parola in quanto compagna di Berlusconi. Quando stava al Fatto se la prendeva con tutte, comprese le giovani donne secondo lei colpevoli di essere di troppo facili costumi. Insomma Borromeo oltre l’immagine ci ha messo anche del suo a livello di ragionamento.

Il risultato è questa immagine-immaginario che ripristina la favola della Bella addormentata, di colei che per svegliarsi deve aspettare il principe azzurro. Non si tratta di una immagine qualsiasi, come hanno spiegato diverse studiose femministe – tra queste in Italia Lea Melandri. Ma di un’immagine piena di insidie. Una tra tutte: dietro all’idea del principe azzurro c’è quella del “sogno d’amore”, della coppia come unione eterna. Quell’idea che andrebbe combattuta per sconfiggere la violenza sulle donne, spesso vittime di uomini che le inchiodano a questo immaginario. Invece, da anni, assistiamo alla tattica opposta: per combattere la violenza sulle donne si ripropone il modello dell’amore eterno, del sogno d’amore come redenzione da tutti i mali… finché morte non ci separi. Non solo. L’effetto è anche un altro.

Si usa il sogno d’amore e la donna angelicata che veicola – guardate le foto di Borromeo, icona di un angelo – per riproporre la divisione tra sante e puttane. Pensavamo che la libertà consistesse nel moltiplicare le immagini di donna, nel puntare sulla soggettività e individualità di ciascuna fuori dagli schemi. C’eravamo sbagliate. L’alternativa è: Ruby o Borromeo?

La realtà è evidentemente variegata e molto più libera di questi schemi. Il riferimento è all’immaginario che i media veicolano. Non credete che c’è un ritorno indietro? Dovremmo rifiutare di scegliere tra la principessa e Ruby, ma in questi anni non si è fatto altro, tradendo quella libertà annunciata negli anni 70 e poi negata. Non vogliamo opporci, come in una parodia dei Promessi sposi, al matrimonio della coppia principesca. Vorremmo però capire con voi: davvero questo è il futuro, la cosiddetta dignità, la libertà?

17 pensieri su “Borromeo, la bella addormentata 2.0”

  1. Mah, io ho dei problemi con un articolo del genere.

    Non mi pare che ci sia qualcuno che promuova questo matrimonio come il futuro, la dignità, la libertà. Quindi la domanda finale è pura retorica, e non credo che ne abbiamo bisogno. Ridurre la questione a questa foto contro la contestazione alle donne significa stravolgere la realtà. Al netto dei moralismi c’era un sistema politico di mezzo e dei reati connessi alla prostituzione. Senza di ciò nessuno avrebbe aperto bocca. E il punto quello era, non la liberazione femminile, per cui è improprio mischiare le cose. Statisticamente i nobili sono quattro gatti, e già questo chiuderebbe il discorso. Rimane un po’ di immaginario fiabesco per cui certe riviste si occupano di queste storie. Nessuno sta proponendo l’alternativa tra ruby e borromeo e non mi pare proprio che la tattica per combattere la violenza sia stata il sogno dell’amore eterno.

    Poi: l’idea che per combattere la violenza sulle donne vada contestato l’impianto della coppia è un po’ assurdo. Primo non ci sono prove che poi sparirebbe la violenza; secondo, oggi la violenza è minoritaria, quindi non si vede perché la maggior parte delle persone dovrebbe smettere di stare assieme in previsione di un delitto che nella maggior parte dei casi non avverrà. In genere nessuno crede ai sogni, però ogni tanto ha bisogno di sognare: il messaggio opposto qual è? non sognate, state soli? oppure “sperate di amarvi a tempo determinato”? Amore co.co.pro.?

