Anna mi segnala un sito in cui si divulgano informazioni e trailer video porno femminista, per uomini e per donne. A gestirlo e presentarlo c’è una tale Ms Naughty che si presenta come una australiana che scrive di porno, gira film porno e si occupa, insomma, di porno. Il suo porno però lei lo definisce intelligente (e gli altri tipi sono idioti?). E’ un porno brillante e femminista. Celebra tutto quello che secondo lei è ottimo per il sesso e mi pare stabilisca, con facilità, che quel che piace a lei dovrebbe essere ottimo per tutt*.
I video riguardano vari generi e orientamenti anche se si occupano prevalentemente di sesso eterosessuale. Lei presenta il sito come adeguato a chiunque cerchi una categoria migliore di film erotici. Il sito introduce a cortometraggi, narrativa erotica (di qualità) foto e film per adulti. I video sarebbero caratterizzati da rapporti conditi di intimità, risate, passione, sensualità. A differenza dei film che vedete di solito lei specifica che lavora con due telecamere senza restare fissa sui genitali, ma offrendo inquadrature delle espressioni del viso, il sudore, altre zone del corpo.
In generale è tutto ok, in special modo se l’intento è quello di introdurre nuovi linguaggi per ampliare l’offerta di quell’industria. Quello che non mi torna è la puntualizzazione, più volte restituita, circa il fatto che i suoi attori e le sue attrici non sarebbero mai sfruttati, che sarebbero persone meravigliose e che la relazione tra gli attori e la regista e produttrice sarebbe infinitamente etica. Dunque da ciò se ne deduce che questo sarebbe il solo porno meraviglioso mentre tutto il resto è una schifezza.
Io vorrei chiedere a chi fa l’attrice o l’attore porno se gli è mai capitato di essere in condizioni di sfruttamento o lavorano su contratto. Vorrei capire se l’applicazione di un’etica accettabile in termini contrattuali e per le condizioni di lavoro deriva dal fatto che chi dirige è un uomo o una donna. Vorrei sapere, poi, cosa ne pensano in generale della pornografia normativa, ovvero quella che si ammanta di una altissima soglia etica e, infliggendo moralismo al mondo intero, stabilisce il fatto che quel che dicono loro è perfetto, dunque finiscono ugualmente per normare la sessualità e il desiderio altrui.
Quel che le femministe non dovrebbero fare, proprio perché sanno quanto sia normativa certa pornografia, è elargire altre norme che, per quanto siano diverse, sempre norme sono. A me pare che alcune femministe pro-porno siano state troppo condizionate dalle femministe antiporno al punto che sono costrette a vendere porno con tutte quelle giustificazioni a margine. Come dire: guarda bene, noi facciamo porno, ma il nostro porno è migliore, ha il bollino femminista, dunque perciò è accettabile.
In questo senso generano, ancora, una esclusione e una stigmatizzazione delle pratiche erotiche, degli attori e delle attrici che fanno pornografia senza quel patentino morale. Un orgasmo femminista va bene e quello non femminista invece no. E qui io approfondirei perché vorrei tanto sapere, in soldoni, di cosa è fatto l’orgasmo femminista e di cosa no. A volte penso che le pornografe femministe abbiano grande difficoltà a conciliare quel che pensano e vogliono fare con la compagnia militante che mette in esilio chi non recita il verbo. Come se fossero una sorta di compagnia religiosa che ancora attende il riconoscimento della Papessa e, nel frattempo, tendono a fare distinzioni e separazioni tra quel che è bene e quel che è male.
