Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

#Udine: un Centro Antiviolenza indagato per violenza?

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Resto di stucco leggendo la notizia che parla di una indagine per presunti maltrattamenti realizzati in un centro antiviolenza di Udine. Non mi piace mettere il mostro in prima pagina e di certo non arriverò a conclusioni affrettate, cosa che non bisognerebbe fare mai e in nessun caso. Ringrazio Nadia Somma per la chiarezza che ha usato nel descrivere la vicenda e per gli spunti di analisi che ha dato e vorrei, a caldo, tirare giù un paio di pensieri che vorrei condividere con voi.

Pensavo che i metodi cruenti, per “salvare” qualcun@, fossero usati solo dalle istituzioni. Uomini forti, provvedimenti forti, pressioni che sovradeterminano la stessa volontà delle donne per indurle a denunciare senza supporto psicologico e l’ausilio di un percorso che dovrebbe sempre puntare sull’autostima della vittima. Che ad usarli possano essere le donne mi dà da pensare. Che poi qualcuna possa permettersi di minacciare le donne vittime di violenza di togliere loro i bambini, se è questo che è successo, perché non ce la fanno a superare subito la fase di co-dipendenza dal rapporto violento o perché non hanno gli strumenti, culturali, economici, per potersi sganciare prima possibile, mi lascia davvero esterrefatta.

Una donna che viene ospitata in un centro antiviolenza, affinché sia sottratta dalla violenza che viene realizzata da un uomo, non può e non deve mai subire altro genere di pressioni, autoritarie, in nome della sua salvezza, giacché la sua salvezza non passa dalla sua sovradeterminazione e sicuramente non passa dall’esercizio di un potere, applicato sulla sua pelle, che in questo caso starebbe nelle mani proprio di chi dovrebbe aiutarti.

Faccio un’altra semplice riflessione sul linguaggio usato per la difesa dell’indagata, sempre che i quotidiani abbiano riportato la dichiarazione giusta. Pare che i giudici non reputino sufficienti le prove contro di lei e si scrive che eventualmente si può ipotizzare solo un comportamento che è riassumibile nell’abuso dei mezzi di correzione. A questo il gip aggiunge che:

L’indagata appartiene ad una generazione alla quale la disciplina è stata insegnata con metodi energici, ma il centro non è la casa degli orrori“.

Si parla di archiviazione del caso e io spero che non restino ombre e opacità su questa storia. Quel che mi viene da osservare però è che parlare di abuso di mezzi di correzione nel 2014 mi pare un tantino anacronistico. Se una maestra, in una scuola elementare, si permettesse di tirare bicchieri d’acqua fredda sui bambini succederebbe il finimondo. E poi che vuol dire che lei arriva da una generazione diversa? Dunque il prossimo uomo settantenne che sarà denunciato per maltrattamenti sui figli o sulla moglie potrà usare questo come argomento per difendersi? Ma lo Ius Corrigendi non era stato abolito?

Non so, ma a me pare che queste persone parlino un linguaggio che ben conosciamo e che è sempre servito da giustificazione per i maltrattanti. Spero che non sia vero, che questa donna, conosciuta per aver difeso le donne in tanti anni di lavoro in quel centro, abbia gli argomenti per difendersi e che si renda trasparente non solo l’operato dei centri antiviolenza, mettendo in piazza anche i dubbi e le notizie come queste, così come ha fatto Nadia, ma anche i metodi che vengono usati per aiutare le donne. Fateci sapere.

1 pensiero su “#Udine: un Centro Antiviolenza indagato per violenza?”

  1. Non entro in merito alla questione che non conosco. Ma essendomi rivolta anche io a questo centro per avere dei consigli, posso solo dire di avere avuto una pessima impressione.

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