  2. “l’idea che per combattere la violenza sulle donne vada contestato l’impianto della coppia è un po’ assurdo.” …o forse anche no (non a caso quella è la parte dell’articolo che più mi è piaciuta). Voglio dire che vedo (finalmente!) levarsi voci a sostegno del fatto che l’immaginario (non solo quello delle donne) vada sovvertito in toto. Questa era forse una cosa standard in certo pensiero del secolo scorso, che si è persa totalmente da almeno due decenni, E che torna, sta tornando. Far saltare certi schemi è sano. E’ quello che fa anche Eretica quando scrive che vorrebbero spacciarci per cura ciò che spesso è CAUSA del malessere nei rapporti tra i sessi (certo familismo e perbenismo imperante, gabbie di ogni tipo). Questo articolo pone interrogativi. Smonta stereotipi. E’ un tentativo forte. Poi – certo – si può non essere d’accordo. Ma non mi pare che intenda fungere da ammazzasogni: ne propone forse di nuovi e poco ingessati dentro l’esistente.

    1. Ma il fatto è che nel pensiero tipo anni ’70 della contestazione eccetera c’era un problema di fondo. L’idea che la coppia il romanticismo eccetera siano solo costruzioni sociali. Come se l’immaginario fosse stato inventato da qualcuno un bel giorno e dunque basta smontare l’immaginario e voilà. Un conto è smontare stereotipi e un conto è trattare come stereotipi cose che non lo sono. La coppia non è uno stereotipo, la famiglia idem. Gli schemi sono già saltati, perché sono cambiate le condizioni sociali (frutto di lotte e progresso). Oggi si può divorziare, si possono fare o non fare figli, si può stare in coppia o avere relazioni aperte, quel che si vuole. Non vedo in giro gente ansiosa di sposarsi, anzi, mi pare che le nuove coppie sposate vadano in crisi piuttosto facilmente. Ma se uno mi dice che siccome nello 0, qualcosa delle coppie ci scappa la morta allora la gente non deve più formare coppie stabili, io ci vedo un ragionamento assurdo. Se vedi due persone innamorate che progettano di vivere per sempre insieme che fai le metti in guardia? Il malessere fa parte della vita, così come dei rapporti fra le persone, è solo il pensiero utopico che pretende di arrivare alla liberazione sovvertendo qualsiasi cosa senza sapere bene di cosa parla in realtà. La struttura di coppia ha i suoi pro e i suoi contro, ma non è la stessa coppia di un secolo fa o di centomila anni fa e non è la stessa coppia ovunque, perché sono cambiati i rapporti di forza.

      Poi scusa, ma io non capisco che significa che qualcuno ci voglia spacciare per cura qualcosa, e soprattutto nel tema in questione. A me pare di vedere che c’è stata una risposta a livello legislativo e delle proposte a livello culturale che nulla hanno a che vedere con l’amore eterno. Al limite ci sarà qualcuno che dirà che un tempo le donne erano meno emancipate e dunque non se ne andavano di casa e quindi non venivano ammazzate, ma non mi sembra un discorso dominante proposto come soluzione. La libertà consisteva nel proporre molte immagini di donne e infatti questo è, se non si volesse a tutti i costi ragionare a partire da simboli metafore metonimie eccetera, per cui un articolo di gossip diventa altro. Così però si costruisce un discorso retorico, per cui c’è il nemico che ti costruisce gabbie attorno.