Voglio dire, in Italia si sta sviluppando questa esperienza delle Ragazze del Porno, e io sono felice che ci sia, ma la situazione degli Stati Uniti, per esempio, o dell’Europa, è un po’ diversa. In America vi furono morti e feriti dopo la sex war, con la divisione tra femministe sex-positive e antiporno. Le antiporno spinsero talmente per la censura da servire su un piatto d’argento a fascisti e omofobi l’opportunità di censurare il sesso non eteronormato, quindi quello gay, lesbico, eccetera. I britannici, più di recente, anche su spinta delle antiporno, decidono con un provvedimento che bisogna censurare il porno con delle raccomandazioni paradossali. Vietato il fisting ma puoi mettere due dita nella fica. Vietato lo squirting ma va bene lo sperma sul corpo. Vietato il pissing, il facesitting e altre cose, tra quelle realmente pericolose, che in realtà attengono al piacere e alla scelta libera di ciascuno. Chi sono costoro per dire a te quel che ti deve piacere e cosa no? Il provvedimento di per sé è allucinante e anche inadeguato dato che non si può spegnere quel che sta su internet e così si insiste sulla persecuzione delle donne che fanno mestiere con il corpo coltivando una ossessione che pare essere diffusa a largo raggio in tutti i paesi a cultura protestante/calvinista.
Se anche in Italia le pro/porno si lasceranno, e spero di no, massacrare le ovaie dalle antiporno, credo che invece che attingere a una conoscenza diversa per veicolare un altro linguaggio, le vedremo alternative a tutto, offrire la propria esperienza come educativa e migliore. Le donne sono meglio, i maschi fanno schifo, il solo porno che funziona è il nostro, noi siamo eticamente okay, lo squirting è fantastico ma lo sperma in faccia invece no. Se le pro-porno divulgheranno la propria in iniziativa artistica e militante, come fosse il meglio del meglio che c’è, il rischio è che diventi ugualmente normativa e che apra le porte ad una cultura che da lì prenderà spunto per censurare il resto.
Vi faccio un esempio pratico: ci sono le Snoq che hanno moralizzato il mondo intero alla ricerca di un cartello pubblicitario con culo in vista da censurare. Quel che è derivato dalle battaglie, serie, quelle in cui la critica non volgeva alla censura, è stato tremendo, ‘ste tizie si sono appropriate di lotte belle e ne hanno fatto uno strumento bipartisan per realizzare pinkwashing nelle amministrazioni comunali che sorvegliano i manifesti e nei vari istituti e luoghi istituzionali che avendone l’opportunità e il consenso sociale vanno a censurare donne con vibratori, pose in cui il problema è il corpo esposto senza mai mettere in discussione uno spot in cui tu, vestita di tutto punto, devi fare la casalinga, lavare, lucidare, strusciare, dalla mattina alla sera.
Ecco: se anche tra le pro-porno si fa la divisione tra desideri buoni e cattivi, tra modalità per vivere il piacere buone o cattive, tra artiste porno brave e meno brave, legittimate moralmente ed eticamente invece che no, non pensate poi si rischi di offrire il fianco a quell’ala conservatrice che insiste in una divisione stereotipata dei ruoli delle donne? Le donne migliori in tutto ciò che fanno, per natura, e gli uomini a rendere marcio tutto quel che toccano. Le donne vengono giudicate sante o puttane. Mi viene da dire che rivendicare la pullaggine esigendo di mantenere l’aureola non sovverte molto la cultura dominante. Decostruire quella dicotomia aprendo semplicemente uno spiraglio che ci porti alla libertà di scelta, qualunque scelta noi intendiamo fare, non sarebbe meglio? Fare attenzione a non creare la categoria delle porno attrici o produttrici comunque angeliche e funzionali al cavalierato e tutorato patriarcale non sarebbe meglio?
