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Femminicidio annunciato e Like a sostegno

10565036_1518663711733954_854414769407992313_nCentinaia di Like su facebook all’annuncio di ammazzare la ex moglie. “Sei morta troia”, e il consenso vola alto, sono tutti d’accordo, come se in un modo o nell’altro si trattasse di una pacca sulla spalla allo sfogo di un uomo che usa la pagina facebook per dirne di brutte alla ex moglie. Non so se a qualcun@ sia venuto in mente di dire “ma che cazzo dici… smettila”, di parlargli, dissuaderlo, dirgli che era una frase oscena. Non so se a qualcun@ sia venuto in mente che parlare della morte di una persona non è per nulla ragionevole e non si capisce se a farlo è un ex marito, figuriamoci se sono comprensibili i like di chi gli sta attorno senza la necessaria distanza e lucidità.

Qualcun@ avrebbe potuto dirgli che non aveva il diritto di uccidere quella donna, che non era giusto lasciare la figlia orfana di madre, che quella decisione, annunciata su facebook e supportata da centinaia di like, suppongo in buonafede, da parte di gente che non pensava lui scrivesse sul serio, non era quella giusta. E quando dico che i supporters sicuramente non avevano idea di quello che lui davvero stava per fare lo dico perché ho letto varie volte frasi tremende, in cui si parla di aggressione, stupro, si augura a una donna tutto il male possibile, eppure chi legge mette un like come se fosse normale.

D’altronde, se ci pensate bene, questo gergo fa parte della nostra cultura e spesso senti persone che dicono “ti ammazzo” per scherzo, per minacciare un figlio, una compagna, un compagno. A volte si pronuncia quella sentenza di morte tra una risata e l’altra e altre volte si pronunciano quelle parole in un momento di grande conflitto. Poi tutto passa e quelle parole restano lì, a segnare un’intenzione, un pensiero che resiste e si manifesta con un automatismo strano, e nessuno pensa che ci sia nulla di grave.

Dire “ti ammazzo”, perciò, così come dire “sei morta troia” non solo sembra poco importante ma finisce per essere intesa come una dichiarazione di ribellione, la giusta rivendicazione e reazione a torti indicibili, perché lei è più meno sempre considerata una sorta di “troia” e lui è sempre quello che deve fare giustizia, una giustizia fai da te, perché qualunque cosa negativa accade dopo una separazione viene addebitata a lei.

Può succedere, certo, che ci sono ex mogli che si comportano male, ma esistono anche gli ex mariti che sono vittimisti, violenti, terribilmente maschilisti e il loro carattere deriva da un contesto che, difatti, consegna consenso alle sue parole, alla sua mentalità, alla sua maniera incivile e sessista di concepire le relazioni.

Quei like dimostrano che i provvedimenti emergenziali del governo sono sbagliati, che la linea scelta è sbagliata, che non esiste una politica che intervenga sulla cultura e la mentalità a partire dalle quali certi delitti vengono commessi. Perché è su quella cultura che bisogna intervenire. E’ a quelle centinaia di persone che hanno cliccato like che bisogna spiegare che lui non è un eroe, semmai un assassino, e lei non era una “troia”, perché quel termine è usato per denominare in modo sessista qualunque donna che non obbedisce all’uomo che la chiama così.

E’ a quelle persone che bisogna raccontare come la fine di una relazione non si può concludere in questo modo e che lui non ha alcuna giustificazione, non esiste ragione che possa autorizzare un uomo ad uccidere una donna. Allora prima di indignarci, prima di mettere in scena il nostro povero psicodramma da spettatrici contro il “mostro”, deresponsabilizzando il resto del mondo, ripetiamo con forza che un delitto si compie perché c’è una cultura che lo genera e che il punto non è la maniera in cui i pensieri vengono comunicati, facebook, per telefono o in strada, in una chiacchierata tra conoscenti, il punto è che quelle chiacchiere misurano il livello di corresponsabilità morale di tutte le persone che pensano che tutto ciò sia normale o addirittura giusto.

Parliamone, con calma, e riaffermiamo un concetto che spesso sfugge. Quando leggete ovunque uno sfogo, un insulto, una scritta d’odio o una dichiarazione di guerra da parte di qualcuno fate attenzione ad un fatto preciso: nessun@ di voi può conoscere la verità e può sapere come stanno le cose ma qualunque cosa accada tra due persone chi uccide e dichiara di voler fare o fa violenza è sempre dalla parte sbagliata della storia. Sempre.

Leggi anche:

Contro il femminicidio serve prevenzione e cultura (dal mio blog su Il Fatto Quotidiano)

3 pensieri su “Femminicidio annunciato e Like a sostegno”

  1. Raggelante e significativo. E’ proprio questa la cultura patriarcale nella quale siamo infangate fino al collo a alla quale dobbiamo reagire per la nostra sopravvivenza. In senso letterale, purtroppo.

  2. facebook è un social network per obnubilati e viene usato in coerenza col proprio essere obnubilati. non capisco la scandalizzata meraviglia

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