      1. Cercando di interpretare, forse si tratta del possesso dell’idea di coppia rigida e nucleo a sè stante non inclusivo, in competizione con il mondo. E’ vero è qualcosa che ho letto qui ma che in parte penso, quando sento “devo pensare alla famiglia” e tutto il resto delle concause sociali sembrano non contare più, non ci si vede più come degli agenti sociali che cambiano la propria condizione anche cambiando la società. Quindi sono d’accordo, non necessariamente la coppia tradizionale è male, tutt’altro ben venga quando è frutto di una vera volontà reciproca.
        Questa alternativa è semplicemente una proposta, un invito a ragionare fuori dagli schemi, come a dire, guarda che la soluzione migliore non è la più collaudata e dentro gli schemi, quella che “fanno tutti”, pensa prima con la tua testa, pensa se sei geloso veramente o semplicemente non vuoi fare il “cornuto” (sto facendo un esempio, eh). Questa mi sembra la sostanza di molti post che leggo qui.
        Anch’io ho delle perplessità in questo come in altri post sulla questione se non ora quando, perchè da come l’ho inteso io non è “donne giuste e donne sbagliate, donne presentabili e donne che sbagliano tutto.”, ma l’idea che delle donne possano essere candidate da un potente per favori sessuali e che il potente in questione operi concussione per far rilasciare la beneficiaria saltando protocolli non concessi a comuni mortali.
        L’altro mia osservazione, invece che aggiungerei a quella di Glasnost “La diversità di Borromeo dalle principesse di un tempo, la sua autonomia, semmai fa ancora risaltare di più il messaggio: care ragazze, care donne, care tutte, potete fare quello che volete ma arrendetevi al fatto che comunque senza un principe azzurro non potete stare. ” di più aggiungerei, un altro fattore, cioè che una ragazza non possa o non voglia o non provi attrattiva per uno di una classe sociale “inferiore”, se infatti lei è una seminobile di famiglia ricca lui è nientemeno che un casiragni. Rivoluzionario sarebbe non dico un operaio ma almeno un “borghese” di classe media medio alta :D.

        Altra cosa che mi chiedo di conseguenza è sul luogocomune che le donne vogliano comunque uno spregiudicato, per quanto libere, come è giusto che siano. Io non penso che sia così, però è difficile trovare chi sa apprezzare certe…

        1. non vedo perchè una donna emancipata non possa innamorarsi e sposarsi, io ci vedo una cosa positiva del tipo “emanciparsi non vuol dire rinunciare all’amore”. poi nobili e operai non frequentano gli stessi ambienti quindi è difficile che si incontrino, chi se ne importa se ha sposato uno della sua stessa classe? L’importante è che lo ami
          ad alcune donne piace lo spregiudicato, ad altre no. Son gusti

          “devo pensare alla famiglia” bè dipende dal senso che si da’ a questa frase: dal punto di vista economico uomini, donne e figli hanno bisogno di mangiare tutti i giorni

          sulla coppia la penso come jackie brown (ma ci scappa il morto non è il termine che avrei usato)..una copia monogama non è per forza un nucleo a se stante. La gelosia esiste e bisogna farci i conti.ma in un rapporto d’amore c’è fiducia assieme alla passione che tiene a bada gelosie eventuali ed impedisce che diventino ossessive

          1. Guarda sono d’accordo con te e dove no?
            Anch’io sono dell’idea che l’importante è amarsi appunto, aldilà della “classe” sociale. Spero lo pensino più donne di quanto sembri. Sono anche d’accordo che solo alcune amano lo spregiudicato, troppo spesso si generalizza.
            Mai detto che l’amore esclude l’emancipazione, solo che non necessariamente passa attraverso i canali del matrimonio, può esprimersi attraverso essi senza essere da meno e senza farsi complessi sull’essere abbastanza “alternativi”, ma anche esprimersi diversamente, senza complessi di inferiorità che a volte la società fa pesare.
            Questo non è il femminismo che poneva l’accento sul non aver bisogno di un uomo, cosa che all’epoca aveva carattere di rottura, cioè l’affermare di non averne bisogno per motivi economici. I misogini come al solito si preoccupano perchè pensano che se le donne non dipendono da loro essi non esercitano nessuna attrattiva e che il legame economico fosse in fondo ciò che li legava alle donne e purtroppo su interneto questa idea si diffonde nei vari sfogatoi, brutta visione svilente delle donne ma anche di loro stessi. Il fatto che all’epoca molti legami si reggessero sulla necessità economica e non sull’attrazione, derivava da come spesso tali legami venivano contratti, non dall'”opportunismo” delle donne.
            Sono d’accordissimo anche che non è detto che sia un nucleo a sè stante la coppia monogama, pur non essendo necessariamente l’unica possibile per tutti.
            Il “tengo famiglia” e la corruzione che genera in fondo è un problema sociale che va oltre questo, e deve far pensare alla concentrazione di ricchezza, alla caduta del potere contrattuale, alla speraquazione e precarizzazione più che alla struttura della coppia. Ma mi sembra di capire che l’analisi verta al dire che appunto vedere solo il bisogno della propria famiglia, fa perdere di vista una famiglia molto più ampia e annulla la possibilità di una rete di relazioni socio economiche orizzontali la cui mancanza è all’origine anche del disagio nella propria famiglia. A presto ;).