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Copio e incollo un bel commento che Giorgia Morselli, traduttrice e promotrice di libri sulla la sessualità, ha scritto su facebook su mio invito:
“raccolgo l’invito, anche se non ho una “formazione femminista” (in qualunque modo l’espressione possa essere intesa) perché anch’io guardo con curiosità a queste forme di pornografia “alternative” che in italia non hanno ancora preso piede, e condivido molte tue perplessità. penso che la critica alla pornografia “tradizionale” o “mainstream” includa due aspetti, quello della produzione, per cui la pornografia è una merce che sottosta in quanto tale alle dinamiche del commercio, e quello culturale, per cui il porno assume spesso di fatto la funzione impropria di educare alla sessualità e rappresentarne la realtà. in relazione al secondo aspetto io guardo con favore a tutte le forme di pornografia che mirano a colmare un vuoto rappresentativo; riguardo alle forme della produzione però penso che il porno come prodotto non abbia molte possibilità di smarcarsi dalle leggi del commercio (domanda e offerta e censure cautelative) proponendo contenuti “nuovi” fino a quando continuerà ad essere, in mancanza d’altro, il principale strumento dell’educazione alla sessualità. quindi seguo con interesse gli sviluppi di esperienze come quella de Le ragazze del porno, ma il mio pallino continua ad essere quello di introdurre discorsi realistici sulla sessualità in altri ambiti della cultura e dell’educazione. mi sembra sensato che chi produce narrazioni si adoperi per farlo in accordo con la propria visione e che si rivendichi anche l’aggettivo “femminista” se in esso si riconosce; mi sembra un po’ meno produttivo, se non proprio, come dici tu, “controproducente”, che la pornografia diventi terreno di battaglie ideologiche perché credo che le energie dell’attivismo sarebbero meglio spese altrove. quando le qualifiche positive sono associate a un prodotto da vendere penso sia lecito accoglierle con lo scetticismo dovuto a qualunque strategia di marketing (e questo vale naturalmente anche per i libri che io nel mio piccolo traduco e promuovo), perché la buona fede si può sempre solo supporre e in fin dei conti importa il giusto, perché l’efficacia di un’azione si può valutare solo a posteriori, in relazione agli effetti che effettivamente produce nel tessuto culturale di una società, intrecciandosi a infinite altre variabili. altrimenti la critica a un’azione o a un prodotto che si annuncia con un’etichetta politicamente rilevante si riduce ad essere una critica a una volontà di autorappresentazione percepita come più o meno legittima, che alla fine non vuol dire altro che “you can’t sit with us”, perché noi siamo femministe “vere”e voi no, e questa è una vecchia dinamica probabilmente inevitabile nella quale ogni movimento in qualche modo s’impastoia… ma in questo caso penso siano in atto tendenze troppo vive e forti per non essere destinate a imporsi al di là delle diatribe ideologiche. le modalità di produzione sono cambiate tantissimo nella pornografia nell’ultimo decennio e credo sarà questo fattore più di altri a ridefinire le regole del gioco.”
Non voglio mettere il carro davanti ai buoi ma ho seri dubbi sugli esiti dell’operazione “ragazze del porno”, basta leggere il manifesto per rendersi conto che il centro di tutto è la contrapposizione con la cosiddetta “industria del porno” (ma quale industria poi? la maggior parte del porno che si consuma oggi è amatoriale). La sensazione è che si voglia riprodurre in Italia un pò quello che è stato già fatto in Svezia o in Francia: il porno per donne, una versione soft di un prodotto destinato (a detta di alcuni/e) ad un pubblico maschile. E questo già mi fa torcere le budella, perché la cavolata della sessualità femminile “diversa”, “più mentale” ce l’hanno propinata fino alla nausea. Il risultato, per quanto ho potuto vedere, è stato deludente: bellissime inquadrature, riprese impeccabili, ma più che voglia di masturbarmi mi hanno fatto venire sonno. Credo che in rete si possa già trovare porno per appagare (quasi) qualsiasi tipo di fantasia, compresa quella femminile (che sia tanto diversa da quella maschile è tutto da dimostrare), se le donne ne consumano meno non è perché non esiste il porno adatto a loro (se ci fosse la reale domanda di qualcosa di diverso, stai pur certa che ci sarebbe anche l’offerta) ma perché i loro desideri vengono repressi fin dall’infanzia.