          2. sì, è un’espressione infelice, ho scritto innervosito e polemico.

            Antome, io però non leggo “all’idea di coppia eterna dovremmo affiancare una proposta alternativa”. Io leggo “combattere”. di solito si combattono i nemici.

            1. Ciao, sì in effetti l’articolo ha dei punti deboli. C’è da dire che non l’ha scritto l’Eretica, non so nemmeno se lo condivide del tutto. E’ vero, ben venga anche una coppia eterna, specie se a durare è un vero e non credo che nessuno sano di mente (dài per enfatizzare un po’) potrebbe pensare che una situazione così sia il nemico da combattere, forse si intende l’idea che debba durare senza che ci siano i presupposti, che si sia falliti se non funziona. L’aspettativa eccessiva piuttosto che viverla giorno per giorno se si vuole che duri. Ma ovvio che tutto ciò non si applichi all’enorme varietà delle situazioni di coppia e dei motivi per cui non funzionano più. Ripeto inoltre che non mi sembrava di aver sentito alcuno affermare che la Borromeo fosse incompleta senza “principe azzurro”.
              Vorrei capire cosa ne pensi l’Eretica di questo punto specifico, però, perchè altrimenti diventa la caricatura uguale e contraria di quelli che temono i matrimoni gay o l’amore libero e che altri modelli debbano essere combattuti come nemici della coppia tradizionale, come cura al degrado della società.
              I Mra, poi, spesso portano come argomento la “violenza psicologica delle donne” o il sentirsi usati economicamente e poi gettati via da parte degli uomini, lo faccio semplicemente presente. Ma mi pare un moot point, perchè non mancano situazioni in cui anche una donna è lasciata decisamente male, ma nessuno muore.

  3. Sono un uomo e quasi mi dispiace che si formino questi schieramenti e che gli uomini (senza generalizzare) abbiano dei problemi con questo articolo e molti altri. Sono consapevole anche che in un ipotetico scritto dal punto di vista maschile è probabile che altrettante donne magari avrebbero avuto dei problemi, anche se come sempre dipende da come, chi e quando lo scrive, quindi ho tessuto lana caprina, vabbè ;D.
    E’ solo una sensazione la mia. Che si sia inteso questo articolo come l’idea che trovare l’amore con un uomo sia qualcosa di cui fare a meno, non una libertà ed in conclusione qualcosa frutto di un obbligo sociale. Forse una paura che non essere indispensabili ad una donna significhi non esercitare attrattiva? Può essere ma mi sembra ingeneroso pensarlo, anche perchè penso sappiano benissimo che così non è. Però in effetti non ricordo di aver mai sentito gente chiacchierare sulla Borromeo come incompleta per non essersi ancora sposata, l’articolo ha anche un taglio diverso dal solito, non è scritto dalla blogger e parte sostanzialmente da un articolo di semigossip, di un giornale come il Garantista, che mi lascia parecchio perplesso nelle sue prime pagine. MA ciò varrebbe anche per il fatto, ci si può scrivere, tanto più nel blog anche senza condividerne molti articoli, tanto più i commenti, specie in materia di immigrazione.
    Tornando all’analisi, non è esatto dire che si è fatta del tutto la rottura e adesso tutti i rapporti siano spontanei e liberi sempre, quando si tratta della coppia tradizionale e del senso di possesso relativo. Tutti noi siamo influenzati dall’ambiente che ci circonda e spesso ne sentiamo le pressioni. Se sento poi parlare delle strategie e dei codici che si sente di dover rispettare nel corteggiamento, alcune vorrebbero tutto un copione fatto nella sequenza precisa che solo loro hanno in testa e che i “poveri” uomini dovrebbero immaginare, penso che molte femministe qui converranno, che spesso si tratta di nevrosi e di film mentali, che purtroppo rafforzano l’idea tradizionale degli uomini di aver “vinto” la donna per premio, una unidirezionalità dell’interesse, insomma.
    Che l’esistente che si contesta qui neanche si sappia cosa sia, è una rispettabile supposizione, ma la condivido in minima parte, non trovo che sia un modo di fuggire dai problemi, ma di affrontarli da un punto di vista diverso. Utopia poi è un termine abusato, che finisce per diventare qualsiasi progetto “visionario”, visionarietà e fantasia fin troppo carente ed isolata nella società di oggi. Sembra esistere solo l’adattamente all’esistente senza rendersi conto che tanti che scelgono di adattarsi potrebbero insieme dare un contributo sostanziale al cambiamento. E’ il pensiero e l’azione moltiplicata per le persone.

    1. Cerco di spiegarmi meglio (forse posso avere un tono aggressivo, ma è solo un modo di scrivere). Io non ho problemi con questo articolo per le cose che dici e non lo contesto da un punto di vista maschile, qualsiasi esso sia. Io ho problemi anzi tutto con la forma retorica scelta. Esempio: le domande finali. Qualcuno sta forse proponendo la coppia nobile come idea di futuro, dignità, liberta? No. E allora che domandi a fare in questo modo?
      Poi nel merito: se la condizione necessaria per sconfiggere la violenza sulle donne è la lotta all’idea di coppia eterna, è implicito che l’idea di coppia eterna va eliminata. Per cui chi oggi si sposa e si promette amore eterno sta avallando un modello implicitamente sbagliato, costrittivo, violento nei confronti delle donne. Se le parole hanno ancora un senso. Sennò avrebbe scritto che bisogna combattere l’idea che dalla coppia non si può uscire, cosa che mi pare sia stata raggiunta nel 1970 legalmente e che culturalmente si fa giorno per giorno. Dal momento che non conosco una donna che sia una che abbia manifestato l’ansia di sposarsi, mi chiedo di cosa stiamo parlando.
      Per me non è un problema che la coppia sia messa in discussione, ma che i ragionamenti pubblici e politici siano corretti, sensati e che non facciano uso di cattiva retorica. Quindi: è vero che l’eliminazione della coppia eterna è condizione necessaria per? Se è vero, è fattibile? In che modo? C’è qualcuno che si sente ostacolato dal fatto che la gente si sposa? è una buona ragione per opporsi al matrimonio?
      Per quanto riguarda il cambiamento, si proponga questo cambiamento. Cos’è? Se è il non sposarsi, dal momento che nessuno viene costretto a sposarsi, tutte le persone che credono in ciò si cerchino e facciano questo cambiamento. È qualcos’altro? Si possono avere risposte precise, concrete?

      1. Mi sembra di aver già scritto cosa pensassi di quel punto “perchè altrimenti diventa la caricatura uguale e contraria di quelli che temono i matrimoni gay o l’amore libero e che altri modelli debbano essere combattuti come nemici della coppia tradizionale, come cura al degrado della società.”
        Quindi è vero che forse è cattiva retorica. In effetti però se mi ci fai pensare, giurarsi eterna dedizione è una licenza poetica romantica, talvolta una proiezione su basi più o meno solide, o forse, in fisica il “momento angolare”, non che sia una cosa sbagliata, ma effettivamente è qualcosa che non si può sapere con certezza, certo a questo punto nemmeno se si è vivi domani, se proprio si deve essere freddamente cinici e razionali :D, che non mi sembra la soluzione, poi cinico io, non mi ci vedo proprio. Quindi sì, anche la lunghezza di una relazione è qualcosa su cui poter investire in piena libertà e questo è il senso del giuramento. Probabilmente a monte della polemica ci sta sottintesa l’analisi tutta la storia dell’istituzione del matrimonio occidentale e non e la sua funzione socioeconomica.
        Quanto alle alternative di cui si parla penso le conosca, tutto quello che può venire in mente, purchè in mutuo accordo, e ovviamente se è ciò che si vuole, perchè c’è la coppia aperta e/o non esclusiva o fluida, le amicizie amorose non esclusive etc, ma mica possono andare bene per tutti, quindi come ho già detto, forse trovo anch’io un po’ violenta l’idea dell’articolo che questa cosa vada abbattuta.
        E’ vero c’è l’immagine della “mia donna” ma anche del “mio uomo”, quanto a quello. Ma vedi l’accenno nell’altro mio messaggio alla parte della donna vinta, conquistata che ha ceduto, a carico dell’uomo, forse è quello ancora di più del rapporto esclusivo ed “eterno”, se vogliamo, ma è sempre una mia ipotesi, che umilmente ritengo ipotesi.

        Credo a questo punto di arrivare al nocciolo, e che questo articolo abbia parlato male, effettivamente non c’è la pressione alla felicità eterna e nemmeno che dalla coppia non si possa uscire, ma mi viene in mente, bene o male, che il senso di essersi “sistemati” aver messo la testa a partito, ci sia, quando quel o quella tale ha trovato la famiglia. E’ quindi quel concetto stesso di stabilità ed equilibrio raggiunto, forse, non si cerca più, si è fedeli (ma non vuol dire che sempre questa cosa pesi, eh) ed accasati che fa cadere il mondo sotto i piedi se viene messo in discussione. Diventa il proprio mondo, anche perchè le occasioni, le esperienze a cui spesso si rinuncia per questa stabilità, non sempre, necessitano di una compensazione nella sicurezza, ipotizzo.
        Però sono con te, con l’obiezione che ciò possa essere del tutto fisiologico e non sintomo di oppressione, e se per qualcuno può essere particolarmente impegnativo, vale sia per uomini che per donne. Quindi mi limiterei alla constatazione di questo problema, piuttosto che ad un giudizio. D’altronde per quanto riguarda il posto fisso messo in discussione, giustamente si protesta, specie da parte dei libertari e forse anche il posto fisso è una battaglia di retroguardia, non la soluzione, una nicchia di sicurezza in un mondo del lavoro alienante, che vorrebbero togliere.
        Non si dovrebbe però affermare che le alternative siano sempre l’ideale, perchè appunto è una faccenda molto complessa ed individuale.

        1. sì, non avevo letto quel tuo punto.

          Parafrasando l’uomo con la camicia particolare, nessuno ha detto che sia sexy né che sia facile.

          1. Ah, a proposito, per la reazione degli uomini di cui parlavo, non mi riferivo a te, ma ad un clima che vedo su youtube ed in vari commenti, molta misoginia e spesso una caricatura del femminismo, ma poi basterebbe parlare di antisessismo, di cui però se conoscessero la storia, capirebbero che è la radice storica :).
            Chiusa parentesi per tornare al discorso, chi è quest’uomo con la camicia particolare, per curiosità. Non capisco la parte “sexy”.
            Comunque sì, il pericolo con ogni discorso di cambio culturale è proporre soluzioni criminalizzando troppo facilmente altre realtà. E poi sarebbe come dire che lo stesso uomo che in una coppia fissa farebbe strage, non la farebbe in una coppia aperta, se portato all’estremo. Fa un po’ impressione pensarci :).
            Ma è un po’ come le disuguaglianze generate dal paradigma del capitalismo generano disperazione e ruberia, è vero nei grandi numeri, più che nei singoli casi, ma non so se il paragone con quel discorso reggerebbe. Le similitudini a volte aiutano la retorica, ma se non usate con cautela e con onestà nei confronti dei loro limiti e delle loro finalità illustrative, allo scopo di invogliare alla riflessione, possono diventera disonestà dialettica.

            1. Matt Taylor, lo scienziato di cui ultimamente si è parlato. Della missione disse: “ho detto che era sexy, ma non che fosse facile”.

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